SETTE CILINDRI | Il Mondiale dell’uomo, non della macchina
DI ROBERTO LIBERALE
① ARTEFICI Un Niki Lauda del XXI secolo
Il quarto mondiale consecutivo di Max Verstappen è quello della maturità, e non è una frase fatta. La sua commozione nel giro di rientro è la prova che l’ex ragazzo Max, ormai 27enne, ha vissuto questa stagione nella piena consapevolezza di ciò che stava facendo. Forse è venuto fuori anche tutto il suo lato umano dopo il timore che gli potesse sfuggire ciò che in tanti consideravano scontato, dopo un inizio di stagione fatto di 7 vittorie nelle prime 10 gare. Perché, suo malgrado, a un certo punto della stagione si stava avverando ciò che in tanti speravano per non assistere all’ennesimo campionato senza storia. La striscia di 10 Gran Premi senza vittorie, una novità assoluta nella storia recente di Max e della stessa Red Bull, unita all’addio di Adrian Newey e di altri tecnici della scuderia, più un’evidente perdita di prestazioni della sua monoposto, aveva quasi gettato il team nel panico. La crescita esponenziale della McLaren, arrivata in breve tempo a superare la scuderia di Chris Horner in classifica costruttori, anche grazie alla quasi costante assenza di Pérez dal tabellino dei punti, ha portato Norris a un passo dallo sfidare concretamente Verstappen nel campionato piloti.
Ma al di là degli errori di Lando e del suo box, Verstappen ha messo tanto di suo in questo mondiale, chiudendo la pratica in Brasile con una vittoria capolavoro e trasformandosi in un Niki Lauda del ventunesimo secolo quando è stato necessario portare a casa i punti della matematica certezza del titolo. Una trasformazione che consegna Verstappen definitivamente alla storia della Formula Uno.
② ZIZZANIE Leclerc vs Sainz
L’ottima giornata della Ferrari è stata sporcata dalla polemica via radio di Leclerc verso Sainz. Prima ancora di discutere sui torti e le ragioni, andrebbe puntualizzato che il risentimento di Leclerc è stato tanto inopportuno quanto inutile. È risaputo che i piloti sono fondamentalmente egoisti, alla fine Leclerc ha perso un potenziale podio, ammesso e non concesso che poi fosse riuscito a mantenerlo in pista, ma per lui e la Ferrari cambia poco o nulla. Sainz è apparso in quel momento più veloce in pista, forse il team non è stato cristallino nello stabilire le gerarchie, però un Charles così concentrato su se stesso dovrà iniziare a pensare cosa potrebbe essere la prossima stagione con un compagno ingombrante come Lewis Hamilton.
Carlos andrà via all’apice della sua collaborazione con la scuderia di Maranello e, per come era iniziata la stagione, il comportamento di Sainz è stato quasi impeccabile con i 259 punti portati alla scuderia. Correre da pilota licenziato avrebbe potuto causare ben più danni alla scuderia. Poi che Charles sia arrabbiato è umano, ma poco costruttivo per l’azienda che lo paga. Polemiche del genere, a due Gran Premi dalla fine del mondiale e del suo rapporto “forzato” con Sainz, non fanno bene a Leclerc e alla Ferrari. Ora converrà concentrarsi esclusivamente sul come recuperare i 24 punti di ritardo rispetto alla McLaren per riportare un titolo a Maranello dopo 16 anni. I 21 punti di vantaggio di Norris su Leclerc (o i potenziali 18 reclamati da Charles) sono un affare secondario.
③ ORIZZONTI Il ruolo che avrà Russell nel 2025
La grande giornata delle Mercedes nel giorno del quarto titolo di Verstappen chiude forse quel cerchio che si aprì il 12 dicembre di tre anni fa, con le polemiche infinite seguite al mondiale sfuggito ad Hamilton nell’ultimo giro del GP di Abu Dhabi. Toto Wolff sorride nello stesso giorno in cui anche il suo rivale Horner gioisce, evento più unico che raro.
La doppietta numero 60 rimette la scuderia di Brackley dove era abituata a stare tra il 2014 e il 2020, quando fu capace di metterne a segno ben 53. Doppietta che mancava da due anni e 11 giorni, GP di Brasile 2022, anche se in effetti in pista sarebbe già tornata nel GP del Belgio di quest’anno senza la squalifica di Russell. Il futuro capitano della Mercedes torna a far pace con il gradino più alto del podio dopo 11 gare, anche se troppo spesso tra lui e la vittoria c’è stato qualcosa che si metteva di traverso, lasciandogli addosso un’aura di pilota non del tutto compiuto. Basti ricordare gli errori nel cambio gomme del team Mercedes e la successiva foratura che gli tolsero una sicura vittoria nel GP di Sakhir del 2020, la sua prima volta in Mercedes in sostituzione di Hamilton positivo al Covid. Oppure lo stesso GP del Belgio vinto in pista e poi rimosso dal palmares di George. Il 2025 potrebbe essere un anno fondamentale nella carriera di Russell, a patto che la Mercedes gli metta a disposizione una monoposto di livello. Il pilota è forte e mentalmente solido, e potrebbe essere una delle grandi sorprese del prossimo mondiale.
