DISCUSSIONI
Certe seconde manche non si possono guardare
DI ROBERTO LIBERALE
Quanta credibilità sportiva può avere lo sci alpino nelle sue discipline tecniche, con risultati finali che non sono più frutto della bravura, ma della buona sorte di trovare una pista praticabile nelle seconde manche?
Ormai è ricominciata la sarabanda delle rimonte incredibili, altamente spettacolari per chi guarda la gara davanti alla TV, ma frustranti per i migliori, ovvero coloro che scendono in pista per ultimi nelle seconde manche.
Siamo al circo, con umiliazioni per campioni che hanno come unica colpa quella di essersi ben classificati nella prima manche, costretti così a subire la roulette russa dell’inversione dei trenta. Troppo spesso gli capita di rimanere in pista per puro miracolo, soprattutto quando la neve deteriorata dalle condizioni atmosferiche del pomeriggio diventa nemica.
Quello che si è visto in Val d’Isere è perfettamente nel solco di ciò che si è visto sistematicamente negli ultimi anni, in quasi tutte le seconde manche delle discipline tecniche. Al di là del piazzamento finale, fanno impressione i distacchi che grandi campioni hanno subito da sciatori inferiori.
Premiamo ieri. Lo svizzero Luca Aerni è partito con il pettorale 62, si è classificato trentesimo nella prima manche ed è partito così per primo nella seconda, rifilando 3”19 a Marco Odermatt, che era in testa. Per sua fortuna è riuscito a salvarsi vincendo di appena 8 centesimi di secondo grazie all’enorme vantaggio accumulato nella prima. Fa impressione il fatto che il fuoriclasse svizzero sia stato il 21esimo nella seconda manche.
Kristofferssen, secondo nella prima manche, ha fatto il 22esimo tempo nella seconda, subendo un distacco di 3”28 da Aerni, finendo quinto e fuori dal podio.
Peggio ancora è andata a Meillard, terzo dopo la prima manche e nono a fine gara, addirittura 24esimo tempo nella seconda manche, con un distacco di 3”44 rispetto a Aerni.
Parliamo di tre mostri sacri dello slalom gigante, costretti a subire un’ingiusta mannaia che è nel regolamento a beneficio di un presunto spettacolo, ma che purtroppo nello sci alpino di questi ultimi anni, con le piste che resistono a malapena al passaggio di non più di una decina di sciatori dopo le 13, funziona sempre e solo a discapito dei grandi campioni.
È l’era delle rimonte, a ogni gara si stabiliscono nuovi record, e in Val d’Isere ci sono state le 26 posizioni guadagnate da Luca Aerni, le 22 dell’austriaco Patrick Feurstein, le 14 dell’estone Tormis Laine e di Giovanni Borsotti, le 9 di Tomas Stockinger e De Aliprandini, le 7 di Tommy Ford. Tutti sciatori partiti tra i primi otto nella seconda manche, tranne De Aliprandini.
Se un semisconosciuto estone dà 2 secondi a Marco Odermatt in un minuto di gara, qualche domanda dobbiamo iniziare a farcela. Guardare la prima manche diventerà sempre più inutile, piazzarsi bene è spesso più un danno che un beneficio. Si rischia un futuro di strategie che porteranno gli atleti a rischiare meno nelle prime manche per evitare di piazzarsi nei primi posti in classifica. Arrivare a metà classifica con un distacco accettabile significherebbe partire meglio nelle seconde manche e giocarsi il tutto per tutto su piste non deteriorate.
È questo lo sci che vogliamo?