Quanto è bello questo golf. Peccato che fra loro si odiano

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Rory McIlroy e Bryson DeChambeau erano in parità alla buca numero 18, 6 colpi sotto il par, quando McIlroy era a un metro, poco più di un metro di distanza da un putt che lo avrebbe portato ai playoff. Lo ha mancato, il secondo putt mancato nelle ultime tre buche. Così la NBC è andata con le sue telecamere in modo un po’ crudele a indagare nella sua frustrazione, mentre se ne stava seduto sotto una tenda a guardare da lontano l’esultanza di DeChambeau, al secondo US Open di golf della sua carriera. Il primo è arrivato nel 2020 al Winged Foot, questo a Pinehurst, lo stesso posto in cui uno degli idoli di DeChambeau, Payne Stewart, vinse 25 anni fa.

McIlroy si è voltato e se n’è andato. Ha lasciato il campo senza parlare con la NBC, con Golf Channel o qualsiasi altro media, probabilmente furibondo due volte per aver perso da uno dei ribelli, uno dei secessionisti, uno dei golfisti che ha accettato le offerte del fondo saudita per unirsi alla LIV, quella che stiamo chiamando da un paio ‘d’anni la Superlega del golf. PGA ha messo al bando quelli che se ne sono andati, me nei Major sono autorizzati a competere. 

Scrive The Athletic che  le ore di chiusura degli US Open sono state tra le più drammatiche che si ricordino negli ultimi anni.  Se non ci fosse di mezzo questa sorta di guerra civile tra due fazioni, il golf potrebbe raccontare di essere nel pieno della sua età migliore, come il tennis dei Tre Maghi, come il ciclismo contemporaneo.

DeChambeau è diventato solo il quarto giocatore nella storia a vincere un campionato US Amateur e lo US Open, unendosi a quelli che possono essere considerati i tre migliori giocatori della storia: Bobby Jones, Jack Nicklaus e Tiger Woods. Il suo secondo successo agli US Open arriva all’età di 30 anni, altro raro risultato. Dalla seconda metà del Novecento, solo Nicklaus, Woods, Ernie Els e Brooks Koepka hanno vinto un secondo titolo agli US Open da Under-30. 

DeChambeau ha portato a sei il numero di Major consecutivi vinti da giocatori americani diversi, dopo Koepka, Wyndham Clark, Brian Harman, Scottie Scheffler, Xander Schauffele. L’ultima volta che si era verificata un’alternanza così lunga fra statunitensi è stato tra la metà e la fine degli anni ’70, dal PGA del 1975 fino agli US Open del 1977, con Nicklaus, Raymond Floyd, Jerry Pate, Johnny Miller, Dave Stockton, Tom Watson e Hubert Green: si spinsero fino a sette. 

Il povero McIlroy è finito fra i primi-10 agli US Open per il sesto anno di fila, il primo giocatore a riuscirci dopo Nicklaus fra 1977 e 1982. È il primo ad avere una serie di piazzamenti nella top-10 così lunga senza vincere in 114 anni, perfetto erede di quel Jack Hobens che fece lo stesso tra 1905 e 1910. Non solo. Ora McIlroy è arrivato a 21 presenze fra i primi-10 nei Major dalla sua ultima vittoria, il PGA 2014 al Valhalla. Fanno 10 anni di piazzamenti e 13 di distanza dal suo ultimo US Open.

Otto giocatori hanno terminato la settimana sotto il par, raddoppiando la somma dei primi tre US Open tenuti al Pinehurst. È il quarto anno consecutivo che gli US Open vengono decisi da un colpo solo, la serie più lunga dal 1996-99. Inoltre il golf celebra due giocatori finiti tra i primi-10 in ciascuno dei primi tre Major della stagione: sono DeChambeau e Schauffele. Tra un mese il gran Circo – anzi i due Circhi – si ritrovano per il British Open, con DeChambeau che cercherà di diventare il primo dopo Woods [2000] a fare l’accoppiata British+US Open nella stessa stagione.

