Le mie auto non fumano
Enzo Ferrari
ruote
La Rivoluzione della F1 è la Restaurazione dell’età Ferrari
▻ Charles Leclerc primo, Carlos Sainz secondo. La Ferrari ha aperto il Mondiale di Formula 1 in Bahrain con una doppietta che mancava dal 2019 (Vettel e Leclerc e Singapore). Dopo una lunga serie di sorpassi tra il giro 18 e il 20, Verstappen ha incontrato problemi di power steering e al sistema carburante. Ha abbandonato, mentre Pérez con le stesse noie tecniche si è fermato al penultimo giro, offrendo il posto sul podio a Hamilton. Russell quarto con l’altra Mercedes, quinto Magnussen con una Haas che poche settimane fa nemmeno sapeva di dover guidare.
Per Leclerc è la terza vittoria in Formula 1, dopo Spa e Monza tre anni fa.
L’attesa Révolution in F1 è in fondo la Restauration dell’età Ferrari.
Il senso della corsa in otto punti
DI ROBERTO LIBERALE
① La rivincita di Mattia Binotto
Criticato, sbeffeggiato, vittima delle imitazioni di Crozza. Persona competente, ma probabilmente poco mediatica. Personaggio molto lontano da Arrivabene e Todt, tanto per citare due nomi. È anche la rivincita degli ingegneri e dei lavoratori che vengono dall’interno dell’azienda Ferrari.
② La scelta di Maranello di avere due piloti di pari livello
La filosofia del recente passato Ferrari era incentrata su un primo pilota, spesso qualcuno che avesse già vinto molto, ed un secondo che possibilmente facesse da scudiero. Una scelta rivelatasi efficace quando la macchina era straordinariamente superiore (vedi Schumacher e Barrichello), oppure quando gli avversari erano numerosi e di fatto non toglievano abbastanza punti alla Ferrari. Un tipo di scelta condivisa anche da altri team (vedi Hamilton-Bottas dell’ultima Mercedes). Una filosofia che però non paga se la lotta con gli avversari si gioca sui dettagli, soprattutto quando la principale scuderia avversaria è uno sola. La Ferrari ha perso più di un mondiale perché i secondi piloti non sono stati capaci di togliere punti a sufficienza agli avversari (vedi Massa scudiero di Alonso e Raikkonen di Vettel). La Ferrari non ha vinto ancora nulla, ma con due piloti forti e di pari livello può diversificare le strategie, marcare gli avversari e provare a togliere loro punti. Basti ricordare quanto Perez ha contribuito lo scorso anno al titolo mondiale di Verstappen. Fatto sta che in Bahrain la morsa Leclerc-Sainz ha fatto soffrire un pilota come Verstappen che, in fatto di dominio psicologico, non è secondo a nessuno.
③ Il colpo di fortuna di Hamilton
Un Gran Premio che, fino a pochi giri dalla fine, era scontato definire fallimentare, segna la prima rivincita di Lewis nei confronti di Max Verstappen con un bel 15 punti a 0. Il motto di Leo Turrini “A casa Hamilton fa l’uovo anche il gallo” trova un’ulteriore conferma. E Lewis Hamilton ha esultato più per questo terzo posto che per molte sue vittorie.
④ I sorrisi di Toto Wolff
Da molto tempo a questa parte non si vedeva una giornata così difficile, a livello di performance, delle Mercedes. Eppure Toto Wolff porta a casa un terzo e un quarto posto che, nell’ottica di un mondiale lunghissimo, potrebbero diventare oro quando la scuderia di Brackley ritroverà quelle prestazioni smarrite. Ma forse i larghi sorrisi di Toto erano tutti per la contro prestazione delle Red Bull dell’acerrimo nemico Chris Horner. “Mors tua vita mea”, è proprio il caso di dire.
⑤ I tre motori Honda in panne
Anche questo sembra un ritorno alla Formula Uno del passato, in cui il risultato finale era spesso messo in dubbio fino all’ultimo giro a causa dei frequenti problemi di affidabilità delle monoposto. Sembrerebbe quasi una sceneggiatura scritta dal destino ad uso e consumo di Liberty Media. In realtà pare che si tratti di un problema meccanico comune ai tre motori, in via di identificazione da parte dei tecnici. Di sicuro la Red Bull non si potrà permettere un ulteriore stop nei prossimi Gran Premi. In un mondiale che si annuncia serrato, ogni colpo a vuoto potrebbe rivelarsi fatale per il campionato.
⑥ La supremazia dei motori Ferrari
La classifica finale ha visto ben 5 vetture motorizzate Ferrari nei primi 10 posti. Un’altra dimostrazione della bontà del lavoro fatto a Maranello in questi ultimi mesi. Vedere Magnussen a bordo della (ex) derelitta Haas gestita dall’italianissimo Günther Steiner (ormai più noto come personaggio di Drive to Survive che come Team Principal) arrivare quinto sa quasi di miracolo. Magari è solo frutto di duro lavoro.
