Ho sbagliato e ho pagato
Ma il pallone non si sporca
Diego Maradona
«Quale Maradona? Ce ne sono molti. Ci sono otto, nove Maradona. C’è un Maradona che giocava a calcio, un Maradona che ha raggiunto la celebrità, c’è un Maradona figlio che è morto quando sono morti i suoi genitori, c’è un Maradona padre che si reinventa ogni giorno, c’è un Maradona amico che ricambia amicizia, c’è un Maradona efficace e c’è un Maradona sublime, un Maradona abietto e un Maradona fenomenale, c’è un Maradona di frasi indimenticabili e c’è un Maradona le cui frasi sarebbe meglio non ricordare. La somma di tutto questo in un uomo solo. Un genio, una meraviglia. Fiorito e Dubai. Il barrio e le sette stelle. Rubinetti d’oro e latrina. Maradona è il prodotto di tutto questo e in più, nel caso avessi dimenticato di dirlo, il miglior giocatore del calcio argentino e il migliore di tutti i tempi».
Ernesto Cherquis Bialo, ex direttore di El Gráfico
«Esistono un Diego e un Maradona. Il primo è un ragazzo semplice col quale andrei in cima al mondo, il secondo è il personaggio costruito per i media e con lui non farei nemmeno un passo».
Fernando Signorini, il suo storico preparatore atletico
Nella vita pubblica, Maradona non agiva come un uomo di umili origini. Dalla mostruosa collezione di videotape anni 80 e 90 che Kapadia ha assemblato, vediamo un riccioluto mastino da nightclub felice di recitare il ruolo dell’animale da feste di alto livello.
Ben Kenigsberg, NYTimes, 20 settembre
«Tutti sapevano come si comportava, soprattutto quando tornava in Argentina. Ma il presidente di una società deve curare il rapporto professionale e assicurarsi che i calciatori diano il massimo: e Maradona lo ha sempre dato, caricandosi il peso di una squadra e di un ambiente che non avevano mai vinto. Ecco, anche quello forse incise sui suoi problemi psicologici. Un presidente non è il papà di un calciatore: acquista le sue prestazioni sportive, non la sua vita».
Corrado Ferlaino, ex presidente del Napoli 1969-2000
«I miei precedenti documentari su Senna e Amy Winehouse furono visti dagli eredi dei due protagonisti, Diego finora non mi ha chiesto di guardare il film, pur essendo a conoscenza del taglio che gli avrei dato. Con lui mi sono incontrato diverse volte per le interviste che si sentono nel documentario e sono curioso di sapere se la sua reazione sarà quella di Diego oppure di Maradona».
Asif Kapadia, regista di “Diego Maradona”
Sono iniziate a Napoli le riprese italiane di Maradona, sueño bendito, serie tv prodotta da Prime Video dedicata alla storia del campione di calcio argentino. La troupe ha la sua base in via Generale Orsini, ma si girerà anche a Fuorigrotta, Posillipo e Soccavo.
TV Sorrisi e Canzoni, 17 settembre
Nella terra in cui il futbol è religione e la cabala è scienza, le ricorrenze non passano mai inosservate. Se il compleanno di Leo Messi e Juan Roman Riquelme nel giorno della morte di Carlos Gardel rimane una delle triangolazioni preferite dai fanatici del pallone, non poteva passare inosservato che il ritorno in patria di Diego Armando Maradona coincidesse con il primo trionfo del Diez con la maglia albiceleste: quel Mondiale giovanile sub 20 della Seleccion guidata da Cesar Luis Menotti, colui che diede la prima delusione della sua vita al giovane Pelusa, escludendolo dalla rosa mondialista del 1978. La storia avrebbe dato ragione a entrambi.
Paolo Galassi, Corriere dello sport-Stadio, 9 settembre
Maradona porta la sua presenza. Del lavoro e degli allenamenti si occupano altri. Il 10 si fa il segno della croce, bacia la medaglietta appesa al collo e prega, protesta, grida, insulta ed è protagonista nel teatro dell’assurdo al Bosque de La Plata. La folla lo vive e lo adora.
