Il primo anno di un allenatore alla Juventus 

Il primo anno di un allenatore alla Juventus 

  Sembrerà paradossale ma è vero: gli allenatori che hanno vinto qualcosa alla Juventus sono una minoranza. Erano diciannove su cinquantuno prima di cominciare la stagione. La condanna per chi siede su quella panchina è l’urgenza. Solo per tre dei diciannove è esistito il tempo di una seconda chance: Depetrini, Rosetta e Zoff. Gli altri sedici hanno tutti dovuto vincere qualcosa sin dal primo anno, comprese figure che oggi ci paiono intoccabili, eppure circondate al loro arrivo da sintomatico mistero. Prima di spingersi fino a 14 titoli, Giovanni Trapattoni era considerato un esperimento, un semidebuttante con solo un anno e mezzo d’esperienza, una scommessa di Boniperti, eppure vinse nel 1977 campionato e Coppa Uefa. Marcello Lippi giunse nel 1994 da Napoli avvolto dallo scetticismo dell’Avvocato: «È più probabile che la Ferrari vinca il Mondiale» commentò. Arrivò il primo scudetto del dopo Platini. Allegri passò dalla contestazione a una stagione iniziale fatta di scudetto, Coppa Italia e finale di Champions. Come a bruciapelo avevano vinto Conte, Carcano, Parola, Capello, Vycpalek. È la strada per essere pienamente partecipi di quella comunità: vincere in un anno appena.

Andrea Pirlo ha aggiunto il suo nome alla lista con la Supercoppa. È il ventesimo vincente su cinquantadue. Può diventare appena il terzo a conquistare la Coppa Italia sia da giocatore sia da allenatore, come Carlo Parola e Dino Zoff, il primo addirittura con la barba (bella battuta). 

 

leggi La prima barba sulla panchina della Juve

Slalom 10 agosto 2020

  stasera non finisce qui  La Juventus è stata 19 volte in finale e l’Inter 14. Rispetto all’andata Conte recupera Lukaku e Hakimi. Emanuele Gamba su Repubblica scrive che in gioco ci sono supremazia, rapporti di forza, l’estasi o lo scorno dei tifosi e anche due generazioni incrociate, nel senso che i nerazzurri ambiscono al dominio bianconero e al tempo stesso Pirlo intende scalzare Conte e quelli della sua epoca (Pirlo ha Conte tra i maestri, ma ha preso un’altra strada). Questa storiona ci appassionerà fino alla fine del campionato perché l’atto IV andrà in scena alla penultima

Di Maestro vs Maestro scrive Roberto Perrone sul Corriere dello sportStadio: Ci sono, contro, il Maestro sul campo che ora è un apprendista allenatore, debuttante assoluto, alla prima esperienza (no gavetta) e il Maestro degli allenatori, il più ricercato/pagato, che ha mostrato il suo tocco magico ovunque abbia preso domicilio. Prima sono stati nemici sul prato, più o meno nella stessa zona, poi sono stati dalla stessa parte, uno giocatore e uno in panchina, uno braccio e uno mente. Adesso, da settembre, hanno di nuovo lo stesso ruolo e sono tornati rivali. Il cerchio si è chiuso

  dualismi A che punto siamo con quella storia dei gol   A proposito di rivalità. Mario Sconcerti sul Corriere della sera ragiona su inseguimenti e sorpassi tra i gol di Ronaldo e quelli di Pelé e scrive di non ricordare altri attaccanti che abbiano avuto la sua costanza nel gol e la sua semplicità di conclusione. Ronaldo non dribbla, evita. Non va oltre l’avversario, lo scansa con la sua finta a rientrare sul destro. Ci sono stati tanti grandi attaccanti, da Romario a Ronaldo a Eusebio, ma nessuno aveva il suo tempo e la sua forza. Ne ricordo solo uno appena paragonabile come rapidità di coordinazione, velocità, potenza, tiro, Paolino Pulici. Pelé aveva una classe che Ronaldo non ha, l’ha resa schiava della potenza e del marketing. Ha inventato le sue finte quasi 20 anni fa, non salta l’uomo con quelle, ma fanno parte del suo mercato. Ronaldo è il simbolo del grande professionismo degli anni Duemila, vali per te stesso, sei così solo tuo, non c’è nessuna Nazione da proteggere. Credo sia Messi quello più vicino a Pelé. Pelé resta però fuori classifica. Ha avuto la fortuna di inventare il calcio moderno, ma lo ha fatto da lontano, fuori da dove si è svolta la storia reale del calcio. Io ho sempre preferito Messi a Ronaldo perché sono cresciuto dentro il pensiero dominante del numero 10

    economie Il Piano B di Suning  Ne scrive Carlo Festa sul Sole 24 Ore: Il gruppo di Nanchino che fa capo alla famiglia Zhang starebbe discutendo con diversi gruppi finanziari, grandi fondi d’investimento, per ottenere un finanziamento, come alternativa alla cessione della maggioranza del club. C’è l’interesse alla prospettiva da parte di Fortress, il gruppo Usa – ricorda il Sole – che ha già provato a effettuare operazioni di questo tipo con i diritti tv della Lega Calcio e con alcuni club del campionato francese. Le risorse (si parla di una cifra compresa tra 150-200 milioni) sarebbero una soluzione-ponte che potrebbe permettere a Suning di arrivare alla fine dell’anno con le munizioni necessarie ad affrontare le diverse scadenze finanziarie: restando azionista di controllo del club

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