[Eurogol] – La prima Germania usa-e-getta di Nagelsmann. Vinicius parla di razzismo. Rodri da Pallone d’oro.

  EUROGOL 

La prima Germania di Julian Nagelsmann, dall’età media più alta degli ultimi trent’anni. La catena che unisce le quindici qualificazioni consecutive della Francia a un grande torneo: da Zidane a Mbappé. L’intervista di Vinicius jr a France Football quasi tutta sul razzismo. Cosa non va nel Belgio qualificato agli Europei. Rodri Pallone d’oro: così vuole Valdano. Paul Pogba invitato da Tuttosport a confessare il doping. 

 

LA GERMANIA USA E GETTA DI NAGELSMANN

Julian Nagelsmann ha avuto cinque giorni di tempo per preparare l’uscita della sua prima Germania, la prima nazionale da quando è stato nominato cittì al posto di Hansi Flick. È volato in America per il suo esordio, amichevole stasera contro gli Stati Uniti, circondato da dubbi, perplessità, qualche sarcasmo. Oskar Beck su Die Welt ha scritto qualche settimana fa che il ragazzino prodigio della panchina è certamente un insegnante di calcio di successo, apprezzato da colleghi ed esperti, ma la maggior parte dei tedeschi non si fida di lui come allenatore della nazionale. In un sondaggio circolato nei giorni scorsi, il 55% dei tifosi di calcio preferirebbe prendere una birra con  Rudi Völler e non con lui, lo vedono più umano. Die Welt ha ricordato che Orson Welles una volta disse: «Se contasse la popolarità, Paperino e i Muppets sarebbero già da tempo seduti in Senato»

Per la sua prima partita dovrà fare a meno di Joshua Kimmich e si prepara una Germania che non era così vecchia da 25 anni. Christian Evans su Stern  ha fatto due conti. L’età media non era tanto alta dai tempi di Erich Ribbeck. Dodici dei giocatori convocati per la trasferta negli Stati Uniti hanno più di trent’anni. 

Nagelsmann è un pragmatico. Si considera il costruttore della squadra, non il suo sviluppatore, scrive Stern sottolineando che le prime parole del nuovo cittì sono terribilmente uguali a quelle del suo predecessore. Dice anche lui di essere impressionato dal rendimento in allenamento della squadra e del suo potenziale, ma solo i droni che Flick teneva sospesi sul campo di allenamento erano in grado di accorgersene. Pare che Nagelsmann stia stato accolto benissimo dalla squadra. Thomas Müller lo elogia, Ilkay Gündogan si rallegra, Jamal Musiala si complimenta. Stern scrive che con Flick tutto era proiettato sul futuro, con Nagelsmann ora è tutto presente. Ha un contratto solo fino alla fine di luglio 2024, nove mesi in totale, con gli Europei in casa: deve ottenere il massimo. Perciò ha richiamato Mats Hummels e Thomas Müller. 

Martin Raffelt sullo Spiegel si iscrive alla schiera dei perplessi. Il nuovo ct rappresenta il calcio offensivo. Ma la Nazionale ha problemi soprattutto in difesa. O Julian Nagelsmann cambia il suo approccio, oppure i tifosi si divertiranno per pochi mesi

Nella sua abituale rubrica per Die Zeit, Philipp Lahm ha scritto: Non so se Julian Nagelsmann avrà successo con la Germania. Ma una cosa so: il suo stipendio è troppo alto. La federazione dovrebbe mettere al primo posto il bene comune.

Benvenuto e buon lavoro, ecco. 

 

  LA CATENA CHE VA DA ZIDANE A MBAPPÉ 

E per fortuna che Kylian Mbappé non attraversava questo gran momento. Con la sua serata formidabile in Olanda si è portato a soli due gol dal podio dei migliori marcatori francesi di tutti i tempi. Damien Degorre su L’Équipe scrive che con lui tutto va molto velocemente, anche il sorpasso alle icone. Mbappé davanti a Platini, in fondo, era solo questione di tempo. Ed è probabile che all’attaccante del PSG non gliene serva molto per salire sul podio e poi detronizzare Olivier Giroud, attuale capocannoniere della storia dei Blues con 54 gol

L’Équipe nota che quando Mbappé parte da sinistra e può usare il destro, sembra imprendibile. Certo, si legge, non poteva essere Bart Verbruggen con la sua statura a ostacolarlo. Eppure, Mbappé ha segnato solo due gol da fuori area con la nazionale.

