Il cerchio di fuoco del Napoli, Ranieri incanta serpenti – Il Barnum del campionato e del Decreto Crescita

 

  IL CERCHIO DI FUOCO  La deriva del Napoli

L’anno dello scudetto dopo trentatré anni è finito con i fischi alla squadra che aveva lo scudetto sulla maglia. Il Napoli campione 87 chiuse l’anno seguente con il trauma del sorpasso subito dal Milan in uno scontro diretto leggendario, alla terzultima giornata. Il Napoli campione 90 finì all’ottavo posto, peggior piazzamento di una squadra campione d’Italia nella storia della serei A. Il Napoli campione 23 si candida a battere il suo stesso primato, se non dovesse essere spezzata questa catena del dolore, come la chiamerebbero i reumatologi. Antonio Giordano sul Corriere dello Sport-Stadio parla di semestre infarcito d’errori che i fischi del “Maradona” amplificano nella malinconia d’una notte brulla, con quello 0-0 con il Monza che ingigantisce lo stupore. E così è finita, e sul serio, con piccoli squarci di calcio – una pallida rappresentazione – un pizzico di sfortuna e un “reietto”, perché quante ne ha sentite Meret!, che prende il Napoli e lo trascina fuori dal baratro: l’inferno, con le sue fiamme, lo stava inghiottendo, ma mentre le fiamme s’alimentavano e Pessina, a undici metri, aveva le sembianze del killer, il portiere ha tirato fuori il meglio di sé, ha ignorato l’infortunio muscolare, ha ipnotizzato l’amico con cui ha vinto un Europeo ed ha rimosso il terrore dal volto dei 50mila

Giordano dice che il Napoli è sparito, tranne rare apparizioni orgogliose, e mentre stanno scorrendo i titoli di coda su uno dei romanzi più avvincenti del calcio contemporaneo, con uno 0-0 piantato nell’erba, le domande s’inseguono ribelli: quando il “cholito” Simeone si alza dalla panchina rimane poco, 5′ effettivi e il recupero (che sarà di 7′), senza che ci sia un ragionevole perché

Su questo su molte altre faccende partorite a Castel Volturno, la casa del Napoli in provincia di Caserta. Luigi Garlando sulla Gazzetta parla di triste congedo. Da maggio – scrive – non sembrano passati mesi, ma un’era geologica. Al posto della splendida macchina da gioco di Spalletti c’è un gruppo spaurito e confuso, giocatori smarriti, come turisti senza mappa in una città sconosciuta: dove andare? Cosa fare? Palla a Kvara e speriamo. Buon per Mazzarri che Pessina abbia sbagliato un rigore. Oggi il Napoli, avvicinato dalla Lazio che ha battuto il Frosinone, può essere sorpassato dall’Atalanta e ritrovarsi 8°, fuori dall’Eurozone. Un anno fa era primo con 19 punti in più. Festa finita. Senza Osimhen, la nottata potrebbe non essere breve.

E mentre Eduardo dall’aldilà invoca una moratoria, Leonardo Salvato su Sportellate dice che vedere Zerbin in campo è una cosa che sa di disperazione, ma più disperata forse è la situazione di Lindstrøm, se anche in questo caso non parte titolare.  In effetti. 

0-0 

 

L’INCANTATORE DI SERPENTI Luca Ranieri

Alessandro Mita sul Corriere dello Sport-Stadio celebra la storia di un giocatore italiano che a 24 anni riscuote i frutti di una fatica durata parecchie stagioni, iniziata nel settore giovanile della Fiorentina e proseguita a Foggia, Ascoli, Ferrara e Salerno, per fare poi ritorno proprio dove tutto era iniziato, nella squadra viola, che, guarda caso, aveva bisogno di lui come “prodotto del vivaio” per compilare la lista Uefa

Un eroe per caso, la storia di un difensore che ha limato i propri difetti, che si è evoluto da terzino sinistro a esterno di centrocampo e poi a centrale, che ha lavorato e aspettato che qualcuno credesse in lui. Rimasto a Firenze più per necessità del club che per convinzione, ha trovato un allenatore, Vincenzo Italiano, che ha puntato sulle sue qualità, migliorandole: a quel punto, Ranieri è sbocciato. in definitiva, è l’emblema di ciò che dovrebbe essere il nostro calcio: più spazio e più fiducia ai prodotti dei nostri vivai e meno attenzione agli acquisti sul mercato estero, da dove non sempre arrivano calciatori di spessore

A Torino invece sembrano decisamente più disperati. Tuttosport strilla in prima pagina un Toro, ma bastaaaa!!!” – esattamente così, con quattro A e tre punti esclamativi. È l’uso del ma a spiazzare e sorprendere, colloquiale, come se si alzasse da tutti i divani dentro le case, da tutti i bar in cui si trova un tifoso del Torino. 

1-0   

 

IL BRAVO PRESENTATORE Maurizio Sarri

Dopo aver perso in Consiglio dei ministri, stava finendo male un’altra partita per Lotito. Franco Recanatesi sul Corriere dello Sport-Stadio racconta che l’orchestra di Sarri ha steccato per 70 minuti, spinta all’inferno dal rigore chirurgico del bambin d’oro Soulé. Ancora bruciacchiata dopo un’esibizione agghiacciante, giustamente fischiata dagli impavidi tifosi nell’intervallo, è riemersa grazie all’impennata dei nuovi attaccanti, improvvisamente resuscitati, ma anche al sorprendente afflosciarsi degli avversari, convinti di avere già vinto la partita a più di mezz’ora dalla fine. Sono Castellanos e Isaksen, autori dei gol del sorpasso, prima che Patric facesse il terzo. È addirittura la vittoria più larga della stagione, sottolinea il Corriere dello Sport-Stadio, aggiungendo che i trenta minuti finali, comunque estratti da ogni disegno, non salvano il ricordo di una partita che con il gioco del calcio ha poche parentele. Il Frosinone ha perduto una grande occasione