DeChambeau è quel tipo che tempo fa aveva una rivalità con Koepka, diciamo pure un’antipatia, forse proprio una inimicizia. Il Post pubblicò una ricostruzione dei motivi per cui i due non si possono vedere.  La rivalità – leggiamo – è nata dalla contrapposizione tra i loro diversi stili di gioco, ma poi è degenerata così tanto da uscire dalla sfera del golf. DeChambeau nel dualismo ha il ruolo del razionale, l’uomo analitico, il suo soprannome è Lo Scienziato. Ha una laurea in fisica, si prepara da solo le mazze da golf, in modo diverso dagli altri. A volte si presenta in campo con compasso e goniometro. C’è chi lo ritiene un innovatore e chi crede che sia un mezzo sciroccato. Chi pensa che stia rivoluzionando il golf e chi trova imbarazzanti le sue idee. Di pari passo alle sue ricerche misurabili, marcia l’idea primitiva che DeChambeau ha del golf. Tu picchia, picchia forte, e vedrai che la palla va lontano. Lasciate perdere lo swing, i ballerini e l’eleganza.

DECHAMBEAU CHE SPIEGA DECHAMBEAU

«Vorrei che le persone che non mi conoscono, sapessero che sono una persona totalmente concentrata su tutto ciò che faccio, ora è il golf ma sarebbe stato lo stesso se fossi stato un fisico. Se non avessi avuto successo, mi sarebbe piaciuto dedicare ogni minuto della mia vita al progresso della scienza. Quando avevo 15-16 anni sapevo di non essere come tutti gli altri. Non ho fatto mai niente come tutti gli altri. Ho letto questo libro, The Golfing Machine di Homer Kelley (1969) che mi ha dato una comprensione dello swing del golf e di come funziona. Nel frattempo, ho continuato a sviluppare le mie conoscenze. Ho acquisito una forza straordinaria nell’ultimo anno, cercando di aggiungere piccole cose che mi fanno stare bene. Da quando ho iniziato questo viaggio alla ricerca della potenza, ne ho tratto beneficio per il mio gioco, forse può ispirare gli altri. Se lavori abbastanza duramente, puoi sicuramente realizzare i tuoi sogni. Oggi, a 108 kg, sono più equilibrato rispetto a quando ero 86 o 88 chili, due anni fa. Questo è ciò che mi fa sentire più sano e anche meglio rispetto a quando avevo 15 anni. Posso fare quello che voglio senza rischiare infortuni. Un giorno di allenamento mancato è un giorno in cui qualcun altro può migliorare più di te».  [intervista di Romain Lefebvre, l’Équipe, settembre 2020]

Derek Lawrenson sul Daily Mail lo ha considerato uno che sta guidando lo sport verso soluzioni prive di abilità artistica e Forbes lo ha giudicato un uomo che ha qualcosa in comune con Steve Jobs e Thomas Edison. DeChambeau ha studiato come la pressione atmosferica incide sui colpi. Si allena alla fune per migliorare l’equilibrio, possiede una macchina con la quale misura la velocità della palla. Hugo Costa sullo spagnolo El Mundo già tempo fa era dalla sua parte, ricordando come in passato pochi avessero preso sul serio perfino il leggendario Dick Fosbury quando studiava un modo diverso di scavalcare l’asticella del salto in alto.

Ai tempi della sua ascesa, Matteo Dore sulla Gazzetta dello sport fece ricorso a un esempio illuminante, raccontando che “l’idea del driver più lungo gli è venuta vedendo Happy Gilmore, un film stupidotto del 1996 con Adam Sadler che gioca a hockey e diventa campione di golf tirando la pallina a 400 metri in maniera poco ortodossa, arrivando di corsa all’impatto. Che è un po’ come se Guardiola dicesse di avere avuto un’ispirazione tecnica grazie a Lino Banfi”.

Ecco allora cosa non sopportano Koepka e quelli come Koepka. Qualche anno fa DeChambeau gli mandò a dire durante una diretta su Twitch che non aveva addominali. Da allora hanno preso a non sopportarsi perfino più di prima. E poi sono pure arrivati i soldi dei sauditi.  

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