Verstappen e Red Bull, c’è una loggia maxonica in F1

RUOTE

Max Verstappen ha vinto su Red Bull per la nona volta di fila, in una corsa segnata dalla pioggia e da qualche sorpresa. Sul podio con lui nemmeno una Mercedes o una Ferrari, ma Alonso e Gasly. Leclerc è arrivato al cambio gomme quando non c’erano le gomme, Sainz ha chiuso al quinto posto. 

 

 

SETTE CILINDRI | Le figuracce della Ferrari

di roberto liberale

 

ARTEFICI  La maxoneria 

Si dice che Max Verstappen faccia sembrare tutto troppo facile. Lui stesso dice che non si annoia a vincere e dominare. È stato così anche nel Gran Premio di Olanda, in una situazione obiettivamente complessa a causa del meteo altalenante, con il rischio di gettar via tutto a causa di una bandiera rossa a 9 giri dalla fine e di una ripartenza non semplice dietro la Safety Car. Anche stavolta Max ha dribblato tutte le difficoltà. Questa sua supremazia schiacciante viene attribuita quasi tutta alla Red Bull, lasciando intendere che con una macchina così vincerebbe chiunque. Pure il suo compagno Checo Pérez ci prova, solo che spesso non riesce a battere neanche le altre macchine. Qualcuno insinua che le due Red Bull siano diverse tra loro, c’è chi lo ha addirittura chiesto esplicitamente a Checo in tv. In effetti c’è ancora uno zoccolo duro di appassionati e addetti ai lavori non ancora convinto che Verstappen sia un pilota sopra tutti. Che lui guidi la migliore monoposto in circolazione è fuori discussione. Ma non è stato forse così per tutti i più grandi piloti della storia? Non era così per Fangio, capace di cambiare scuderia ogni anno pur di avere la macchina migliore? Che posto avrebbero occupato nella storia di questo sport Michael Schumacher e Lewis Hamilton senza la migliore Ferrari e la migliore Mercedes? Persino Ayrton Senna, forse il pilota più veloce negli ultimi 40 anni, faceva di tutto per andare nei team migliori. La macchina migliore dà sicuramente un vantaggio, poi bisogna saperla guidare al massimo per farla arrivare prima delle altre.

 

  TRACCE L’altalena di Leclerc

Charles Leclerc era stato identificato come il principale avversario di Max. I loro duelli sono stati sempre spettacolari, sin dai tempi delle sfide sui kart. La fabula attuale dice che senza una macchina decente è impossibile per lui competere. Vero, peccato però che Charles stia anche accumulando una serie di errori, piccoli e grandi, che a volte fanno dubitare della sua solidità. Forse dipende da una forsennata ricerca del limite, operazione difficile con la Ferrari attuale. Ma quello di Zandvoort è stato un weekend costellato di tanti sbagli, dai frequenti “lunghi” in prova, con un incidente che lo ha fermato a pochi minuti dalla fine della Q3, fino al rientro improvviso ai box per montare le gomme intermedie che ha colto di sorpresa i suoi meccanici. Nel frattempo Carlos Sainz, il pilota che Vasseur ritiene seconda guida, ha salvato la faccia alla Ferrari con un quinto posto per nulla scontato. Quel Vasseur che ancora una volta si arrampica sugli specchi per mostrarsi sereno e ottimista. Ormai la parola d’ordine a Maranello è pensiamo al 2024. In realtà, il secondo posto in classifica costruttori non è poi così lontano, sia Mercedes sia Aston Martin non hanno guadagnato troppi punti sulla Rossa. Aspettando che il predestinato sia più costante nel mostrare quella solidità necessaria per portare punti importanti a Maranello.

 

PROSPETTIVE  I limiti alla longevità di Alonso

L’Aston Martin si è svegliata dal suo torpore tornando sul podio dopo 5 gare. Merito di Alonso, che dimostra come i piloti bravi sappiano sorpassare anche a Zandvoort. Per Fernando è il settimo podio stagionale. Con i suoi 42 anni e 29 giorni supera John Love, pilota nato nell’allora Rhodesia, oggi Zimbabwe, che conquistò il suo unico podio nel GP del Sudafrica a 42 anni e 26 giorni. Alonso ha raggiunto così il 18esimo posto nella classifica dei piloti più anziani mai saliti sul podio. Al primo, lontanissimo, c’è Luigi Fagioli con 53 anni e 22 giorni. Sembra irraggiungibile per un pilota della F1 moderna, ma con Fernando meglio non porre limiti.

