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Le analisi
L’esordio del nuovo coach all’Olimpia
Antonio Conte stacca per una settimana, Marcelo Bielsa confessa per 105 minuti di essere tossico, Ettore Messina si fa da parte con una lettera di 373 parole perché si sente divisivo. Fior di economisti, compreso quello che ha teorizzato intorno al famoso Cigno Bianco del 2008, sostengono che siamo nell’età dei leader fragili, e quelli che si crepano prima sono i leader che adottano modelli troppo rigidi e gerarchici, quelli che ignorano l’errore [qui].
Dan Peterson sulla Gazzetta stamattina riprende lo spunto e il filo delle dimissioni di Ettore Messina per scrivere: “Forse ora si capirà meglio perché mi sono ritirato come allenatore dell’Olimpia nel 1987, a soli 51 anni di età! Non era solo una questione di pressione o stress. C’è anche una responsabilità tremenda, verso il club, la tifoseria, la tradizione, la città, il movimento intero, che ti esaurisce. Sono certo che tutto ciò, anche il doppio incarico, avrà avuto un peso enorme su Ettore Messina”.
Il trono del Numero Uno adesso è vuoto, dice Peterson. La panchina dell’Olimpia no, è andata a Peppe Poeta, reclutato in tempo l’estate scorsa come assistente, strappato a quel Brescia che era stato finalista per lo scudetto contro la Virtus, chissà se era preveggenza o se c’era qualche tizzone acceso sotto il tappeto. Ci sono posti che possono permetterselo senza che nessuno vada a sollevarlo.
Giuseppe Sciascia sul Corriere della sera scrive: “Se Messina era diventato un fattore di distrazione, motivazione principale del suo passo indietro, Poeta è la ventata di aria fresca che dovrà invertire il trend negativo delle ultime tre sconfitte. Passando dai lineamenti tirati dell’ultimo Messina, causati da una squadra acciaccata e stanca che giocava senz’anima, ai sorrisi e all’entusiasmo portato in dote dalla freschezza del giovane sostituto. Un modo diverso di proporsi con i giocatori che dovrà riflettersi sul rendimento del campo: il nuovo timoniere non garantisce la preparazione tecnico-tattica e il carisma del predecessore. Ma da ex giocatore di lungo corso conosce bene le dinamiche di spogliatoio, e da ex vice di Gianmarco Pozzecco farà valere il comune trascorso azzurro col gruppo italiano. Sarà questo il canale giusto per riportare a casa il prossimo anno Nik Melli, ieri decisivo col canestro partita e il successivo sfondamento subìto da Pajola nel successo 66-64 del suo Fenerbahce contro la Virtus Bologna?”.
Tra le prime cose che Poeta ha detto c’è una chiave per leggere il quadro. Dice di voler portare ottimismo. Su di lui c’è un bel ritratto dell’estate scorsa a cura di Mario Canfora sulla Gazzetta. Lo definì uno Special normal, l’emblema del perfetto ragazzo italiano, raccontando la sua infanzia da figlio del professor Franco, insegnante di religione al liceo classico di Eboli, “ma che nel tempo libero aveva l’hobby del giornalista, collaborando (anche) con Il Mattino, sempre da Battipaglia, in provincia di Salerno, la storica città delle mozzarelle che si divide la celebrità nel settore con la casertana Aversa”. Papà Franco fiì a fare anche l’addetto stampa della squadra che faceva l’ascensore tra la B-1 e la A-2. Una volta al Palazauli si ruppe il tabellone elettronico: “Chi fa da segnapunti con la lavagnetta tra le mani? Sì, Peppe, che normalmente durante le partite era sotto al canestro pronto ad asciugare con gli stracci il parquet intriso di sudore dei giocatori”.
Stasera è in Eurolega sulla panchina dell’Olimpia. C’è il Maccabi per cominciare.
Attenzione. Fermi tutti. Parla Gianni Petrucci. Alla vigilia delle qualificazioni Mondiali, le prime con Luca Banchi c.t., ha dato un’intervista al Corriere della sera nella quale tradisce qualche gelosia [«Binaghi parla come Trump. Vola in alto, forse troppo. Non vorrei finisse nella stratosfera»] e avverte quei club riottosi a concedere giocatori alla Nazionale.
Per Italia-Islanda, Milano ha offerto solo Tonut, Bologna ha bloccato Akele: c’è l’Eurolega in contemporanea. «Da adesso in poi – tuona Petrucci – quando la Nazionale convoca un atleta il suo arrivo, oltre che un onore, è un obbligo. Altrimenti si applica il Regolamento Federale e scatta la squalifica in campionato. Quando Banchi chiede un giocatore lo fa stando ben attento a non penalizzare il team: la Nazionale la deve fare lui. Capirei qualche timore se campionato o Eurolega fossero alla fase finale: ma siamo a novembre».
Ci sono 12 posti ai Mondiali per l’Europa. L’Italia è nel girone con Lituania, Islanda e Gran Bretagna. Le prime tre passano a una seconda fase decisiva, con quattro gironi da 6 squadre che promuovono le prime tre al torneo del 2027. Oa Sport dice che il cammino è durissimo, perché sulla strada dell’Italia ci sono anche Serbia e Turchia. Si vedrà. Petrucci non fa previsioni e neppure azzarda ipotesi su di sé.
Gabriele Gravina invece si è già premurato di far sapere che in caso di mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali non si dimetterà. Nemmeno stavolta. Ha spiegato che non esiste una norma. In effetti non esiste. Altrimenti non sarebbero dimissioni, sarebbe una prescrizione. Però sai che è una buona idea?