TEMI Il neo-Sassuolo
È il Frosinone, oggi, la squadra con cui la Juventus intrattiene i migliori rapporti commerciali. Là brillano i tre prestiti Soulé, Barrenechea e Kaio Jorge. Saranno presto raggiunti dal difensore Huijsen. Una mezza Juve-B [in A] oltre la Juve in C. Contro questo specchio riflesso Allegri tirne a riposo Chiesa [fastidio al tendine rotuleo] e ritrova Rabiot.
Emanuele Gamba su Repubblica ha scritto allora che “Mati Soulé proverà a dribblare la Juve come già sta dribblando tutti. Più in là, potrebbe finire per dribblarla anche in altro campo, portando la sua arte sudamericana (della scuola che quando pensi che ti dribblerà, ti ha già dribblato) lontano dal bianconero. Forse converrà a tutti, così come sta convenendo a tutti questo stage retribuito a Frosinone con il quale l’argentino di 20 anni, in prestito dalla Juve, sta facendo il bene suo, del club in cui sta giocando e di quello che ne detiene la proprietà, che da questo ragazzo, pescato a Buenos Aires tre anni fa a costo zero, pensa di ricavarne un futuro, ma più sotto forma di denaro che di giocate: questi mesi in Ciociaria hanno attirato luci e interesse sul giocatore, la sua valutazione è schizzata a 25 milioni e alla Juve ragionano sulla possibilità di incassarli e reinvestirli, puntando invece su Yildiz per quanto riguarda l’aspetto tecnico: dovendo sacrificare uno dei due creativi, secondo Allegri in prospettiva è meglio tenere il turco”.
CHI VEDERE Joshua Zirkzee
C’è chi presenta la partita come la sfida tra l’allievo [Thiago Motta] e il maestro [Gasperini], ma su tutto comanda l’esplosione definitiva di quest’olandese che pare mandato da Cruyff. Alessandro De Calò sulla Gazzetta lo definisce “un piccolo regalo di Natale destinato a tutti quelli che amano il calcio e, soprattutto in Italia, lo seguono con passione. Quando è in campo, e gli arriva la palla, può succedere qualunque cosa. Sempre più spesso è molto bella. Accelerazioni, dribbling, sterzate, inviti alla gioia per i compagni, cadenze d’inganno, conclusioni che ti spiazzano e bucano le gambe dei portieri”.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera sottolinea che Simone Inzaghi dopo 89 partite consecutive deve rinunciare a Lautaro, “capitano, bomber e totem attorno al quale gira (quasi) tutto. Il dolore all’adduttore sinistro sofferto contro il Bologna in Coppa Italia è frutto di un risentimento muscolare: il numero 10 interista dovrebbe tornare a disposizione il 6 gennaio per la prima sfida del 2024 contro il Verona. Stesso problema alla medesima coscia per Federico Dimarco, che tornerà anche lui nel nuovo anno. Nell’unica partita di campionato in cui Lautaro non è partito dal primo minuto, a Salerno, l’Inter era rimasta inchiodata sullo 0-0 fino all’intervallo e il Toro una volta entrato fece 4 tiri e 4 gol”.
LA SUPERLEGA
PAROLE Tebas si ricandida alla guida del calcio italiano dai giornali di Cairo
➣ Non crede che questa sentenza comunque epocale possa però essere utile per lo meno come spinta per un dibattito collettivo e lucido sul futuro del calcio?
«La riflessione sul calcio europeo deve ruotare attorno alla governance. Tutti i club, indipendentemente dalle loro dimensioni e dal potere d’acquisto, meritano di avere pari voce in capitolo nelle decisioni che riguardano il calcio europeo».
➣ C’è però chi è convinto che l’Eurolega nel basket abbia funzionato.
«Non sono d’accordo. Vi invito a chiedere all’ecosistema del basket europeo cosa ne pensa. E ad analizzare come il basket si è evoluto da allora. L’Eurolega ha significato la distruzione del basket in Europa, con molto meno appeal e seguito rispetto a prima».
➣ Se la Superlega non è la soluzione ai problemi, un ruolo chiave lo potrebbero avere i grandi fondi d’investimento? Lei stesso in passato ha consigliato fortemente questa strategia alla serie A, indebitata come non mai: negli ultimi 15 anni ha perso qualcosa come 7,7 miliardi di euro.
«I fondi di private equity sono una buona soluzione per esigenze molto specifiche. In questo momento in Europa possono essere un buon modo per avere partner industriali che accelerino la crescita dei campionati. Ma oltre a questo, insisto, ciò di cui il calcio mondiale ha bisogno è una buona governance, un fair play finanziario e un adattamento alle nuove forme di consumo, attraverso digitalizzazione e tecnologia».
➣ Nella sua ultima intervista al «Corriere», alla domanda se prima o poi verrà a lavorare per il calcio italiano, per aiutarlo a crescere, ci rispose: «Mai dire mai».
«Lo ripeto: mai dire mai».
intervista di carlos passerini, Corriere della sera
| VOCI Abate invece candida Platini
➣ Infantino da presidente della Fifa può essere l’uomo della grande mediazione?
«Sinceramente non lo so. Certo, Ceferin ha il suo carattere e io sono molto legato, per ragioni personali e di ricordo del periodo passato insieme, a Michel Platini. Insomma, preferisco non fare nomi, anche perché non spetta a me farli. Io posso dire che una mediazione fra gli interessi degli uni e degli altri si può e si dovrebbe sempre trovare».
intervista di guido vaciago, Tuttosport
| TESTIMONI Sacchi è d’accordo, però no
«Questa novità può essere da stimolo ad entrambi i soggetti».
