21 maggio 1984. La Juventus riflette sul suo secondo straniero e tiene fermo tutto il mercato – Saltata l’amichevole a Napoli tra il Barcellona e una mista Napoli-Avellino: chi vuol trattare con Maradona dovrà andare in Spagna – Firenze sta per accogliere Socrates – I Mondiali di calcio del 1990 sono stati assegnati all’Italia
Giampiero Boniperti è tranquillo, non ha fretta. Vuole prendersi tutto il tempo che può per decidere se tenersi Boniek o cambiare il secondo straniero che fa la spalla a Michel Platini. Non vuole sbagliare. La Juventus ha vinto lo scudetto e la Coppa delle Coppe, ma il trionfo di Basilea l’ha inteso come una specie di prova generale per la Coppa dei Campioni che tanto desidera, quella Coppa dei Campioni che invece può essere della Roma fra nove giorni. La Juventus non l’ha mai vinta, l’anno prossimo ci riprova, a Boniperti brucia parecchio immaginare che possa esserci un altro club italiano che fa prima.
Quando nei giorni scorsi gli hanno chiesto se gli piacerebbe giocare una finale Roma-Juventus per la Coppa dei Campioni del 1985, ha risposto che gli piacerebbe di più Juventus-Liverpool. È accesa fino a questo punto la rivalità con il senatore Dino Viola.
La Roma sta finalmente sbloccando le trattative per il rinnovo dei contratti con il portiere Tancredi, con Bruno Conti, con Paulo Roberto Falcao. Lo dice la Gazzetta stamattina. La Juventus invece è ferma, e sono ferme tutte le altre società, bloccate, in attesa di conoscere le sue mosse. Il Verona si chiede se dovrà restituire i prestiti di Galderisi e Storgato, o magari potrà contare proprio su Boniek. Lla Lazio aspetta di sapere con esattezza su quali giocatori potrà fare affidamento come contropartita di Giordano e Manfredonia, promessi da Chinaglia alla Juventus. Pure il Milan freme, in attesa del responso ancora su Manfredonia: la Juventus pare sia intenzionata a giraglielo per avere Collovati.
Cos’è che induce Boniperti a prendersela comoda? Maradona.
Prima di sbloccare il mercato e di far saltare tutti gli equilibri, la Juventus aspetta di avere una conferma definitiva sulla possibilità di mettere Diego accanto a Michel.
Scrive stamattina la Gazzetta: “Maradona, è noto, è un vecchio pallino dell’avvocato Agnelli. Potrebbe finire alla Juventus, quando nessuno se l’aspetta, esattamente come accadde due anni fa per Platini”. C’è anche un’ipotesi-Falcao, ma le probabilità sono minori perché – ancora la Gazzetta – “la Juve, per costume, non ruba i fuoriclasse agli altri”. Ma qualche tempo fa è stato lo stesso procuratore di Falcao, Cristoforo Colombo, a offrirlo.
“Falcao – scrive David Messina sulla Gazzetta – potrebbe ancora vestire la maglia bianconera solo se accettasae un ingaggio sul livello di quello che percepisce Platini e, semmai, un impegno formale a diventare uomo-Fiat in Brasile, al termine della carriera. Che il seme gettato da Boniperti a suo tempo stia cominciando a fiorire?”.
Il Mundo Deportivo da Barcellona tace. Oggi in tutto il giornale il nome di Maradona non è mai citato. Neppure per scrivere che è saltata l’amichevole prevista a Napoli con una mista Napoli-Avellino. Il direttore sportivo Pierpaolo Marino la dava per certa l’altro giorno, anzi dava per certa pure la presenza di Diego. A Barcellona hanno altri pensieri. Sulla prima pagina del quotidiano catalano c’è l’infortunio a Bernd Schuster, dovrà stare fuori sei settimane, salta pure gli Europei che stanno per cominciare in Francia.
