Quando Jannik Sinner si è presentato a Torino qualche giorno fa, fra gli altri sette qualificati al Masters sapeva di avere due avversari che in carriera non aveva battuto mai. Il sorteggio glieli ha messi tutt’e due nel girone. Così, per andare in semifinale, avrebbe dovuto fare qualcosa di nuovo. Oltre che scavalcare Stefanos Tsitsipas: battere Novak Djokovic o battere Holger Rune. Per certi strani incastri che vengono naturali alla formula di questo torneo così speciale, ora la metà dell’opera potrebbe non bastargli più. Per non rischiare di uscire, le cose nuove da fare sono diventate due. Dovrà battere anche Rune. Aver superato per la prima volta in vita sua il numero 1 al mondo, l’uomo dei record negli Slam, rischia di non essere più decisivo. Fanpage parla di scenario cervellotico. È colpa dell’infortunio alla schiena del greco che infiniti lutti addusse a chi pagò il biglietto. La parola più usata stamattina per il forfait di Tsitsipas dopo 17 minuti è scandalo. Ma Adriano Panatta su Tuttosport lo chiama “l’innocente che è colpevole”. Scrive che a Stefanos è mancata casomai la sensibilità, ha fatto uno scherzetto, ma le sue scuse sono accettabili “perché sono apparse accorate. Del resto il suo ritiro è avvenuto entro le regole. Come dire, ne aveva facoltà. La situazione però è strana, uno si comporta secondo le vigenti leggi in materia di tennis, e qualcuno poi gli rimprovera la mancanza di buon senso”. A El País sono più birboni e fanno notare che ha guadagnato 75mila euro giocando solo tre game.
Comunque vada il girone, le tre ore di tennis di ieri non resteranno una postilla. È iniziata la fase-2 di Sinner. O forse siamo già arrivati alla fase-tre.
Cindy Shmerler gli ha dedicato nei giorni scorsi un ritratto sul New York Times raccontando ai lettori americani come Sinner non viaggi con uno psicologo a tempo pieno, alla maniera di tanti altri giocatori. Lavora invece con Formula Medicine, il programma di coaching della mente utilizzato dai piloti. E poi c’è Darren Cahill al suo fianco, l’aggiornamento al team voluto dopo lo strappo con Riccardo Piatti e il passaggio sotto la guida di Simone Vagnozzi. Dice il New York Times che Cahill aiuta il team a capire quando Sinner ha bisogno di lavorare di più e quando ha bisogno di una pausa, in uno sport così differente dall’amato sci, dove se commetti un errore non puoi più vincere una discesa o uno slalom. Il tennis invece è lo sport delle seconde opportunità. Ti dà una seconda palla se hai sbagliato la prima, ti offre altri tre quindici per rimontare il primo che hai perso.
Ovviamente sono due sport diversi – sottolinea il giornale americano – ma forse la coordinazione, l’equilibrio e la scivolata stanno aiutando Sinner a giocare a tennis. Lo ribadisce lui stesso nelle interviste, quando gli va. Quel che Cahill vorrebbe aggiungere a Sinner è il servizio di John Isner e il gioco al volo di John McEnroe. Ma così sarebbe facile. Pure Slalom verrebbe meglio se lo scrivesse Cormac McCarthy.
TRAME COME HA BATTUTO DJOKOVIC ► Sette-cinque, sei-sette, sette-sei. Tre ore e nove minuti di partita. Stefano Semeraro su la Stampa sobbalza: “Allora ce l’abbiamo, un campione, il Golden Boy capace di battere anche il numero 1 del mondo, la stella del torneo che accetta solo Maestri. Abbiamo Jannik Sinner, che dopo tre sconfitte consecutive ha cancellato in tre set il tabù Djokovic, il padrone di sette Masters, l’uomo dai 24 Slam che comunque vada lunedì inizierà la 400esima settimana in cima alla classifica”.
Semeraro dice che era “collegata via tv un’intera nazione sportiva che torneo dopo torneo, partita dopo partita, sta trovando il nuovo Panatta, un Valentino Rossi con fra le mani una racchetta invece del manubrio”. Più tardi conosceremo i dati Auditel. “Il secondo set – per Semeraro – è stato un altro filo di rasoio, non spettacolare, vuoto di palle break, ma hitchcockiano nella tensione continua. Il terzo è stato un esame di resilienza, una volata spalla a spalla sulla fascia, un battibecco continuo tra Djokovic e il pubblico”.
| Vincenzo Martucci sul Messaggero spiega che Sinner ha ribaltato il pronostico perché “nel primo set comanda gli scambi. Raramente si stacca dalla riga di fondo e spesso entra ben dentro il campo per tirare bordate pazzesche, percuotendo la palla con una violenza impressionate che ricorda l’incredibile volata delle Next Gen 2019. Per ritrovare quella sicurezza che sfiora la spavalderia e la straordinaria velocità di esecuzione sulla prediletta superficie veloce indoor, Jannik ci ha impiegato un po’: prima di riproporre ed imporre la sua qualità primaria, il forcing da fondo, doveva imparare alcune cose ed aggiungere in toto altre. A cominciare dal servizio, che ora spara spesso sopra i 200 all’ora e, soprattutto trova quando ne ha bisogno, e il dritto, col quale spiazza Djokovic sul rovescio, costringendolo a staccare una mano”.
