C’è chi sospetta che Mancini voglia lasciare | Abramovich finanziava di nascosto il Vitesse

 

CALCIO ITALIANO

C’è chi sospetta che Mancini voglia lasciare

 

È il sospetto venuto alla redazione di Oa Sport. Roberto Mancini potrebbe lasciare il ruolo di CT dell’Italia. Secondo il sito di sport olimpici, la notizia rimbalza da diverse direzioni. Il tecnico campione d’Europa in carica potrebbe avere maturato l’intenzione di fare un passo indietro, dopo essersi reso conto forse di non avere più lo slancio giusto per condurre la Nazionale in questo biennio che porterà a Germania 2024. Le prime due partite del girone di qualificazione in vista dei prossimi Campionati Europei hanno visto, senza mezzi termini, una delle rose più modeste di questo millennio. Secondo alcune fonti Roberto Mancini non sembra più avere la carica giusta per proseguire nel suo mandato, per cui ogni scenario al momento può definirsi aperto. Da oggi fino alla Final 4 di Nations League di giugno possiamo attenderci davvero di tutto. Le sirene dall’estero non mancano, con la stampa europea che prova, a sua volta, a fare ipotesi più o meno possibili. Ma, provando a fare un po’ di fanta-nazionale, chi potrebbe in questo momento prendere questa “patata bollente”? Non si può trovare un termine differente. Ora come ora salire in corsa sul carro dell’Italia, tra rosa non più di prima fascia, e rischi annessi e connessi, rappresenterebbe una vera e propria sfida. Il nome di Antonio Conte, fresco di addio al Tottenham, aleggia sulla panchina azzurra e, in qualche modo, potrebbe essere la scossa che sta cercando il tecnico leccese. Solo fantasie o c’è anche un briciolo di verità?

 

I processi della Juventus

 

Corriere dello sport-stadio:La Juventus si difende su più fronti” – La chiusura del caso plusvalenze, le manovre stipendi e agenti, poi le partnership  opache. Tre processi  sportivi, più   quello penale  vedranno i bianconeri  coinvolti  per tutto l’anno. La procura della Federcalcio a inizio settimana notificherà l’avviso di conclusione delle indagini. Poi scatterà il nuovo deferimento per i dirigenti. Sugli accordi  con gli altri club  indagini in corso  Chiné aspetta.

Giorgio Marota scrive: Superati questi scogli, con la speranza di non uscirne con le ossa rotte (tradotto: 30-40 punti di penalizzazione sommando plusvalenze e stipendi), i legali Bellacosa, Sangiorgio, Clarizia e Paolantonio si concentreranno sull’udienza preliminare davanti al Gup, rinviata al 10 maggio. Ogni penalizzazione nello sport, dice il codice, dev’essere “afflittiva”. E visti i tempi, la Juve la sconterebbe già in questo campionato.

 

  La Gazzetta dello sport: “Spalletti & Pioli. Uno contadino, l’altro ciclista. Il bello di vincere a una certa età” –  L’allenatore del Napoli sta per conquistare il suo primo campionato italiano a 64 anni, Pioli ci è riuscito nel 2022 a quasi 57. Tutti e due vengono da lontano…

Stefano da giocatore è stato più bravo, ma oggi il mediano Luciano arriverebbe in Serie A. La fatica un elemento comune, il napoletano lavora nei campi, il milanista si sfoga in bicicletta

 

parole Nando De Napoli

 ➣  De Napoli, facciamo un gioco: il Napoli di ieri, quello di oggi e il Milan di Sacchi. Lei è il giudice. 

«Chi si prenderà improperi, qualsiasi cosa dica. Ma ci sto: noi avevamo Maradona, dentro una grande squadra che avrebbe potuto anche vincere di più. Ma loro fecero la rivoluzione. Me li ricordo ancora mentre ci facevano il pressing anche negli spogliatoi o nell’intervallo….». 

