Siamo tutti immersi nel fango, ma alcuni di noi guardano alle stelle
Oscar Wilde
Meno fango e più luce: la scelta di Fem van Empel
Fem van Empel ha ventitré anni e un percorso che di solito appartiene alle biografie compiute. Tre Mondiali, tre Europei, quaranta vittorie in Coppa del mondo, montagne di fango passate sotto le ruote della sua bici. Ha vissuto un’ascesa verticale. Quelli bravi dicono: da predestinata. Anche se i predestinati non fanno meno fatica di chi se la deve sudare da zero. Comunque. Nove mesi fa sentì il peso indicibile della noia. Si prese una pausa per tornare a respirare. Disse che voleva dedicarsi al suo hobby. Fare torte.
Le tornò la voglia tra il lievito e la glassa. In bici era tornata forte come prima. Poi il primo novembre al Koppenbergcross è successo qualcosa. Dopo pochi minuti di gara, van Empel si è ritirata, perché certe volte succede che il corpo si spegne, la mente parla, una porta si richiude. «Durante quella gara, il mio corpo e la mia mente mi hanno inviato un messaggio molto chiaro. Non sono una che si arrende facilmente, ma ora mi sembra il passo giusto» ha detto ieri per annunciare che si ferma di nuovo, stavolta senza una data di rientro. Ha rotto il contratto con la Visma e ha messo in pausa la carriera. Forse per sempre, chi lo sa.
Non è un caso isolato. Ne scrisse tempo fa Alessandra Giardini su Domani. Marcel Kittel ha detto basta a trentuno anni perché non voleva vedere il figlio crescere in videochiamata. Tom Dumoulin si è fermato per ritrovare qualcosa che il successo non gli dava più. Usò l’immagine dello zaino pesante dietro le spalle. Demi Vollering ha parlato apertamente di crisi di ansia. Arnaud De Lie preferisce il verso delle sue mucche al rumore delle ammiraglie. Perfino Pogacar durante il Tour ha raccontato di ombre che attraversano la strada e non compaiono nei grafici dei watt.
Da fuori sembra un paradosso. Il ciclismo sa essere una terapia e una prigione. Da una parte c’è l’aria che riempie i polmoni, dall’altra l’ansia di dover sempre essere più veloci, più magri, più pronti. Pedalare libera, gareggiare costringe. È la partita impossibile fra la gioia e il dovere.
In mezzo c’è finita Fem, una ragazza di 23 anni che sa ascoltarsi. Dice che le mancano il divertimento e le motivazioni. Il ciclismo resta un alleato potente della salute mentale. L’endorfina apre finestre luminose nei giorni grigi. La strada rimette in ordine i pensieri. Ma lo sport non può bastare quando sei svuotata. Il ciclismo va veloce. La vita va come può. Il coraggio è saper rallentare. Buona vita, ragazza. Lascia che piova, lascia correre il vento.