Sarri e Giampaolo come Sacchi ’87. Quanto è difficile cambiare (e raccontare un cambiamento)

I due allenatori più attesi della stagione e un avvio giudicato al di sotto delle aspettative. Due tecnici riconosciuti come innovatori e portatori di novità. Due approdi su panchine gloriose dopo tanta gavetta. Con la condanna di dover convincere. Come Arrigo Sacchi nel 1987. Cosa stiamo dicendo di loro e cosa si diceva di Arrigo 32 anni fa. 

 

I lavori in corso alla Juventus | “Qualche nostalgico, che in Italia si trova sempre, andrà adesso a rivedersi la partenza di Allegri con la Juventus, ricordando che il suo debutto bianconero fu baciato da sei vittorie di fila. Qualcun altro riguarderà a un anno fa, quando tra la seconda e la terza giornata, furono decisivi due gol di Mario Mandzukic, non convocato per Firenze e oramai sulla via del Qatar. Eppure ogni tentazione revanscista va scacciata. La Juventus non ha brillato, nel pomeriggio di solleone, semplicemente perché i lavori sono in corso e perché ha trovato davanti un’avversaria di valore, che ha corso più e meglio di lei per i 90 minuti” [Matteo Marani, Tuttosport, domenica]

 

I lavori in corso al Milan
“Zvone Boban, intervenuto alla presentazione del libro del giornalista Paolo Condò, La storia del calcio in 50 ritratti, non fa mistero che le aspettative fossero diverse. «Faccio fatica a essere diplomatico, che disastro» dice ridendo il manager croato. «I punti li abbiamo fatti ma speravamo di essere più avanti sul piano del gioco. Certo, siamo all’inizio e non è facile amalgamare subito nuovi giocatori. L’Inter è favorita ma in un derby i pronostici non contano. Chi crede di essere fortissimo poi paga l’emozione della sfida». Problema: quanto tempo sarà necessario per l’inserimento completo dei neoacquisti? Puntuta la replica di Zvone. «Tutti pensano che l’ambientamento dipenda dalle idee dell’allenatore. Invece i giocatori bravi, catapultati in ogni parte del mondo, dopo due sedute sono pronti per essere impiegati»” [Monica Colombo, Corriere della sera]

 

Le sofferenze della difesa | Del balbettio del sarrismo scrive anche Diario As, quotidiano sportivo spagnolo. Siamo alla vigilia di Atletico Madrid-Juventus. “In difesa, Sarri sta trasmettendo l’abitudine di muoversi in avanti, non più la vecchia abitudine di rompere. Il cambiamento è brusco, quella difensiva è la linea che soffre di più, bisogna regolare le distanze e vincere l’inerzia precedente. Lo stesso De Ligt è ancora disorientato”.

 

La diffidenza per il salto in alto | “Lui, Sarri, come se fosse ancor al Napoli ha cominciato a dire che la colpa è del caldo, dell’erba, degli infortunati, dei giocatori arrivati tardi dalle nazionali. L’afa delle tre del pomeriggio, okay: ma non era sempre Sarri a ripetere che giocare prima degli altri è un vantaggio? Nell’altra sua vita non si lamentava, forse, perché la Juve giocava sempre prima del Napoli? L’altra sua vita è diventata questa, in un posto che si chiama Juventus, dove pareggiare non è l’unica cosa che conta”. [Maurizio Crosetti, la Repubblica, domenica. Dopo Fiorentina-Juventus 0-0 alla terza giornata]
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“L’intera dirigenza milanista si è chiusa in un silenzio rigoroso, come da diktat berlusconiano. Piccole smagliature maligne, però fanno filtrare a mezza bocca che Sacchi deve ricordarsi di essere al Milan e non più al Parma, che attaccare per un’ora intera è troppo, che i ragazzini ex Parma non sono all’altezza”. [Licia Granello, la Repubblica, 22 settembre 1987. Dopo Milan-Fiorentina 0-2 alla seconda giornata]

 

Il Vangelo secondo Giampaolo | “Sfioro l’argomento per non rispondere all’istinto che da sempre mi fa pensare a Giampaolo come a un allenatore inventato. Da coloro che, assumendolo a termine di paragone, sono sicuri di far bella figura. (…) Il Vangelo secondo Giampaolo. Trovo buffo – e dico poco – che si acquistino giocatori costosissimi all’estero con la scusa che sono tecnicamente importanti eppoi arriva un Giampaolo che gli dice adesso vi spiego come si gioca. Ho seguito affascinato la carriera di Boban, ammirato quella di Maldini: non me li ritrovo sponsor di Giampaolo. Ma forse sono io che non capisco”. [Italo Cucci, Corriere dello Sport-Stadio, oggi]

 

Il Vangelo secondo Sacchi | “Mister Sakki? Non è Gotamo, detto il Sakia Muni. È un bravo giovane che dalle maone è passato ai transatlantici per la generosa natura di Capitan Berlusconi. Aiutiamolo, amici, a non perdere il Nord”. [Gianni Brera, la Repubblica, 22 settembre 1987]

