Il torneo è cominciato con la vittoria del Napoli per 2-0 sul Liverpool campione in carica, con un rigore di Mertens contestato nel dopopartita dagli inglesi e con una rete nel recupero di Llorente. L’Inter ha deluso pareggiando 1-1 in casa con lo Slavia. Oggi giocano la Juventus in casa dell’Atlético Madrid e l’Atalanta a Zagabria contro la Dinamo.
Gruppo E: Napoli-Liverpool 2-0, Salisburgo-Genk 6-2 | Gruppo F: Inter-Slavia Praga 1-1, Borussia D.-Barcellona o-o | Gruppo G: Lione-Zenit 1-1, Benfica-Lipsia 1-2 | Gruppo H: Ajax-Lille 3-0, Chelsea-Valencia 0-1
“È stata una partita diversa rispetto a un anno fa quando il Napoli dominò e il Liverpool non fece nemmeno un tiro in porta. Ma è stata più partita, densa di calcio moderno, equilibrato e spezzato solo da spunti di qualità forte. Il Napoli è una gran bella squadra, completa, non estrema ma senza punti vuoti”. [Mario Sconcerti, Corriere della sera]
“C’è qualcosa di colossale in questo Napoli che se la gioca alla pari col Liverpool campione d’Europa e lo affonda quando tutto sembra più complicato. In Champions si cresce piano, con permanenza. È quello che in questi anni ha fatto il Napoli, conquistando una nuova dimensione: riferimento per tutti. L’Inter, invece, deve ancora crescere molto. Una cosa è il nostro campionato, altra l’Europa”. [Alessandro De Calò, la Gazzetta dello sport]
Napoli-Liverpool | Che effetto fa Ancelotti all’estero
Una macchina di persecuzione
“Il Napoli ha in Koulibaly un centrale aggressivo, implacabile, risolutore con il pallone e capace di trasformare Manolas, il suo agitato compagno, in un marcatore sereno. Ha Di Lorenzo e Mário Rui, due laterali astuti e affidabili. Ha Allan e Fabián, due mediani capaci di scandire il tempo di una partita senza perdere la calma né il pallone sebbene si trovassero di fronte la migliore macchina da pressing d’Europa. Ha esterni intelligenti come Callejón, Insigne o Zielinski. Ha due punte capaci di provocare mal di testa a Van Dijk. In mano all’ingegnoso Ancelotti, questi ragazzi si sono trasformati in una macchina di persecuzione. Un pessimo cliente per questo Liverpool”. [Diego Torres, El País]
Le parate di Meret | “Il portiere del Napoli Alex Meret è uno da tenere d’occhio, un ventiduenne molto apprezzato, Koulibaly è lo stesso ragazzo avvicinato al Manchester United ogni cinque minuti o giù di lì, e Lorenzo Insigne è superbo. Un giocatore da fuochi artificiali, simile in stile a Eden Hazard”. [Telegraph]
La partita ben preparata | “Forse il Napoli ha fatto un favore al Liverpool. Questo è quello che succede ai campioni: gli avversari vengono preparati. Klopp si adatterà. Questo è un Liverpool fatto di innesti, di giocatori che si votano al collettivo e raffinano i loro punti di forza. Ma l’avvertimento c’è stato a Napoli: niente è mai risolto, niente è mai fatto; fa bene Klopp a sentire che questa squadra dovrà sempre continuare a correre per migliorare”. [Barney Ronay, Guardian]
Le proteste sul rigore. Callejon si è tuffato | “Chi in questa stanza pensa che sia rigore?”. Klopp lo ha chiesto in sala stampa, camuffando la sua rabbia con uno humour disarmante. Quando un italiano ha alzato la mano, Klopp ha scherzato sul fatto che la decisione doveva essere corretta. Quando si è aggiunto un secondo italiano, ha osservato che entrambi i giornalisti portavano occhiali meno attrezzati dei suoi. “Se dico qualcosa, passo per uno che non sa perdere. Non sono il miglior perdente che esista, ma non sono il peggiore. Il rigore in quel momento è stato decisivo. Io penso che il VAR aiuterà a lungo termine ma fintanto che saranno gli esseri umani a prendere le decisioni, ci sarà spazio per un potenziale fallimento”. [Chris Bascombe, Telegraph]
Ancelotti e l’amuleto Pippo Inzaghi | “Non sbaglia nulla strategicamente. Fa pure i cambi giusti quando la squadra cala, inserendo Llorente per far salire i suoi senza fiatone. Pippo Inzaghi in tribuna gli porta bene, come nella finale di Atene”. [Maurizio Nicita, Gazzetta dello sport]
Il migliore a sorpresa: Mario Rui | Lo aspetta da tempo e stavolta non vuole scherzi. Stavolta Salah trova un avversario durissimo, scaltro, rapido, coraggioso e orgoglioso. Solo una volta Mario si fa fregare sull’anticipo. E poi riparte di continuo: è il suo cross a mettere sul piede di Mertens la palla-gol più bella prima delle due reti”. [Antonio Giordano, Corriere dello sport-Stadio]
Precedente | Se si esclude la Juventus, capace di battere il Chelsea nel 2013, il Real Madrid nel 2015 e nel 2018, l’ultima squadra italiana che aveva sconfitto i campioni d’Europa in carica era stata l’Inter, quando nella semifinale della Champions che sarebbe poi andata a vincere (2010) eliminò il Barcellona.
