Eccetto Argentina e Brasile, numero #1 e numero #3 del ranking Fifa, le prime 10 squadre al mondo sono tutte nazionali europee. Sei tra queste otto hanno la certezza di un posto al torneo dell’estate prossima in Germania. Mancano per ora Olanda e Italia. Le altre ci sono tutte. L’Inghilterra si è qualificata per la nona volta nelle ultime dieci edizioni col primo posto nel girone. La Francia non salta un appuntamento dal 1988. La Germania è padrona di casa. La Spagna ha preso il biglietto vincendo a Oslo a metà novembre e il Belgio facendo tre gol all’Austria. Il Portogallo darà forse a Ronaldo la chance di giocare il torneo per la sesta volta.
Intorno a loro un pezzo di borghesia si è già invitata alla festa. La Scozia parteciperà per la seconda volta di fila e di fatto ha soffiato il posto alla Norvegia di Haaland. La Turchia è alla terza qualificazione consecutiva, l’Austria alla quarta in totale. Ieri si sono aggiunte altre due nazionali, entrambe allenate da un cittì italiano. Dopo 44 anni senza qualificarsi, l’Ungheria di Rossi ce l’ha fatta per il terzo torneo su tre [grazie a un autogol ieri sera], la Slovacchia di Calzona è avanzata con i quattro gol fatti in rimonta all’Islanda.
La partita dell’Italia
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All’Italia sono necessari quattro punti tra stasera a Roma con la Macedonia del nord e lunedì sul campo neutro di Leverkusen contro l’Ucraina. Stamattina molti giornali ricordano che il nome Macedonia si accompagna ai fantasmi. Guglielmo Buccheri su la Stampa dice che tra noi e loro si tratta di “un dialogo doloroso a tal punto da farci perdere il sonno ogni volta che si rinnova”. Sei anni fa venne fuori un pareggio che “fece perdere autostima alla Nazionale di Ventura”, peggio ancora a Palermo a marzo di un anno fa, col il gol di Trajkovski al 91esimo che tolse a Mancini la possibilità di giocarsi in Portogallo lo spareggio finale per andare ai Mondiali in Qatar. Contro la Macedonia è andato così-così [1-1] anche il debutto in panchina di Spalletti, altrimenti ora basterebbero due punti. La formula offre la chance di un Piano C. In caso di terzo posto nel girone, a marzo ci sono i play-off.
Sul Corriere della sera, nelle vesti dell’editorialista tifoso e machiavellico, Fabrizio Roncone guarda il fine, giustifica i mezzi e dice che “dobbiamo fare una sola cosa: vincere. Non vincere bene. Vincere (che è molto diverso). In panchina abbiamo il miglior tecnico italiano proprio dal punto di vista tecnico. Perché il calcio di Spalletti è un meraviglioso miscuglio di puro genio tattico e pignoleria prossima all’ossessione. Con i terzini che viaggiano su binari laterali, le ali che tagliano verso il centro o puntano diritte alla bandierina per chiudere un triangolo, e le mezze ali che si buttano dentro accanto al centravanti: il regista, per Spalletti, deve avere sempre almeno tre soluzioni di gioco possibili (Pizarro, alla Roma, giurava di non averne mai meno di cinque). Spalletti vive per dare ai suoi calciatori aspirazioni grandiose. Il Napoli che sei mesi fa vinceva lo scudetto, del resto, era perfezione, play-station, orgasmica sincronia. Gli schemi elementari lo deprimono. E così siamo al punto: forse, stasera, Spalletti dovrebbe rinunciare un po’ a se stesso”.
Lo scrittore Marco Ciriello su Domani la pensa in maniera opposta e trova che la forza di Spalletti stia proprio nella sua unicità, nell’essere Spalletti. Anzi: questo Spalletti. Scrive Ciriello: “Spalletti è un altro, meno fumantino, rallentato nell’esposizione dei concetti calcistici e umani perché votato a una riflessività celentanesca, dopo aver sostenuto grandi battaglie verbali, psicologiche, massmediologiche e quasi fisiche: per questo sopporta e va via. Pacificato, vive nel nirvana calcistico riportando lo scudetto a Napoli trentatré anni dopo Marado’, e rischia pure di diventare il nuovo Bearzot della Nazionale, almeno per pazienza, gestione dei calciatori e capacità di contrapporsi alle avversità, poi forse verranno anche i tituli. Intanto perde pezzi in campo ma li recupera nella vita”.
Li perde per infortunio [Bastoni], perché giocano alla roulette [così Florenzi ha detto ai pm durante l’interrogatorio di ieri] oppure perché sono cascati nella tentazione di scommettere proprio sul pallone [Fagioli e Tonali]. Il recupero nella vita è quello di Totti, riabbracciato ieri durante una visita all’ospedale pediatrico romano del Bambin Gesù.
Racconta Edmondo Pinna sul Corriere dello Sport-Stadio: “L’uno, Francesco al secolo Totti, arriva (e andrà via) in sella ad un potente scooter scuro. L’altro, Luciano, che di cognome fa Spalletti, sceso dai uno dei SUV neri della Figc che poi usciranno dal retro, come nelle migliori spy story”.
Nella sua rubrica per la Stampa, Marco Tardelli scrive di non essere spaventato dalla partita di stasera, “sono certo che ce la faremo perché ho la certezza che questi ragazzi andranno in campo con la giusta determinazione e la consapevolezza della loro forza, nettamente superiore all’avversario. Spalletti sta portando avanti la sua filosofia calcistica impregnata di umiltà, lavoro e capacità tattiche. Una filosofia che prevede un uomo solo al comando, come da sua abitudine”.
A proposito di paure. Luigi Garlando sulla Gazzetta dello sport invita: «Non far la stupida, stasera». Se non lo diciamo a Roma, dove? Niente, scherzi, Italia. Di pareggi da Maalox ne abbiamo già sofferti abbastanza e non vogliamo neppure considerare l’ipotesi di un Europeo senza di noi che deteniamo il titolo. Non sarà una formalità – spiega Garlando – perché dovremo segnare a tutti i costi e il gol non è una specialità della casa. Vero che la Macedonia ne ha presi 7 dall’Inghilterra, ma è anche vero che noi un Harry Kane non ce l’abbiamo Nei giorni scorsi, il c.t. spiegava: «Camminiamo con la paura al fianco». Frase che amava ripetere quando era un giocatore dello Spezia. Ecco, stasera, la paura lasciamola a bordo campo ed entriamo da soli“.
Paolo Tomaselli, ancora sul Corriere della sera, avverte però che “Stole, Elif, Enis e i loro fratelli, sono tornati, con quel sorrisetto che sembra un ghigno più triste del solito perché la qualificazione al secondo Europeo di fila per loro è ormai sfumata. E poi si è appena fatto male Alexsander Trajkovski l’uomo che a Palermo il 24 marzo 2022 ha fatto la storia — soprattutto quella del calcio italiano, ma al contrario — : ha viaggiato con i compagni, ma ha il muso lungo mentre passeggia sul prato dell’Olimpico, perché nemmeno all’andata a settembre sul campo di patate di Skopje ha potuto dare il suo contributo”.
La Macedonia del Nord è oggi al numero 66 del ranking Fifa. Quando si mise di traverso sulla strada verso il Qatar, era oltre la posizione numero cento. Non significa niente, ma dirselo valga come esorcismo.
in tv oggi ore 20.45 su Rai 1
Le altre partite di oggi: Inghilterra – Malta, Moldova-Albania, Polonia-Repubblica Ceca, Kazakistan-San Marino, Finlandia-Irlanda del Nord, Danimarca-Slovenia