Le proteste delle Nazionali per i diritti umani in Qatar

 

il calcio internazionale

In Bulgaria la seconda partita dell’Italia per i Mondiali

L’Italia è stasera in Bulgaria per la seconda partita di qualificazione al Mondiale del girone dopo la vittoria per 2-0 contro l’Irlanda del Nord. Torna in attacco Belotti, che ha la straordinaria caratteristica quest’anno di segnare quando il Torino non vince, oppure è il Torino che non vince nonostante lui segni. Solo in Bosnia-Italia un gol suo è caduto in coincidenza di tre punti. Mancini dovrebbe aggiungere Sensi a Barella e Verratti per un centrocampo di piedi rapidissimi. 

Quella da tenere d’occhio – dice Paolo Tomaselli sul Corriere della sera – non sembra tanto la Bulgaria, precipitata al 68° posto del ranking Fifa dietro ad Albania e Arabia, quanto l’Italia. La squadra del nuovo c.t. Yasen Petrov ha preso tre gol in tredici minuti dalla Svizzera a causa di «errori da bambini» secondo la definizione dello stesso allenatore. Gli azzurri hanno impiegato lo stesso tempo per sbloccare la sfida con gli irlandesi grazie a un gol di Berardi, l’hanno chiusa prima dell’intervallo con Immobile ma poi nel secondo tempo hanno inserito la modalità «risparmio energetico» per la prima volta nella lunga serie di ventitré risultati utili consecutivi.

A Mancini che dice di non avere una squadra che conserva il risultato, Paolo Brusorio su la Stampa risponde che saper gestire un risultato non significa difendersi. Significa saper alzare o abbassare il ritmo, congelare o scongelare la partita, far correre la palla e gli avversari, magari anche a vuoto. Perché la crescita sia completa, al manuale azzurro dovrà aggiungersi anche il capitolo «gestione della partita».

 

ZIBALDONE

 | I migliori giovani d’Europa  Il Telegraph dedica stamattina una pagina ai 30 migliori calciatori nati dal 2000 in poi e Sam Dean mette in fila alle spalle del primissimo norvegese Haaland, Jadon Sancho pure lui del Borussia, e Alphonso Davies, terzo su tre a giocare in Bundesliga. Il quarto è Phil Foden del Manchester City e dopo viene Pedri del Barcellona. Italiani? Dunque, mmm, vediamo, vediamo, italiani, mmm, ah sì, sì, eccone uno, al 23esimo posto, Sandro Tonali del Milan, eh, che però noi facciamo giocare ancora con la Under 21 e si fa pure espellere. 

 

Le proteste delle Nazionali per i diritti umani in Qatar

  | Prima di riscattare la sconfitta in Turchia e battere 2-0 la Lettonia, i giocatori olandesi si sono uniti alla protesta delle Nazionali di Norvegia e Germania, indossando prima della partita delle magliette con il messaggio Il calcio sostiene il cambiamento. In Inghilterra il capitano Harry Kane ha detto che potrebbero unirsi alle manifestazioni ma che dovevano prima parlarne: vedremo stasera che cosa avranno deciso. Alyson Rudd sul Times scrive che tra  un anno e mezzo finirà così: Guarderemo gli stadi lucidi e ci chiederemo a che prezzo sono stati costruiti, ma poi saremo deviati da una tripletta di Watkins. Il calcio è il collante per le relazioni e le comunità. Il calcio è passione. La sua forzata assenza crea un vuoto deprimente e disperato.

Il Times si sofferma su quanto sta accadendo in Danimarca, dove è stata presentata una petizione al Parlamento che dice: “Non crediamo che noi, come nazione democratica che si sforza di essere all’altezza dei diritti umani globali, possiamo trarre vantaggio dal fatto che alcuni dei più importanti giocatori del paese partecipino alle finali e diano il bollino blu a una dittatura come quella in Qatar”. Perché diventi dibattito parlamentare, la petizione dovrà raccogliere 50 mila firme entro l’8 giugno. 

