ciclismo
Le nuove strategie di Ineos dopo l’era Froome
C’era una volta il team Sky di Chris Froome. Tutto costruito intorno a lui e alle sue ambizioni per la maglia gialla al Tour, da quando nel 2012 mostrò come gregario di Wiggins di meritare attenzioni da capitano. Ora che la squadra è diventata Ineos, pure la strategia è mutata. Il gran boss Dave Brailsford l’aveva annunciato alla fine del Giro d’Italia 2020, dove erano partiti per portare in maglia rosa Geraint Thomas e hanno vinto con Geoghegan Hart. Mai più una sola punta, disse. Al Giro di Catalogna finito domenica Ineos ha messo tre corridori fra i primi tre (Yates, Porte, Thomas) e il Times con Charlie Talbot-Smith dedica stamattina una pagina a questa squadra “pronta per dominare”, mentre nel frattempo Froome ha chiuso malinconicamente 81esimo, con un’ora di ritardo complessivo.
“C’è il pericolo ovvio di leggere troppe cose in una gara del genere – scrive il Times – la vittoria di Yates non è affatto una garanzia di successo negli estenuanti Giri di tre settimane. Né Froome può essere escluso, visto il suo palmarès. Ma l’1-2-3 di domenica è un chiaro riassunto del nuovo modus operandi della squadra. Avevano un asso e ora hanno deciso di giocare con tutto il mazzo di carte. Thomas, Egan Bernal, Richard Carapaz e Tao Geoghegan Hart sono già tutti vincitori di un grande giro. Il Tour di quest’anno, con due cronometro e solo tre arrivi in vetta, si presta – almeno sulla carta – a un ciclista con le caratteristiche di Thomas. Bernal andrà in Italia, nelle parole di Brailsford per «innamorarsi di nuovo del ciclismo» e la Vuelta sembra fatta per Yates, adatta alle sue indubbie capacità di scalatore. Se tutto va bene nel 2021, la vera domanda è: per quanto tempo riuscirà Brailsford a mantenere felici così tanti contendenti? Se Thomas prenderà la maglia gialla all’inizio del Tour, Brailsford permetterà davvero agli altri suoi corridori, come Carapaz e Geoghegan Hart, di attaccare il compagno di squadra? Ineos ha una rosa notevole. Ma una super squadra è super solo se continua a vincere”.
Le ombre su Ineos e il ciclismo britannico ➔ L’enormità di un decennio di successi sotto accusa per due inchieste parallele trova spazio stamattina sul Guardian, dove Sean Ingle ascolta la versione di David Pond, amministratore delegato della federazione britannica del rugby in carrozzina. Pond dice che – leggiamo – “raccontare verità scomode sugli anni di Londra 2012 e dintorni, quando la British Cycling era celebrata come un’organizzazione modello e gli atleti acclamati come supereroi, era diventata «una cosa molto pericolosa da fare»”.
Chiunque lo facesse, riferisce Pond al Guardian, “chiunque sollevasse preoccupazioni sul modo in cui si operava, rischiava l’emarginazione. Chi sceglieva un approccio senza compromessi, verso l’atteggiamento aggressivo di UK Sport, veniva accusato di tradimento del team britannico da parte di coloro che erano all’interno del sistema”.
Pond ha detto al giornale di ricordare “quanto si sentisse solo mentre criticava il modello di finanziamento sportivo presente nel Regno Unito durante una conferenza a Westminster nel 2017, alla quale prendevano parte l’allora CEO dello sport nel Regno Unito, Liz Nicholl, e i leader di tutti i migliori sport”.
