Anziché limitare i positivi, la serie A vuole limitare le ASL

     Ora sì che il calcio italiano si è messo al riparo dal virus. Non la sentite che aria fresca, stamattina? Ha rilanciato il senso del protocollo scritto in linea con quello Uefa nel 2020, in uscita dal lockdown, quando il Paese stava riaprendo e ci si preoccupava di come rilanciare le attività. Peccato che quel protocollo avesse dei buchi larghi così già da allora e che i club iniziarono per primi a non rispettarlo, sulla parte della quarantena soft da trascorrere in una struttura concordata, poi addirittura nell’obbligo di isolamento. Abbiamo visto in quel periodo volare calciatori nei cieli avanti e indietro, tra impegni di club e di Nazionale, qualche volta perfino in viaggio da positivi (Cristiano Ronaldo e la Under 21, per non far nomi). Il protocollo non resse all’urto della seconda ondata, figuriamoci con quale ottimismo può fare da bastione alla variante omicron – che è pure più contagiosa, in uno scenario da oltre 200mila nuovi casi al giorno, gli ospedali sotto assedio, la scuola che torna in dad e con il 15 percento di positivi in serie A, il segno definitivo di una incapacità di auto-regolamentarsi

Era evidentemente il primo protocollo che il calcio ieri ha trovato sotto mano. Forse stavolta la Lega non si aspettava un’accoglienza così diversa rispetto ai mesi scorsi, quando intorno ai medesimi principi e alle stesse norme per andare in campo ovunque e comunque – salvo un jolly – raccoglieva un unanimismo degno di leader migliori. 

Due frasi di Beppe Marotta ne hanno accompagnato l’approvazione. Una sconcertante, l’altra fuori luogo. La prima: «L’emergenza ci ha trovati impreparati». La seconda: «Va limitata la competenza delle Asl». 

La buona notizia di questa giornata in cui una assemblea privata ha pensato di considerare illegittime le decisioni delle autorità sanitarie, è che il calcio sarà convocato dal governo: si parleranno per stabilire una regolamentazione uniforme e con criteri precisi, per garantire la regolarità del campionato e la sicurezza di giocatori e appassionati. Lo ha detto il ministro degli Affari Regionali, Mariastella Gelmini: mercoledì ci sarà una riunione della Conferenza Stato-Regioni con la Lega calcio, con al tavolo il ministro della Salute Roberto Speranza e il sottosegretario con delega allo Sport Valentina Vezzali.

 

Sarebbe il caso di arrivare ad una soluzione comune e che preveda un documento per arrivare a fine campionato approvato dal Governo | Paolo Maldini a Dazn

 

    | commenti Che cosa si dice in giro 

Gigi Garanzini, la Stampa: La Lega ha alzato ancora il tiro, con una dichiarazione di guerra alle Asl e con toni francamente abbastanza incompatibili con tutto quel che sta accadendo là fuori, con cui il paese, macché paese, il mondo intero è costretto a fare conti che cambiano in continuazione. In gestazione c’è un altro protocollo, il cui presupposto è che 13 giocatori negativi, nel senso del tampone, purché uno sia un portiere, sono sufficienti. Che somiglia tanto al manifesto del prodotto da vendere a qualunque costo, pena chiudere bottega per pregressa megalomania. E pazienza per la qualità. Non capita spesso di trovarsi in sintonia con Cairo. Ma stavolta, quando osserva che bisognerebbe salvaguardare anche il merito sportivo, e conclude che giocare così non ha senso, potrebbe anche partire la ola”.

 

Daniele Dallera (Corriere della sera): Ora va di moda dire Serie Asl… Il calcio nelle mani di chi si occupa di ospedali, laboratori, ecografie, Tac, esenzioni e ricette: le Asl dettano i tempi al calcio. Sia chiaro, per chi si ritrova con 7-8-10 giocatori positivi, è giusto persino ovvio che si rinvii la partita, ma non deve essere la Asl a decidere, anche perché ogni Autorità sanitaria locale ha una testa, una visione, un modo di operare tutto suo, senza una linea guida nazionale e complessiva. Questa è anarchia. Sbaglia la Lega, il presidente Dal Pino, abile in molte altre occasioni, intempestivo in questa emergenza, a sfornare un protocollo che prevede di poter giocare la partita, basta avere 13 giocatori abili e arruolati. Poi si convochino i ragazzini. Ma che protocollo è? Ma che partita è? Ma che squadra è con 7-8-10 giocatori positivi costretti a casa loro?