Il Times ricorda i 6 mila e 500 morti sul lavoro svelati dal Guardian e scrive: Ogni volta che un giocatore andrà su e giù sulla fascia durante la prossima Coppa del Mondo e anziché sentirsi esausto e accaldato, avvertirà sorprendentemente del fresco è perché si trova all’interno di uno stadio climatizzato costruito in circostanze controverse. Alyson Rudd aggiunge che siamo destinati a una divaricazione. Alcuni tifosi sceglieranno di godersi lo spettacolo dai divani. I giocatori hanno una scelta più difficile. Possono boicottare la Coppa del Mondo individualmente, come squadra o come associazione. Se lo faranno, non feriranno il Qatar, saranno travolti dalle accuse, il rimprovero potrà essere assorbito solo se una o due nazioni che hanno poche probabilità di vincere il trofeo rimarranno a casa. Una volta che il più grande spettacolo sulla terra sarà in corso, verremo presi dalla sua maestosità e dalle sue avvincenti narrazioni.

Il Daily Mail si chiede fin dove saranno disposti a spingersi i calciatori, a un certo punto. 

Ian Herbert ricorda lo slogan presente sul sito di Qatar 2022: Gentilezza e generosità: uno stile di vita. Provate a raccontarlo alla famiglia di Zac Cox – scrive – il cittadino britannico morto nel 2017 in un cantiere inadeguato al Khalifa International Stadium. Il Qatar – e la FIFA – hanno rifiutato di rivelare i dettagli di quella che dicono sia stata una inchiesta sulla morte del 40enne. Provate a dirlo a Nirmala Pakrin, la giovane vedova di un uomo caduto da una impalcatura nel sontuoso Education City Stadium. Suo marito Rupchandra Rumba è morto per quello che le autorità dicono sia stato un infarto dovuto a cause naturali, sebbene non ci siano state indagini per confermarlo. Alla signora Pakrin non è stata data alcuna risposta, solo un’offerta di risarcimento da 1.300 sterline.

Il Daily Mail parla di “anime dimenticate” ma ricorda che stiamo uscendo da un lockdown nel quale i calciatori hanno trovato una voce e hanno sfruttato il loro potere per forzare un cambiamento. Come nel caso di Marcus Rashford e la battaglia per le mense gratuite ai bambini indigenti.Affrontare il Qatar – spiega il Daily Mail – significa mordere una mano che alimenta il calcio. Uno di quelli che indossava le magliette norvegesi era Erling Haaland, che tre mesi fa elogiava l’ospedale Aspetar del Qatar, dopo essere stato visitato per il trattamento di un infortunio all’anca. Un rapporto di Amnesty International ha rilevato che quell’ospedale è al centro di violazioni dei diritti umani. Quando il Bayern Monaco ha vinto la Coppa del Mondo per club a Doha il mese scorso, all’amministratore delegato Karl-Heinz Rummenigge è stato chiesto perché non avessero parlato dei diritti umani  del Qatar. «È fin troppo facile – ha risposto – ecco che arriva il grande Bayern, punta il dito e dice che bisogna cambiare». Lo sponsor sulle maniche sulle magliette del Bayern – ricorda il Daily Mail – è la Qatar Airways e il club ha tenuto raduni e allenamenti lì dal 2011

Il Mail sottolinea che pure il Belgio ha un rapporto complesso con il Qatar per via della sponsorizzazione della Kas Eupen, squadra di serie A e una lettera della federazione alla FIFA chiedeva la scorsa settimana di supervisionare le nuove leggi sul lavoro. Un boicottaggio definitivo del Qatar nel 2022 – conclude il Daily Mailnon avverrà. Le nazioni non rischieranno l’espulsione dal torneo del 2026 che potrebbe derivarne. Ma i giocatori hanno il potere di produrre un cambiamento che persino Amnesty International può solo sognare.

 

| lettura In Italia ne parla lo scrittore Gabriele Romagnoli su Repubblica nella sua rubrica È sempre domenica riportando l’attenzione su perché parliamo di boicottare il Qatar. Perché al Qatar qualcuno di noi quei Mondiali li ha assegnati. 

