DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Un dominio non ancora totale
La McLaren ha fatto doppietta come da pronostico, ma in maniera molto meno scontata di quanto si poteva immaginare all’inizio. La strategia a sorpresa della Red Bull, che ha puntato sulle tre soste e i quattro stint per massimizzare le doti velocistiche di Verstappen, avrebbe potuto destabilizzare il muretto McLaren, con le due macchine papaya che si sono ritrovate con Max addosso nonostante la sua sosta in più.
Come al solito, Stella e i suoi collaboratori non hanno perso la calma e il sorriso. Poi l’uscita di strada di Antonelli, che ha costretto il gruppo a ricompattarsi dopo l’ingresso della Safety Car, poteva diventare ancor più devastante per il team di Woking. Invece, anche per una serie di cause contingenti, vedi l’indisponibilità per Verstappen di gomme morbide, ma soprattutto per la consapevolezza di essere superiori, le cose si sono messe per il meglio e Piastri ha vinto la sua quinta gara del 2025, con Norris alla sua quinta piazza d’onore.
Arriva così la terza doppietta stagionale, ancora poco pensando alla superiorità delle due monoposto britanniche. Per la McLaren è la 52esima in 979 Gran Premi, circa il 5% rispetto a tutte le gare corse. Nelle 196 vittorie totali, circa una volta su quattro il vincitore in livrea McLaren è stato accompagnato da un compagno di squadra sul secondo gradino del podio.
I signori delle doppiette restano comunque i piloti Mercedes che si sono susseguiti nel corso degli anni. Per loro 60 doppiette su 326 Gran Premi corsi. Si tratta del 18,4%, tredici punti percentuali in più della McLaren.
Il secondo team in questa speciale classifica, la Ferrari, vanta 87 doppiette in 1107 GP, poco meno dell’8%. Quello delle Frecce d’Argento è un dato ancor più impressionante se parametriamo le doppiette al numero di vittorie, 60 su 129, ovvero una vittoria Mercedes su due ha visto l’altro pilota della scuderia al secondo posto.
Naturalmente questo numero enorme di doppiette è figlio del dominio Mercedes nel settennato 2014-2020, quando furono 53 su 138 GP, una percentuale monstre del 38,4%. Neanche la Ferrari del quinquennio trionfale 2000-2004 fu capace di raggiungere questi numeri. Sugli 85 Gran Premi disputati, gli uno-due furono 23, pari al 27%.
② FERRARISMI Benedetta Safety Car
Prima di arrivare a Barcellona la Ferrari sperava nel podio, ma dopo le qualifiche le cose si erano molto complicate. Le due Rosse, che partivano quinta e settima con Hamilton e Leclerc, hanno invece preparato benissimo la partenza, tanto da inserirsi subito alle spalle del solito terzetto di testa. Una buona strategia aveva portato Leclerc ai piedi del podio, ma senza la Safety Car al giro 55 il terzo posto sarebbe stato difficile da raggiungere.
Il rallentamento imposto da Piastri alla ripartenza dopo la Safety Car ha probabilmente raffreddato troppo le gomme di Verstappen che sbandando ha lasciato via libera a Leclerc. Le due macchine si sono quasi toccate e Max ha accusato a lungo Charles di scorrettezze. Alla fine l’investigazione è stata archiviata senza conseguenze per il pilota monegasco. Anche a Barcellona, come a Monaco, il podio è stato il massimo a cui la Ferrari poteva aspirare. Nonostante la gara ancora una volta abbastanza anonima di Hamilton, la Ferrari fa il secondo miglior punteggio di giornata e per la prima volta in stagione è seconda in classifica costruttori. Per i tifosi non basta, forse qualcuno ha anche sperato nel colpaccio dopo l’ingresso della Safety Car. Ma la distanza dalle McLaren non è attualmente colmabile, nonostante i vari annunci di ribaltamento dei valori, tipo quello che aveva dato alle ali della McLaren un’importanza che in realtà non avevano. Sono ben altri i segreti della scuderia di Stella e Brown, quest’anno sarà molto difficile batterla. Non a caso Hamilton ha già parlato di 2026. Un po’ triste a pensarci, ma una volta che la stagione sarà definitivamente andata sarebbe folle non concentrarsi sulla prossima.