Inter-Slavia | Che cosa non è piaciuto a Conte
Senza anima | “Brozovic, che dovrebbe guidare il gioco, si prende un martedì di vacanza; l’intesa tra Lukaku e Lautaro è tutta da trovare e sulle fasce Candreva e Asamoah non sfondano mai. Una squadra all’improvviso sgonfia, a tratti senz’anima. Riemergono vecchi difetti e antichi fantasmi. Manca l’ordine, il ritmo, persino la rabbia. Si salva Sensi, il migliore per la quarta volta su quattro”. [Alessandro Bocci, Corriere della sera]
S’era messa male dall’inizio | “E poi per come s’era messa era davvero difficile immaginare il recupero. S’era messa male fin dall’inizio, quando la girandola tattica di mister Trpisovsky aveva lasciato perplessi nerazzurri e osservatori. Ci sono voluti dieci minuti buoni per capire che era un mobilissimo 4-3-1-2, con interpreti fondamentali che cambiavano improvvisamente posizione, ruolo, fascia e compito”. [Fabio Licari, Gazzetta dello sport]
I cigni | “Molti credono che io tocchi un giocatore e lui diventi un cigno, però non è così”. Antonio Conte
Borussia Dortmund-Barcellona | La prima mezz’ora di Messi e la rivincita di ter Stegen
I due quotidiani sportivi catalani – Mundo Deportivo e Sport – giocano con le parole accostando la curva del Borussia, detta il Muro Giallo, al portiere del Barcellona, il tedesco ter Stegen, che ha parato ogni cosa, compreso un calcio di rigore a Reus al 12’ del secondo tempo. Ter Stegen era stato protagonista di una polemica con Neuer nei giorni scorsi per la mancata convocazione in Nazionale. Messi è entrato al 60’ giocando la prima mezz’ora della sua stagione.
Cosciente di aver evitato una sconfitta imbarazzante, Ernesto Valverde può ringraziare il suo numero 1: “Se abbiamo superato questo brutto momento, lo dobbiamo in parte a lui”.
Hugues Sionis, l’Équipe
Come ha giocato Messi
Quelle poche volte che è riuscito a partire, lo hanno bloccato con forza, come in un qualsiasi confronto tra condizioni fisiche differenti.
Pierfrancesco Archetti, la Gazzetta dello sport
Stasera si gioca ancora
Atlético Madrid-Juventus
Il prossimo capitolo di João Felix
La bacchetta magica nella culla
“João Félix ha spaccato durante la fase di preparazione e lo abbiamo adottato. La faccia da bambino, i gesti rilassati, la figura elegante, la coordinazione naturale per una giravolta inattesa che spiazza le difese… Siccome a Madrid il pallone è rotondo come a Lisbona, non ebbe problemi di adattamento. Ha un tale dominio della situazione che, quando fa una pausa, sembra che gli cresca l’erba attorno. In area ha una capacità di sintesi che gli permette di scoprire tutti i modi che conducono al gol con un solo tocco. João Félix ha tutto e ha deciso che fosse il momento di calare un Simeone nella sua carriera. È possibile che questo incontro lo completi come giocatore, dotandolo di un senso tattico superiore e del sacrificio collettivo. Si spera che la trasformazione non rompa la bacchetta magica che porta con sé da quando era nella culla”. [Jorge Valdano, El País, 18 agosto]
Pareri e paragoni | C’è un po’ di Rui Costa in lui, nella sua visione di gioco, nel modo in cui vede gli inserimenti dei compagni. Anche di Kakà” (Nuno Gomes). “Ha la stessa eleganza di Cruyff” (Antonio Simoes). “Un banchetto di gol servito da un genio” (Il quotidiano A Bola dopo tre assist contro il Boavista). “Quando gioca a calcio, tutto intorno a lui scompare. Non esiste. Che giochi con i fratelli o davanti a 120mila persone, è la stessa cosa. Ecco perché emerge nelle grandi partite”. (Renato Paiva, allenatore giovanili Benfica).
