Gli eroi dell’Effetto Tokyo sono stanchi

 

Ma la nuova atletica italiana cammina su altre gambe

Lo stiamo chiamando da quattro anni Effetto Tokyo. La tentazione è forte. Attribuire a quella domenica di inizio agosto 2021 un potere di folgorazione su un’intera generazione di praticanti, forse due. L’idea è che siamo diventati quel che siamo diventati grazie agli 11-12 minuti nei quali Gimbo Tamberi e Marcell Jacobs vinsero un oro dietro l’altro sulla pista olimpica. 

È suggestivo. È in buona parte vero. Ma due anni prima di Tokyo e sei prima dei sei ori conquistati ai recenti Europei Under-20 di Tampere, sulla pista svedese di Boras l’atletica leggera italiana aveva già vinto cinque titoli europei giovanili. Qualcosa deve significare. Forse che la semina era già iniziata

Tre ori europei jr c’erano stati pure a Grosseto nel 2017 [Tortu nei 100, Aceti nei 400, la 4×400, con gli argenti di Sibilio e Dallavalle]. Era l’edizione che fece conoscere Jakob Ingebrigtsen [primo nei 3.000 siepi e nei 5.000], Miltiadis Tentoglu [8,07 nel lungo], Armand Duplantis [oro con 5,65]. 

I titoli giovanili sono a loro volta ingannevoli. Sono profumi, non ancora sapori. Dalla pedana Under del 2019 Larissa Iapichino ha preso il volo verso l’eccellenza mondiale pure tra le adulte, Edoardo Scotti fece il record europeo jr sui 400 ed è diventato uno staffettista da podio internazionale, ma la giavellottista Carolina Visca è rimasta lontana dall’élite, Vittoria Fontana è fuori dalle prime 100 d’Europa nei 100 metri, Lorenzo Paissan che vinse lo sprint in 10.44 si è migliorato in tutto di 6 centesimi e si è dato a una statura locale da duecentista [21.36 nel 2023]. 

L’Effetto Tokyo è esistito ed esiste. Ha avuto il potere di ingrossare la schiera di praticanti in una terra già concimata in precedenza. Ha fatto crescere il bacino su cui lavorare. I tesserati attivi nel 2020 erano 211.771, nel 2023 sono saliti a 285.466, quinta federazione d’Italia. Tokyo ha fatto il suo lavoro e l’ha fatto bene, perché dopo l’Effetto Tokyo c’è stato l’Effetto Roma, ma c’è soprattutto l’effetto quotidiano del lavoro di centinaia di allenatori che nelle loro città e nei loro borghi si prendono cura di una velocista, un saltatore, un marciatore. 

L’atletica italiana ha gambe nuove su cui camminare anche adesso che l’effetto Tokyo rincula. I due gemelli del Giappone hanno smesso di avere percorsi paralleli. Gianmarco Tamberi scioglierà presto il nodo sulla partecipazione ai Mondiali. Non si è piaciuto nelle ultime uscite e stava considerando l’ipotesi di lasciar perdere. Ma il richiamo di quella pedana è forte, anche se l’obiettivo è Los Angeles. Il campione che portò il gambale di gesso a bordo pista, quello che all’Olimpiade dopo voleva gareggiare con una colica renale, il ragazzo che ha postato la foto scherzosa delle molle nelle scarpe, negli ultimi due aggiornamenti Instagram ha esibito un dito intrecciato alla manina della figlia appena nata e un’altra immagine scherzosa, c’è lui al campo d’allenamento, a torso nudo, mentre mima una culla con le braccia, allenamento – scrive – con una sola cosa in testa…. Sono spacciato. Dentro quell’area benessere, Tamberi può ritrovare in tempi medi i suoi salti più spericolati e luminosi. 

 

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Anche Marcell Jacobs è preso da altri pensieri, e per giunta sono cupi. Possiamo raccontarci che dopo il 9.80 di Tokyo ha saputo vincere un mondiale indoor sui 60 metri a Belgrado e due ori europei [9.95 a Monaco 2022, 10.02 a Roma 2024], ma il Marcell di quel 1° agosto non c’è stato più. Ha corso da allora i 100 metri 28 volte in tutto, la metà delle quali nel 2024. Fred Kerley è stato in gara 43 volte più altre 24 volte nei 200, quel progetto annunciato e mai partito di Jacobs. Sette volte in tutto è sceso sotto i 10 secondi [uno sprint su quattro], appena una sotto i 9.90, la nuova vera soglia dell’eccellenza mondiale [undici atleti ci sono riusciti nel 2025]. 

Oggi la carriera di Marcell Jacobs è un enigma. Sia nelle sue prospettive sia nel suo giudizio complessivo. L’amico geniale di Slalom arriva a sostenere che Jacobs non è mai esistito, è una creazione dei nostri sogni. Si è fatto male di nuovo, salterà Losanna, salterà Bruxelles, e chissà cos’altro ancora. L’opinione pubblica non lo ha aiutato condonandogli tanto, facendolo sentire sempre nel giusto anche quando sbagliava, perdonandogli molte più cose di quelle perdonate – per esempio – a Federica Pellegrini. Nella tappa di oggi in Diamond League a Chorzow c’è un triello Bednarek-Lyles-Thompson con cui malinconicamente Marcell Jacobs non ha più nulla in comune. Un triello, dice L’Equipe nel presentare l’appuntamento in Polonia, che si preannuncia elettrizzante.

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L’elettricità dell’atletica italiana risiede altrove. Tamberi, Jacobs e la 4 x 100 – i tre ori di Tokyo – se torneranno a Tokyo non lo faranno per ripetersi. Track & Field assegna all’Italia 6 possibili medaglie, un unico oro con Massimo Stano nella Santa Marcia. La previsione di un bronzo per Furlani e Iapichino è forse sottostimata, quella sul metallo di Leo Fabbri dipende dalle condizioni di Crouser e dalle altalene emotive del fiorentino, anche la forma di Andy Diaz è un piccolo grande mistero ma può contenere un tesoro. Il bello della migliore Nazionale di atletica di sempre sta nel fatto che nonostante due successi in Coppa Europa, ci sono moltissime aree nelle quali i margini di progresso sono vistosi. Se poi ci fosse un Effetto Tokyo-2 sarebbe perfino più facile. 

 

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