Quale Maradona adora? Quello che ora è in panchina o il genio che in campo non si è mai arreso? Maradona rappresenta oggi questa convinzione secondo cui è sufficiente motivare per vincere. La speranza che la sua presenza mistica sia sufficiente per evitare la tanto temuta retrocessione.
Ricardo Roa, Clarín, 17 settembre
Nel Vangelo più antico, quello di Marco, Gesù è fondamentalmente un mago. Un tipo che fa miracoli, o miracoli. Questo Vangelo non contiene sermoni, come quello delle beatitudini, o strutture teologiche. Non c’è nemmeno la resurrezione: l’ultimo paragrafo è un’aggiunta successiva. Marco si limita a raccontare la storia di un uomo misterioso che fa cose impossibili. La rivelazione dell’ineffabile per via del miracolo è la base delle religioni. Poi, nel tempo, la fede si sviluppa.
quell’uomo grasso, con le ossa doloranti e il corpo quasi distrutto da tanti abusi, è venuto a La Plata. Non ha mai vinto nulla come tecnico. A volte non si capisce cosa esce da quella bocca che ha pronunciato frasi memorabili. Non importa. La gente di Ginnastica e Recinzione, un club minacciato dalla discesa già all’inizio della stagione (le famose medie), lo hanno accolto con devozione. Non perché è Maradona, che è, ma perché Maradona una volta ha fatto miracoli. E credono che possa ancora compierli.
Enric González, El País, 10 settembre
“Non mi fa male la testa, mi fa male l’anima”.
Maradona dopo la prima sconfitta con il Racing
Quasi non si alzano voci contro il ritorno di Maradona nel calcio argentino. Quasi nessuno osa a mostrarsi antipatico con il genio delle indimenticabili imprese del calcio. Ad ogni modo, qualche testimonianza negativa filtra. Una è quella di Alfredo Leuco, giornalista politico con un passato nello sport, che nel suo programma televisivo per TN ha sentenziato: «È vero che il Gimnasia è vicino alla retrocessione. Ma la peggiore retrocessione è la scommessa su una persona che sintetizza la decadenza e la degradazione dell’essere umano. Oggi Maradona è la sintesi di ciò che non dovremmo essere come persone o come cittadini”.
Tutto è provocato da questo fragile e ipersensibile Diego, che porta pesi più di prima. “È stato molto colpito alla morte di José Luis Brown (uno dei suoi compagni in Messico 86) e dalla malattia di Carlos Bilardo”, spiegano le persone che gli stanno accanto.
Enrique Gastañaga, La Plata
Sebbene al Gimnasia abbia promesso lavoro, è chiaro che cosa sia questo lavoro: attivazione emotiva. Nei giocatori, nei tifosi, nel club e soprattutto nelle casse del club, che in pochi giorni ha fatto circa 3.500 nuovi soci e ottenuto che 6.000 morosi definissero in un piano di rientro dei pagamento. Solo di contributi sociali, il club incasserà quasi tre milioni in più al mese.
Due anni e mezzo fa, quando l’attuale presidente Pellegrino si è insediato, il Gimnasia aveva debiti per 23 milioni di dollari. Trattando con i creditori, secondo le fonti del club, il debito è stato ridotto a 3 milioni di dollari. Dicono: la scommessa su Maradona è portarlo a zero.
Maradona convoca, attrae folle e genera denaro.
Ricardo Roa, Clarín, 17 settembre
Incredibilmente puntuale, è sceso in campo promettendo lavoro, lacrime e sangue come il Churchill dell’ora più buia. In poche ore si sono vendute centinaia e centinaia di magliette col 10 e il suo nome, andate a ruba con la stessa velocità con cui 35 anni fa, al San Paolo i tifosi napoletani si bevevano la Cocacola ’e Maradò. Cosa aveva di speciale? Niente, una foto di Diego sul tappo. Certo c’è un abisso tra il rumoroso furore di quel giorno dell’estate 1984, nello stadio pieno di Napoli, e l’incontro con i tifosi del Gimnasia. Da una parte c’era il campione nel suo splendore, dall’altra il vecchio idolo che a 58 anni torna a casa. Ma io vedo anche un filo comune, che tiene assieme il San Paolo e gli altri bagni di folla, in Spagna e in Argentina, compreso il ritorno al Boca e l’omaggio per l’addio, nel 2001, a Buenos Aires. Maradona è un totem che salta le mediazioni e tocca le corde dell’appartenenza. Funziona perfettamente nell’età del populismo.
