Il titolo di campione d’inverno dell’Inter davanti alla Juventus è arrivato insieme a un polverone. Sarà stato per citare i Classici. La Gazzetta da Milano le chiama “cime tempestose”, Tuttosport da Torino risponde definendo i nerazzurri “campioni d’inVARno”. L’Inter ha vinto segnando al 93esimo un gol viziato da una gomitata di Bastoni a Duda nell’area del Verona. Un errore netto, in modo unanime indifendibile. Il secondo errore in otto giorni in favore dell’Inter, dopo lo spintone di Bisseck a Strootman in occasione dell’1-1 contro il Genoa.
Prima ancora che misurare vantaggi e svantaggi di questi strafalcioni, il calcio italiano dovrebbe prendere atto che esiste una questione arbitrale. Ce ne sono troppi in giro di mediocri. Sono la maggioranza. La netta maggioranza. E ora si affollano pure intorno alla VAR. Matteo Pinci su Repubblica ha scritto: “Se sbaglia un uomo solo in mezzo a ventidue calciatori l’errore forse lo metti in conto, pur senza accettarlo pienamente. Ma se sbaglia un arbitro in campo e poi altri due al monitor dimenticano di correggerlo, di dirgli «amico, ti sei perso qualcosa», allora è più difficile mandarlo giù”.
È successo mentre in Frosinone-Monza la VAR si è spenta sull’1-0 [“i gol l’arbitra Ferrieri Caputi li ha controllati su un telefonino”, ancora Repubblica] e non si sa se sia di conforto il pensiero che in Sassuolo-Fiorentina l’arbitro Abisso ha annullato due gol solo grazie alla macchina. “Molte squadre lamentano la mancanza di uniformità – dice Pinci su Repubblica – ma sono anche aumentate le decisioni sbagliate. La trasmissione Open Var su Dazn che doveva spiegare come vengono prese le decisioni si sta trasformando in un mea culpa settimanale della classe arbitrale”.
L’uomo che aveva la VAR e sotto gli occhi e non s’è accorto di niente è lo stesso finito altre volte in pasticci analoghi. Luigi Nasca era stato contestato da Thiago Motta dopo Lecce-Bologna e al Bologna aveva incredibilmente negato un calcio di rigore sul campo della Juventus, il 27 agosto, quando Ndoye era stato abbattuto davanti alla porta vuota da Illing jr. Sempre Nasca alla decima giornata non aveva visto la manata di Gatti a Faraoni.
Alessandro Bocci sul Corriere della sera dice che “il Verona ha perso soprattutto perché Henry, dopo aver pareggiato, ha sprecato il rigore al centesimo minuto. Ma i veri sconfitti sono i fischietti. Rocchi, furioso, spedirà Nasca in serie B. La punizione non risolve il problema. L’anno scorso il Napoli ha dominato il campionato facendo un bel piacere al designatore. Stavolta la musica sembra diversa. Basta non prendersela con la Var. La tecnologia, per quanto imperfetta, è la vera democrazia nel calcio. Gli errori, quasi sempre, nascono dall’uomo. La macchina va usata di più e meglio”.
Dalla prima pagina del Giornale Tony Damascelli si straccia invece le vesti e invoca una specie di ritorno all’età della pietra: “La mezza dozzina di giudici non ha affatto risolto i problemi e chiuso le polemiche come la propaganda sostiene, invece ha intossicato un gioco bellissimo e, insieme, la vita dei calciatori e dei tifosi”. La vita, addirittura. “Lo show continua – dice – il football ha smarrito la logica originaria e ha introdotto l’intelligenza arbitrale”.
Gabriele Galluccio su Libero fa notare la reazione della Juventus su X. «Una cosa sola», ha scritto il social media manager. “Una frase, accompagnata dalla foto che ritrae un abbraccio di squadra, apparentemente innocua, ma che è un colpo di genio: è un modo sottile per entrare nella polemica senza esporsi direttamente, è l’amo al quale abboccano i tifosi, non solo quelli bianconeri, che hanno bisogno di sfogare la frustrazione per la vittoria rocambolesca dell’Inter. La maggior parte dei commenti sono irripetibili, però è chiaro il sentiment di chi non tifa la squadra nerazzurra: l’accusa principale è di essere diventata proprio “come la Juve”, quella dell’era Calciopoli (archiviata una volta per tutte ieri, con il Consiglio di Stato che ha confermato la rinuncia al ricorso del club bianconero, che pagherà le spese legali a Figc e Inter). Insomma, nell’immaginario collettivo i nerazzurri hanno preso il posto dei rivali storici come squadra che “ruba”e si sono ritrovati al centro di una shitstorm, mettendoci però anche del loro”. Ecco.
Il senso tecnico di questo titolo d’inverno lo accenna Luigi Garlando sulla Gazzetta ricordando che l’Inter c’è arrivata 19 volte nella sua storia, 11 su 18 ha vinto lo scudetto. Solo due volte aveva messo insieme quota 48 punti nel girone d’andata: nel 2006-07 e l’anno dopo. Due scudetti. “Ritmo folle, mezzo scudetto meritato. Ma Inzaghi, che ha responsabilità superiori ai tifosi, dovrà chiedersi: basta questa Inter a difendere i 2 punti? Se Henry non avesse sprecato il rigore, i nerazzurri avrebbero perso il 7° punto a San Siro e non in scontri diretti. L’ultima di andata ha ribadito quanto pesi Lautaro: con o senza, cambia come dal giorno alla notte. La Juve non ce l’ha un giocatore insostituibile come Lautaro. Questa è la vera spada di Damocle che pende sul futuro dell’Inter”.