 

Ivan Zazzaroni (Corriere dello sport-stadio): Negli ultimi due mesi qualcuno ha convocato i medici sportivi per valutare e eventualmente prevenire gli effetti della quarta ondata sulla serie A? La risposta è no: molti tra quelli che il calcio lo producono (i presidenti) dimostrano di non amarlo. Al grido “fermiamo le Asl!” le truppe cammellate del “dopo” si sono dimenate come mai in precedenza. Inutilmente, peraltro, visto che dal 10 gennaio le Aziende Sanitarie Locali saranno disinnescate dal decreto del 30/12/2021 che abolisce la quarantena per i contatti stretti e, di conseguenza, cancella un altro decreto, quello del 21 febbraio 2020: alla federcalcio non resta che chiedere al governo l’abolizione dell’uso della mascherina in campo, protezione paradossale per atleti pro obbligati a correre all’aperto per non meno di 95 minuti. Sarebbe utile, inoltre, che le istituzioni calcistiche responsabilizzassero i club e i tesserati, prevedendo delle sanzioni per i più ‘distratti’.

 

Lorenzo Vendemiale (Il Fatto quotidiano): La vera colpa del pallone è essersi fatto trovare impreparato e ora corre ai ripari. Approvato un nuovo protocollo che prevede la sconfitta a tavolino per chi non gioca avendo 13 calciatori negativi (primavera compresa). Ma è carta straccia di fronte alle Asl. Se non un ritorno al vecchio protocollo che consentiva ai calciatori di giocare anche se in contatto con positivi, almeno attenersi alle nuove norme sulla quarantena soft per cui chi ha la terza dose non deve essere fermato (come invece successo in certi casi ieri).

 

Fabrizio Biasin, Libero (ieri): Il calcio si è fatto trovare impreparato, senza lo straccio di un’alternativa se non quella del «le partite per noi si giocano, chi c’è c’è». Ma cosa significa, ma non potevate semplicemente parlarvi tra “istituzioni” nel corso di questi mesi per trovare una chiave ed evitare questa figura da peracottari? No, non ce l’hanno fatta 

 

    Cosa stia accadendo davvero non può saperlo nessuno, né sul campo né nella vita. È un tempo strano e impaurito. È difficile chiedere chiarezza, assenza di problemi. In questo inverno cupo, il calcio continua a fare il suo mestiere, che è quello di fare compagnia al paese (Mario Sconcerti, Corriere della sera)

 

    INVASIONE DI CAMPO

Una regia sanitaria centrale per il rispetto delle regole

 

DI GIGI RIVA

 

Le decisioni delle Asl non si discutono, hanno scritto più o meno tutti. E perché mai? Come per le sentenze della magistratura si rispettano ma si possono discutere eccome. Anzi si devono discutere.

Il principio che sembra intangibile riguarda il fatto che le Asl agiscono per tutelare il bene primario della salute pubblica. E allora dovremmo concludere che la Asl di Verona (otto positivi ma via libera per giocare) non agisce affatto a tutela della salute se la Asl di Torino (cinque positivi) ha invece disposto la quarantena dei granata. E via via sino al paradosso estremo delle due Asl di Napoli in netta contraddizione. E sugli stessi atleti!

Né si può invocare, credo, il concetto di autonomia territoriale almeno nella situazione corrente. Non siamo nel 2020 con un Paese spaccato tra indici di contagio molto diversi: la variante omicron si è peritata di ristabilire l’unità nazionale della sfiga. Dunque ci si dovrebbero attendere linee guida omogenee. E del resto non esiste forse un ministero della Salute e un Consiglio dei Ministri che vara Dpcm a cottimo? La salute continua ad essere, per legge, materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni. E mi pare assodato che dovrebbe toccare alla regia centrale dettare le regole per un campionato che riguarda tutta la Penisola.

Infine: è esperienza comune che dalle Alpi alla Sicilia sono saltati tutti i criteri di tracciamento, le attese per i tamponi molecolari possono durare diversi giorni se non settimane, i vaccinati che hanno avuto contatti con positivi sono invitati ad “autoregolarsi” (testuale) senza nessun obbligo di quarantena. Se sono stati sorpresi dalla quarta ondata i vertici dello sport (comunque indifendibili), nemmeno le Asl si sono fatte trovare pronte (parimenti indifendibili). Così come le scuole non hanno trovato un rimedio se non ricorrendo alla penalizzante dad. Per non dire dei trasporti e via elencando. Milioni di cittadini hanno un senso di abbandono e di inefficienza. Né va meglio altrove come dimostrano i dati di Stati Uniti, Francia, Inghilterra. È stato il desiderio comune di dichiarare finita anzitempo l’emergenza da pandemia a cogliere tutti in contropiede. Qualcuno ha rimediato con contromisure drastiche. Sembrano aver raggiunto qualche risultato i Paesi dove è stato disposto il confinamento dei non vaccinati (Germania, Austria). Da noi questo coraggio non c’è stato. Né da parte del governo, né da parte delle autorità sportive.