«Ho sentito il presidente di British Cycling che iniziava la sua presentazione parlando di una storia di successi senza precedenti della squadra di ciclismo, mentre io sollevavo questioni su che cosa invece sporcasse il suo marchio. Quando ho completato la mia presentazione, il rispettato ex saltatore in alto Geoffrey Parsons, medaglia d’argento ai Giochi del Commonwealth del 1986, si è alzato e mi ha detto: – Mi piaci, David, perché dici la verità. Ti auguro buona fortuna per la tua futura carriera».
voci Il patron del Tour | ➣ Gli organizzatori del tour temono che tornino mai i tempi bui degli scandali del doping? «Come dice il presidente del movimento per il ciclismo credibile, Roger Legeay, bisogna tenere la luce accesa. In qualsiasi attività, e ancor di più in un’attività sportiva, ci sono sempre persone che vogliono infrangere le regole e imbrogliare, bisogna stare molto attenti. Voglio credere che il ciclismo, considerato come la pecora nera, abbia superato quel doloroso passato».
➣ Il finale del Tour 2020, con la rimonta di Pogacar su Roglic nella cronometro, è stato incredibile per il suo epilogo inaspettato, non crede? «Certo. È un finale che vorremmo sempre avere. Ero in macchina con il presidente del Dipartimento della Planche des Belles Filles, al seguito di Thibaut Pinot. Sono arrivato in sala stampa e le persone che erano lì non riuscivano a restare sulla sedia. Andavano in giro dicendo: Non è possibile. Tutti credevano che la vittoria di Roglic fosse inevitabile, all’improvviso arriva un giovane e ti regala la sorpresa. Abbiamo messo la cronometro alla fine per quello».
➣ Un vincitore dalla Slovenia, un paese con poca tradizione ciclistica. «Questa è la forza del Tour. Tra 20 anni la Slovenia sarà un paese con una tradizione ciclistica. In Francia, nessuno guardava il nuoto in televisione, poi sono apparsi Laure e Florent Manaudou, e tutti hanno cominciato. I campioni attraggono le persone».
Christian Prudhomme intervistato da Jon Rivas, El País
Le reazioni in Spagna all’intervista del dottor Fuentes
«Se dicessi quello che so, alcune medaglie dei Giochi di Barcellona ’92 cadrebbero». L’intervista di domenica sera a la Sexta del dottor Eufemiano Fuentes ha scosso prima di tutto Fermín Cacho, oro nei 1.500 ai Giochi di casa, indicato come uno degli atleti che il medico della Operación Puerto ha seguito insieme con «atleti, ciclisti, calciatori, pugili», per un periodo la Real Sociedad e in qualche misura non meglio chiarita il Real Madrid.
Parlando al giornale locale di Soria, Cacho ha detto che «più prima che poi» prenderà una decisione: se querelare o meno Eufemiano. «Quando sarò ben informato, parlerò». Nel frattempo che ci pensa e decide, si è detto «molto colpito, mentalmente devastato».
La Spagna non è l’Inghilterra. Guillermo Jiménez, direttore generale del Consiglio superiore dello sport e presidente della Commissione nazionale antidoping dal 2000 al 2004, interviene stamattina su Diario AS per scrivere che “l’integrità dello sport è un valore supremo da tutelare, dobbiamo lottare perché sia pure percepito come tale. La citazione sulla moglie di Giulio Cesare è nota. In prima serata, Eufemiano Fuentes l’ha messa in dubbio. Dobbiamo perseguire con assoluta determinazione tutti i casi in cui i valori dello sport vengono violati, ma in nessun caso tolleriamo la diffusione di sospetti infondati, camuffati sotto un se parlassi. Lo sport è un settore particolarmente mediatico, non solo il calcio, amplifica qualsiasi informazione. Ecco perché di fronte ad accuse di questa portata, bisogna agire in modo categorico. Rafael Nadal lo ha fatto dinanzi alle accuse dell’ex ministro francese Bachelot e sembra che il Real Madrid abbia già annunciato che intraprenderà azioni legali contro le insinuazioni. Confido che altre vittime agiscano a protezione del loro onore. Sono il primo nemico delle difese donchisciottesche contro atleti su cui pesano gravi indizi. Le operazioni Puerto, Grial o Galgo sono i nomi della vergogna nel nostro sport, ma l’ombra del sospetto non deve macchiare la percezione dei grandi successi”.