TENNIS
PERCHE’ TANTI INFORTUNI A WIMBLEDON
VIA AI QUARTI DI FINALE
IL TORNEO DI WIMBLEDON
Ripetiamo insieme e ripassiamo. Quando le giocatrici tornano da un infortunio durato sei mesi o più, dispongono di una classifica protetta, quella che avevano all’ultimo evento in cui hanno ricevuto un premio in denaro. Con questo ranking congelato possono partecipare a otto tornei in un anno, oppure a 12 se sono state fuori più di un anno, ma solo due di queste iscrizioni possono essere utilizzate nei tornei dello Slam. È il motivo per il quale Paula Badosa ha scelto di saltare le Olimpiadi, riservandosi i jolly per andare a Wimbledon e agli US Open. Tra gli uomini funziona allo stesso modo, ma con criteri differenti. La classifica protetta scatta dopo sei mesi d’assenza: può essere utilizzata per i primi nove eventi giocati al suo ritorno, oppure 12 se è stato fuori più di un anno.
Ripetiamo insieme e ripassiamo perché gli infortuni sono sempre in mezzo a noi, addirittura ce ne sono stati due nello stesso giorno d’apertura degli ottavi di finale a Wimbledon, Dimitrov tra gli uomini, Madison Keys tra le donne. Sui prati londinesi in tutto fanno otto. Nel tabellone maschile si sono ritirati al primo turno Karatsev, al secondo Hurkacz e Kokkinakis, al terzo Pouille – che aveva usufruito del ko di Kokkinakis, al quarto Dimitrov. Le donne hanno cominciato al secondo turno con Osorio, al terzo c’è stata Bouzas Maneiro, al quarto Madison Keys.
È stata la sottotrama del torneo, ha scritto Charlie Eccleshare su The Athletic. “Nel tennis, uno sport individuale, il recupero da gravi contrattempi fisici è molto complicato. Non c’è modo di uscire dalla panchina per 10 minuti in una partita morta per testare la gamba, prendere il ritmo, rimettersi in carreggiata; mentre si è in convalescenza niente stipendio. C’è solo un’ansia costante. Ogni settimana che passa, si perdono soldi; ogni settimana che passa, la tua classifica e la tua capacità di guadagnare soldi scivola verso il basso“.
«Se mi apro e ne parlo, tutti mi chiamano moccioso viziato perché vengo pagato per giocare una partita di tennis» ha detto l’australiano Thanasi Kokkinakis, uno dei giocatori più sfortunati del tour per quanto riguarda gli infortuni. Ons Jabeur, tre volte finalista in uno Slam e finalista agli ultimi Wimbledon, sta rientrando da un infortunio al ginocchio: «Ho appena accettato l’idea che avrò sempre dolore» ha detto prima della sua partita di terzo turno contro Elina Svitolina. «Ci sono giorni in cui è più difficile che in altri. Penso che gran parte del compito mentale consista nell’accettare che proverò sempre dolore». Jabeur ha rivelato che si sottopone a iniezioni di plasma ricco di piastrine ogni sei mesi circa, per cercare di gestire la situazione. Ne farà un’altra nei prossimi giorni e si prenderà una settimana circa di pausa.
The Athletic fa notare che se sei Carlos Alcaraz o Jannik Sinner, puoi permetterti di saltare Roma in vista del Roland-Garros per assicurarti di essere in piena forma, senza preoccuparti troppo delle conseguenze per il tuo conto in banca. Quelli in cima alla classifica hanno anche accesso ai migliori medici, la migliore assistenza che tanto denaro garantisce. Hanno programmazioni migliori, giocano sui campi più grandi, spesso riparati dai tetti. Non devono preoccuparsi che le loro partite siano spostate, interrotte, riprogrammate, e sono condizioni che hanno delle ripercussioni sulla routine del recupero e sulla scansione della preparazione.
“Gli infortuni – dice The Athletic – sono più crudeli quando cambiano rapidamente l’aspetto della carriera. Ecco perché, nonostante il suo tono allegro e ottimista, la numero 3 al mondo Aryna Sabalenka, sembrava piuttosto preoccupata nel parlare di un problema alla spalla alla vigilia del torneo. Si è ritirata da Wimbledon il giorno stesso dell’inizio, sebbene l’idea che una giocatrice così brava non rimanga al top possa sembrare fantasiosa, Sabalenka ha visto da vicino cosa è successo alla sua migliore amica, Paula Badosa: una classifica da numero 2 non ti protegge dalla sfortuna“.
Jack Draper viene da un 2023 devastante. Era il 49 del mondo, il primo britannico, giocava tutti i tornei più belli, all’improvviso si è ritrovato al 110, al 120, si è ritrovato a giocare i challenger, nessuna possibilità di wild card, biene di niente, perché non sai mai «quanto velocemente riuscirai a tornare da un infortunio».
È appena tornata Karolina Muchova, l’incarnazione di questo discorso. Ha dovuto sfidare proprio Paula Badosa, in un match tra due ex-numeri-2. Sono finite in campagna, a giocare sul campo numero 17. L’estate scorsa, Muchova era in finale al Roland Garros, dove ha portato Iga Swiatek al terzo set. Ha raggiunto le semifinali degli US Open e la sua classifica a quel punto era numero #8. All’età di 27 anni sembrava al massimo del suo potenziale e della sua varietà creativa. Justine Henin ha detto che Muchova è una delle sue giocatrici preferite da guardare. Quando è in forma. Dopo la partecipazione agli US Open, Muchova ha dovuto sottoporsi a un intervento chirurgico al polso e non ha giocato per nove mesi, per poi tornare a Eastbourne, dopo aver temuto di non poter giocare mai più. Dopo l’operazione non riusciva nemmeno a lavarsi i denti. Ora spera di far bella figura alle Olimpiadi. La sua classifica è ancora abbastanza alta, conserva il numero #35, ma crollerà se dovesse uscire presto dagli US Open. Se non sei Alcaraz o Sinner, non sei neppure libera di farti male.