Di un altro tedesco si parla invece a Milano. I dirigenti del Milan stanno per partire per Brema per cercare di convincere Rudi Voeller a trasferirsi in Italia. “Pare che dopo il primo rifiuto – scrive la Gazzetta – Voeller abbia cominciato a mostrarsi più disponibile, anche per proseguire il duello con Rummenigge che ritroverebbe come avversario con la maglia dell’Inter”.
L’Inter pare intenzionata a mettergli Brady accanto, mentre Udinese e Napoli sono in concorrenza in Brasile per avere Junior.
Il Dottore di Firenze
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A proposito di brasiliani. Firenze comincia a conoscere Socrates e a goderselo. Stamattina Tito Corsi, direttore sportivo del club, ha raccontato in una intervista con Antonello Capone sulla Gazzetta alcuni retroscena della trattativa.
«Desidera vivere in una città che già conosce abbastanza. Sua moglie è stata a Lucca l’anno scorso, in vacanza a casa della consorte del responsabile del settore calcio del Corinthians, ch’è appunto toscana anche se ha sempre vissuto a San Paolo. Proprio i racconti della sua Regina l’hanno affascinato, tant’è vero che nel nostri incontri di questi giorni mi ha fatto capire di sapere già tante cose: Brunelleschi, Giotto, gli Uffizi, le colline, l’Arno, la tranquillità… E lui tiene soprattutto alla famiglia, all’istruzione dei suoi figli, alla seconda professione – se così possiamo chiamarla – di pediatra. I soldi, credetemi, sono stati sempre a margine dei nostri discorsi. Ci siamo messi d’accordo subito».
➣ Lei, dunque, ha trattato immediatamente con Socrates, prima che con la società…
«Sì, perché era più importante il sì del glocatore. Quello del Corinthians era vincolato alla volontà di Socrates. E solo mercoledi, infatti, sono cominciati i colloqui con Pires, proseguiti fino alla mia partenza. Adesso bisogna definire i dettagli. La Fiorentina comunicherà quando l’operazione è definitivamente conclusa».
➣ Dal Cin, per difendersi dai tifosi di Zico inferociti, si dovette barricare in albergo. E lei, quando si sono sparse le prime voci?
Appena si è parlato del trasferimento, Socrates è andato davanti alle telecamere e ha parlato al Paese: io vi ho dato tanto, adesso permettete che prenda un po’ io: questa è un’occasione d’oro per me e la mia famiglia … Capitemi. E la gente non ha fiatato perché ama Socrates proprio con l’anima: è contenta perché sa che il suo idolo è felice. Un personaggio incredibile, questo giocatore, con un carisma impressionante»
➣ Lo sa che Bertoni è inferocito?
«Inferocito perché? Se è un professionista, non deve comportarsi così. I patti con lui erano chiari. La Fiorentina li ha rispettati. L’anno scorso firmò per due anni dandoci la facoltà di cederlo adesso a un’altra società di suo gradimento».
➣ È pronta l’accoppiata Socrates-Altobelli?
«A questo punto, mi sembra difficile che l’Inter possa comprare Socrates».
➣ Lo sa che Galli ne ha dette di tutti i colori alla società per la sostituzione di Bertoni?
«E chissa, allora, cosa succederà quando saprà che sostituiremo anche lui!».
➣ Un’altra cosa su Socrates. È vero che ha un caratteraccio, che – come dice Boniperti – in due stagioni può distruggere una squadra?
Guardate, sono tutte storie. Eppoi, quando io giocavo, dicevano che il nostro compagno Ricciotti Greatti era intrattabile perché appena beccavamo un gol ce ne diceva di tutti i colori. Poi hanno capito che era il più bravo di tutti e che le sue paroline erano per noi un toccasana»
Chissà se potremo chiamarlo lo stesso Mundial
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Sono passati quasi due anni dalla finale al Bernabéu, quella di Nando Martellini campioni del mondo campioni del mondo campioni del mondo, quella di Pablito e del presidente Pertini che non ci prendono più. Domani l’Italia di Bearzot gioca in amichevole a Zurigo contro la Germania e la squadra pare già molto diversa. Sono cinque i superstiti della finale, stanno fuori Rossi, Zoff e Cabrini. Collovati ha detto: «Questa è un’amichevole, quella fu un’avventura».
