La morte di Barry Hoban. Che voleva morire sul Ventoux

Le vite parallele di Simpson e del gregario che poi sposò sua moglie

È morto all’età di 85 anni Barry Hoban e aveva una storia straordinaria. Aveva corso tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, con otto successi di tappa al Tour de Francia tra il 1967 e il 1975, il miglior britannico nella storia della corsa prima che arrivassero le volate di Mark Cavendish e le maglie gialle dei pistard riconvertiti in corridori da classifica, da Wiggins a Froome, a Thomas. Aveva vinto una Gand-Wevelgem nel 1974 e pure due tappe alla Vuelta, era gregario e compagno di stanza di Raymond Poulidor, ma soprattutto correva nella nazionale britannica al Tour del 1967, quello della morte di Tommy Simpson. 

Il giorno dopo il dramma del Ventoux, il gruppo concesse a Hoban di andare vincere la tappa in omaggio all’amico. Ha scritto Gianni Mura una volta: “Barry Hoban fece in solitudine le strade, che sapevano sempre più di mare, fino al traguardo di Sète, la città di Brassens. Era il 14 luglio ma non importava a nessuno, neanche all’orgoglio dei francesi. Hoban andò via spinto dal gruppo, che aveva un cuore. Nessuno lo inseguì. Hoban arrivò primo a Sète con la testa piegata sul manubrio, piangendo”.

Due anni dopo, Hoban avrebbe sposato la vedova di Simpson, dalla quale ha avuto una figlia, Daniella, e ha cresciuto come sue le figlie dell’amico, Jane e Joanne – ricorda Bicisport. Nel 2017 Cosimo Cito andò a intervistarlo in Galles per Repubblica. 

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Hoban gli disse:  «Tom e io, la mattina a Marsiglia. In barca nel porto, prima della partenza. Era smagrito da alcuni problemi intestinali dei giorni precedenti. Partenza veloce, a un certo punto lo vediamo, il Moloch. Caldo infernale. Sapevo approssimativamente del Ventoux. Era bianca la cima. Dico a Tom: “Andiamo al fresco lassù, c’è della neve”. Lo persi di vista. L’ho rivisto da morto».

Raccontò di Helen e di come si erano avvicinati.  «Il giorno del funerale sono andato da lei e le ho stretto la mano, abbiamo iniziato a parlare degli ultimi giorni di Tom. Abbiamo iniziato a scriverci, a sentirci. Poi a vederci. Le cose vanno così, ci siamo innamorati. Non c’è un perché. Ho visto in lei una donna dolce. Di me, forse all’inizio, l’ha colpita la mia vicinanza a Tom». «Siamo felici e parliamo spesso di Tom, come se fosse ancora vivo, parliamo delle grandi cose che ha fatto e non ne parliamo piangendo».

Cito scrisse: “Gli ha raccontato, Helen, di un sogno ricorrente dei primi tempi: Simpson che torna, lei gli domanda “dove sei stato tutto questo tempo?”, e poi prova a nascondere Barry nell’armadio. Oggi Helen sogna di vivere più vicino al Ventoux. Vorrebbe, quando morirà, che le sue ceneri venissero sparse lassù, nel maestrale. Si può vivere con un ricordo e mettergli, forse, un altro volto, altre mani, un altro sorriso”.

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Di Barry Hoban avevano scritto Alessandra Giardini e Giorgio Burreddu nel loro bellissimo libro Vedrai che uno arriverà, raccontando la vita di Hoban come un gigantesco senso di colpa per non esser morto lui sul Ventoux al posto dell’anico. 

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L’uomo che non morì quel giorno sul Ventoux si è ritirato in una bella casa in cima alla collina, mezza nascosta da un prato di giunchiglie. Nel luglio del ‘67 Barry Hoban aveva ventisette anni e da cinque si era trasferito in Belgio per diventare un corridore. Quando era sbarcato a Calais non conosceva una parola di francese, si fermò nel primo bar e gli portarono il caffè più forte e amaro della sua vita. Capì che si sarebbe dovuto adattare se voleva correre in bicicletta come i suoi connazionali Brian Robinson e Tommy Simpson. Le prime parole che imparò furono “à gauche” e “à droite”, così in gruppo sapeva sempre dove andare. Gli faceva da interprete il custode del cimitero militare inglese. Per campare meglio in principio aprì un locale, una specie di pub di quelli che c’erano dalle sue parti, Wakefield, West Yorkshire, terra di minatori. Il locale di Hoban non era tanto diverso dagli altri: il sabato sera e la domenica la gente veniva a ballare, a riempirsi di birra e di patate fritte. Profondo Belgio, quello dove si impara a fare i corridori e qualche volta si diventa eroi”. [Vedrai che uno arriverà si compra qui]

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