Storia delle radiocronache basche fatte con i fuochi artificiali 

 

Spagna | Storia delle radiocronache basche fatte con i fuochi artificiali 

  È così che fanno a San Sebastián da più di mezzo secolo. I fuochi d’artificio sono la colonna sonora dei gol della Real Sociedad. Se il colpo che si sente in lontananza è uno solo, il gol è stato subito. Se i colpi sono due, la Real allora lo ha segnato. L’uomo che spara si chiama Juan Iturralde ed è in carica nel nobile servizio dal 2006, erede del suo ideatore, Patxi Alkorta. Uno dei pronipoti, Ander Izagirre, giornalista e scrittore, ha raccontato la storia a Rory Smith del New York Times. I fuochi erano uno stratagemma per far conoscere il risultato delle partite ai pescatori al largo del Golfo di Biscaglia. «Ma ho sempre pensato che fosse solo una scusa». Quando la Real Sociedad ha cambiato stadio e si è trasferta ad Anoeta nel 1993, per un po’ questa faccenda dei messaggi sonori è stata messa da parte, per essere ripresa nel 2005 su suggerimento di un certo Iñigo Olaizola, membro del consiglio del club e cugino di Alkorta. 

Qui entra in scena l’attuale titolare del servizio, Iturralde, di professione ingegnere per una ditta di ascensori, 56 anni, un uomo che dunque di cose lanciate verso l’alto se ne intende. È descritto come un fanatico sia della Real Sociedad sia dei fuochi. Un perfido, a ogni modo. Lascia che dopo il primo colpo passi sempre un sospiro in più di un solo momento, così che il New York Times definisce quel silenzio carico di speranza e paura. Chi ascolta sente il primo botto e resta sospeso desiderando che arrivi il secondo. Izagirre pensa che sia bello un momento «nel quale tutti aspettano». 

I fuochi – ha scritto il New York Times – si mescolano al tessuto sonoro della città, interrompendo conversazioni, portando notizie liete e cupe alle generazioni di tifosi che si susseguono

Per un servizio sociale del genere il progresso è un nemico. Onestamente: non è che si debba più guardare il cielo dal mare o ascoltare l’eco di un tric-trac per sapere que pasa allo stadio. Come se non bastasse, di mezzo s’è messa la VAR. Tu vai a sparare il tuo fuja-fuja e l’arbitro viene chiamato al monitor, guarda, ci ripensa e annulla. Come la mettiamo? Iturralde s’è dotato a sua volta di una radio, così mentre esce dallo stadio per andare nel cortile a dire con il fragor suo scusa Ameri-scusa Ciotti, ascolta se per caso dentro non ci hanno ripensato. 

Torna in mente lo Zi’ Nicola di Eduardo ne Le Voci di Dentro, un uomo che ha scelto di non aprire più bocca come forma di rigetto della contemporaneità, siccome l’umanità è sorda lui ha deciso di essere muto e di comunicare attraverso i bengala e le granate, le girandole e gli spari, i fischi e i trucchi dei fuochi appunto artificiali. Solo suo nipote Alberto Saporito, apparecchiatore di feste di piazza, ne comprende il codice. Anche dopo la morte, dall’aldilà («Non ho capito, Zi’ Nico’, parla cchiù chiaro»). A proposito de Le Voci di Dentro Pietro Citati diceva che tutto resta oscuro, come a Pietroburgo, alla fine di Delitto e castigo, quando Raskol’nikov confessa il proprio delitto”. Questo poi sarebbe per alcuni il drammaturgo consolatorio e buonista.

Oltre che a resistere, opporsi e contrastare l’umanità sorda, a che cosa può servire dallo stadio un servizio sociale ormai superato? È diventato in quest’anno il ​​simbolo di qualcos’altro, dice il New York Times – perché i tifosi sono esclusi dalla maggior parte degli stadi e la pandemia ha cambiato il significato della tradizione. Izagirre trova che sia «un messaggio da un altro universo». Come Zi’ Nicola. Ora potete anche venire a dire che la cosa è inutile e patetica, ma altre 11 città della regione basca intorno a San Sebastián hanno iniziato a fare la stessa cosa per ogni singolo stupido pallone che finisce in una porta. 

 

la classifica Atlético Madrid 63, Real Madrid 60, Barcellona 59, Siviglia 51, Betis e Real Sociedad 45

 

  Meno male che c’è Benzema. Ha segnato altri due gol, adesso i suoi sono 17 sui 49 complessivi in Liga del Real Madrid, che pur nella sua limitata brillantezza ha battuto il Celta Vigo (3-1), addizionandone un altro di Asensio e le patate di Courtois nel momento del bisogno. Non c’è un antidoto contro questo Benzema, titola Diario AS

 

  artefici Bono (quello che non canta) All’ultimo dei 4 minuti di recupero, con un piatto più colmo di speranza che di convinzione, Yassine Bounou detto Bono ha pareggiato in mischia per il Siviglia a Valladolid. La cosa singolare è che per mestiere Bono fa il portiere. Un mesetto fa El País gli dedicò un ritratto, giudicandolo una delle chiavi dei risultati positivi. Bono ha la doppia nazionalità, canadese e marocchina, e gioca in una squadra che in modo singolare ha un ex numero 1 sia come allenatore (Julen Lopetegui) sia come direttore sportivo (Monchi). Durante il lockdown, raccontava El País, si è messo a studiare tattica e movimenti dei migliori portieri d’Europa, continuando nei giorni in cui è rimasto a casa, contagiato dal virus. Suo padre è un insegnante di fisica, non lo voleva calciatore, ma adesso si fa consegnare tutte le maglie che il figlio scambia con gli avversari.

in tv oggi ore 14 DAZN: Getafe-Elche | 16.15 DAZN: Valencia-Granada e Villarreal-Cadice | 18.30 DAZN: Atlético Madrid-Alavés | 21 DAZN: Real Sociedad-Barcellona

 

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