Via alla Coppa América negli USA, questo soccer adesso chiamiamolo football. Anzi: fútbol

  USA 2024  

Sarà tre volte Natale e calcio a tutte le ore. Agli Europei si aggiunge nella notte tra giovedì 20 e venerdì 21 anche la Coppa America, o Copa América per non confonderla con la vela, ecco, casomai. Da oggi i due poli del calcio che si sono spartiti 22 Coppe del mondo [12-10 per l’Europa] sovrappongono i loro tornei fino alle due finali del 14 luglio. In uno stesso giorno potremo avere in campo 12 Nazionali, tra gli stadi in Germania e quelli negli USA, un paese che vive la prima delle sue tre estati consecutive di soccer-balismo, un’abbuffata di pallone che passerà dal Mondiale per club 2025 e il Mondiale che conosciamo da bambini nel 2026. È la nuova capitale della Messimania, con l’Inter Miami in testa alla classifica. Un paese che si sta latinizzando intorno a questa vecchia-nuova passione, tanto che qualche giorno fa El Pais ha scritto che possiamo mandare in pensione la parola soccer – adesso si chiama football, anzi fútbol e siamo sicuri che non si confonde nessuno [come per la Coppa America]. 

Il 73% dei latini sopra i 16 anni afferma di essere un appassionato di sport, il 32% ha ereditato l’amore per una squadra in particolare e il 22% si considera un super-fan. Per migliaia di loro il calcio è una parte importante di ciò che sono. È naturale che cerchino di replicare la tradizione che loro stessi o le generazioni precedenti hanno lasciato dietro di sé.

Non è stato sempre così. Secondo un sondaggio Gallup, nel 1997 il calcio era all’ultimo posto nella lista degli sport preferiti negli USA, insieme al pattinaggio artistico. Il paese aveva già avuto i Cosmos di Pelé e i Mondiali del ‘94 con Maradona, ma le partite sotto il sole a mezzogiorno erano l’indice del fatto che la Coppa e la FIFA guardavano comunque e ancora al fuso orario dell’Europa. Vent’anni dopo, il calcio era salito al quarto posto, molto vicino a superare il baseball, soprattutto grazie al lavoro di diffusione di Megan Rapinoe e del movimento femminile.

Il secondo motore è stato la crescita della popolazione latino-americana. Messi ha fatto un signor lavoro. È meglio ‘e Pelé, e pure di Diego. È evidente dalla selezione delle città che ospitano una franchigia MLS. Nel 2025 anche San Diego ne avrà una. Quando ciò sarà accaduto, California, Texas e Florida ne sommeranno nove, quasi un terzo dell’intero torneo racchiuse nei tre stati con la maggiore percentuale di residenti latini. New York, l’altro grande polo latino del paese, ha due franchigie.

Il 90% dei tifosi latini preferisce guardare le trasmissioni in spagnolo, ma lo fa anche il 65% degli altri. Secondo i dati di Forbes, la finale della Coppa del Mondo in Qatar è stata vista da 26 milioni di persone negli Stati Uniti e le partite della nazionale della fase a gironi hanno avuto una media tra i 12 ei 15 milioni di telespettatori. A titolo di confronto, sottolinea El Pais, la prima partita delle finali NBA di quest’anno è stata vista da 11 milioni di persone. 

La MLS non ha questi numeri. Il record attuale è detenuto dalla finale della Coppa 2022, con due milioni di telespettatori circa, ma il dato che fa più gola a chi sta investendo nel calcio è che 200 milioni di persone hanno guardato il Super Bowl e 600 la partita fra Real Madrid e Barcellona. Ma è la finale di football americano a generare più soldi. Per ora. Nicholas Dale Leal ha scritto per l’edizione americana di El Pais [ma in lingua spagnola] che forse il mix di commercializzazione e passione latina è la ricetta perfetta per il calcio, e non chiamatelo più soccer

  SI’, MA CHI VINCE?

Sono l’Argentina di Messi e il Brasile di Vinicius i favoriti naturali – scrive allora El Pais con il permesso di una Colombia in grande forma e di un Uruguay sempre competitivo.