Dalla Svizzera l’altro ieri è arrivata una notizia meravigliosa per il calcio italiano. Cinquantasei anni dopo l’edizione fascista del 34, i Mondiali si rigiocheranno di nuovo da noi. Fra sei anni. Dopo tre edizioni ispanofone: 1978 in Argentina, 1982 in Spagna, 1986 in Messico: subentrato l’anno scorso alla Colombia. Chissà se potremo chiamarlo lo stesso Mundial. L’idea di portarlo in Italia è nata dopo il quarto posto degli azzurri in Argentina, con una lettera inviata dal segretario della federcalcio, Borgogno. La candidatura è stata presentata nel luglio 1978. Dopo la conquista del titolo in Spagna, il presidente federale Sordillo si è assunto l’impegno di concludere l’iniziativa portata avanti da Artemio Franchi. “Una brillante campagna promozionale che ha portato al ritiro delle altre candidature europee convogliando le preferenze sul nostro Paese” spiega Roberto Beccantini sulla Gazzetta. L’alternativa al voto era l’Unione Sovietica.
Nel suo editoriale sulla Gazzetta di stamattina Candido Cannavò dice che il padre di questa candidatura è “l’eccezionale livello raggiunto dallo sport italiano sul piano dei risultati, del prestigio e della capacità organizzativa. In una nazione piena di problemi e di contraddizioni, di utopie e di stucchevoli forme di autolesionismo, ci sono ancora parecchie immagini da salvare. L’Italia è certamente uno dei Paesi che più hanno progredito in questo settore negli ultimi trent’anni. E non si pensi soltanto ai fasti spettacolari del calcio, ai grandi amori nazionali per gli sport popolari, alla pura passionalità della gente (tutte cose che hanno il loro significato e che non vanno mai fraintese): la crescita è stata globale, sul piano della cultura, della coscienza e del costume. Lo sport non è più una stravaganza, bensì una realtà acquisita nella quale tutti gli italiani in qualche modo sono coinvolti. Certo siamo ancora lontani da un quadro completo e rassicurante. Basti pensare i persistenti dislivelli tra Nord e Sud, all’eterno problema dello sport nella scuola (che poi s’identifica con il problema della scuola medesima), alla carenza degli impianti di uso comune e a tante altre cose. Dobbiamo anche onestamente ammettere che al livello di eccellenza dello sport agonistico non corrisponde in Italia un adeguato benessere dello sport educativo e sociale. Ciò non toglie che oggi l’Italia sportiva offra al mondo un quadro globale e invidiabile di buona salute, di dinamismo, di efficienza. Ed è su questo sfondo che è maturata, spontanea e naturale, la vittoria di Zurigo. Possiamo esserne orgogliosi. E soprattutto, mettiamoci al lavoro”.
Il Corriere della sera scrive che si tratta di un colpo da 4mila miliardi di lire. Secondo i calcoli della FIGC questa è la cifra dei proventi diretti e indiretti. LA FIFA vuole che si giochi in 12 città. Ne sono stati selezionati 14, probabilmente resteranno fuori quelli di Perugia e Ascoli, così scrive Nino Petrone, mentre si apre la partita per la poltrona delle poltrone, quella di capo del comitato organizzatore.
Sono due i nomi che stamattina girano sui giornali. Il primo è quello di Gianni Agnelli. Il secondo: Franco Carraro, presidente del CONI, sempre lui, ormai già da vent’anni nel giro, prima come membro del Consiglio direttivo della Lega, poi consigliere federale, poi presidente del settore tecnico, poi vicepresidente della federazione, poi presidente della Lega, poi presidente della federazione, poi commissario straordinario della Lega calcio, adesso presidente del CONI. Ci manca solo che un giorno lo fanno ministro oppure – che so – sindaco di Roma.