Vent’anni a parlare di tennis. Wilander dice che al Roland-Garros si vince pure senza essere fenomeni

È da vent’anni che Mats Wilander guarda il tennis con un occhio differente, l’occhio distaccato dell’analista. Lo fa in tv per Eurosport e lo fa scrivendo le sue opinioni per il quotidiano sportivo francese L’Équipe. Così, i francesi hanno pensato di celebrare la ricorrenza con una lunga intervista su questa seconda vita, questa seconda fase seguita all’attività sul campo, sette tornei dello Slam vinti, tutti tranne Wimbledon, tre Coppe Davis con la Svezia, il numero #1 in classifica raggiunto nel settembre nel 1988.

Wilander racconta che quando gli arrivò la proposta  «ho pensato che probabilmente avevate dei lettori di qualità. Perché io non sono francese. Mi sono anche detto che è per questo che mi avevate scelto. Parlo una lingua diversa, vengo da una cultura diversa ma ho vinto il Roland-Garros tre volte e conosco quali sono le condizioni che consentono di vincerlo. Giocare molto bene non basta. Direi addirittura che non è necessario. Serve giocare a un buon livello, non di più, ma per sette partite.  Mi sono detto che volevate che io parlassi di questo, della mia mediocrità, nel senso di giocatore medio. Perché questo torneo è soprattutto questo: durare cinque ore. Se scendi al di sotto di questo livello medio, perderai. Ma essere un giocatore medio è sufficiente, a patto di restare costanti. Questo posso spiegare ai giocatori. Non devi essere Ivan Lendl o Andre Agassi per vincere Roland. Puoi essere Gaston Gaudio o Albert Costa, e vincere lo stesso. Sulla terra battuta, se trovi il ritmo giusto diventi comunque pericoloso».

Ora, intorno a questa dichiarazione si potrebbe aprire una gigantesca discussione su quale sia lo Slam più nobile, oppure vogliamo dire che nobilita, quale sia lo Slam che più degli altri sa consegnarsi solo ai campioni con la filigrana. Non è il momento. 

Wilander racconta di non aver avuto esitazioni nell’accettare. «Non leggo il francese ma ho gli occhi: questo giornale ha raccontato più tornei del Grande Slam al mondo. Il lavoro mi interessava perché in effetti non avevo mai raccontato la mia storia. La gente mi parlava solo del punto che mi aveva dato il match point e che io avevo restituito a Jose-Luis Clerc nel 1982. O della mia finale persa contro Yannick Noah nel 1983. Ma nient’altro. Niente su come si vince uno Slam. Anche in Svezia non interessava per niente. Quando ho vinto qui, mi hanno mandato una pagina a casa. Su L’Équipe del giorno dopo c’erano pagine e pagine. Ti viene voglia di collaborare con un giornale del genere. Secondo me L’Équipe e il Roland-Garros sono strettamente collegati».  

Wilander dice che esiste una grossa differenza tra l’analisi di partita in TV o allo stadio. «Questo nuovo lavoro mi ha permesso di assistere dal vivo al Roland-Garros, agli US Open o a Wimbledon. Per due settimane ho la sensazione di vivere il successo di qualcuno accanto a lui. A volte basta guardare un set allo stadio per capire cosa sta realmente succedendo. Quando ero in campo, tutto andava troppo veloce. In TV è lo stesso. Non abbiamo tempo per pensare. Per non parlare del fatto che se ti scappa qualcosa di spontaneo, potresti pentirtene. Quando invece c’è da scrivere, puoi tornare indietro e trovare una formula più precisa. È una grande occasione. Se avessi fatto questo lavoro prima, sarei stato un giocatore migliore. Capisco il tennis molto meglio da quando ho iniziato a scrivere. Mi costringe a pensare e a superare i miei limiti. C’è un detto: – Più sai, più ti rendi conto che c’è ancora da imparare. Questa è esattamente la mia sensazione. È una bella sorpresa per me». 

Ascoltare o leggere Wilander è sempre incantevole. È uno dei rari ex campioni che non cede alla tentazione di dire «come avevo previsto», «io lo sapevo», «ve lo avevo detto». In questa intervista fa di più. Racconta che non aveva capito niente. Non si aspettava una ‘evoluzione del tennis in questo verso. «È cambiato – dice – in un modo completamente diverso da quanto avessi previsto. Credevo che si sarebbe evoluto in direzione di un Sampras, di un Ivanisevic o di un Krajicek. Verso i grandi battitori. Ma è successo il contrario. Sembra quello dei miei tempi, ma molto meglio. Agassi ha avuto un ruolo importante. Ma è stato soprattutto Federer a ribaltare tutto, perché Federer è stato sia un Sampras sia un Agassi. Nadal e Djokovic hanno colmato questa lacuna. Per molto tempo ho creduto che la palla tra le gambe, il tweener, o il servizio da sotto servissero solo a fare show. Ma mi sbagliavo: a volte sono il tiro migliore da giocare in quel momento. Sono anche felice che sia tornata di moda la smorzata. Quello che fa Alcaraz nell’ultimo game della sua finale di Wimbledon del 2023 contro Djokovic è la decisione più strana che abbia mai visto in vita mia. Sbaglia una palla corta sul primo punto. E cosa fa? Rigioca una smorzata sul secondo e la vince. È semplicemente geniale. È il giocatore più impressionante e il più creativo. Anche il più difficile da capire per me. È il giocatore più importante per il futuro del nostro gioco. Porta il tennis in un nuovo spazio di intrattenimento. Crea dei colpi e costringe gli altri a cercare di imitarlo. È meraviglioso».

Quando dice di non capirlo, preciserà più avanti, si riferisce al fatto che gli risulta incomprensibile «come un giocatore che ha ottenuto risultati brillanti attaccando diventi improvvisamente difensivo. Probabilmente dipende dalla mia evoluzione come giocatore: per continuare a vincere e diventare il numero 1 al mondo, dovevo essere sempre più aggressivo. Forse ho esagerato, non ero abbastanza bravo per diventare un attaccante puro. In generale, voler proteggere il proprio posizionamento è una cattiva idea». Che formidabile analista deve essere una persona che elogia tutto il tennis che non ha avuto nel braccio, che persona di spessore deve essere uno che sa dire: non lo so, non lo sapevo, non avevo capito. 

 
COVER  VISTA QUI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.