João Felix secondo Paulo Futre | “Secondo me João può vincere il Pallone d’oro un giorno, ma dire adesso che ne potrà vincere 5 come Cristiano sarebbe una pazzia e anche una mancanza di rispetto verso un fenomeno di 34 anni”. Intervista di Paolo Tomaselli, Corriere della sera, lunedì
Il cholismo sarrista | Il gioco è più arioso (oltre a JoãoFelix, si punta su Lemar che lo scorso anno fu un flop), ma sono anche maggiori le concessioni agli avversari, è una specie di cholismo sarrista che chissà se funzionerà, dove porterà. È comunque bello che ci sia un altro modo di intendere la vita” Emanuele Gamba, la Repubblica
L’inchiesta sugli ultrà | Tra i nomi dei 37 indagati dell’inchiesta sugli ultrà Juve, che ha portato all’arresto di 10 capi tifosi, c’è anche quello di Luciano Ferramosca, padre di Alessio, il giovane del vivaio bianconero annegato a 17 anni assieme a Riccardo Neri nel laghetto di Vinovo, il 15 dicembre 2006. Ferramosca, personaggio noto nel mondo delle squadre dilettantistiche torinesi, è ritenuto dalla Digos «vicino» ai Drughi, il principale gruppo della curva, che dettava legge nella Sud. (…) Il nome di Ferramosca compare in una telefonata intercettata di Domenico Scarano, uno dei Drughi, che si lamenta con lui perché il club concede solo 50 biglietti al gruppo per la partita con l’Ajax. Oggi in Champions a Madrid sono attesi 1.020 bianconeri ma pochi ultrà.
Massimo Massenzio e Massimiliano Nerozzi, Corriere della sera
Dinamo Zagabria-Atalanta | Lo stupore di una prima volta
Il calcio coraggioso e le marcature individuali aggressive sono particolarmente sensibili agli errori e ai cali di intensità e talvolta l’Atalanta paga a caro prezzo imprecisioni all’interno di partite all’apparenza dominate. Le qualità della squadra di Gasperini possono davvero mettere in difficoltà chiunque, ma il passaggio del turno si giocherà sulla minimizzazione degli errori nel corso della partita”. [Fabio Barcellona, Ultimo Uomo]
Lo stadio del calcio di Boban, lo stadio della storia | “Un nome e uno stadio, il Maksimir nell’omonimo e bellissimo parco austrungarico, legati intrinsecamente al conflitto degli Anni ‘90. Non per caso all’ingresso delle tribune campeggia una targa dove sta scritto: «Agli Eroi, tifosi della Dinamo Zagabria, che in questo stadio
cominciarono la guerra contro la Serbia». Era il 13 maggio 1990 e c’era il derby con la Stella
Rossa di Belgrado. In tribuna il presidente nazionalista Franjo Tudjman, fresco vincitore delle elezioni che avrebbero prodotto l’anno successivo la richiesta di secessione dalla Jugoslavia e l’esplodere delle ostilità. A guidare gli ultrà serbi il famigerato Zeliko Raznjatovic, detto Arkan, poi responsabile della più feroce pulizia etnica. Nell’altra curva i Bad Blue Boys, gli hooligan croati, molti dei quali poi miliziani delle formazioni paramilitari neo-ustascia. La partita non si disputò causa incidenti e diventerà famosa anche per il calcio dato da un giovanissimo
Zvonimir Boban a un poliziotto, «reo» secondo lui di aver attaccato i suoi sostenitori. Tempo è passato”. [Gigi Riva, Corriere di Bergamo]
Il 1990-91
Il destino ha voluto regalare una linea sottile per l’esordio dell’Atalanta in Champions. L’unico precedente in questo girone riguarda proprio la Dinamo, Coppa Uefa ‘90-91, Percassi era il giovane presidente, Pierluigi Frosio l’allenatore. Passò l’Atalanta, nonostante Suker e Boban.
Anche il clima era pesante. Da lì è poco sarebbe scoppiata la guerra. Si avvertiva allo stadio?
«Sì, ovvio. Era palpabilissimo, c’era polizia dappertutto. Io lasciai a casa moglie e figli che di solito seguivano tutte le trasferte».
Fabio Bianchi, la Gazzetta dello sport
PSG-Real Madrid | Una questione di regalità
Senza Neymar
Partita molto attesa dall’Équipe che in prima pagina titola: La League della verità. “Dopo un debutto di stagione opaco, senza la MCN (Mbappé-Cavani-Neymar), questa è: l’ora di essere regali”. Royal. “Di quale intensità è capace il PSG?”. Secondo il quotidiano francese Icardi dovrebbe giocare dal primo minuto. Neymar è squalificato, tornerà il 22 ottobre con il Bruges. Curiosità per Keylor Navas subito contro la sua squadra d’una volta.