⑦ L’esordio di Zhou Guanyu
Il 23enne di Shangai, primo cinese in Formula Uno, bagna il suo esordio con un punto mondiale. Carlo Vanzini implorava la regia internazionale di tornare sulla lotta in testa mentre le immagini si soffermavano a lungo sul duello tra Zhou e Mick Schumacher per una posizione nelle retrovie. Il mercato cinese è enorme, e Liberty Media lo sa bene. E anche il punticino di Zhou Guanyu fa gioco.
⑧ Il ritorno dei sorpassi
Non sappiamo ancora se l’innumerevole quantità di sorpassi visti a Sakhir sia frutto delle novità regolamentari o del livello prestazionale ancora provvisorio delle attuali monoposto. Di sicuro si è trattato di un Gran Premio molto divertente, oltre che emozionante. La controprova è necessaria, e la cartina di tornasole è costituita da quei circuiti sui quali sarà molto più difficile sorpassare. Per ora ci teniamo volentieri lo spettacolo di una Formula Uno non più soporifera come qualche anno fa.
la classifica Leclerc 26, Sainz 18, Hamilton 15, Russell 12, Magnussen 10, Bottas 8, Ocon 6, Tsunoda 4, Alonso 2, Zhou 1
| giudizi universali I commenti di stamattina
Fabio Tavelli, il Foglio: “La traversata del deserto per la Ferrari è finita. Dopo 2 anni, 5 mesi, 26 giorni, 2 ore, 32 minuti e 2 secondi torna a calare una bandiera a scacchi davanti al muso di una rossa e a suonare l’inno di Mameli per una Ferrari prima e seconda sul podio. Malissimo la Red Bull, zero punti e tanti problemi in una gara che ha sbugiardato clamorosamente chi li aveva indicati come la squadra da battere. La Mercedes è ancora indietro. I vincitori degli ultimi 8 titoli costruttori sapevano di partire ad handicap. Quanto durerà questa fase di rodaggio forse se lo dicono tra di loro durante le riunioni tra ingegneri e Toto Wolff. La sensazione è che ci sia parecchio di recuperare, visti anche lenti nei pit stop e con una strategia sulle gomme quantomeno discutibile. Mc Laren e Aston Martin hanno fatto tre passi indietro. Due scuderie in palese difficoltà, vedere Lando Norris nuotare in mezzo a pesci così piccoli è davvero frustrante. La Williams non ha approfittato del cambio di regolamento mentre decisamente meglio si sono comportate le Haas e le Alfa Romeo”.
◇ Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “Veniva da un anno rosso cupo. In molti a dire: Leclerc? Deve dimostrare di essere un vero fuoriclasse. Gli è bastato un solo weekend per chiudere la questione, il primo con una Ferrarissima tra le mani. Una dimostrazione di ferocia e intelligenza rara a vedersi, migliore persino di quella rivelata a Monza nel 2019 quando tenne testa come un principe a re Hamilton. E adesso, con quell’espressione ritrovata che piace a grandi e piccini, un po’ angelo, un po’ diavolo, è consapevole di potersi battere contro chiunque. La sua corsa di testa pare appena iniziata, come capita ai campioni quando hanno in mano cavalli e ali, aderenza ed equilibrio. Altrimenti forzi, sbagli, non cavi granché, secondo la regola prima di questo sport”.
◇ Umberto Zapelloni, il Giornale: “È una Ferrari che va oltre i sogni. Si è fatta attendere per 45 gare, 912 giorni, ed è rientrata in scena con il più grande spettacolo dopo il big bang, una doppietta che nessuno poteva immaginarsi, figlia di una superiorità tecnica e umana che per un giorno ha riportato alla mente gli anni d’oro dell’epoca Schumacher. A Charles Leclerc mancava veramente soltanto la macchina per poter spiccare il volo, ma in questi anni di sofferenza, di lacrime, di fiducia che rischiava di evaporare, ha costruito una scorza per proteggersi e diventare ancora più forte. La Ferrari esce dalla prima gara dell’anno con la convinzione di avere una macchina velocissima in qualifica e molto competitiva in gara dove sembra consumare le gomme meno degli avversari”.
◇ Stefano Mancini, la Stampa: “Mentre a Maranello le campane suonano a festa, a Sakhir esplodono i fuochi di artificio. Mattia Binotto non fa che elogiare la squadra e le persone che ne fanno parte, piloti, ingegneri, meccanici. Nel risultato del Gran premio del Bahrein c’è l’apporto di tutti”.
