È stata “una giornata buia nel cielo”, quando invece ci si aspettava “l’arcobaleno sulla città rosa”. Sono i titoli con cui L’Équipe racconta l’ultimo caso esploso nel calcio francese intorno a discriminazione e diritti civili. La Città Rosa è Tolosa, la Ville en Rose, detta così per i suoi palazzi di quel colore, costruiti con mattoni in argilla che sfumano alla luce del tramonto. L’arcobaleno è quello presente sulla maglia che andava indossata nel week-end in serie E serie B nell’imminenza della giornata contro l’omofobia [17 maggio]. Tre giocatori del Tolosa [Zakaria Aboukhlal, Moussa Diarra e Saïd Hamulic], un giocatore del Nantes [Mostafa Mohamed] non hanno voluto partecipare. “Un malessere arcobaleno” lo definisce la rivista So Foot.
L’Équipe dice che la questione “ormai torna ogni anno, come un vecchio castagno”. Nel 2022 furono i parigini Idrissa Gueye e Abdou Diallo a sottrarsi. Il PSG non li punì, mentre il Tolosa in una nota ha fatto sapere di aver escluso dalla formazione i calciatori in disaccordo, “accogliendo di fatto la loro richiesta, autorizzandoli a non giocare” fa notare il quotidiano sportivo francese.
Yoann Lemaire, presidente di Foot Ensemble, partner della Ligue 1 nell’iniziativa, dice: «Non gli stiamo chiediamo di salire su un carro al gay pride, gli chiediamo di essere uniti contro l’omofobia. I giocatori ci domandano perché non lasciamo loro libertà di scelta, lo fanno sempre con gli stessi argomenti, sullo sfondo di convinzioni religiose che in realtà sono stronzate da smantellare. Eppure accettano molte cose vietate dalla loro religione, come le pubblicità per i siti di scommesse. Molti di loro temono lo sguardo degli altri. Nei giovani mi pare peggio e sono molto preoccupato. Arriveremo al punto in cui un gruppo dirà: – Siamo in dieci e non giochiamo con questa maglia, vaffanculo».
Éric Roy, l’allenatore del Brest, ha detto che questa giornata di mobilitazione non dovrebbe arrivare nelle ultime quattro partite, quando si lotta per la salvezza. Ecco. Lui dice che è «molto positivo che la Ligue si impegni, anche se penso che dovrebbe occuparsi principalmente di calcio. Non posso essere contento che ci siano cinque giocatori del Tolosa fuori, quando affronta il Nantes. È giusto? Dico di no».
“Gli assenti del Tolosa erano solo tre – ribatte L’Équipe – non giocava nemmeno il capocannoniere del Nantes, e forse il problema non è questo”.
Nel suo editoriale, Lionel Dangoumau scrive: “Rifiutare questo striscione contro l’omofobia non è un’opinione come le altre, Quali che siano i suoi limiti, questa operazione ha un senso, in uno sport dove la tolleranza non è sempre scontata. Ricordiamo la decisione di Gianni Infantino, presidente della FIFA, che proibì di indossare la fascia One Love durante i Mondiali in Qatar , o lo striscione omofobo sventolato da alcuni tifosi del Montpellier il 15 gennaio. Nel calcio l’omosessualità resta un tabù, a tutte le latitudini, e i giocatori in attività che hanno fatto coming out si contano sulle dita di una mano. Bisogna anche riconoscere che nessuno avrebbe parlato così tanto dell’operazione Gay o etero, indossiamo tutti la stessa maglia, se alcuni giocatori non avessero rifiutato l’arcobaleno sulla scorta delle loro convinzioni. Chiedono di essere rispettati, e gli omosessuali, allora? La libertà di opinione si ferma dove inizia l’intolleranza e nessun motivo valido può giustificare il rifiuto di unirsi a questa lotta di umanità: che nessuno subisca insulti o violenze a causa del proprio orientamento sessuale”.
SU RIMBALZI
▻ Jankto e la fobia per l’omosessualità nel calcio
Il 57esimo episodio di Rimbalzi, il podcast prodotto e realizzato con Chora Media, è dedicato a Jakub Jankto, il primo nazionale di calcio ancora in attività ad aver fatto coming out. | Su Spotify a questo link la serie completa | Rimbalzi è disponibile su tutte le principali piattaforme.