③ PANORAMI Max e la strategia delle tre soste
La Red Bull stava tirando fuori il massimo dalle sue strategie e dalla bravura del suo ormai unico pilota. Verstappen, da terzo incomodo, era partito benissimo superando Norris in partenza e mantenendo la seconda posizione per i primi 12 giri. Poi, facendo degli stint sempre al massimo, era riuscito a stabilizzare la sua prestazione su tempi molto buoni, pronto a prendersi il terzo posto e forse qualcosa in più.
Nessuno si aspettava la strategia su tre soste, e l’idea è sembrata ottima quando si è capito che col ritmo di Max il podio era ormai cosa fatta, nonostante le lamentele del pilota olandese per l’assetto. Nel frattempo, nonostante Verstappen fosse sempre a breve distanza da Norris, in McLaren nessuno si è scomposto, anzi nei loro team radio hanno ostentato tranquillità per la scelta Red Bull. Poi la Safety Car, da potenziale mina vagante per le monoposto papaya, ha invece finito per rovinare tutto ciò che di buono il team di Horner aveva preparato. Verstappen è rientrato ai box, copiando la strategia McLaren, e forse anche perché dal suo muretto hanno considerato troppi i giri restanti per le gomme montate sulla sua Red Bull. Peccato che erano rimasti solo pneumatici bianchi, quelli più duri e più lenti. Si pensava che la maestria di Verstappen avrebbe domato anche questo non trascurabile inconveniente, invece alla ripartenza Leclerc, molto aggressivo grazie alle sue gomme morbide, ha approfittato di un leggero sbandamento della Red Bull per gli pneumatici non ancora in temperatura, e si è preso il terzo posto.
Come se non bastasse, innervosito dal sorpasso di Charles da lui reputato irregolare, Verstappen ha quasi buttato fuori pista Russell con una manovra che gli è costata 10 secondi di penalità e la retrocessione al decimo posto. Ora Max è a meno 49 da Piastri e più lontano da una rimonta mondiale. La Red Bull, che ormai da tempo può contare solo sul suo primo pilota, scende al quarto posto in classifica costruttori a 21 punti dalla Ferrari, seconda, e a 218 punti dalla McLaren. I 144 punti della scuderia di Milton Keynes sono quasi tutti di Verstappen, con soli 7 punti conquistati dalle seconde guide. Il punteggio Red Bull dopo 9 gare è anche il più basso in assoluto degli ultimi 10 campionati. È una rivincita per Checo Pérez: a questo punto della stagione, nei quattro anni con lui come secondo pilota, i punti della scuderia non erano mai stati meno di 286 (nel 2021 primo anno di Perez), fino a un massimo di 377 nel 2023.
④ ORIZZONTI L’affidabilità della Mercedes
La Mercedes gioisce per il quarto posto di Russell, ma inizia anche a preoccuparsi per una mini crisi di affidabilità. Il ritiro di Antonelli, causa rottura del motore, arriva a due settimane da un altro guasto tecnico. In una Formula Uno in cui l’affidabilità è data per scontata, una lucetta rossa si è accesa nella scuderia di Toto Wolff che, in una classifica costruttori serrata e che la vede al terzo posto ad appena 6 punti dalla Ferrari, non può permettersi altri zero in classifica. Anche perché, oltre ad Imola e Barcellona, uno zero totale era arrivato anche a Monaco per errori di strategia. 18 punti totali in tre Gran Premi non sono un risultato da Mercedes, evento successo di recente solo all’inizio del 2024, tra Arabia Saudita e Giappone. Altrimenti bisogna tornare al 2012, quando la Mercedes non fece punti per cinque GP consecutivi nel finale di stagione, tra Giappone e USA. Ma la scuderia tedesca era appena alla sua terza stagione dopo il ritorno in F1 ed era ben lontana dalla schiacciasassi che avrebbe dominato il mondiale costruttori per otto stagioni consecutive tra il 2014 e il 2021.