Nella sua analisi, Vincent Duluc dice che gli under 40 avranno più difficoltà a misurare pienamente cosa significa questo fantastico risultato, la quindicesima qualificazione consecutiva a una fase finale di un grande torneo, dopo aver mancato i Mondiali del 90 e del 94. 

Ma vogliamo sia rassicurare loro sia ricordarlo ai nostri anziani, che questa felicità non è mai stata in passato permanente. Se questa qualificazione con sei vittorie in sei giornate, una pratica sbrigata in sette mesi, appartiene a questo gruppo e al suo allenatore Deschamps, va anche detto che questa striscia di partecipazioni a una fase finale è opera di tutta la piramide del calcio francese, alla sua rete dalle maglie strette che si fa sfuggire pochi talenti, al modo straordinario in cui i giocatori vengono formati, dal loro primo club amatoriale fino al livello più alto. Un’idea di continuità con le generazioni precedenti del tutto evidente

 

VINICIUS PARLA DI RAZZISMO

Il brasiliano del Real Madrid ha dato una lunghissima intervista a France Football in cui parla soprattutto dei problemi avuti con il razzismo in Spagna. La frase del titolo: «Se affronto il razzismo da solo, il sistema mi schiaccerà». 

Vinicius dice: «Sono molto giovane e non ho sperimentato ciò che hanno provato altri in passato. Non mi è mai stato negato l’accesso al bagno perché sono nero. Non mi è mai stato chiesto di entrare dalla porta sul retro di un ristorante perché sono nero. Ma per me era importante sapere che è successo anche ad altri. Io non l’ho vissuto, nemmeno mio padre, ma mio nonno, il mio bisnonno sì. Hanno sofferto questi momenti tristi della storia e devo saperlo. Oggi ne so più dei miei genitori. Ne so ancora poco, nonostante tutto. Mi sono avvicinato a persone che hanno studiato davvero il razzismo, a persone le cui famiglie hanno vissuto momenti difficili, a persone che sanno molto della schiavitù. Leggo tanto. E voglio continuare ad avere un’influenza. La mia voce pesa. Posso aiutare. Non riguarda solo il calcio o solo la mia squadra. Se qualcuno ti insulta in un modo che ti ferisce, devi combatterlo. Finché le cose non cambiano.

«Quanto è successo a Valencia, era accaduto in tutte le trasferte giocate prima di quella. Ci sono sempre stati episodi di razzismo. Non hanno mai fatto nulla. Avevo già parlato con la Liga per dire che la situazione doveva cambiare. Non mi hanno ascoltato. Mi hanno ascoltato solo quando tutto il mondo ha iniziato a parlare della Spagna. Questo li ha fatti reagire. Non cambierò la storia, non farò della Spagna un paese senza razzisti. Ma so che posso cambiare alcune cose. In modo che quanti arriveranno nei prossimi anni non debbano provare tutto questo, perché i bambini possano vibere tranquill in futuro

«Tutti ti scrivono quando succede qualcosa, ma appena finisce il clamore, non ti parlano più. Le cose cambieranno se i giocatori resteranno uniti. Dobbiamo continuare a lottare. Alzare un po’ di più la voce. Insieme. Se dovessi affrontare il razzismo da solo, il sistema mi schiaccerebbe. Quando siamo tutti insieme, quando persone importanti affrontano il tema, come il presidente Lula, come il presidente della UEFA, come Kylian Mbappé , come Neymar, come Rio Ferdinand che mi scrive sempre, avremo più peso.

Penso soprattutto che stiamo già facendo tanto, noi giocatori, ma che spetti alle Leghe fare questo lavoro. Se a Valencia un intero gruppo in uno stadio insulta un giocatore, possono giocare regolarmente lì la prossima partita? Con il loro pubblico, senza perdere punti, senza sanzioni? Il cambiamento muove da qui. Voglio avere la tranquillità di giocare e sapere che non verrò insultato in campo perché sono nero. Lasciate che uno spettatore mi insulti perché ho segnato, ok. Può insultarmi senza mancarmi di rispetto. Può fischiarmi per tutta la partita. Non mi interessa. Quando si parla di razzismo, è un’altra cosa. Nel corso delle generazioni, ce ne libereremo. Non metteremo fine al razzismo, ma lo metteremo in minoranza».