④ PANORAMI La McLaren e il titolo Costruttori
La McLaren va via da Las Vegas con mezzo bicchiere, non si capisce se mezzo vuoto o mezzo pieno. Sono state tante le occasioni in cui in questo 2024 la scuderia di Stella e Brown non è riuscita a riempire il proverbiale bicchiere, ma se da un lato si è messa l’anima in pace con il mondiale piloti definitivamente sfumato, dall’altro ha ancora saldamente in mano quello costruttori. Le prove ultimamente non all’altezza sono state imputate alla scomparsa dell’ala posteriore prima regolare poi bandita.
Non basta però questa modifica tecnica a giustificare i due piloti che non sembrano più in possesso della verve mostrata fino a due mesi fa. Un solo podio nelle ultime 4 gare contro i precedenti 14 consecutivi, insieme ai frequenti errori, non ultimo quello di Piastri al via che gli è costato 5 secondi di penalità, hanno riportato la McLaren indietro di un anno, almeno come risultati. I prossimi due Gran Premi, più la Sprint Race in Qatar, dovranno essere affrontati con la massima concentrazione. In ogni caso, se consideriamo la Red Bull fuori dai giochi vista la persistente latitanza di Pérez dalle parti alte della classifica, a fine stagione un pezzetto di storia potrebbe tornare in Formula Uno. La McLaren potrebbe raggiungere la Williams a 9 titoli, dopo 26 anni di digiuno. Altrimenti toccherà alla Ferrari, al suo 17esimo titolo dopo 16 anni di attesa.
⑤ PROSPETTIVE Adrian Newey e il buco nero dell’Aston Martin
Il buco nero in cui naviga da tempo la Aston Martin resta un mistero quasi inspiegabile. Ottavo weekend senza punti, quarto consecutivo. Appena 18 punti nelle ultime dieci gare, contro i 68 delle precedenti dodici. Un pilota, Lance Stroll, che in ogni weekend mostra puntualmente i suoi limiti, ma un altro che, oltre a battere i vari record di longevità, è accreditato di un potenziale da podio.
Neanche il budget sembra mancare, come il recente ingaggio di Adrian Newey lascia trasparire. Può darsi che la scelta del boss Stroll sia proprio quella di concentrarsi sulle prossime stagioni. Chissà se il sogno di Lawrence di portare il figlio Lance al titolo mondiale non si avveri proprio grazie a qualche “magata” di Newey. E magari finalmente riusciremo a vedere anche il ritorno alla vittoria di Fernando Alonso dopo 12 anni dall’ultima volta.
⑥ TRACCE La corsa dei Minions
La lotta per le posizioni tra il sesto e l’ottavo posto della classifica costruttori si fa sempre più interessante. Dopo l’exploit del Brasile, l’Alpine non prende punti e viene di nuovo scavalcata dalla Haas che di punti ne fa quattro. Nel frattempo la Racing Bull si avvicina a meno tre grazie al nono posto di Tsunoda.
Poteva essere una grande giornata per l’Alpine, che partiva in terza posizione in griglia grazie a Gasly, ma il suo motore è andato in fumo dopo appena 15 giri. La Kick Sauber continua invece a essere l’unica scuderia a zero punti, mentre la Williams, alle prese ormai con la quasi mancanza di pezzi di ricambio causati dalle continue uscite di pista dei suoi piloti e dalle numerose noie meccaniche, ha fatto un solo punto nelle ultime cinque gare.
⑦ MEDUSE La parata delle Rolls Royce
Al netto delle pacchianate tipiche del luogo, vedi le tre Rolls Royce in parata con a bordo i piloti verso il palco delle premiazioni, il GP di Las Vegas è stata la dimostrazione di quanto Liberty Media abbia avuto ragione nella grande apertura al mercato USA, almeno in termini economici. I 306.000 spettatori nel weekend, nonostante i prezzi proibitivi dei biglietti, e un entusiasmo costante per lo spettacolo della F1 in tutti i tre Gran Premi corsi negli Stati Uniti, non cancellano però il rimpianto per una Formula Uno ormai sempre più dedita alla ricerca di circuiti nei quali massimizzare i profitti, con un pubblico sempre più esclusivo e per questo disponibile a pagare cifre improponibili ai più.
La lenta ma costante trasformazione del calendario della Formula Uno, con sempre più circuiti cittadini popolati da VIP a discapito dei circuiti permanenti e storici, quelli che tipicamente ospitano il pubblico più popolare e affezionato a questo sport, porterà la Formula Uno a essere sempre più uno spettacolo televisivo, sull’onda di ciò che ormai sta accadendo con tutti gli sport più popolari. Ce ne faremo una ragione, a patto però che la sicurezza dei piloti non sia mai messa a repentaglio da circuiti nei quali le macchine sfrecciano a velocità superiori ai 300 km/h in mezzo a due muri.