 

 

Quattro nuove ordinanze che Slalom suggerisce al Consiglio della Lega per il bene del calcio italiano

 

  ①  Ordinanza per limitare i vigili urbani. Gli agenti delle polizie municipali di ogni ordine e grado, in servizio presso tutti i Comuni del territorio italiano, isole comprese, non potranno elevare contravvenzioni ai tesserati della federazione italiana giuoco calcio. Il provvedimento è valido anche per i divieti di sosta e per i divieti di accesso al centro storico ai pullman turistici, scoperti e non. L’ordinanza è particolarmente utile in occasione dei prossimi festeggiamenti per un Europeo o un Mondiale vinto. Quando mai sarà. 

 

  ②  Ordinanza per limitare i pubblici ministeri. Tutti i pubblici ministeri delle Procure della Repubblica potranno indagare sui club di calcio solo nei giorni in cui non sia presente in calendario alcuna partita, ufficiale o amichevole, per non turbare la serenità del clima e non condizionare l’esito complessivo della stagione. Le intercettazioni potranno essere usate ai fini delle inchieste solo per le squadre presenti nella parte destra della classifica e con una differenza reti positiva. Che in questo caso non contagia. 

 

  ③  Ordinanza per limitare Black Lives Matter

Tutti i bipedi presenti su un campo di calcio dovranno tenere prima della partita a centrocampo una posizione eretta, con un angolo del busto rispetto al suolo di non meno di 30 gradi. È fatto divieto di poggiare sul prato, anche solo per una frazione di tempo minima e inquantificabile, uno qualunque degli arti inferiori in tutte le sue parti, a partire dal ginocchio fino a ciascuno dei punti in corrispondenza di gastrocnemio, tibia, soleo, peroneo lungo e retinacolo dei muscoli estensori. 

 

  ④  Ordinanza per limitare la Guardia di finanza.

Tutti gli ordini di perquisizione all’interno delle sedi dei club di calcio e delle istituzioni nazionali sono vietati. È fatto altresì divieto di portar via anche con sotterfugi e in modo clandestino atti, documenti e scartoffie a qualunque titolo, ivi inclusi i bigliettini dei Baci Perugina lasciati incautamente sulle scrivanie. Non si può mai sapere. 

 

Le partite della giornata 

 

    3-1 |  Senza Kjaer, Tomori, Calabria, Romagnoli, Kessie e Bennacer, ma con Theo Hernandez, Tonali e Diaz sui livelli di un paio di mesi fa, il Milan aveva due gol di vantaggio già dopo 17 minuti, il primo arrivato su un rigore intorno a cui è stato necessario indagare alla Var per due minuti e mezzo. Mourinho ha rimesso in partita la Roma con qualche scelta più coraggiosa della fama che porta, ma il risultato non è mai parso veramente in bilico. Ibra si è mangiato il rigore del 4-1.

Secondo Mario Sconcerti, sul Corriere della sera, la Roma era un avversario atipico perché non sai mai esattamente quale faccia mostrerà. Sa giocare e perdersi. Non ho capito bene il primo rigore, quello che ha indirizzato la gara. Ho visto il braccio, non sono riuscito a vedere la deviazione. Ma per quel che so e ricordo di fisica classica, non c’è traiettoria pulita se esiste una deviazione. Forse ha ragione Mourinho quando chiede di farsi mandare a Trigoria una certificazione. Ma ha soprattutto ragione quando dice che la differenza tecnica tra il Milan e i suoi è stata netta. Il Milan ha un passo collaudato, un sentimento di squadra che la Roma non ha, può permettersi di difendere anche con Kalulu e Gabbia titolari. Non è questo il momento di chiedersi cosa sarà il Milan alla fine di maggio, probabilmente l’Inter sarà più forte. Conta che il Milan cresca nei tanti modi che Pioli conosce e continui a mostrare qualità, personalità, identità, anche schierando formazioni sempre diverse.