 

  RIPARTENZE Il podio di Pierre Gasly

Pierre Gasly ha ritrovato il podio dopo due anni e 51 gare. La sua impresa acquista ancora più valore se si considera il suo 12esimo posto in griglia. La Alpine, con i due ultimi risultati di Spa e Zandvoort, si stacca definitivamente dal gruppo delle ultime scuderie e consolida la sesta posizione tra i costruttori. Forse è un po’ poco per chi sognava addirittura di migliorare il quarto posto del 2022, ma vista la carenza di risultati che ha portato al licenziamento del team principal Szafnauer, e dei manager Permane e Fry, forse conviene loro guardare il bicchiere mezzo pieno ed accontentarsi. Almeno per ora. E comunque la McLaren, quinta, non è così lontana, visti i 38 punti di differenza. 

 

  ORIZZONTI  Cosa ci resta da guardare

Per Mercedes e McLaren si è trattato di un weekend interlocutorio. Entrambe sembravano aver consolidato il loro ruolo di seconda forza in classifica (la Mercedes) e in pista (la McLaren). Invece entrambe conquistano appena 8 punti, che sono il peggior risultato stagionale per la Mercedes e il peggiore delle ultime cinque gare per la McLaren. Poco cambia in classifica costruttori, dove le posizioni delle due scuderie restano immutate. Resta da vedere se si tratta di una tendenza o solo di una giornata storta. A parte la Red Bull, tutte le scuderie hanno prestazioni incostanti. Forse era ciò che si augurava Liberty Media per rendere il campionato più avvincente. Ma con il titolo mondiale ormai virtualmente nelle mani dell’accoppiata Red Bull-Verstappen, l’unico motivo di interesse di questa seconda parte di campionato potrebbe diventare proprio la lotta per le posizioni dalla seconda in poi.

 

  MEDUSE  Daniel Ricciardo

L’Oscar della sfortuna va a Daniel Ricciardo, dopo appena due gare uscito di pista durante le prove libere, con una mano fratturata. C’era già chi sognava di vederlo a bordo di una Red Bull al posto di Pérez, invece si potrebbe trattare di un lungo stop per l’australiano. Non è una stagione fortunata per l’Alpha Tauri, appena 3 punti in classifica. Ora perde il pilota che poteva portare qualche risultato migliore.

 

 ⑦ MAPPE  Che vi ha fatto Zandvoort

I commenti negativi sulla pista di Zandvoort non sono mancati. È stato definito un circuito inadeguato per la Formula Uno attuale. C’è chi lo ha descritto come stretto e con poche possibilità di sorpassi. In realtà, durante il GP di Olanda 2023, i sorpassi in pista sono stati numerosi, anche negli scorsi due anni la media era stata di 24 a gara. Non pochi per una pista inadeguata. È sorprendente come altri circuiti nell’attuale calendario non abbiano ricevuto critiche simili, primo tra tutti Jedda, sul quale sono presenti curve cieche e muretti estremamente pericolosi. Altre piste cittadine, dotate di poche vie di fuga e con larghezze di carreggiata che creano una reale impossibilità di sorpassare, sono ormai accettati con poche discussioni. Zandvoort è rimasto uno dei pochissimi pezzi di storia della Formula Uno romantica ancora in calendario, insieme a Montecarlo, Silverstone, Spa e Monza. Il suo reinserimento in calendario a partire dal 2021, dopo 36 anni di assenza, è certamente dovuto alla presenza e alle vittorie di Max Verstappen. Ma ciò non deve essere un buon motivo per criticare un circuito tanto spettacolare quanto storico.

 

 

   PUZZLE Che cosa si dice in giro    

 ◇  Umberto Zapelloni, il Giornale: Nella Formula 1 2023 ci sono due certezze: una vittoria di Verstappen e una figuraccia della Ferrari. Anche in Olanda, con tutto quello che è capitato là fuori tra sole, pioggia, vento, una mezza tormenta, safety car e bandiera rossa, alla fine ha vinto il solito super Max, al nono successo di fila, un record che va a eguagliare quello ottenuto da Vettel dieci anni fa. Ad applaudirlo sono arrivati il re e 320mila sudditi che hanno continuato a cantare e ballare sotto la pioggia. Impressionanti come lui

 ◇  Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: Max Verstappen vince anche se il gran premio si decide ai dadi, tra scrosci e sole e diluvio, dopo 91 pit stop, una safety car e una sospensione. Una logica superiore all’ingegneria e al talento nella guida vuole che ciò gli accada nella sua Zandvoort, meravigliosa discoteca a cielo aperto in cui centocinquemila ballano e brindano per tre ore, incuranti del freddo e del tempaccio che s’alterna col sole, così come della lunga interruzione. Sei cambi gomme per Max non cambiano l’esito

 ◇  Alessandra Retico, la Repubblica: Ci sono 105 mila arancioni sugli spalti, zuppi d’acqua e desideri. Lui è impermeabile ai cambiamenti: delle gomme, degli avversari presunti, degli accidenti. In conferenza mangia caramelle da un sacchetto dove c’è un mulino a vento. Don Max, e questo il suo dolce tempo.

