Dalla contro Mozart e certe vecchie finali: le Coppe del giovedì

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  Prima sfida assoluta tra Roma e Midtjylland. L’ultima danese passata all’Olimpico fu il Silkeborg, eliminato con due successi senza subire gol. Il Midtjylland è la vera rivelazione del torneo: quattro vittorie su quattro, miglior attacco [11 gol], più tiri nello specchio [26] e migliore percentuale realizzativa [21,6%]. In trasferta il rendimento è addirittura straordinario: cinque successi esterni consecutivi nelle competizioni europee [qualificazioni incluse] e possibilità di eguagliare il record danese di sei di fila, detenuto proprio dal Silkeborg anni ’90.

 

    Dalla contro Mozart

Con il Bologna contro un’austriaca, tira aria da Mitropa Cup e da squadra che tremare il mondo fa. Il Salisburgo non vince in trasferta contro una italiana da 16 anni: l’ultima volta fu un 2-1 sulla Lazio nel 2009-10, e da allora sono arrivate sette trasferte con cinque sconfitte. Ma è del tutto evidente a tutti che l’argomento di stasera è solo uno: Lucio Dalla vs Mozart. Ci sono alcuni fili in comune sorprendenti [se n’è andato mezzo pomeriggio a pensarci]. Mozart è l’esempio assoluto del talento infantile, Dalla aveva un orecchio fuori dal comune, improvvisava jazz da ragazzo, suonava clarinetto e sassofono con una naturalezza che molti accademici gli invidiavano. Entrambi hanno avuto una capacità innata di sentire la musica prima ancora di pensarla. Sono stati due fulmini nella capacità creativa. Mozart componeva a un ritmo quasi sovrumano, opere intere in poche settimane. Dalla scriveva e registrava pezzi con la stessa immediatezza: Come è profondo il mare nasce in un giorno, Caruso in una notte. In entrambi c’è una fusione tra inventiva pura e padronanza tecnica.

Mozart visse di scena, di dramma, maschere, personaggi. Anche Dalla ha avuto un’anima teatrale evidente, convinto del potere della lirica, dove ogni dramma è un falso. Molti suoi pezzi sono delle micro-opere narrative, con personaggi, svolte, colpi di luce. L’elenco è senza fine: Anna e Marco, Futura, Telefonami tra vent’anni, Cara. Due musicisti che hanno messo il teatro dentro le note e trasformato le canzoni in storie. E poi hanno avuto in comune un Umanesimo delicato. Mozart ha nascosto abissi emotivi dietro un sorriso, Dalla ha descritto la fragilità illuminandola con dolcezza, entrambi immersi in una tristezza luminosa. Mozart è stato pop prima che il pop esistesse, Dalla è stato pop senza mai essere banale.

 

 

  Le Coppe del giovedì si sono divertite a mettere insieme nella stessa sera due vecchie finali di Coppa dei Campioni e una terza sfida che sarebbe brerianamente una classica della Champions: due squadre con il loro nome nell’albo d’oro. Le due finali del passato sono Feyenoord vs Celtic [6 maggio 1970] e Nottingham Forest vs Malmoe [30 maggio 1979]. La classica è Stella Rossa vs Steaua, i campioni del 1991 e i campioni del 1986. 

Ewan Murray sul Guardian torna sul significato storico della finale di Coppa dei Campioni 1970, scrivendo che il Celtic fu una sorta di sliding doors — un bivio cruciale che determinò il declino europeo del club. Il Celtic era reduce dalla storica vittoria nella finale del 1967: c’erano aspettative alte, e la finale di Milano sembrava la consacrazione definitiva di un’era. La sconfitta a sorpresa di San Siro con il Feyenoord — considerato un disastro dal magazine ufficiale del club — non fu solo una finale persa: segnò l’inizio della fine della squadra dei sogni che aveva dominato in Europa. 