Leo inizia la sua settima Copa América con serie ambizioni. Non parteciperà alle Olimpiadi, ma ha in mente i Mondiali del 2026 secondo José Barroso de L’Équipe. Lionel Messi – scrive – è come le stelle. A quasi 37 anni, i suoi giorni migliori sono alle spalle ma l’argentino continua a prolungare la luce con l’avvicinarsi del crepuscolo. Il cittì Lionel Scaloni ha richiamato 21 campioni del mondo del 2022, tra cui Angel Di Maria e Leandro Paredes. Non è un tour d’addio, questo di Messi, 182 presenze e 108 gol in Nazionale, libero finalmente da quell’ossessione del Mondiale mai vinto. «Non sono pronto a lasciare il calcio. Ho fatto questo per tutta la mia vita. Adoro giocare a pallone. Mi piace la vita di tutti i giorni – ha detto – gli allenamenti, le partite. Veder finire tutto questo mi spaventa un po’. Non ci penso. Mi godo tutto molto di più, sono consapevole che ogni giorno che passa mi avvicina alla fine. Assaporo ogni piccolo dettaglio perché so che quando mi fermerò, mi mancherà».

  L’Argentina conta dunque sul suo solito  centrocampo con Enzo Fernández, Alexis Mac Allister e Rodrigo de Paul, sulla presenza di Guido Rodríguez, Exequiel Palacios e Giovani Lo Celso. In difesa fa affidamento sull’asse Cuti Romero-Nicolás Otamendi, in porta lo scostumato e carismatico Dibu Martínez. Ah già: Lautaro in attacco.

  Il Brasile arriva negli Stati Uniti senza Neymar, ma con Vinicius in stato di grazia. In Nazionale però gli manca sempre qualcosa. Ha segnato solo 3 gol in 30 presenze, gli stessi 3 gol che Endrick all’età di 17 anni ha fatto in 4 partite, tutte partendo dalla panchina. E poi Rodrygo, Allison in porta, Marquinhos e Beraldo in difesa, Guimaraes, João Gomes e Paquetà a centrocampo, Raphinha a fare Raphinha, in una squadra che ha voltato pagina staccandosi dai Casemiro, i Thiago Silva e i Gabriel Jesús.

  La Colombia viene da un’impressionante striscia di 23 partite senza sconfitte, due anni sotto la guida del professor Néstor Lorenzo, l’allenatore argentino che l’ha guidata negli ottavi, ha battuto Spagna e Germania in amichevole, il Brasile in una partita ufficiale, gli USA per 5-1 a Washington in preparazione. Ha una difesa efficace con Mojica, Carlos Cuesta e Lucumí; un centrocampo comandato da John Arias e James Rodríguez, Santos Borré come centravanti. 

  Resta da dire dell’Uruguay di Marcelo Bielsa, che si fida di Araújo e Giménez in difesa; Valverde e Nicolás de la Cruz a centrocampo, Darwin Núñez e Luis Suárez in attacco, quel Suárez, non un omonimo, 37 anni, dice di divertirsi pure lui «come se fosse la prima volta e come se fosse l’ultima»

La Nacion dall’Argentina indica come un grosso mistero il fatto che il cittì campione del mondo occupi una posizione di metà classifica per guadagni. In cima ci sono Marcelo Bielsa con 4 mln di dollari l’anno e Dorival Júnior del Brasile con 4 mln l’anno. Il vero colpo di scena è il quarto posto di Fernando Batista del Venezuela, 3 milioni. Come Spalletti. 

 

PROGRAMMA  20 GIUGNO Argentina-Canada |  21 GIUGNO Perù-Cile |  22 GIUGNO Messico-Giamaica, Ecuador-Venezuela | 23 GIUGNO Stati Uniti-Bolivia,  Uruguay-Panama | 24 GIUGNO: Brasile-Costa Rica, Colombia-Paraguay | 25 GIUGNO: Cile-Argentina, Perù-Canada | 26 GIUGNO: Venezuela-Messico, Ecuador-Giamaica | 27 GIUGNO: Panama-Stati Uniti, Uruguay-Bolivia | 28 GIUGNO: Paraguay-Brasile, Colombia-Costa Rica | 29 GIUGNO: Argentina-Perù, Canada-Cile | 30 GIUGNO: Messico-Ecuador, Giamaica-Venezuela | 1° LUGLIO: Stati Uniti-Uruguay, Bolivia-Panama | 2 LUGLIO: Brasile-Colombia, Costa Rica-Paraguay | 4-5-6 LUGLIO: Quarti di finale | 9-10 LUGLIO: Semifinali | 13 LUGLIO: Finale per il 3° posto |  14 LUGLIO: Finale

 

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