⑤ ORME I sorrisi di Alonso e Hulkenberg
Oltre alla McLaren, c’è qualcun altro che torna da Barcellona con il sorriso. Il primo è Fernando Alonso, che ha conquistato i suoi primi punti mondiali stagionali, un nono posto che cancella uno degli ultimi zero del 2025. Al netto della sua stagione di esordio in Minardi nel 2001, quando da ventenne di belle speranze concluse la stagione a zero punti, mai Fernando aveva dovuto aspettare nove Gran Premi per conquistare i suoi primi punti. In realtà anche nel 2015 dovette attendere il nono appuntamento mondiale, ma nel primo GP stagionale, in Australia, fu assente per problemi fisici a causa di un incidente occorsogli durante dei test a Barcellona. L’altro “eroe degli altri” è Nico Hulkenberg, che con la gara di Barcellona ha raggiunto il suo miglior risultato degli ultimi 6 anni, quinto come nel GP d’Italia 2019. Nella sua carriera fatta di 236 partecipazioni, il miglior risultato è stato un quarto posto ripetuto per tre volte tra il 2012 e il 2016. Nico detiene lo scomodo record di partecipazioni senza vittorie e senza podi, ovvero tutti i 236 GP a cui ha preso parte. Il GP di Spagna è stato anche quello in cui i tre piloti più anziani del gruppo, Alonso, Hulkenberg e Hamilton, sono andati tutti a punti. In questa Formula Uno ringiovanita è quasi un evento.
⑥ SCENARI Quattro Minions a punti
La Williams ha finito a zero dopo quattro GP sempre a punti. Bortoleto resta l’unico ad aver disputato tutti i nove GP senza conquistare neanche un punto. Hadjar vince la gara dei rookie e completa il suo terzo GP nelle prime dieci posizioni. Kick Sauber, Racing Bulls, Alpine e Aston Martin vanno tutte e quattro a punti. È la prima volta in stagione che quattro scuderie nella seconda metà della classifica conquistano punti tutte insieme.
⑦ TRACCE Le ali flessibili non hanno cambiato niente
Le previsioni nella Formula Uno lasciano il tempo che trovano. L’inasprimento delle regole sulle le ali flessibili non ha cambiato le gerarchie. Piuttosto, le scuderie stanno cercando di trovare nuove risorse nella diversificazione delle strategie. A Barcellona ci ha provato la Red Bull, tentando la sosta in più.
Le gomme sono sempre più la chiave del successo in Formula Uno. La buona gestione dell’usura e della temperatura da parte dei piloti, l’andamento della gara, il tipo di asfalto e le temperature sono variabili che gli ingegneri di pista devono valutare con attenzione. Il dato comunicato dalla Pirelli per le prestazioni delle tre mescole disponibili in Spagna era impressionante. La differenza di 6-7 decimi al giro tra le gomme rosse e le gialle, e addirittura di un secondo e mezzo con le bianche, richiede calcoli raffinatissimi. Poi c’è il degrado, che spesso arriva inaspettato. E stare in gruppo o in aria pulita è una variante importantissima, così come può esserlo un rallentamento dovuto ad una virtual Safety Car o ad una Safety Car vera e propria. Il tutto condizionato dai treni di pneumatici rimasti a ciascun pilota dopo prove libere e qualifiche.
Un rompicapo che da casa, davanti alla TV, è incomprensibile. Gli spettatori, ma anche molti addetti ai lavori, spesso si fanno domande che possono trovare una risposta solo nei computer degli ingegneri di pista. Avere una buona macchina e un buon pilota aiuta, questo è sicuro. Ma come si è visto a Barcellona, anche il migliore di tutti può vedere la propria gara totalmente rovinata solo perché le gomme migliori erano finite.