Alessandro De Calò, la Gazzetta dello sport, 10 settembre
“Il Gimnasia è popolo e passione e Maradona è popolo e passione” dice al Clarin Giselle, la sorella di Cristina Fernández de Kirchner. Erano già trascorsi alcuni minuti dal suo abbraccio con Maradona e l’emozione non era finita. “È la prima volta che lo vedo, dice mentre cammina per Calle 9 verso casa. La accompagna Rita, un’amica di tifosa. Entrambe indossano la maglia del Gimnasia, anche se quella di Giselle ha l’autografo di di Maradona sulla spalla e quella di Pedro Troglio sul davanti. “Questa maglia è stata regalata dal club a mia madre. Era tifosa del Gimnasia. Non oso immaginare come stia vivendo tutto questo da lassù, dice ricordando Ofelia Wilhelm, morta di recente.
“Che cosa ha regalato a Maradona?”
“Il rosario di mia madre, il suo portachiavi di socia a vita e una medaglia della Madonna di Medjugorje perché lo accompagni durante questa missione”.
L’irruzione di Giselle alla fine della conferenza stampa è stato uno dei tre momenti in cui Maradona si è emozionato. Prima, davanti alle telecamere di tutto il mondo, la sua voce si era rotta nel ricordare sua madra, Doña Tota. “Mi hanno fatto vivere cose bellissime. Pensavo che il mio cuore stesse per esplodere quando sono entrato in campo. Qualcuno là sopra mi ha fermato. Oggi mi sono sentito in paradiso e ho potuto vedere mia madre”.
Maximiliano Urìa, Clarìn
Ci sono club che soffrono e poi c’è il Lobo. Perché una cosa è retrocedere, che ti manda in bancarotta, perdere partite impossibili, finali, un’altra cosa è essere il Gimnasia. Perché quando il Gymnastics si guarda allo specchio riceve una risposta lapidaria: il riflesso è dipinto di rosso e bianco a strisce, e si chiama Estudiantes de La Plata. Il famoso Pincharrata che ha vinto quattro Libertadores, una Intercontinentale, una Interamericana e cinque campionati locali. La Gimnasia invece non ha coppe e mai nell’era professionale ha vinto un campionato locale.
Ma ora il Gimnasia potrà raccontare che in un giorno del 2019 nientedimeno Diego Armando Maradona si sedette in panchina e lo allenò.
Horacio Riggi, El Cronista Comercial
Dove gli altri vedono un allenatore, una grande gloria, un campione infinito, c’è solo un uomo in lotta, che tenta – in grande e con un pubblico vastissimo – di trattenere il suo mito, così mentre Diego y Armando y Maradona si separano, prendono strade diverse, si smembrano, lui prova a trattenere un pochino di quello che la trinità ha prodotto, un brandello dei miracoli fatti, una eco del canto omerico che fu, e si accontenta, dove prima era esagerato ora è sobrio, dove prima era favoloso ora è parco, dove prima era vorace ora è frugale, in un contenimento al ribasso, in una trincea immaginativa e catenacciara che cerca di non mandare in fumo il poco che resta. E nell’esibizione della mancanza, nella denuncia del furto del proprio mito, c’è ancora la cifra della grandezza, che è l’ultima resistenza prima del tracollo, l’ultima esibizione dopo l’ultima e l’ultima e l’ultima e un poco ancora.
Marco Ciriello, Il Mattino, 12 settembre
“Che cosa mi direbbe il mio Vecchio?
Cammina meglio, cazzo. Questo mi direbbe”.
Diego Maradona