PANORAMI IL FENOMENO ► Massimo Sideri sul Corriere della sera dà una lettura di Sinner in chiave economica, o forse bisognerebbe dire filosofia economica. Quanto vale il marchio Sinner e perché piace tanto agli sponsor lo aveva spiegato nei giorni scorsi Marco Iaria sulla Gazzetta. Sideri invece introduce nel lessico del tennis la Sinneromics recuperando una teoria di Thomas Edison [“l’innovazione è 10 per cento ispirazione, 90 per cento sudore. D’altra parte sempre Edison, in un altro famoso aforisma, diceva che non aveva sbagliato 100 volte, ma solo provato 99 volte per far funzionare la centesima”] e la teoria generale di John Keynes “che tutti noi di scuola Federico Caffè abbiamo studiato con passione. In questi scritti filosofici Keynes si spingeva a lasciarsi alle spalle i numeri per dire che anche se non c’è nessuna ragione economica per cui un imprenditore ottimista possa avere più probabilità di riuscire nei suoi affari rispetto a un imprenditore pessimista, ebbene quell’imprenditore ottimista avrà più chance”.
| Qui la faccenda si fa interessante perché Sideri racconta come “noi in Italia spesso abbiamo l’ispirazione e ce ne pavoneggiamo, giustamente. Peccato che altrettanto spesso ci dimentichiamo del sudore” e spiega che “chi ha seguito in questo anno la sua crescita tecnica (non solo nella battuta ma anche nella maggiore maturità tattica) sa di cosa parliamo”.
È un po’ l’equivoco che si riassume della definizione di predestinato. Tutto quel che hai, te l’ha dato il cielo. Sideri invece riassume: “sudore di Edison (riprovare allo sfinimento maniacale i movimenti della battuta ricorda molto da vicino tentare centinaia di filamenti nuovi nel vuoto torricelliano delle lampade per vedersele esplodere in mano la maggior parte delle volte: ma quando hai trovato quello giusto lo puoi ripetere all’infinito) e ottimismo di Keynes (Sinner ha detto: “Sorrido poco, ma mi diverto molto”)”.
| Paolo Rossi su Repubblica dice che tutta questa Sinneriade “suona un po’ come una favola Disney” mentre Piero Guerrini su Tuttosport lo chiama “il più grande spettacolo dopo il big bang, Jannik Sinner che si laurea con lode all’università di sua maestà Novak Djokovic”. Ancora su Repubblica Maurizio Crosetti descrive la presa di Torino da parte di questa figura onnipresente: “Sinner sulla Mole illuminata, Sinner sui tram, Sinner appeso ai lampioni, Sinner nelle bandiere, Sinner dietro la cupola della Sindone, nelle vetrine, nelle edicole, Sinner sulla facciata di Palazzo Reale, nelle pubblicità, sui cartelloni stradali, in cima ai tetti, nella vasca da bagno piena di palline, Sinner con la carta di credito, Sinner con la tazzina di caffè gigante, Sinner puntinato nei pixel dei megaschermi. Sinner dappertutto”.
| C’è tempo stamattina pure per una piccola resa dei conti mediatica, una di quelle battaglie a distanza fra giornali concorrenti come accadeva una volta. Una quarantina di giorni fa il Post aveva raccontato la campagna della Gazzetta dello sport dopo la rinuncia alla Coppa Davis, fatta con “articoli, interviste ed editoriali anche piuttosto accesi contro il tennista italiano Jannik Sinner. L’espressione e i toni utilizzati potrebbero far pensare a chi non segue il tennis che lo sdegno per la decisione di Sinner sia stato trasversale, o comunque molto presente sui media nazionali: in realtà si è concentrato quasi solamente sulla Gazzetta. La Gazzetta – spiegava il Post ai suoi lettori – è un giornale che si occupa ormai da tempo principalmente di calcio, al tennis dà relativamente poco spazio e quando lo fa se ne occupa solo nelle ultime pagine del giornale, anche nelle occasioni più importanti. Ma la campagna contro Sinner è insolita anche perché le motivazioni a sostegno della tesi (sintetizzata dal sommario di Sportweek: «perché il numero uno del nostro tennis ha sbagliato a dire di no alla Coppa Davis») sono state giudicate decisamente deboli e poco centrate da molti esperti di tennis e siti specializzati”.
Mentre stamattina i social fanno notare che la prima pagina della Gazzetta di nuovo mette in secondo piano Sinner rispetto al calcio – anzi rispetto a Mazzarri, ex allenatore del Toro che si è lasciato in magnifici rapporti con Cairo – ecco, stamattina allora Paolo de Laurentiis sul Corriere dello Sport-Stadio dice che “il tempo è galantuomo” e spiega che nello sport contemporaneo “un atleta di oggi deve bilanciare alla perfezione talento, allenamento, serietà, serenità, capacità di gestione degli impegni in campo e fuori, visione a lunga scadenza. Da tempo lo sport naif è sepolto sotto i colpi di un’esposizione mai vista prima. In questo Truman Show perpetuo, il tennis forse come nessun altro sport chiede ai suoi protagonisti una dedizione e un impegno senza paragoni: viaggi, partite lunghissime (anche a orari improbabili, come abbiamo visto a Bercy), un calendario che non prevede soste al limite della follia: è un impegno solo seguirli da divano, figuriamoci a cosa sono sottoposti loro. Il tennista di oggi non deve solo giocare bene, deve riuscire a farlo il più a lungo possibile e quando conta di più scegliendo e programmando. Vedere Alcaraz da tutti osannato come il nuovo cannibale della racchetta – in affanno e sentirgli dire che forse è mentalmente stanco a questo punto della stagione, rende bene l’idea: nessuno sembra più in grado di dominare la scena 365 giorni l’anno”. Secondo De Laurentiis “l’abilità di Sinner ieri non è stata solo quella di battere Djokovic ma di arrivare a novembre inoltrato al massimo della forma”.
È lecito ipotizzare che non sarebbe qui, al numero 4 della classifica e vicino alla semifinale del Masters, se non avesse rinunciato al girone di Coppa Davis. Si può essere utili al movimento del proprio paese anche saltando qualche partita in maglia azzurra.
LEGGI ANCORA