 

COSA NON VA NEL BELGIO QUALIFICATO

Anche il Belgio, come la Francia, si è qualificato aritmeticamente per gli Europei. Ma qualcosa non convince gli analisti. Ludo Vandewalle su Het Nieuwsblad dice che si aspetta di più dal ct Domenico Tedesco, scelto perché sa variare tatticamente e riservare sorprese. Cosa che il suo predecessore Roberto Martinez dopo qualche tempo non ha più fatto. Ebbene, Tedesco ha sorpreso tutti schierando Openda e Lukaku di punta. È stato un fallimento. Fortunatamente, ha apportato delle modifiche dopo l’intervallo, facendo entrare Carrasco e passando al 3-4-3. Tenetevi liberi allora dal 14 giugno al 14 luglio. Questa qualificazione dà ai Devils il tempo di prepararsi. Un tempo che è necessario

 

  RODRI PALLONE D’ORO: LO VUOLE VALDANO

Date a Rodri il Pallone d’oro. Lo scrive Jorge Valdano stamattina nella sua rubrica del sabato su El Pais. Considero Messi fuori competizione perché è un genio e i geni mangiano a una tavola separata. Ma il Pallone d’Oro è alle porte ed è legittimo scommettere e scegliere i proprio candidati in base all’efficacia (che è misurabile) e al gusto (che è capriccioso). Mbappé o Haaland hanno dalla loro parte la forza devastante dei gol, dal valore e dal fascino indiscutibile. Ma quest’anno è emersa una figura che ci ha costretto a guardare altro. L’influenza di Rodri si nota quando gioca e anche quando non gioca. È sempre stato un giocatore importante, ora ha raggiunto un livello determinante. Il City è una sofisticata macchina collettiva che produce calcio di qualità. Grande allenatore, grandi giocatori, grandi risultati. Ma il City ha perso le tre partite giocate senza Rodri era squalificato. Sono un indicatore potente. Il City senza Rodri sembra un dibattito senza moderatore, un bivio senza semaforo. Per molti anni ci siamo dovuti lamentare dell’invisibilità di Busquets, perché l’intelligenza è più difficile da vedere di qualsiasi altra virtù e il cerchio centrale del campo è meno apariscente delle aree. Ma se parliamo di giocare a calcio, il centrocampista centrale è l’asse che propone il ritmo, la direzione e l’intenzione del gioco. È impossibile giocar bene se quell’anello centrale non conosce i segreti del gioco, se la palla che riceve non esce meglio dai suoi piedi e se il prossimo compagno di squadra non la riceve con il tempo e lo spazio giusto. E via così, fino all’augurio che non accada a Rodri quel che è accaduto a Busquets. Ma in fondo, aggiungiamo, pure a Xavi e a Iniesta. 

 

PAUL, CONFESSA

Doping-Pogba. Ecco perché conviene la “confessione”. Così dice stamattina Tuttosport, avvertendo che si avvicina il momento della verità per il francese risultato positivo. 

Marco Bo scrive: Un atteggiamento improntato allo scontro, con una sorta di chiusura a riccio sulle proprie posizioni, la storia e la letteratura del doping insegnano che non è quasi mai foriero di piccoli o grandi successi. Anzi. Diverso potrebbe invece essere il finale qualora Pogba ammettesse la colpa, spiegando e convincendo la controparte sulla assoluta inconsapevolezza dell’assunzione di sostanze contenenti il doping emerso e confermato dalle analisi prima e dalle controanalisi poi. Scegliere la via processuale che si può paragonare al “patteggiamento” comporta la riduzione di un anno della pena, ma non solo. Qualora si configurasse un confronto virtuoso con la Procura in cui riuscisse a dimostrare o convincere la controparte sulla non volontarietà di assumere la sostanza dopante, allora potrebbe andare incontro a una ulteriore e sostanziale scontistica, in grado di fatto di dimezzare il totale

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