Dopo quel match, il Celtic non tornò più a giocare finali continentali. Smarrita la gloria europea, il club si trovò costretto a puntare su giovani — la cosiddetta Quality Street Gang — accelerando una trasformazione interna che però non avrebbe restituito al Celtic lo status di una volta.

 

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Il Feyenoord del 70. Come fece il calcio olandese a diventare totale

    Cinquant’anni dopo abbiamo più elementi per stabilire quanto il Feijenoord fosse innovatore prima dell’Ajax o se fosse ancora un’appendice della conservazione, dicendola alla Scopigno: se aprì il ciclo olandese vincendo all’italiana. David Winner ha scritto con Brilliant Orange (Minimum Fax, 2017) un meraviglioso saggio sulla cultura e l’arte che erano alle spalle del totaalvoetbal negli anni 70. La concezione del calcio fondata sul controllo dello spazio come prosecuzione della battaglia di una nazione per stappare terre al mare e come riproduzione dei quadri di Mondrian. Ebbene, l’esperienza del Feijenoord tra quelle pagine semplicemente non c’è.

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    Nottingham vs Malmoe 1979

Roberto Milazzo sul Corriere della sera parlò di un Nottingham potente, ben inquadrato e tatticamente in progresso rispetto alla tradizionale impostazione delle squadre inglesi, il Nottingham ha riaffermato che l’attuale è la stagione dei collettivi. In Italia il Perugia e in Europa il Beveren (squadra di modesti ma intelligenti operai del pallone), il Malmoe (impostato all’italiana e allenato da un inglese) e appunto il Nottingham hanno tratto profitto dalla scomparsa o dalla crisi degli squadroni imbottiti di fuoriclasse per affermare la validità del collettivo. Ed è proprio valutando il tasso modesto di classe delle due finaliste di Coppa dei campioni che la Juventus dovrebbe mordersi le mani: difficilmente ai bianconeri si ripresenterà l’occasione di tentare la scalata al prestigioso trofeo in condizioni altrettanto favorevoli. Naturalmente, l’allenatore del Nottingham, Brian Clough, non è d’accordo sulla valutazione del tasso tecnico della sua squadra

Clough disse: «Di qui a un pato d’anni, in Europa si parlerà di tre nuove stelle, Anderson, Birtles e Woodcock, oggi poco più che ventenni. Shilton è già candidato alla maglia di titolare in nazionale, mentre Gemmill è già popolare in tutto il mondo. E adesso avremo anche Trevor Francis, vicino ormai alla trentina ma da rivalorizzare perché ha mezzi notevolissimi. Due anni fa questa squadra era in B: è maturata in fretta e deve ancora esplodere. È cominciato un ciclo, il meglio dobbiamo ancora darlo. Al contrario di voi italiani che in Argentina avete giocato il miglior football ma che, più strada facevate e più avevate paura di perdere, noi del Nottingham ci esaltiamo alla distanza. I nostri secondi tempi sono sempre migliori dei primi. Il nostro modulo non cambia in trasferta: per vincere, bisogna attaccare senza mai fermarsi».  Era il 1979. 

 

  Stella Rossa vs Steaua

il duello mai visto  Darko Pancev vs Helmuth Dukadam  ▥  Ci siamo persi due correnti contrarie di una parabola balcanica: il centravanti che vive del momento e il portiere che ha trasformato un momento in una leggenda. Darko Pančev era il tempo breve, un nove di puro istinto. Segnava come si respira. Movimenti minimi, freddezza assoluta, un predatore che non aveva bisogno di cento tocchi. Helmuth Duckadam è diventato un tempo eterno: parò quattro rigori e si fece mito. Mani enormi, spalle larghe, un’aura da figura epica. Fermò il destino del Barcellona e ne ritardò la prima Coppa dei Campioni di sei anni. Vederli uno contro l’altro avrebbe significato assistere al dialogo impossibile tra la freddezza dell’attaccante esatto e l’eroismo del portiere irripetibile. Il miglior finalizzatore della scuola jugoslava contro il guardiano che ha trasformato una notte in un monumento del calcio rumeno. 

 

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