 

“Dalla prima di Sarri sulla panchina bianconera ci si aspettava molto di più. Giro palla lento, poco pressing, gioco prevedibile, ritmo blando. Il tormentone sul calcio spettacolo da unire ai risultati accompagnerà la stagione juventina. È inevitabile, perché Maurizio Sarri è stato preso per questo: vincere e convincere, avendo una rosa piena di campioni. Il suo gioco è complicato, serve tempo”. [Andrea Di Caro, la Gazzetta dello sport, domenica]

 

“Più di tre mesi che Arrigo Sacchi è al Milan, ma non è il caso di chiedergli un bilancio. Di sicuro, non lascia indifferenti. Trova casa in viale Caprilli? “Bene, di fronte all’ippodromo, così può darsi all’ippica”. Non attacca chi lo attacca? “Perchè è un furbino”” [Gianni Mura, la Repubblica, 30 ottobre 1987]

 

“Sotto esame a 60 anni sembra un controsenso, ma per Eduardo De Filippo, che ci ha scritto anche un’opera, per esempio gli esami non finiscono mai. Se poi ti chiami Maurizio Sarri, napoletano di nascita ma toscano di adozione, e siedi a 60 anni suonati sulla panchina della Juventus, è una condizione che ci può stare” [Giampiero De Chiara, Libero, sabato scorso]

 

“A Giampaolo viene chiesta più intraprendenza. «Novità? Chiedete all’allenatore», Boban dixit”. [la Repubblica, oggi]

 

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Cosa significa giocar bene?
«Esaltare il talento dei giocatori, acquisire certezze e mentalità vincente. La strada migliore per arrivare al risultato. Posso dire anche quello che non significa: l’estetica sterile che non porta a nulla».
Alessandro Del Piero intervistato da G.B. Olivero, la Gazzetta dello sport

 

Arrigo Sacchi deve augurarsi che questa soluzione sia valida, altrimenti per lui si prospettano tempi molto difficili. Silvio Berlusconi non ha più la voglia di aspettare i risultati tanto agognati e prima di gettare la spugna sarà senz’altro pronto a fare qualunque cosa pur di riuscirci. E come sempre succede in questi casi l’allenatore sarà il primo a pagare. [Stampa Sera, 22 settembre 1987]

 

Il passo indietro dei bianconeri rispetto all’ora scintillante mostrata contro il Napoli, fatta di gioco, gol e occasioni, è stato netto. Parlare di allarme già a quest’epoca della stagione sarebbe fuorviante, eppure c’è il suono di alcuni campanelli da non trascurare e su cui lavorare.  [Filippo Bonsignore, Corriere dello Sport-Stadio, ieri]

 

“Quando si arriva così in alto, praticamente da sconosciuti, è chiaro che si alterano degli equilibri, che attorno c’è diffidenza o, nel migliore dei casi, una curiosità che tende al pessimismo. Preciso che la diffidenza nei miei confronti non viene né dalla società né dai giocatori. Non ho un passato da grande giocatore da sventolare, posso solo esibire risultati. Con un po’ di calma, di pazienza e di fortuna credo di riuscire a sciogliere questa diffidenza. Sennò, avrò sbagliato io e il partito di chi mi giudica un asino s’ingrosserà. Se “toppo” me ne torno in provincia, lo so bene. Dicono che non arriverò a mangiare il panettone? Ancora buoni, rispetto a Rimini: là dicevano che non sarei arrivato al giorno dei morti”. [Arrigo Sacchi a Gianni Mura, la Repubblica, 30 ottobre 1987]

 

Quest’estate Boban e Maldini hanno comprato sei giocatori, ma Giampaolo non ne ha schierato neppure uno tra i titolari del Bentegodi. Inutile girarci attorno, il tema è rilevante perché assomiglia a una semi-bocciatura del mercato da parte dell’allenatore. [Sebastiano Vernazza, la Gazzetta dello sport, ieri]

 

Dalle parti di Appiano Gentile, in passato, arrivò Corrado Orrico, teorico raffinato, ideologo di un calcio moderno eppure la sua esperienza si concluse rapidamente e con risultati men che modesti, rigettato dallo spogliatoio dopo un trapianto vissuto male dai reduci del ciclo di Trapattoni [Franco Ordine, Corriere dello Sport-Stadio, oggi]

 

Io continuo tuttavia a ritenere che la potenzialità tecnica rossonera sia di primissimo ordine, e che comunque i fatti seguiranno alle tesi e alle teorie soltanto quando la difesa recupererà un elemento importante come Baresi e quando il triangolo Gullit-Van Basten-Virdis funzionerà in pieno sul piano dinamico e tattico. [Omar Sivori, Corriere della sera, 21 settembre 1987]

 

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