 

artefici Mike Maignan

C’è un giocatore di cui si fatica a non tessere le lodi ogni partita: il suo nome è Mike Maignan e ad oggi è, senza alcun dubbio, il portiere più forte della Serie A, così come negli scorsi anni era stato quello della Ligue 1. Se ad inizio stagione aveva impressionato per la tecnica coi piedi, col passare dei mesi ha mostrato a tutti le sue grandi capacità nel fare ciò per cui è stato pagato: parare. Ad impressionare, oltre alla sicurezza con cui blocca palloni che altri portieri preferiscono smanacciare, sono la fisicità e i riflessi coi quali riesce ad andare a prendere il pallone in situazioni che paiono irrecuperabili (Matteo Tencaioli, Sportellate)

Il 2022 ci restituisce il portiere che avevamo conosciuto a inizio stagione (Alberto Pastorella, Tuttosport)

la classifica Inter 46, Milan 45, Napoli 40, Atalanta 38, Juventus 35, Lazio Roma e Fiorentina 32, Empoli 28, Verona e Bologna 27, Sassuolo e Torino 25, Udinese e Sampdoria 20, Venezia 17, Spezia 16, Cagliari 13, Genoa 12, Salernitana 8

 

      CAMPO PRINCIPALE

1-1 | Il prologo alla partita è arrivato con la decisione del Napoli di mandare in campo Zielinski, Lobotka e Rrahmani, messi in quarantena dalla Asl Napoli 2 perché contatti diretti di positivi e senza richiamo al vaccino, con un’ultima dose cioè precedente gli ultimi 4 mesi. 

Monica Scozzafava sul Corriere della sera spiega che la società di De Laurentiis ha così rispolverato il protocollo datato giugno 2020 firmato da ministero della Salute e Figc che prevede la quarantena soft (casa-lavoro) per i lavoratori in isolamento fiduciario, purché negativi. Lo ha seguito alla lettera (albergo-campo): il regolamento introdotto a dicembre sul Green pass rafforzato entra in vigore soltanto dal 10 di gennaio”

Così, ricapitola il Corriere della sera, in questo caso ci siamo trovati di fronte alla seguente catena di eventi: “La Asl1 nonostante 9 contagi dà il via libera alla trasferta; la Asl2 aspetta che gli azzurri siano a Torino per ricordare al club la quarantena di 3 calciatori. Infine l’Autorità sanitaria di Torino che non si mette di traverso. Resta un provvedimento che il Napoli avrebbe disatteso. Sanzioni? Il manager della Asl2, Antonio D’Amore, toglie ogni dubbio: «No, il club ha rispettato il protocollo Figc». Tutto regolare. Ma senza mascherina.

Maurizio Crosetti ha dedicato alla scelta del Napoli su Repubblica il cuore del suo commento: Come dice un vecchio, bellissimo film: il vento fa il suo giro. Ma qui il vento lo si cavalca sempre secondo convenienza, unica regola di un calcio che regole non ha più, a parte prendere i soldi delle televisioni per non fallire. Venti mesi di pandemia e calcio ad ogni costo non sono serviti a nulla: il tempo è rimasto fermo, immobili i dirigenti, a parte il fantasmagorico De Laurentiis con la capriola del suo Napoli. Nessuno si fida di nessuno, manca una visione d’insieme: pure il nuovo protocollo è già criticato. Continuare così non è possibile

Anche Tony Damascelli sul Giornale attacca: A Torino è andata in scena la commedia del finto contagio, tre calciatori del Napoli, in isolamento fiduciario, sono stati schierati come provocazione da De Laurentiis, le regole sono fatte per essere violate, la logica e il rispetto della salute altrui è un optional fastidioso, soprattutto per chi non è abituato ad osservarle, a Torino come a Napoli

 

la partita | Gigi Garanzini su la Stampa ha scritto: Ammesso e non concesso che il campionato a qualsiasi costo abbia un senso, e con 220mila contagi e 200 morti non ce l’ha, la Juve ha fallito la prima, grande occasione di risalire la classifica. Contro un Napoli ridotto ai minimi termini, falcidiato dal Covid in ogni reparto e privo comunque dei suoi giocatori migliori, eppure capace dopo un avvio difficile di non venir meno alla sua idea di gioco, e spesso d’imporla. A costo di concedere ad una Juve non proprio al completo ma quasi, il solo controgioco: con cui tanto lontano nel calcio di oggi non si va

