A cosa è servita la Coppa NBA

Forse un giorno questo torneo non esisterà più. Sarà stato una parentesi, una sbandata, una sbornia passeggera. Ma intanto sta facendo il suo lavoro. Era nato per essere ciò che è. Un torneo che offre la possibilità di vincere un titolo a quelle squadre ancora acerbe per puntare all’anello, quelle squadre che in una serie di 7 partite non hanno alcuna chance di eliminare i Boston Celtics, ma in una sola – diamine – in una sola sì. Gli Indiana Pacers, per esempio. Pensarli in semifinale ai play-off sarebbe un viaggio lisergico alla Grateful Dead, invece stasera una semifinale la giocano davvero in Coppa, contro Milwaukee. Lo stesso discorso vale dall’altra parte del tabellone per i New Orleans Pelicans. Eccetto i Bucks di Antetokounmpo, nessuna tra le semifinaliste della NBA Cup occupa una delle prime quattro posizioni in campionato. O vincono qui o niente. Secondo The Athletic il ragionamento vale finanche per i Lakers, squadra dal nobile passato, ma forse non più in grado di giocare per l’anello, nonostante questo sontuoso LeBron. Ecco perché allora mister James sta dando tutto. Perché un titolo è un titolo. E potrebbe essere l’ultimo.

 

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È ancora più affascinante il fatto che potrebbe essere il primo per Zion Williamson, atteso, attesissimo ex rookie di qualche anno fa, semi-smarrito tra guai fisici [Finalmente comincia a carburare. E quando lo fa, si sa, diventa uno schiacciasassi, Riccardo Pratesi sulla Gazzetta] – oppure per Tyrese Haliburton che vola veloce di bocca in bocca. Non solo sta contentendo al Maxey di Philadelphia il titolo di miglior Tyrese della NBA. Si sta accreditando. Come ha scritto Sports Illustrated alla vigilia delle semifinali del torneo, le sue prestazioni sono ciò per cui è stato creato il torneo In-Season. Nei quarti di finale contro i Celtics ha giocato una partita diversa da qualsiasi altra nella sua carriera, facendo segnare la prima tripla doppia dal suo passaggio in NBA con 26 punti, 13 assist e 10 rimbalzi. Uno scatto da superstar, realizzato da una superstar in divenire.

Haliburton è l’unico giocatore in NBA ad avere una media di almeno 25 punti e 11 assist a notte in questa stagione. Sulla rivista americana Rohan Nadkarni ha spiegato che stilisticamente nessuna squadra gioca come i Pacers, i suoi schemi a volte assomigliano più a un attacco aereo del football universitario che a quelli di una squadra NBA. Indiana trasforma le sue giocate in uno sprint, alla lettera. Haliburton è la testa del serpente e delizia con la sua velocità, i suoi salti stepback sempre più coraggiosi e il suo tiro non ortodosso, più una fionda che un lancio. Eppure, i Celtics sono stati fatti fuori. I favoriti per l’anello eliminati dalla sesta in classifica a Est. L’America sta impazzendo per tutto questo. Viene raccontato come il motivo del successo della Coppa d’Inghilterra di calcio. La sorpresa. La caduta dei Golia. Anche se poi le tv si augurano di avere in finale LeBron contro Antetokounmpo. Oppure LeBron contro Haliburton. LeBron contro chiunque.

 

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Questo è il punto, dice Sports Illustrated. Ci sono giocatori che in tv non vediamo mai. Haliburton contro i Celtics è stata in assoluto la sua prima volta in diretta su TNT, la circostanza perfetta per lui per mostrare il suo talento a un pubblico molto più ampio del normale. Ha conquistato spettatori che normalmente non riescono a godere del suo stile di gioco unico, per non parlare del fatto che ci fosse qualcosa in palio. Non era questo scopo del torneo In-season? Trovare un modo di far appassionare il pubblico alle partite della stagione regolare

Secondo Nadkarni c’erano davanti alla tv anche spettatori occasionali della NBA [perché i Celtics sono un nome familiare] e hanno scoperto Haliburton. Non sapremo se questo torneo avrà capacità di resistenza, ma se anche fosse servito a mostrare ciò che rende speciale Haliburton, una delle stelle nascenti e più singolari, ci avrebbe offerto qualcosa che vale la pena ricordare.  

Nel suo podcast Paul George usa per Tyrese la stessa espressione che David Foster Wallace ha incollato per sempre a Roger Federer. Vederlo giocare è un’esperienza spirituale. 

Overtime Palla a Spicchi ha sottolineato su Twitter o X o come si chiama stamattina che segnare 26 punti, con 13 assist, 10 rimbalzi e 0 palle perse contro due avversari di nome Jrue Holiday e Derrick White, praticamente la miglior coppia di esterni difensivi della lega, fa capire da subito che giocatore speciale abbiamo di fronte. Aggiungiamoci anche che sta viaggiando in stagione a 26.9 punti e 11.9 assist a partita, con una fantascientifica true shooting percentage del 67.4%. Roba da Steph Curry nell’anno da MVP.

Tyrese è definito la miglior point-guard del pianeta terra e se in tv non lo fanno vedere mai è la conferma che forse nemmeno la stessa NBA ha ben compreso il tipo di fenomeno che aveva di fronte e il tipo di entusiasmo acceso in un roster che corre, gioca libero e si diverte proprio come il suo leader

 

Dinanzi a tutto questo po-po’ di roba, anche Kevin Durant si è ricreduto. «L’intensità di queste partite è stata incredibile. Ero molto scettico, ma ora sono un grande fan del torneo NBA». Intensità mai vista nel primo mese di regular season – dice Overtime – partite in equilibrio, agonismo nella fase a gironi e brivido dell’eliminazione diretta alla quale gli americani non erano abituati. Promosso, a pieni voti. Anche se probabilmente cambierà qualcosina già dal prossimo anno.

 

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