La rivolta delle giocatrici WNBA contro la ceo

   

Una manager senza empatia

La WNBA ha un grosso problema e quel problema porta il nome della donna che credeva di averne risolti tanti. Cathy Engelbert  ha lasciato la sua posizione di amministratrice delegata di Deloitte per guidare la lega con il suo know-how aziendale nel 2019. Da quando ha preso il comando, il valore delle franchigie è aumentato del 180% su base annua secondo Sports Business Journal, i ricavi sono cresciuti e l’ultimo accordo sui diritti tv di 11 anni ha un valore di 2,2 miliardi di dollari. Ma Cathy Engelbert se la sta passando male, accusata di scarsa empatia, una qualità notoriamente carente in molti dirigenti di successo spiega peraltro il Washington Post in un pezzo di Ava Wallace. 

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Napheesa Collier, stella delle Minnesota Lynx e membro del comitato esecutivo del sindacato delle giocatrici, ha sfruttato una intervista di fine stagione per leggere una dichiarazione di quattro minuti in cui attaccava la dirigente della WNBA per non essersi assunta la responsabilità dei pessimi arbitraggi che affliggono la lega da anni. Sullo sfondo di un’imminente battaglia sindacale, ha messo in piazza alcuni panni sporchi. Collier ha citato una conversazione privata avuta con Englebert sul perché stelle come Caitlin Clark, Angel Reese e Paige Bueckers percepiscano stipendi così bassi da esordienti. La sua risposta è stata che Caitlin Clark dovrebbe essere grata di guadagnare 16 milioni di dollari fuori dal campo, senza la piattaforma che le offre la WNBA non ce l’avrebbe fatta. 

Così è cominciata la catena delle frasi di solidarietà. Anche Elena Delle Donne, di solito reticente, ha scritto sui social media che l’umanità di una manager è importante. Non sono ancora sicura che Cathy sappia che mi sono ritirata. L’ho sentito dire da tutti tranne che da lei

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Le parole di Delle Donne sono state chiarificatrici, secondo il Washington Post. La WNBA è diversa da tutte le altre principali leghe sportive professionistiche degli Stati Uniti perché ha solo 143 giocatrici, si batte per la giustizia sociale e ha stipendi molto molto più bassi rispetto alla controparte maschile. È fondamentale che la commissaria dimostri di avere a cuore sia l’aumento dei ricavi che il benessere delle persone. Engelbert ha perso la fiducia di molte con un’intervista del settembre 2024 alla CNBC, in cui non ha denunciato l’aumento dei discorsi d’odio rivolti alle giocatrici. La mancanza di empatia non rende una persona scarsa nel proprio lavoro. Ma le giocatrici della WNBA – ha scritto Ava Wallace – non si sentono protette, né apprezzate. Collier lo ha esplicitato: una commissioner non deve essere per forza la tua migliore amica. Ma in questo campionato, per essere una buona leader, deve preoccuparsene.

Candace Buckner, editorialista di punta del giornale americano, aggiunge che ora tocca a lei, a Engelbert, perché questa sollevazione delle giocatrici è più preoccupante che avere un sostenitore di Trump come proprietario di una squadra [all’Atlanta Dream – ndSl] ed è peggio che dover combattere gli abusi razzisti e omofobi sui social media sopportati dalle giocatrici. Cathy – scrive Buckner – hai dimenticato di essere il capo di una lega piena di attiviste. Non hanno problemi a rendere pubblica una lotta e renderla caotica. Queste giocatrici sono delle maestre in campo, ma anche delle abili comunicatrici, capaci di catturare l’attenzione e raggiungere il pubblico.  Questo è il tuo momento, Cathy. Hai un ammutinamento tra le mani e una battaglia sindacale che stai perdendo agli occhi dell’opinione pubblica. Cosa intendi fare? Non pensare di lanciare altri discorsi aziendali. È troppo tardi per salvare la faccia. Questo è il momento di salvare la tua lega. Perché in questo momento sta bruciando.

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