Quel che precede l’assegnazione di un evento agonistico – scrive – è di per sé un grande affare. Per Giochi olimpici e Mondiali si creano comitati, lobby, posti di lavoro. Ci sono spese di rappresentanza, affitto di lussuosi locali, ingaggi per stelle del passato, artisti e persuasori occulti. Qualche bonifico a conti cifrati. Poi la manifestazione viene aggiudicata e chi l’organizza alla fine tira le somme, dichiara di averci rimesso e distrugge le cattedrali. Un’idea migliore? Sedi fisse, quelle storiche. L’Olimpiade ad Atene, sempre (più utile all’economia greca di Varoufakis). I Mondiali: un’edizione in Inghilterra e una in Brasile, finali a Wembley e al Maracanà (per il fattore campo, vedi Brasile-Germania 1-7). Fine delle decisioni sospette e del circo itinerante. Ovviamente, impossibile. L’economia in cui viviamo non si fonda sul passaggio della merce da A a B, ma su tutto quel che accade a zig zag lungo il percorso, alla luce del sole o all’ombra del deserto

 

in tv oggi ore 18 Canale 20 e in streaming sul sito di SportMediaset: Albania-Inghilterra 20.45 Rai 1: Bulgaria-Italia | martedì ore 20.45 Canale 20 e in streaming sul sito di SportMediaset: Belgio-Bielorussia | mercoledì ore 18 Canale 20 e in streaming sul sito di SportMediaset: Armenia-Romania | 20.45 Rai 1: Lituania-Italia

 

Spagna | Dialogo sulla supremazia della tecnica

  La Real Sociedad e l’Athletic Bilbao giocheranno sabato prossimo con un anno di ritardo la finale di Coppa del Re 2020, una partita senza precedenti, una festa per i Paesi Baschi, un trionfo dell’orgoglio identitario. El País dedica due pagine stamattina all’evento, mandando l’ex CT della Nazionale Del Bosque a parlare di calcio con due simboli dei club: Joseba Etxeberria, 43 anni, ex attaccante, il terzo nella storia a Bilbao con più partite giocate (514), dopo Iribar (614) e Txetxu Rojo (541); e Xabi Alonso, 39 anni, figlio di Periko Alonso, regista della Nazionale. Sono gli allenatori delle giovanili in due club che molto puntano sul vivaio. Xabi Alonso ha appena respinto un’offerta per allenare il Borussia Mönchengladbach.

Un colloquio nel quale i tre concordano sul fatto che la tecnica debba avere la supremazia sulla tattica, soprattutto nella fase di insegnamento, e che la qualità debba prevalere sull’atletismo. Etxeberria spiega che a Bilbao le giovanili vengono addestrate a giocare «un calcio molto dinamico, molto veloce, con molta intensità. All’interno di questo schema, abbiamo autonomia per decidere i sistemi e i giocatori. Ci sono alcune linee guida ma con libertà. Si dice che tutti i ragazzi debbano essere trattati allo stesso modo e questa è una bugia. Dietro ogni calciatore c’è una persona e ognuna è diversa. Il segreto dell’allenatore è raggiungere tutti. Una minoranza emergerà, l’importante in allenamento è che quei giocatori che non raggiungeranno la prima squadra abbiano apprezzato il processo, che abbiano voglia di andare al San Mamés, che si sentano parte del club e orgogliosi di averlo aiutato. Tutto si allena. Lo stile, la mentalità, la competitività. Do molta importanza alla quotidianità. Il calcio appartiene ai calciatori. Noi allenatori siamo qui per aiutarli. Dobbiamo avere un piano, ma la chiave di tutto è nel processo decisionale del giocatore».

Xabi Alonso concorda: «Aiutare a migliorare i giocatori è molto gratificante. L’età dell’improvvisazione è finita. Non devi dire loro cosa devono fare e basta. È meglio che imparino invece a leggere quello che devono fare, che vedano il gioco, che abbiano i propri criteri. Non devono fare quello che l’allenatore gli dice, sono loro che devono giocare e prendere le decisioni migliori. Questo li renderà giocatori più bravi. Senza tecnica non c’è tattica. Per prima cosa devi essere bravo e devi sapere come dominare la palla in modo che dopo accadano delle cose. Se la palla non fa quello che vogliono i tuoi piedi o la tua testa, tutto il resto non verrà fuori»

A uno come Xabi Alonso tenderei a credere

 

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