CHE COSA SI DICE IN GIRO
▥ I SUPER POTERI DI HAMILTON Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Il rispetto per il grande campione, la malinconia nel vederlo così: battuto e abbattuto. In pista, nelle comunicazioni via radio, nelle interviste che deve sostenere per contratto, anche se vorrebbe scappar via, chiudersi chissà dove. Lewis Hamilton è una star opaca. L’entusiasmo che lo ha trasportato a Maranello in un tripudio gioioso e universale è un ricordo che disturba e fa male. Non riesce a reggere il ritmo di Leclerc; sembra sospeso tra la ricerca della polvere magica utile al fuoriclasse e il sospetto di essere circondato da una squadra che non lo comprende e non lo sostiene. Sono sin troppi gli estimatori trasformati in accusatori impietosi e, dopo sole 9 gare, assistiamo ad una storia d’amore, se non compromessa, in piena crisi”
▥ UN DIPENDENTE DI BINOTTO Leo Turrini, Il Resto del Carlino: “Hulk guida la macchina del forse troppo deprecato Mattia Binotto, ex capo del reparto corse di Maranello. Questa macchina è la futura Audi, ma per ora è ciò che resta della Sauber, la Cenerentola delle scuderie. Che Lewis Hamilton, con la Storia che ha alle spalle, non sia in grado di tenersi dietro un dipendente dì Binotto , insomma, lascia perplessi. E’ come se tutti gli eterni sogni Ferrari si specchiassero nella dannazione di una mediocrità che (quasi) tutti contagia. Fino a quando potremo considerare accettabile una simile realtà?”
▥ I DIPENDENTI DI VASSEUR Arianna Ravelli, La Gazzetta dello sport: “La Ferrari ha chiuso il 2024 a 16 punti dalla McLaren e quasi a parità di prestazioni, mentre dopo nove gare quest’anno ha meno della metà dei punti della Mclaren. Al terzo anno della gestione Vasseur qualcosa non ha funzionato. Gli va dato ancora tempo? Sì, cambiare adesso non servirebbe a niente. Però varrebbe la pena che a Maranello prendessero atto che gli alibi sono finiti. Così come non conviene alimentare illusioni sui poteri salvifici della sospensione posteriore modificata che dovrebbe arrivare attorno a Silverstone. Non si può sempre buttare la palla avanti e sperare che qualcosa accada”.
▥ L’ARITMETICA DI VASSEUR Jacopo D’Orsi, la Stampa: “«Preferisco essere secondo che quarto», musica per le orecchie di monsieur de La Palice che abbraccerebbe il connazionale Frederic Vasseur per questa ovvietà se solo non fosse morto 500 anni fa”.
▥ QUELLI CHE SBAGLIANO Umberto Zapelloni, Il Giornale: “Se la perfezione della McLaren quasi annoia, visto che tra i due compagni/avversari non ci sono cattiverie e il loro duello, per ora, non promette quelle scintille che sono il sale di questo sport, per fortuna c’è l’imperfezione degli altri che ci fa divertire un sacco”.
▥ OH, MA LE ALI? Alessandra Retico, Repubblica: “Toglietegli pure le ali, le McLaren volano in un’altra dimensione. Barcellona non mente e le papaya dicono da mesi tutta la verità: le nuove regole sulle appendici flessibili non le toccano, altro che presunti bastoni tra le ruote”.
▥ COME GESTIRE LA SAFETY CAR Fabio Tavelli, il Foglio: “Sei giri di trenino per rimuovere la Mercedes di Kimi Antonelli sono troppi. Va bene il discorso sicurezza, ci mancherebbe, ma ne sarebbero bastati la metà. Si continua a perdere tempo per far sdoppiare i doppiati, una cosa che dovrebbe essere automatica nel momento in cui entra la safety. Invece la direzione di corsa aspetta sempre che prima venga rimossa la vettura che ha causato il suo ingresso e solo dopo avviene la procedura di sdoppiamento. Così facendo si perdono giri preziosi, la gara di Barcellona è stata (ancora una volta) decisamente noiosa e solo gli ultimi giri hanno svegliato (ma non è certissimo) chi davanti alla tv ha seriamente rischiato di perdersi il gran finale essendo finito tra le braccia di Morfeo”