◇ Alessandra Retico, la Repubblica: “Questa è una nuova era e la Ferrari ci è arrivata preparata, ricostruendo con fatica e orgoglio dalle ceneri, puntando tutto sul nuovo ciclo tecnico per la rinascita. Nei 6 giorni di test prestagionali si è rivelata subito stabile, affidabile, concreta. A Barcellona è apparso a tutti il porpoising, il saltellamento sui rettilinei a tutto gas, la Ferrari a differenza di altri (Mercedes in particolare) ha reagito subito irrigidendo il fondo, la parte dalla quale ottiene circa il 90% delle prestazioni”.
◇ Mauro Coppini, Corriere dello sport-stadio: “Gli atleti c’erano. Allenati, pronti a confrontarsi al limite delle loro possibilità. Mancavano gli attrezzi. Niente scarpette per affrontare i 100 metri, nessuna asta per il salto in alto, nessuna piscina per il nuoto a stile libero. I campioni venivano celebrati prima ancora di scendere in campo, secondo logiche inaccessibili al pubblico. È l’immagine della Formula 1 degli anni passati. Il Gran Premio che abbiamo visto in Bahrein è tutta un’altra cosa. Il nuovo regolamento ha aperto le palestre e ridistribuito gli attrezzi. E le forze trattenute per tanto tempo, si sono scatenate”.
Ottavio Daviddi, Tuttosport: “Riscoprire una Ferrari vincente è una splendida sorpresa, ma sentendo le parole dei protagonisti viene da pensare che all’interno della squadra tutta questa sorpresa non ci sia stata”
◇ Luigi Perna, la Gazzetta dello sport: “La nuova era della Formula 1 si apre in Bahrain con un trionfo entusiasmante per il Cavallino, tornato davanti alle rivali Red Bull e Mercedes dopo tre anni a digiuno di vittorie, con il traguardo dei 1000 GP celebrato al Mugello 2020 nell’assoluta mediocrità. Solo la Safety Car, entrata a 11 giri dalla fine per il ritiro dell’AlphaTauri di Pierre Gasly, ha rimesso in discussione il risultato. Però Leclerc è stato ancora una volta fenomenale nella ripartenza, tenendosi dietro Verstappen con intelligenza e mestiere, così da blindare la vittoria”.
◇ Lorenzo Pastuglia, Libero: “La Red Bull si dimostra al momento la macchina da battere. Potente e ben bilanciata, una scheggia sul dritto, come dimostrano i tre duelli tra Verstappen e Leclerc tra i giri 16 e 18. Una fase di gara stupenda, dove il Campione 2021 ha sempre passato il monegasco sfruttando il Drs sul dritto, per poi ricevere tra le curve 3 e 4 la risposta di Charles, che ha poi allungato sfruttando la frenata tarda dell’olandese al 19esimo giro. La Ferrari c’è e gode dell’ottimo motore “Superfast” da quasi mille Cv, come confermano anche i risultati ottenuti dalle vetture dei team con motori di Maranello”.
◇ Benny Casadei Lucchi, il Giornale: “Dicono che i motori non siano vero sport. È vero. C’è il pilota, c’è il talento ma ci sono la tecnica e il soldo a togliere romanticismo al tutto. L’atletica è vero sport. È l’essenza di tutti gli sport, l’anima. Per cui l’impresa, sabato, di Marcell Jacobs ha illuminato, riempito ed emozionato rendendoci fieri nel vedere quell’omone semplice mettersi dietro l’America e prendere poi in braccio il figlioletto come avrebbe fatto ognuno di noi. Scene di vita quotidiana trasferite vittoriose sulla pista di un mondiale d’atletica. La Ferrari, alla propria maniera, ha fatto la stessa cosa: ci ha regalato scene di vita riassunte nei suoi e nostri ultimi anni cupi di vita quotidiana”.
◇ Fulvio Solms, Corriere dello sport-stadio: “ Davvero i sogni muoiono all’alba? Ma neanche per idea! Quelli della Ferrari nascono esattamente all’alba della nuova era tecnica e la Scuderia prende a muoversi come spesso negli scorsi anni aveva fatto la Mercedes, con ingordigia, a suon di doppiette. Andiamo con il piano A”.