Luigi Garlando sulla Gazzetta si domanda: Esagerata chiamarla impresa? Fate voi, ma il punto conquistato dal Napoli allo Stadium ha un alto valore etico e racconta dignità, perché conquistato in condizione estreme: rosa sfigurata da Covid, infortuni e Coppa d’Africa. In un’emergenza del genere, il Napoli non ha tirato a sopravvivere, ma ha giocato meglio, ha dominato il primo tempo, è passato in vantaggio con Mertens e ha concluso con il 56% di possesso in uno stadio in cui aveva perso 9 degli ultimi 10 precedenti. La contabilità negativa della Juve comincia da qui. Neppure contro un Napoli in emergenza biblica la Juve è riuscita a dominare, in casa sua. Ha costruito pochissimo e neppure con l’ingresso di Dybala, Kean e Kulusevski è riuscita a creare pericoli con continuità. Poco pressing, poca manovra collettiva. Nullo il confermato Morata. A tratti Chiesa, il migliore, autore del pareggio, è parso solo contro tutti. La strada è ancora lunga: è l’unica buona notizia. Anche se Allegri continua ad essere contento di ciò che vede

Molto severo il giudizio di Alessandro Barbano, condirettore del Corriere dello sport-stadio, sulla Juventus: Se dopo il giro di boa del campionato una certezza si fa granitica nella mente del tecnico toscano, ma anche del più indulgente dei tifosi, è che più della metà dei bianconeri usurpa una maglia che non meriterebbe di indossare. Fatta eccezione per Locatelli, il cui occhio intuitivo si fa via via più acuto nel deserto che lo circonda.

Emanuele Gamba su Repubblica considera: Che pareggio triste, dopo questi giorni confusi, finiti con i calciatori a fare la quarantena in campo e un pareggio che alla Juve non serve a niente ma che si è meritata con il niente che propone giocando, e che il Napoli si tiene stretto, in attesa che passi la sua lunga nottata di sventure. Che partita strana, senza neanche un po’ di gioia in campo, senza allegria, come se i giocatori per primi si sentissero parte di una recita sbagliata, fuori copione. Il gioco ha assorbito questa mestizia, anche se a onor del vero con la Juve funziona spesso in questa maniera. La Juve avrebbe dovuto prendere l’avversario per il collo, non dargli tregua né respiro e scoperchiarlo nei due punti deboli, vale a dire l’impossibilità del Napoli di rinfrescare la partita con dei cambi, lusso che invece Allegri aveva in abbondanza, e la debolezza fisica di giocatori ormai disabituati a giocare, come Ghoulam”

Paolo Tomaselli sul Corriere della sera sottolinea che in effetti, l’errore di sottovalutare l’avversario non è nuovo. Se Madama fatica con le provinciali, il Napoli gioca come tale nello spirito, ma con la qualità dell’impianto di gioco: per fare punti allo Stadium basta e avanza. Gli spallettiani guidano con tutte le spie accese sul cruscotto: occhi aperti, prudenza, ma anche lucidità di fronte all’aggressione della Juve

Per Antonio Giordano, sul Corriere dello sport-stadio, il Napoli non ha uomini in panchina, tanti bambini tra Elmas e Petagna, però è una squadra, non si piange addosso”. Secondo lo scrittore Marco Ciriello sul Mattino, questa serata di Mertens seppure senza vittoria va ricordata come un grande momento, perché traghetta la squadra fuori da un momento triste, con il fischio di un gol, come diceva Gigi Radice.

 

    PROSPETTIVE  Gli uomini per la salvezza di Mazzarri

1-2 | Una vittoria in rimonta per Mazzarri, dopo essere andato sotto con il sesto gol in sei partite di Gabbiadini. Nel Cagliari – scrive Lorenzo Lari per Sportellate – le note positive arrivano dal carattere con cui la squadra di Mazzarri ha approcciato e concluso il match, dal solito generosissimo Joao Pedro e dal ritrovato Marin autore di un secondo tempo sontuoso. Attenzione a Lovato che potrebbe rilevarsi una grandissima presa per questo girone di ritorno. Bene anche Altare al suo esordio in Serie A. La salvezza non è un miraggio

 

    TRAME I due centravanti

3-3 | Due centravanti per l’assalto di Sarri, e nessuno con il numero 9 dietro le spalle. Il primo – quello vero – Ciro Immobile ha segnato un gol con gli occhi dietro la schiena, girando la palla di testa verso la porta al buio, sapendo chissà come dove fossero i pali, dove l’angolino e dove il portiere. Il secondo – quello aggiunto – è stato Milinkovic-Savic, aggiunto da Sarri all’arrembaggio, in una partita nata con un doppio svantaggio e proseguita con un gol cancellato alla Var (mani di Patric) dopo esame autoptico di 3 minuti e 30 secondi, più un rigore sbagliato. 

