Pochi giocatori nella storia sono atterrati sul pianeta NBA facendo così tanto rumore. Così dice stamattina Marca di Luka Dončić, lo sloveno che a Madrid conoscono meglio di tutti. I suoi anni al Real prima di volare in America non sono stati dimenticati. Nella sua seconda partita dopo essere diventato papà, ha segnato 40 punti, preso 10 rimbalzi e servito 11 assist contro Utah Jazz [147-97]. Tutto questo senza giocare il quarto periodo e all’età di 24 anni. È la sessantesima tripla-doppia da quando si è trasferito tra i professionisti d’America, nono nella top-10 di tutti i tempi. Alla fine dell’estate, con la NBA in pre-campionato, si è fatto vedere con la maglia di Dallas in amichevole nella sua Madrid. Tutto esaurito. Ora Marca dalla Spagna scrive che “sembra improbabile che qualcuno così giovane dia questa impressione di dominare la NBA da così tanto tempo. Eppure siamo ancora all’inizio della sua carriera”.
Gli americani sono i maestri quando c’è da navigare tra le cifre, così segnalano che Dončić è già il quinto di sempre nelle triple-doppie da 30 punti e il quarto in quelle con almeno 40 punti segnati. “Cifre assolutamente astronomiche” dice il giornale spagnolo. È anche il primo di tutti i tempi a segnare una tripla-doppia da 25 punti nel solo primo tempo.
“Il modo in cui lo sloveno ha preso le chiavi di Dallas e dell’NBA nel giro di pochi mesi è travolgente. Batte i record con facilità, scala le classifiche senza sudare e invita alla fiducia nei Mavericks”.
E Gigantes del Basket mette l’enfasi sul sorpasso a Larry Bird.
Infanzia e famiglia di Luka Dončić
di gigi riva, Repubblica, 28 gennaio 2019
“Ma lei, Sasha Dončić, padre di Luka, il nuovo fenomeno del basket mondiale, sarà il 17 febbraio a Charlotte per l’All-Star game Nba in cui potrebbe giocare suo figlio pochi giorni prima di compiere 20 anni? Sasha, 44 anni, origini serbe, nazionalità jugoslava e poi slovena, alto 2 metri, ex giocatore di pallacanestro, una montagna d’uomo dagli occhi chiari e dolci, si prende un attimo di riflessione per articolare la risposta. «No. Vorrebbe dire stare lontano da Lubiana una settimana. E io qui ho delle responsabilità. Alleno l’Ilirija Lubiana, squadra storica con cui cominciai la mia carriera da giocatore e con cui ho un debito di riconoscenza, stiamo lottando per salvarci in serie A, ho 150 ragazzi del minibasket da seguire. Per loro e per i loro genitori sono un punto di riferimento. Poi ho un’altra figlia, Tijana, di neanche due anni, avuta dalla nuova compagna, che ha bisogno di me. Luka ormai è grande, ha la sua vita, io la mia. A Dallas dove gioca ha nuovi amici, vive con la compagna, Anamaria Goltes, c’è la madre Mirjam Poterbin, il procuratore Bill Duffy».
L’uomo che mise a due anni una palla a spicchi nelle mani fatate di Luka fa qualche passo indietro, si toglie dalla luce riflessa, preferisce una candela purché tutta sua. «In verità gli ho fatto provare ogni sport, non ho forzato nulla. Era bravo anche a calcio, forse sarebbe emerso in qualunque disciplina. Dentro di me sapevo che avrebbe scelto il basket fin da quando il suo massimo desiderio era venire a vedere le mie partite a Novo Mesto perché nell’intervallo poteva tirare a canestro. A malapena camminava e già palleggiava con entrambe le mani. Una sensibilità rara nei polpastrelli».
… Alla scuola elementare “Miran Jarc” di Lubiana la scelta definitiva del basket, l’ingresso nel vivaio dell’Olimpija. Serio, taciturno, costante, disciplinato. Sasha resta a casa, l’ex moglie da cui ormai è separato, Mirjam Poterbin, danzatrice campionessa del mondo, modella, una delle più belle donne di Slovenia, segue invece il figlio, ne diventa l’ingombrante ombra, onnipresente nella rapidissima scalata al successo. Durante uno dei rari ritorni in patria, il ragazzo d’oro a 16 anni conosce e si fidanza con Anamaria Goltes, maggiore di lui di un anno, pure modella. Madre, morosa e persino la possibile futura suocera accompagnano nelle situazioni pubbliche la verdissima star. Sasha osserva da lontano quel mondo di lussi, copertine, milioni di dollari, Ferrari in garage. Lo compara con la situazione del suo club «che ha un budget totale di 150 mila euro» e non ne prova invidia. Gli basta.