Giorno-4 | Le relazioni privilegiate di Infantino – Il calcio del Maghreb tra storia e aspettative – I frutti del lavoro nelle Accademie del Mali – Il cittì del Burkina Faso che vive sempre sull’orlo del pericolo
Benedetta, mamma Africa. Magari fosse ovunque così. Magari il mondo fosse così accogliente. Questo pensa Gianni Infantino tutte le volte che un aereo lo porta là, il continente nel quale lo trattano meglio. Come un sovrano, un imperatore, anzi di più, lo trattano come il presidente della FIFA. Lo trattano con lo stesso riguardo che il calcio africano aveva per Sepp Blatter, il suo predecessore, un signore super potente scaraventato giù dal trono da un momento all’altro, lo sapete com’è fatta l’FBI quando si mette una cosa in testa: ci mette un attimo.
La parola che racconta meglio la relazione tra l’Africa e la FIFA – anzi tra la FIFA e l’Africa – è il verbo coccolare, i francesi dicono dorloter, e dorloter ha scritto Étienne Moatti nel suo intervento per L’Équipe, dove racconta la semina di Blatter e il raccolto di Infantino.
Quando si candidò alla presidenza della FIFA dopo la sospensione di Michel Platini, Infantino dovette affrontare l’opposizione di Issa Hayatou, lo storico leader locale che sosteneva il suo avversario del Bahrein, Sheikh Salman. Gli bastò fare un giro per il continente, così da convincere molti presidenti di federazioni africane a votare per lui – dice il giornale francese. Così è cominciata l’Operazione Coccole, tante, diffuse, coccole per tutte le 54 federazioni del continente, scrive L’Équipe, “che da sole pesano un quarto dei voti al congresso”. Per quale motivo? Con l’obiettivo politoc di isolare il più possibile l’Europa, “quella che cerca sempre di emanciparsi dal potere della federazione internazionale”.
Il programma di sostegni economici di Infantino è stato tagliato sull’Africa, segnala L’Équipe. Dovrebbe consentire di offrire entro il 2026, fino a 8 milioni di dollari per associazione, con un aumento del 30 percento rispetto agli importi precedcenti.
“In cambio – ha scritto Moatti – Infantino sa di poter contare sull’Africa per scendere in battaglia, spesso contro gli europei. Il controverso progetto di un Mondiale ogni due anni, immediatamente rigettato dalla UEFA, aveva ricevuto un forte sostegno dall’Africa. Fouzi Lekjaa, presidente della federazione marocchina, faceva notare che solo otto nazioni hanno vinto un Mondiale nella storia e solo il 20-25 percento dei 211 paesi affiliati hanno avuto il privilegio di parteciparvi. Nella ricostruzione del giornale francese, per garantirsi un sostegno solido e duraturo, Infantino ha messo alla guida della CAF uomini a lui fedeli: il miliardario sudafricano Patrice Motsepe alla presidenza, lo svizzero-congolese Véron Mosengo-Omba alla segreteria generale. È stato nel dipartimento legale della UEFA quando Infantino lo guidava e oggi fa parte di “una perfetta cinghia di trasmissione per Infantino”, conclude L’Équipe.
POPOLI
Il calcio del Maghreb
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Il calcio del Maghreb è quello che Rabah Madjer ha definito una volta parlando a Repubblica il calcio che privilegia la tecnica e la qualità. Ne faceva una questione anche linguistica. «Esiste il calcio delle nazionali anglofone — il Ghana, la Nigeria — che ha nell’aspetto fisico una componente di rilievo: sono le squadre più complete. Esiste un calcio più attento alla strategia che è quello delle nazionali francofone: penso a Senegal, Camerun, Costa d’Avorio. E poi ci siamo noi, i maghrebini».
L’Algeria ha esordito con una delusione, un’altra, il pareggio per 1-1 con l’Angola, dopo aver mancato la qualificazione ai Mondiali del Qatar. Djamel Belmadi aveva portato la squadra al titolo nel 2019 e si era guadagnato il soprannome di ministro della felicità [“Più di un totem”, L’Équipe]. Aveva restituito una reputazione internazionale all’Algeria con una serie di 35 partite senza sconfitte, prima del crollo inatteso in Camerun. Inattesa è stata pure la conferma di Belmadi, che da giugno 2022 ha cambiato qualcosa nel gruppo. Ma questo torneo è la sua ultima carta.