  ➣  E c’è un dolore che non è sparito. 

«Lo scudetto dell’88, quando ormai sembrava fosse nostro, ce lo portarono via a Napoli, con una partita impetuosa: non lo sapevamo, nessuno poteva immaginarlo, che stava per cominciare qualcosa di leggendario». – intervista di antonio giordano, Corriere dello sport-stadio

 

voci A Federico Gatti piacciono i cattivi

 ➣  Osimhen, orgoglioso del suo passato ma stanco di domande sempre uguali, ha rivendicato di non essere più solo il ragazzino povero che vendeva acqua per strada. Anche lei, ex muratore, si sente prigioniero di un cliché?

«Prigioniero no, semplicemente la mia vita è cambiata e sono altro. Non rinnego nulla». 

 ➣  I suoi idoli da ragazzo erano difensori? 

«No. Mi piacevano Taarabt, genio e sregolatezza, e Nainggolan per il cuore che metteva in campo. Mi sono sempre piaciuti i giocatori di cattiveria e di carattere, stile Gattuso». 

 ➣  Lei nasce difensore? 

«Lo sono per caso. Al Pavarolo ero mezzala e avevo anche segnato 8 gol. A febbraio gran parte della squadra decise di mollare e il mister, che doveva attingere agli juniores, mi inventò centrale nella linea a tre “per limitare i danni”. Giocai in quel ruolo contro il Verbania e fu la svolta». – intervista di gianluca oddenino, la Stampa

 

  EUROGOL

Abramovich finanziava di nascosto il Vitesse

 

Roman Abramovich, quando era proprietario del Chelsea, finanziava di nascosto la squadra olandese del Vitesse. È un lancio di ieri pomeriggio del Guardian online, con una serie di documenti a supporti, denominati “Oligarch Files”, secondo i quali l’oligarca avrebbe versato almeno 117 milioni di euro fino al 2015 per il club olandese. Cifre fuori scala per un club che aveva un fatturato di 14 milioni. 

Già nel 2010, dice il Guardian, la Federcalcio olandese si era insospettita, nel momento in cui il club venne acquistato dall’imprenditore georgiano Merab Jordania, amico di Abramovich. Chelsea e Vitesse avevano stretto una partnership per giocatori in prestito, tra cui Matic e Mount. Il Vitesse in una nota dice che boh, a loro non risulta, non ne sapevano niente, anzi, hanno sempre mostrato i loro conti alla federazione, e niente di irregolare era mai emerso. Ecco. 

 

    Repubblica: I collezionisti di squadre” –  Il Manchester United fra Al Thani e Ratcliffe e l’allarme crescente sulle multiproprietà nel calcio: un padrone unico per una galassia di club nel mondo. 

Una regola è necessaria, non basta appellarsi alla sportività in campo”  ➔  Paolo Condò ha scritto: Ceferin, purtroppo, sta seriamente valutando di cambiare la regola. In realtà il tabù è già saltato cinque anni fa, quando Lipsia e Salisburgo — entrambe targate Red Bull — vennero addirittura sorteggiate nello stesso girone di Europa League, e quindi giocarono due volte l’una contro l’altra. Nelle quattro stagioni successive, compresa questa in corso, Lipsia e Salisburgo hanno partecipato alla Champions senza affrontarsi direttamente. L’escamotage che l’ha consentito, accettato dall’ente europeo senza porsi troppe domande, è la sostituzione dei membri del direttivo presenti in entrambi i club, misura che ha permesso all’Uefa di considerare il Salisburgo soltanto sponsorizzato e non più posseduto dall’azienda della bevanda energetica. Con l’ingresso dei fondi nel calcio europeo si è persa la geografia delle multiproprietà, e molte ramificazioni non sono nemmeno rintracciabili. Questa però non è una buona ragione per far saltare le regole: compra pure quanti club vuoi, ma puoi schierarne uno a torneo.

 

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