◇ Ferdinando Camon, la Stampa: “Da troppo tempo tutto il mondo pensava che un pilota non poteva vincere con la Ferrari. “Non sappiamo più fare le auto”: gli eterni rivali-nemici, i tedeschi, le fanno meglio di noi. La Ferrari non fa altro che le Ferrari, eppure c’era un’azienda che produce bibite e riusciva a fare i motori meglio di noi. La bibita è fortemente energetica e viene lanciata col motto “ti mette le ali”, ma anche il motore di questi produttori di bibite pareva avesse le ali. Un mostro alato. La Ferrari ha un muso che in certe versioni vien detto “a becco d’anatra”, ma vista la sua scarsa velocità poteva chiamarsi “anatra zoppa“. Noi andavamo a una gara mondiale di velocità esibendo un’anatra zoppa. Che umiliazione! L’anatra ieri ha volato. Pareva un condor. Le due auto dei fabbricanti di bibite sono scoppiate una dopo l’altra”
◇ Daniele Sparisci, Corriere della sera: “Domenica sul folle e velocissimo circuito di Gedda, 6 km di muretti, la guida conterà tanto quanto la macchina. Ma questa Rossa non teme nulla”.
Che cosa sta succedendo a Márquez in MotoGP
Dopo un’ora di attesa per la pioggia, mentre il treno del papà di Slalom era in partenza, la KTM di Miguel Oliveira ha vinto il GP di Indonesia a Mandalika, davanti alla Yamaha di Quartararo che partiva in pole e alla Ducati Pramac di Zarco. Quarta la Desmosedici ufficiale di Miller. Un’altra delusione per Francesco Bagnaia, soltanto 15esimo. Marc Márquez non ha corso per una terribile caduta alla curva 7 durante il warm-up.
Maria Guidotti sul Giornale sottolinea che oltre a Bastianini ancora leader della classifica generale in MotoGP, “con la vittoria di Foggia in Moto3 e il 2° posto di Vietti Ramus in Moto2, gli italiani sono in testa in tutte le categorie del motomondiale”.
L’Indonesia ci lascia dubbi sul conto di Marquez. Paolo Lorenzi sul Corriere della sera dice che “l’apertura in Qatar aveva restituito un Marquez ottimista e apparentemente recuperato. Il solito Marquez, pronto a riprendersi il ruolo da protagonista. Ma l’incidente di ieri lascia una scia di interrogativi. I colpi ricevuti richiederanno analisi accurate per escludere un riacutizzarsi della diplopia e nuovi problemi al braccio destro (che le radiografie eseguite domenica sembrano comunque escludere). «Sto bene, ho deciso di non gareggiare per precauzione, era giusto non correre alcun rischio» ha detto Marquez che era già caduto in Qatar e due volte in qualifica in Indonesia, a distanza di pochi minuti. La sua indole è immutata, il campione catalano non ha più voglia di guidare al risparmio, vuol lottare per vincere. Subito. Stupisce anche la scelta della Honda di fornirgli una moto diversa dal passato, per soddisfare le richieste degli altri piloti. Risultato: le sue magie non riescono più. La MotoGp che ha appena rinunciato a Valentino Rossi, adesso s’interroga sul futuro del suo pilota di riferimento. Perdere anche lui sarebbe troppo (ma la sua salute viene prima di ogni cosa). Riprendersi da una scia di problemi infinita non sarà facile”.
Paolo Ianieri per la Gazzetta considera allora che “il vento è decisamente cambiato. Il volo tremendo che ha chiuso anticipatamente la domenica di Marc Marquez fa paura per la dinamica e suscita interrogativi per le possibili conseguenze, perché se fisicamente l’otto volte iridato ne è uscito sostanzialmente indenne, “cavandosela” con una gran botta alla testa e colpi dolorosi in tutto il corpo, a livello psicologico non è difficile immaginare cosa stia passando nella testa del pilota della Honda”.
La Gazzetta ricorda che uno dei suoi soprannomi è il Marcziano. “Vinceva, tanto, tantissimo, Marc, prendendosi spesso e volentieri la scena, ma allo stesso tempo cadeva, tanto, tantissimo, molto più di tutti i suoi principali rivali e spesso anche in modo piuttosto brutto, trascinato sempre da questa sua ricerca del limite e, per certi versi, da un disprezzo per il rischio. Si allenava a cadere di proposito, lo spagnolo, andando alla ricerca di quel limite che spesso e volentieri gli ha evitato cadute certe – i suoi salvataggi hanno fatto la gioia di tv e fotografi – regalandogli anche un’infinità di vittorie. Ma allo stesso tempo, e a differenza della gran parte dei fenomeni della storia, Marc non è mai riuscito a imbrigliare questo suo istinto, quello sfidare il destino che a un certo punto ha iniziato a presentargli il conto. Quando è tornato, Marc ha iniziato a scoprirsi un po’ meno Marcziano, tra un recupero fisico difficile da raggiungere e gli avversari che nel frattempo senza di lui erano cresciuti”.
A terra è finito per 22 volte, scrive la Gazzetta, con 4 GP saltati (dopo il suo rientro). Quest’anno è a due. “Chissà se, nel volo di ritorno a casa, Marquez non abbia cominciato a capire che i marziani, alla fine, non esistono”.