3-1

 

 

  COSA SUCCEDE AL SASSUOLO. NIENTE, LE SOLITE COSE

Alla vigilia della trasferta a San Siro, del Sassuolo si occupa Calcio da dietro, una delle pagine facebook più interessanti sul calcio. Davide Zennaro dice mette in fila numeri e statistiche [15esimo posto con soli tre punti sopra la zona retrocessione seconda peggior difesa del campionato almeno un gol subito da 25 giornate e almeno due nelle ultime 7] parlando di spirale involutiva. Eppure, a guardare la classifica, un anno fa i punti erano gli stessi.

Zennaro dunque si chiede perché le sensazioni e le valutazioni che accompagnano il club sono così diverse? Rimane il problema delle sensazioni. È un Sassuolo Berardi-dipendente, è inutile nascondersi dietro ad un dito. Mimmo ha fruttato 9 dei 16 punti raccolti sin qui in classifica dei neroverdi e senza di lui hanno perso tutte le gare di questa stagione (Atalanta, Napoli, Cagliari e Genoa). L’affaire Berardi è il primo punto da risolvere. Il secondo pare essere l’uomo in panchina. Dionisi, a sensazione, pare aver esaurito il suo ciclo. Da sempre chi siede in panchina al Mapei ha avuto nel DNA un calcio frizzante, propositivo e spregiudicato. Cambierà qualcosa per invertire il trend? No. Brutale da dire, ma i conti fatti in casa neroverde dicono che in qualche maniera il Sassuolo si salverà, come l’anno scorso, che in estate qualcuno sarà venduto e tutto ricomincerà come prima. In barba le legittime ambizioni di una piazza che potrebbe dare molto di più, al di là dei numeri di fan base, ma rischia di adagiarsi sulla sua mediocrità.

 

Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport-Stadio, torna a occuparsi di Decreto Crescita nel suo editoriale di stamattina. Ricorda come dal 2019, anno dell’introduzione della norma, la quota stranieri in serie A sia salita dal 55 al 65 per cento. Nelle giovanili dice che l’incremento è stato del 20%. Diciotto anni fa – secondo i calcoli del Corriere dello Sport-Stadio – il minutaggio degli italiani in campionato era pari al 68%, attualmente si è attestato su un drammatico 33.  L’estate scorsa su 129 operazioni di mercato, 64 sono state realizzate ricorrendo al DC con un risparmio per i club di 140 milioni. Milioni (tasse) che non sono finiti nelle casse dello Stato, né hanno circolato, pur se in misura minore, all’interno del sistema Italia.  

Devo tuttavia precisare che un altro motivo per cui le società comprano per il 70% stranieri è il fatto di non dover fornire garanzie bancarie sull’estero, pratica obbligatoria in LNPA. La combinazione estero/agenti è ideale per non garantire soldi e per farne.  

 

Anche Andrea Pavan su Tuttosport firma un intervento critico verso il mondo del calcio che si lamenta per la decisione del governo. Siamo onesti – scrive – il decreto crescita, divenuto legge per favorire il rimpatrio dei cosiddetti cervelli in fuga e rilanciare lo sviluppo

economico del Paese, è stato utilizzato dal mondo del calcio come il solito escamotage per favorire affari più simili a marchette – dove tutti potessero puppare qualcosa da una greppia sempre più bucherellata – che non a reali investimenti tecnici volti a ricostruire un sistema sportivo solido, realistico, sostenibile, etico. Se il calcio italiano non regge più il confronto con

quello inglese, e non solo, non è perché i nostri club pagano più tasse degli altri. È perché da troppo tempo spendono i loro soldi male, perché insipienza manageriale e intrallazzi da retrobottega hanno fatto lievitare valutazioni e stipendi in maniera ingiustificata e (infatti) difficilmente giustificabile in certi bilanci, perché è ridicolo che per scovare e ingaggiare un giocatore una società debba strapagare eserciti di mediatori e rappresentanti vari di qualcosa anziché allestire strutture di dirigenti e scout competenti e autosufficienti.

Pavan trova che fa specie sentir dire che a pagare sarà la competitività dei club italiani (italiani?) nelle eurocoppe – come se le tre squadre in finale nella scorsa stagione fossero figlie del decreto crescita – o di una Nazionale che per due edizioni di fila non è riuscita a qualificarsi ai Mondiali. Cominciamo a far giocare i nostri ragazzi, dopo averli adeguatamente cresciuti

in scuole calcio degne di tal definizione, anziché schierare certi pipponi presi attraverso strani giri in campionati improbabili. E semmai, le agevolazioni fiscali vere, meritorie,  diamole a chi dimostrasse di volersi impegnare sul serio nella ristrutturazione – in alcuni casi proprio la creazione – di vivai che tornino a essere palestre anche di vita, di disciplina comportamentale o quanto meno di professionalità. E poi, diciamocelo: dedotti i populismi, che in parte albergano dietro questa mancata proroga, le tasse è giusto pagarle; specialmente quando gran parte del Paese reale, soprattutto in buste paga sempre più misere, non può esimersi dal

 

sab 30 ore 12.30 Dazn: Atalanta-Lecce | 15 Dazn: Udinese-Bologna – Dazn e Sky: Cagliari-Empoli | 18 Dazn e Sky: Milan-Sassuolo – 18 Dazn: Verona-Salernitana | 20.45 Dazn: Juventus-Roma 

 

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