Fuori dal campo
Una sfida che esce dal confine del prato. Il quotidiano francese misura la crescita del PSG e l’inseguimento al Real Madrid anche nei profitti e nel fatturato. Tra la stagione 2010-2011 e quella 2018-19 i proventi dalle sponsorizzazioni sono cresciuti del 2.579% (da 11 milioni di euro a 295); il budget è salito del 543% (da 99 milioni a 637); il merchandising del 445% (da 11 a 60); gli incassi nel giorno della partita del 379% (da 24 mln a 115); i diritti tv del 247% (da 45 mln a 156); le altre voci sommano un dato positivo del 41% (da 8 a 11 mln).
Le turbolenze di Icardi
L’Équipe dedica due pagine all’argentino, alla sua estate turbolenta, al suo rapporto con la città di Milano, dal titolo abbastanza esplicito: “Le ali bruciate”. Il giornale ripercorre l’ultimo anno dell’argentino all’Inter, il rapporto che si è via via sfilacciato. E ricorda che uno dei primi episodi fu la fuga a Madrid per assistere alla finale di Copa Libertadores tra Boca e River, a due giorni dalla partita decisiva di Champions contro il Psv (i nerazzurri furono eliminati, anche se Mauro fu il migliore dei suoi). Immancabile il ruolo di Wanda Nara. Intanto stasera potrebbe giocare titolare, il quotidiano sportivo francese lo inserisce nell’undici in campo.
Zidane, Parigi, il Qatar
Zinedine Zidane ha un legame particolare con Parigi per via di un aspetto: il Qatar. Nel 2010 era stato uno degli ambasciatori di prima scelta (come Guardiola) per la candidatura alla Coppa del mondo 2022. In un primo tempo si era accordato per un contratto pluriennale, ma alla fine aveva ridotto la sua partnership al periodo di promozione della campagna. Per i suoi servizi è circolata la cifra di 11 milioni di euro ma l’interessato – che non ha più alcun rapporto con il Qatar – ha sempre assicurato che si trattava di molto meno. Prima di questo episodio, da Doha gli avevano già proposto di chiudere la sua carriera da giocatore in uno dei club del paese, l’Al-Sadd, con un bell’assegno da 20 milioni di euro.
José Barroso, l’Équipe
altre cose di cui si parla in giro
Emery. Il suo tempo all’Arsenal sta scadendo. Se ne dice convinto James McNicholas su The Athletic. “Emery non è un uomo facile da amare. Non sa coccolare come Jürgen Klopp, non ha il fascino da compagnone di Pochettino. Non possiede nemmeno la convinzione zelante e il feroce intelletto di Pep Guardiola, né lo status da icona di Lampard e Solskjaer. Emery non è un manager di personalità. È un allenatore. È un uomo che viene giudicato prima e soprattutto per il suo calcio”. McNicholas sottolinea anche i suoi problemi con la lingua inglese. “O semplicemente non è un gran comunicatore?”. L’Arsenal ha 8 punti dopo 5 partite ed è nel mucchio al terzo posto: -7 dal Liverpool.
Omofobia. Continua in Francia il dibattito sui cori e gli striscioni omofobi presenti negli stadi. Oggi l’Équipe racconta la storia di Yoann Lemaire, il dilettante che dieci anni fa in un libro descrisse la sua esperienza di calciatore dopo il coming out.
“Mercoledì scorso – scrive François-Guillaume Lemouton – ne discuteva con dei tifosi presso la sede della Lega di calcio professionistico (LFP), a Parigi, dove si è molto parlato delle invettive che lo facevano impazzire regolarmente in campo”.
Durante gli Europei in Francia di tre anni fa, Lemaire concesse un’intervista a Repubblica. Disse: “Un omosessuale in uno spogliatoio è complicato da gestire. Alcuni compagni erano diventati intolleranti perfino nel guardarmi. Anche la risonanza mediatica li infastidiva. L’omosessualità ripugna. Un calciatore razzista può passare dei guai, di un calciatore omofobo non importa a nessuno”.
Nel frattempo ha prodotto un documentario, uscito a maggio, Footballeur et homo, au coeur du tabou, coinvolgendo Antoine Griezmann. “Gli ho chiesto – dice a l’Équipe – cosa avrebbe fatto se uno dei suoi compagni di squadra si fosse dichiarato. Mi ha detto che non solo lo avrebbe sostenuto, ma che sarebbe stato fiero di sé. Fiero. Per tutta la vita ho aspettato che qualcuno mi dicesse una cosa del genere”.