Alberto Dalla Palma commenta sul Corriere dello sport-stadio: È vero che ci sono errori individuali clamorosi, come il goffo passaggio arretrato di Hysaj, l’indecifrabile uscita da rigore di Strakosha e il tunnel di Marchizza a Luiz Felipe, ma è altrettanto vero che i numeri dicono sempre la verità e dopo la prima giornata di ritorno rappresentano una Lazio più Zemaniana che Sarriana: 37 gol incassati, più o meno come le squadre in lotta per non retrocedere. La gestione di Acerbi dimostra quanto Sarri faccia fatica a ruotare gli interpreti scelti per costruire la squadra titolare: l’azzardato recupero di Acerbi costringerà la Lazio ad affrontare la partita con l’Inter e anche quelle successive con un reparto arretrato ancora meno competitivo del solito. Allenatore, giocatore e staff medico hanno contribuito in parti uguali alla confezione di un errore che a questi livelli non si può commettere, soprattutto se in difesa hai i giocatori contati.

Da Mario Sconcerti sul Corriere della sera un abbraccio a Sarri che a fine partita ha chiesto di fargli sapere con certezza se il Covid è preoccupante o una semplice influenza. Ma forse gli basterà aprire una finestra”.

 

    DIAMO I NUMERI  Mille

1-2 | Le partite giocate in serie A dal Verona. A La Spezia l’ha vinta nonostante dieci giocatori fuori, contagiati dal virus, con una doppietta di Caprari. Zaccagni chi? – scrive Fabio Bianchi nelle pagelle per la Gazzetta – Risolve la pratica con un gol da centravanti e un bis di gran classe. Spesso è l’uomo in più di Tudor. Luca Barbara su Sportellate dice: La consacrazione di Gianluca Caprari sembra essere definitivamente avvenuta. La doppietta di oggi ha forse tolto gli ultimi dubbi su chi ancora aveva dei dubbi sulle qualità del ragazzo. L’ex giallorosso oggi è apparso di un’altra categoria rispetto agli altri 21 in campo ed il gol del provvisorio 0-2 è una vera e propria perla

 

    1-1 | Andrea Schiappapietra sul Secolo XIX ha scritto: Il Sassuolo, pur fragile e senza cambi, ha più gioco e qualità. Per cui domina dal punto di vista del possesso palla, ben oltre il 70%, e dei tiri, 28, di cui 7 in porta. Il Genoa ancora una volta si limita al minimo indispensabile anche se in effetti lo spirito è lo stesso rispetto a quello visto con l’Atalanta. Shevchenko, che finora ha inciso abbastanza poco dal punto di vista del gioco, applaude per lo spirito messo in campo dai suoi ragazzi e si aggrappa a un Destro che ha numeri da grande cannoniere: 13 gare giocate e 8 gol segnati. Reti che tengono a galla il Genoa e che permettono di guardare al futuro mantenendo viva la speranza di agguantare la salvezza. E di difendere quella Serie A conquistata 15 anni fa, una Serie A troppo spesso data per scontata e apprezzata quando invece la si stava per perdere. Adesso la corsa è da riprendere al più presto. A cominciare dalla gara con lo Spezia di domenica, spareggio per la A

 

    titoli | La Gazzetta dello sport: “Bologna-Inter è un giallo. I rossoblù restano a casa ma spunta la distinta. Rischio ko a tavolino? – Lo strano caso del documento ufficiale di gara presentato dagli emiliani, bloccati dall’Asl e visto dall’arbitro. Ora la palla passa al giudice sportivo | “Fiorentina a tutta. Dopo Ikoné e Piatek ora fa rotta su Isco. Lo spagnolo gioca poco con Ancelotti. Sarà libero a giugno: il Real può cederlo

 

in tv domenica ore 12.30 Dazn: Empoli-Sassuolo | Sky e Dazn: Venezia-Milan | 14.30 Dazn: Cagliari-Bologna e Torino-Fiorentina | 16.30 Dazn: Napoli-Sampdoria | Sky e Dazn: Udinese-Atalanta | 18.30 Dazn: Roma-Juventus | Sky e Dazn: Genoa-Spezia | 20.45 Dazn: Inter-Lazio e Verona-Sampdoria

 

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