➣ Scusi, ma come la mettiamo con il Sacchi che premia il merito, e non le scorciatoie, e la Superlega che del merito invece se ne fa davvero poco tanto da piazzare chi vince i campionati nel girone più bolso?
«Ecco, qui voglio vederci chiaro. Non sarebbe giusto privilegiare le squadre solo per i soldi. Bisogna trovare un equilibrio che premi anche l’Atalanta o il Sassuolo di turno. Io credo nelle idee. Per me vincere con i bilanci in rosso è come rubare».
➣ Spalletti in Nazionale, Mancini in Arabia. Che idea si è fatto di questa nuova frontiera?
«Hanno i soldi, hanno organizzato un Mondiale. Sono indietro, ma vogliono migliorare e allora ben vengano. Io sconsigliai Ancelotti di andare ad allenare in Turchia, mi sembrava un livello troppo basso per lui. L’Arabia può diventare un soggetto importante per il calcio del futuro. E poi chi siamo noi per dare lezioni?».
➣ Sacchi sarebbe andato ad allenare in Arabia?
«Perché no?»
➣ Berlusconi avrebbe appoggiato la Superlega?
«È stato un innovatore e gli sono andati tutti dietro. La sua visione cambiò il calcio dentro e fuori dal campo e una Superlega avrebbe voluto farla già nel 1988. Lo disse e subito dopo in Europa gli arbitri, per motivi ignoti, ci annullarono in serie tre gol validi».
intervista di paolo brusorio, La Stampa
PARERI Carlo Nohra
Ceo cipriota-libanese della Saudi Pro League, il campionato che in estate ha razziato il mercato europeo prendendosi campioni al tramonto e talenti in rampa di lancio.
➣ Il prossimo passo potrebbe essere allora organizzare un campionato alternativo con i migliori club. Siete pronti a farlo? O è un’idea utopica?
«È molto importante capire a che punto sia lo sport in questo momento. Arriverà un giorno in cui i confini nazionali e continentali scompariranno e ci sarà una lega diversa? Penso siamo tutti d’accordo che forse è ciò che deve accadere. Forse è ciò che potrà sostenere lo sport a lungo termine. Non posso prevedere come andrà a finire, ma penso che il calcio e tutti gli sport abbiano il compito di adattarsi a un mondo che cambia. Non è desiderio solo dell’Arabia Saudita o della Uefa di cambiare qualcosa o di forzare qualcosa in un prodotto diverso».
➣ Il vostro sistema, in Europa, lo etichettiamo con una parola, però: sportswashing.
«Mi piace pensare che chi viene qui se ne andrà convinto che questa non sia una cortina di fumo. Vogliamo offrire al popolo saudita la migliore forma di intrattenimento possibile attraverso lo sport che ama, per poi proiettarlo nel resto del mondo».
intervista di matteo pinci, Repubblica
OPINIONI Non c’è nulla di nuovo
“La Superlega si farà o non si farà sulla base di quanto decideranno i club, che in definitiva sono i veri padroni del calcio, perché sono quelli che pagano. Se ci stanno si fa, se non ci stanno non si fa. È molto più semplice e meno ipocrita della retorica sulla meritocrazia, su ricchezza contro etica, sul calcio che non si vende. Quest’ultimo, come slogan, è piuttosto
ridicolo pronunciato da chi, il calcio, lo vende a caro prezzo. Il calcio è business ormai da quarant’anni, non è oggi che lo sta diventando. Chi voleva salvare certi valori doveva pensarci negli Anni 90, ma i soldi avevano inebriato tutti. Smettiamola con la questione dei ricchi che vogliono strappare il calcio al popolo. Il calcio non è mai stato del popolo,
è sempre stato dei ricchi. E oggi, nel sistema attuale, è dei fondi di investimento,
di grandi imprenditori, di fondi sovrani. Nell’ipotetico sistema della Superlega
sarebbe dei fondi di investimento, di grandi imprenditori, di fondi sovrani. Il sistema attuale, con la partecipazione ripetuta alla Champions League dei soliti club, ha scavato un divario enorme fra le grandi squadre e le piccole-medie nei campionati nazionali (quasi ovunque
monopolizzati da un élite di 2/3 squadre). Il sistema della Superlega non cambierebbe granché la situazione attuale” – di guido vaciago, Tuttosport
OPINIONI Qui finisce come la boxe
“Evitando magari slogan populisti come “il calcio non è in vendita”, perché al contrario non c’è nulla che sia stato venduto di più negli ultimi 30 anni — ed è una cosa positiva, perché al netto di alcune fisiologiche storture il football ha funzionato alla grande — la posizione di Ceferin resta salda. Il che potrebbe indurlo a trattare, come succede ininterrottamente da 30 anni, da quando la Coppa dei Campioni diventò Champions League, via via allargandosi. L’auspicio è che non si arrivi mai a uno scisma, perché il senso ultimo della competizione sportiva — ciò che la rende spettacolare, e in qualche modo etica — è il confronto tra i migliori. Immaginare una Superlega che si conclude con Real Madrid-Milan e il giorno dopo una finale Champions tra Manchester City e Bayern sarebbe una gran tristezza. Lo sport ha già affrontato e risolto più volte questo problema, dalla grande dicotomia tra dilettanti e professionisti chiusa con le Olimpiadi di Seul 1988 al tennis che ci era arrivato vent’anni prima con i tornei open. Ma attenzione: quando non l’ha risolto, vedi la proliferazione delle sigle nel pugilato, si è condannato all’oblio”. – di paolo condò, Repubblica
in tv oggi ore 12.30 Dazn: Frosinone-Juventus | 15 Dazn e Sky: Bologna-Atalanta – Dazn: Torino-Udinese | 18 Dazn e Sky: Inter-Lecce – Dazn: Verona-Cagliari | 20.45 Dazn: Roma-Napoli