 ◇  Daniele Sparisci, Corriere della sera: Neanche nel 2021, quando lottava punto su punto contro Hamilton, aveva «sofferto» così per vincere qui, nella bolgia orange. SuperMax più forte del caos, della pioggia alla partenza e del diluvio ai titoli di coda, in una corsa minima per la Ferrari, di briciole e di imbarazzi, Leclerc azzerato anche dai suoi stessi eccessi”

 ◇  Giorgio Ursicino, il Messaggero: Ha una sicurezza che fa quasi rabbia. Una superiorità che potrebbe sembrare strafottenza. Eppure, non è così. L’olandese ha la considerazione massima di ognuno dei suoi colleghi. Consapevoli tutti che, in quasi tre quarti di secolo di storia della F1, non c’è mai stata un’era con una superiorità tanto disarmante. Un binomio talmente infallibile da apparire perfetto

 ◇  Fabio Tavelli, il Foglio: Chi l’avrebbe mai detto che quella di Bernie Ecclestone fosse tutt’altro che una battuta? Colui che ha portato nel futuro la Formula 1 prima di cederla a Liberty Media, una volta – era marzo 2011 – se ne uscì dicendo che per rendere entusiasmanti le gare gli organizzatori avrebbero dovuto bagnare la pista a sorpresa. Così, per intricare situazioni già decise e dare agli spettatori quell’adrenalina che spesso manca quando un pilota o una scuderia si dimostrano troppo più forti della concorrenza. Uno stratagemma evidentemente impraticabile ma segnale chiaro che il tema di affrontare in qualche modo il rischio letargico che provocano i domini incontrastati non è nuovo. Mancano 931 giorni al 15 marzo 2026. È la data presumibile d’inizio del Mondiale con il cambiamento di regolamento che dovrebbe, dovrebbe, rimettere le cose in equilibrio.

 ◇  Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: Abbiamo visto Sainz colluttare eroicamente con una macchina lenta e capricciosa, un ennesimo calo di rendimento delle gomme che ha precluso un posto sul podio, a vantaggio dell’Alpine di Gasly, non proprio una corazzata. Leclerc, ben peggio, secondo consuetudine di questo 2023 difficilissimo. Una collisione con Piastri devastante sul fronte aerodinamico, mentre tentava di recuperare in avvio, dopo aver sbattuto una macchina «inguidabile» in qualifica. Quindi, lasciato senza pneumatici da pioggia al box per una scena caotica già vista ieri e l’altroieri. In passato per questi pasticci veniva giù il teatro. Ora Vasseur commenta con l’ennesima risata, spiegando che l’inghippo, tutto sommato, ha comportato un vantaggio. Quale non si sa

 ◇  Giorgio Pasini, Tuttosport: Manca il bomber, anche perché manca la… palla. Che poi nella Formula 1 è la macchina. Senza quella, o con una floscia, non si gioca. Il problema è che alla Ferrari mancano anche schemi, tattica, strategia. Insomma, quasi ogni weekend diventa una partita contro i propri limiti e in difesa, con i piloti costretti al ruolo di portieri per parare il parabile. Charles Leclerc colleziona papere insieme alla squadra

 ◇  Mauro Coppini, Corriere dello Sport-Stadio: Il “gelido” Max Verstappen e il “rovente” Fernando Alonso. Un giovane e un veterano che aspettano solo di potersi misurare su un territorio in grado di metterne in evidenza non solo le capacità, ma anche e soprattutto i diversi caratteri. Decisi a tutto, con il possibile che fa rima con l’impossibile. Un atteggiamento che la Ferrari non sembra in grado di coltivare.   quella di quest’anno è una Ferrari misericordiosa. Perché grazie alla “SF 23” la gran parte dei piloti e dei costruttori, potrà dire di essere finita in qualche gara, magari una sola, davanti alle monoposto del Cavallino. Da che mondo è mondo un obiettivo ambito, quasi irraggiungibile ma che oggi è a portata di mano

 ◇  Leo Turrini, il Resto del Carlino: Non un grande spot, per Monza. D’altronde la Ferrari 2023 questa è

 ◇  Luigi Perna, la Gazzetta dello sport: Domenica c’è il GP d’Italia a Monza, su un tracciato dai lunghi rettilinei che è l’opposto del toboga di Zandvoort, e chissà che questo non possa spingere un po’ il Cavallino davanti ai suoi tifosi.

 ◇  Stefano Mancini, la Stampa: L’attesa per domenica prossima è forte, ma le premesse sono negative. La Ferrari deve fare i conti con problemi di prestazione e con la crisi del pilota su cui ha impostato il progetto per tornare competitiva. Oltre all’incidente in gara, Leclerc era andato a sbattere sabato in qualifica. E alla vigilia del Gp di Zandvoort aveva ammesso che per raggiungere la Red Bull bisognerà probabilmente aspettare il 2026. Entro fine anno discuterà il rinnovo del contratto: ha nove gare per ritrovare (e restituire) fiducia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.