TUNISIA vs NAMIBIA
Il Marocco semifinalista ai Mondiali va in campo domani, mentre oggi è il giorno della Tunisia contro la Namibia. In nove delle ultime dieci edizioni è sempre arrivata ai quarti, ma il titolo manca dal 2004. Secondo il giornalista Salam Sidiki non ci sono le condizioni per farcela. Tra 2017 e 2019, la Tunisia ha giocato un calcio spettacolare con i cittì Henryk Kasperczak e Alain Giresse, tornando subito dopo al suo calcio tradizionalente grintoso e concreto. Se il Maghreb è la terra della fantasia come il Saudamerica, allora la Tunisia va intesa come una sorta di Uruguay.
Hannibal Mejbri del Manchester United ha rinunciato alla convocazione. Elias Saad del St Pauli ha rotto con la federazione. Ha una popolazione di soli 12 milioni di abitanti. È la nazione africana più dotata nella pallamano. Sono i campioni continentali di basket e di pallavolo. Nel tennis portano nel mondo la bandiera di Ons Jabeur. Il rilancio del calcio è affidato al cittì Jalel Kadri, nominato un po’ a sorpresa. Era il vice di Mondher Kebaier e due anni fa gli toccò la sorte di prenderne il posto in panchina perché quello si era ammalato di covid alla vigilia del ottavi di finale. Non è molto popolare tra i tifosi per via della convinzione che con un cittì straniero la squadra giri meglio. La pensa così la scrittrice di calcio Oluwada Lotfi. Il giocatore più tecnico è Elias Achouri del Copenhagen, un dribblatore di origini francesi. Kadri si è sbilanciato. Sente di avere tra le mani una squadra che vale la semifinale.
La Namibia è una forza emergente. Quando nel mese di marzo ha battuto il Camerun, il Namibian Sun ha titolato: “Camerun chi?”. Il cittì Collin Benjamin punta a superare per la prima volta il girone, tra pagamenti incerti e viaggi su mezzi di trasporto casuali.La giornalista tv Joviita Kandjumbwa sostiene che possiamo aspettarci anche che i giocatori protestino per mostrare il loro disappunto. La stella è l’attaccante Peter Shalulile dei Mamelodi Sundowns in Sudafrica. Ha segnato in ogni partita delle qualificazioni. Aveva iniziato la carriera come terzino sinistro. La maglia numero 10 è sulle spalle di Prins Tjiueza, 21 anni, residente in Kosovo.
LE ALTRE PARTITE
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MALI vs SUDAFRICA
Le Accademie di Bamako
Éric Chelle, cittì del Mali, è in carica da circa 18 mesi. Ai giocatori non chiede di vincere il torneo ma di meritarsi il rispetto. Nelle ultime sei apparizioni al torneo, quattro volte è uscito ai gironi e nelle ultime due agli ottavi di finale. C’è una grossa attenzione alle nazionali giovanili. Il Mali è arrivato terzo alla Coppa del mondo U-17 dello scorso anno, un risultato che segue i quarti di finale ai Mondiali U-20 del 2019. Le grandi ambizioni sono andate a sbattere contro l’infortunio di Ibrahima Koné – distorsione alla caviglia in un’amichevole contro l’Uganda a ottobre. Cheick Doucouré del Crystal Palace ha un guaio serio al tendine d’Achille, El Bilal Touré non si è ancora ripreso da un infortunio alla coscia. Sono indisponibili anche il terzino del Lens Massadio Haïdara e l’ex ala del Southampton Moussa Djenepo, ora allo Standard Liegi in Belgio. Nonostante gli infortuni resta una buona squadra, con una batteria di centrocampisti molto tecnici: Amadou Haidara, Aliou Dieng, Mohamed Camara, Lassana Coulibaly, Moussa Doumbia e Adama Traoré dell’Hull City.
Il Sudafrica è composto per metà dai giocatori del Mamelodi Sundowns, otto scudetti in dieci anni, nove presenze consecutive nella fase a gironi della Champions League africana – un record insieme ad Al Ahly e Wydad Casablanca. Il cittì è Hugo Broos, famoso per aver costruito il quinto titolo del Camerun nel 2019.
BURKINA FASO vs MAURITANIA
Il cittì destinato al batticuore
Il Burkina Faso è una nazionale che vive in controtendenza. Mentre nel resto dell’Africa si va a caccia dei figli della diaspora, questa nazionale punta in prevalenza su chi è rimasto a casa. Hubert Velud è il suo cittì, un uomo abituato a vivere pericolosamente. Era la guida del Togo nel 2010, la squadra che venne attaccata a colpi di fucile a bordo dell’autobus, due giorni prima dell’inizio del torneo. Undici anni più tardi, Velud è stato esonerato dalla federazione del Sudan alla vigilia del torneo, nonostante si fosse qualificato. Ora deve affrontare una specie di ammutinamento interno. I presidenti dei club fanno pressioni per il suo esonero da ottobre.