Haliburton e Gilgeous-Alexander non saranno mai LeBron
Adesso che gli Oklahoma Thunder sono vicini al loro primo anello come mai ci sono andati vicini prima, adesso che Shai Gilgeous-Alexander pare sul punto di diventare il primo MVP della stagione regolare in grado di vincere il titolo una decina d’anni dopo Steph Curry, la NBA comincia a domandarsi se non stiamo assistendo a un definitivo cambio della guardia.
Non tanto nell’albo d’oro. L’albo d’oro non pare aver voglia di prendere una piega verso un’egemonia: i Thunder [o i Pacers] saranno la settima squadra diversa campione in sette anni. Il cambio della guardia potrebbe essere arrivato fra i ragazzi del poster della lega.
Ne ha scritto Jesse Washington su Andscape dando la buonanotte al tipo che mima la buonanotte con le mani dopo un canestro da tre.
“Buonanotte Steph – ha scritto – addio Ky. Ci vediamo, Jrue. Joker, Luka e Bron sono scomparsi, Tatum si è preso una vacanza. Se questa rubrica fosse stata scritta da ChatGPT, avrebbe detto che Padre Tempo bla bla bla. Ma io sono un vecchio che ha ancora la sua macchina per scrivere e che vive incollato ai playoff NBA da quando Patrick Ewing ha messo dentro un sottomano in Gara-7 contro i Pacers nel ’95. Quindi dirò che Shai Gilgeous-Alexander, Anthony Edwards, Jalen Brunson e Tyrese Hailburton hanno fatto alla lega peggio di quel che Marlo fa ai Barksdale in The Wire”
Brunson ha 28 anni. Haliburton 25, Gilgeous-Alexander 26, Edwards solo 23.
“Non credo – dice Washington su Andscape – che restituiranno mai più il campionato ai veterani. Gli ultimi dieci o vent’anni sono stati magnifici da vedere. Curry e James hanno ridefinito il concetto di grandezza, ma il loro percorso attraverso la brutale Western Conference fino a un’altra finale NBA sembra improbabile. Kyrie Irving ha reinventato il modo di muoversi ma quando tornerà da un infortunio al legamento crociato anteriore a 34 o 35 anni, sarà mai più lo stesso? Lillard è stato l’autore di momenti iconici ma la sua festa è finita a Milwaukee. Jokic è un giocatore incredibile e se Doncic riuscirà un giorno a raggiungere la forma necessaria per resistere fino ai playoff sarà inarrestabile. Sono il ponte fra due ere, Luka potrebbe finire per guidarla. Ma sono convinto che il miglior giocatore del mondo sia il miglior giocatore ancora in corsa per l’anello. Dunque Jokic e Luka stavolta devono stare a guardare questi giovani mostri che fanno cose spaventose”.
Il pezzo è stato scritto prima delle finali di Conference, ma a maggior ragione vale per Shai-G-A e per Haliburton ora che la serie per l’anello entra nella gola decisiva. E tuttavia dalla corsia opposta di Andscape arriva un ragionamento di natura opposta.
[Andscape è una piattaforma mediatica guidata da persone afro-discendenti, dedicata a mettere in luce e valorizzare le storie dell’identità nera. È di proprietà della Walt Disney e comprende una divisione libri, una divisione tv, un’etichetta musicale. È stata fondata nel 2022, come reinterpretazione, espansione e diversificazione della precedente piattaforma di The Undefeated].
NON BUCANO LO SCHERMO
Al contrario del suo collega Washington, Martenzie Johnson pensa che questo finale di stagione non deciderà il prossimo volto della lega. È l’altra faccia dell’equilibrio e della competitività diffusa. Tra Haliburton e Shai-G-A, tra Edwards e Brunson, nessuno spicca come The Guy. Andranno tutti all’All-Star Game, appariranno in spot pubblicitari, venderanno un sacco di maglie, ma non è questo.
“Per essere il cosiddetto volto della lega serve molto di più”.
