La Liga si sta liberando del duopolio Barça-Real

La caduta del Barça e le accuse a Valverde

Il quotidiano sportivo catalano Mundo Deportivo commenta la sconfitta del Barcellona a Granada sottolineando come Messi e il giovane Ansu Fati abbiano fatto il possibile (in pagella due stelline su un massimo di tre, come de Jong, Lenglet e ter Stegen). Giudica “scomparsi” Suárez e Griezmann. Scrive Javier Gascón: “Un disastro maiuscolo e non si tratta di un’inerzia negativa. Si tratta di un problema per il quale Ernesto Valverde non trova una soluzione”.

 

Un Barça da vergogna, titola il quotidiano catalano La Vanguardia nelle sue pagine sportive. Antoni Lòpez Tovar ha scritto: “Non è stata una squadra, ma una caricatura grottesca e dissanguata, senza alcuna traccia di continuità o stabilità emotiva. Uno spettro che, ripetendosi in gradi diversi, mette in discussione un progetto”.

 

Le prime 3  Granada, Siviglia e Atlético Madrid 10

Real Madrid con 8 punti in gruppo al 4° posto; Barcellona con 7 punti in gruppo al 7°

 

Oltre il loro dualismo

“La Liga è il torneo più competitivo d’Europa. Tra tutti i grandi campionati, noi abbiamo la squadra che ha vinto lasciando per strada il maggior numero di punti (il Barcellona con 87). Tutte le altre hanno vinto facendone almeno 90. (Il Bayern è stato campione con 78 ma in 34 giornate). E per salvarsi da noi sono serviti più punti che altrove”. 

Eppure all’estero, soprattutto in Francia, avete l’immagine di un campionato nel quale esiste un grosso scarto tra le grandi e le piccole…

“Perché negli anni si è molto parlato del bipolarismo tra Real e Barcellona, ed è dura uscire dai luoghi comuni. Per quel che riguarda la Francia, il vostro problema è l’unipolarismo, con un solo club che domina. Stessa cosa in Germania e in Italia. E poi riguarda pure l’Inghilterra, con due squadre a 97 e 98 punti, dopo che nella stagione precedente il City aveva vinto con 100 punti sui 114 possibili. Le analisi sulla Liga sono errate”.

Javier Tebas, presidente della Liga

Intervista di Frédéric Hermel, France Football, 20 agosto 

 

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Qualcosa da dire sul Granada, neopromosso e almeno oggi primo in classifica

Di proprietà della famiglia Pozzo fra il 2009 e il 2016, poi ceduta al gruppo cinese del marketing sportivo Desports. Il presidente si chiama Jiang Lizhang.

 

Gioca con un 4-4-2 fatto di linee strette. La stampa spagnola ha elogiato in queste prime giornate il lavoro di Ángel Montoro, centrale di centrocampo, “eccellente giocatore posizionale in difesa” ha scritto il Mundo Deportivo, “deputato agli aiuti e specializzato nel trovare il compagno più libero sempre in forma essenziale. Il punto di forza del Granada viene giudicato il gioco esterno. Puertas è la qualità, Machis è la potenza. Gran parte della manovra si appoggia sui laterali, per centrare palloni a uso degli attaccanti Carlos Fernández e Soldado. 

 

L’allenatore è Diego Martinez, un galiziano di 38 anni, l’allenatore più giovane del campionato. Quando ne aveva 18 emigrò a Cadice per studiare e fare il calciatore. Ha cominciato ad allenare quando ancora giocava in serie C. 

 

Cosa aveva detto prima di battere il Barcellona

“Una delle armi sarà il pubblico. Che non vengano a vederci giocare contro il Barcellona, ma vengano a competere contro il Barcellona. Bisogna ricordarsi di tutti gli anni passati in serie C o in B. Per il granadismo è il momento di divertirsi”.

 

Lei non è stato un calciatore ad ad alti livelli. Trova pesante il confronto con i calciatori?

“Non ho quel profilo. Sono chi sono e devo sfruttare al massimo le mie caratteristiche. Quando allenavo in serie C a 25 anni, ero accusato di essere troppo giovane. La cosa importante è che il calciatore creda in te. Mi gioco le carte che ho. A dire la verità, penso che anche giocare bene le mie carte provochi più empatia con un calciatore, anziché essere un veterano o aver giocato 10 anni in serie A”.

Lei pensa che conti solo vincere o conta anche la forma?

“Per vincere devi giocare bene. Penso che giocare bene è sapere come rispondere a ciò che il gioco ti chiede in ogni momento. Io dico che siamo una squadra camaleonte perché ci adattiamo a ciò che ci viene chiesto. Non esiste un solo percorso. Essere flessibili e organizzati per dare risposte adeguate a ciò che il gioco richiede: questo è giocare bene a calcio. Poi, sono un allenatore che si adatta alle caratteristiche dei miei giocatori. Non posso farli giocare in modo diverso da come esprimono il loro calcio. Devi adattarti e competere. Non mi piacciono le scuse”.

Intervistato da Rafael Pineda, El País, ieri

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