Bisogna essere in grado di influenza le elezioni per la Casa Bianca come LeBron James oppure essere amico di un ex presidente come Curry. Bisogna avere più tifosi della squadra per cui giochi. Bisogna andare in trasferta e sentire la folla nemica che ti grida MVP, MVP.
Scrive allora Johnson che non gli pare possibile trovare un giorno Haliburton in Space Jam 3, gli pare che al massimo Haliburton possa ambire a essere l’equivalente maschile di Caitlin Clark. Per carità sa accelerare il ritmo in una partita quando serve, mette la mano nei momenti decisivi, pesca i compagni con passaggi strepitosi, tira da tre quando c’è da prendersi un tiro da tre.
Brunson è di gran lunga il giocatore più affidabile nei finali di partita, gli hanno anche dato il premio di NBA Clutch Player of the Year. È alto solo 1 e 88, può essere di ispirazione per questo motivo. Quando arriva un quarto-quarto, arriva il suo momento.
Quanto a Edwards, “il suo apparente desiderio di mandare in pensione tutte le leggende del mondo – alla maniera di un wrestler – lo rendono impossibile da ignorare. Se le superstar fossero create in laboratorio, sarebbero modellate su Edwards. E Gilgeous-Alexander? Pochissimi giocatori riescono a sfondare una difesa come fa lui. Eppure. Eppure. “Non significa che saranno i prossimi James, Curry o Michael Jordan. E va anche bene così”, continua Andscape, perché “diventare il volto della lega non è qualcosa che si può programmare”.
Se chiudiamo gli occhi e pensiamo al volto della NBA, per gli anni ’80 vengono in mente Magic Johnson e Larry Bird. Quel ruolo è passato a Michael Jordan negli anni Anni ‘90, a Kobe Bryant negli anni Duemila e dopo a LeBron James.
Ma – eccolo il punto – “con tutto questo equilibrio in NBA” non c’è una faccia che spicca su tutte le altre. Ce lo sta dicendo, secondo Andscape, il mercato pubblicitario. È infallibile nel dare certe risposte. “Essere appetibili sul mercato è una misura delle cose. Sai vendere scarpe, abbigliamento e altri prodotti? Hai una personalità che attira l’attenzione delle persone? Sai condurre il Saturday Night Live?”.
Ecco. Lo stile di gioco di Doncic imita quello di Magic Johnson, ma nei due spot che interpreta da qualche mese a questa parte – uno per Jordan Brand e l’altro per Gatorade – non viene usata la sua voce. Brunson e Gilgeous-Alexander fanno anche loro la loro brava réclame, ma non bucano il video.
Gli altri hanno un gran problema. “Raramente, per non dire mai, il cattivo è il giocatore più popolare della lega. Haliburton ha odiatori a Milwaukee, New York, Orlando e persino in WWE. Edwards ha alle sue spalle l’intera macchina marketing di Adidas e Coca-Cola, ma è una macchina di citazioni controverse, appelli sull’aborto e insulti omofobi, oltre a qualche accusa di paternità non riconosciuta. Questo non fa necessariamente di lui una cattiva persona, ma quando si cerca di pubblicizzare il gioco a livello globale, è difficile avere fiducia in qualcuno che si dà costantemente la zappa sui piedi”. È il problema che aveva Allen Iverson.
Inoltre per essere il volto della lega pare che sia necessario essere americano. Così scartiamo pure Jokic, Antetokounmpo e Wembanyama. Zion Williamson aveva tutto per diventare il prossimo James, era uscito con quella fama dal liceo, era atteso come The Next Big Thing. La sua incapacità di non farsi male ne ha frenato l’ascesa. Ja Morant si è auto-sabotato con le storie Instagram nelle quali pare impossibile non trovare una pistola.
Insomma va così. “Questi playoff – decide Andscape – non decideranno chi sarà il prossimo volto della lega dopo Curry e LeBron. Ma il basket che stiamo vedendo è fantastico, e questo è già un punto a favore”.