La sconfitta della Visma alla Dwars vor Vlaanderen
Sono due le corse che bisogna giudicare. La prima è durata 184 km e la Visma l’ha dominata mettendo tre dei suoi nella fuga buona di quattro uomini partita a -74 dall’arrivo, non tre qualunque, ma i suoi due capitani – Van Aert e Jorgenson – più una signora carta alternativa come Benoot, vincitore di una Strade Bianche nel 2018. Non per caso i pettorali numero uno, numero due e numero tre. Un TGV giallo.
La seconda corsa è quella cominciata negli ultimi 200 metri e finita con la vittoria dell’unico che aveva una maglia differente, Neilson Powless, 28 anni, americano della EF Education, quarto, un tipo che in 21 sprint ristretti affrontati in carriera ne aveva vinti tre, ma certamente nessuno da uno contro tre. All’ultimo Laigueglia gli era andata decisamente peggio, quarto dei quattro davanti.
Tutto poteva fare la Visma, tranne quel che ha fatto. In una situazione del genere Wout Van Paparinaert aveva vinto prima della Dwars vor Vlaanderen una gara su due, 14 su 28, ieri era il giorno dell’altra metà. Così, anziché mettere le mani sulla cinquantesima corsa vinta in carriera, Van Aert celebra il 44esimo secondo posto e quello che L’Équipe definisce stamattina “un errore antologico” dopo aver “piegato i giunchi fin dal mattino presto, afferrando il gruppo come si afferra un dente di leone e disperdendolo con un soffio sulle stradine delle Fiandre”.
Neilson Powless ha fatto l’intruso e il disertore, si è infilato nella corsa aziendale della Visma e non ha dato mai una mano com’era ragionevole che facesse, “una vera sanguisuga, abbastanza furbo da sfuggire ai cambi e scaltro abbastanza da restare alla loro ruota quando Van Aert e Jorgenson hanno cercato cercò di staccarlo a 24 km da Waregem” analizza e racconta il giornale francese. Il partito dei velocisti era stato decapitato prima: Jasper Philipsen, Tim Merlier, Jonathan Milan e Paul Magnier, tutti lasciati lungo la strada con grande anticipo, come si usa fare nel ciclismo contemporaneo, quando nessuno aspetta più gli ultimi km per muoversi e le televisioni sono felici di collegarsi alle due del pomeriggio. Mads Pedersen ha provato a tenere il gruppo in rianimazione, si sarebbe portato fino a 600 metri di distanza dai fuggitivi, ma 600 metri sembrano pochi e invece a quella velocità sono 40 secondi.
Il casting si è ridotto a due belgi e due americani che vivono a cento metri di distanza l’uno dall’altro a Nizza. Powless peraltro è un ex compagno di Van Aert. L’unico dubbio era se Van Aert avrebbe lasciato il successo a un compagno, come fece con Christophe Laporte alla Gand-Wevelgem di due anni fa tenendo per sé i traguardi di Fiandre e Roubaix, salvo essere punito dagli dèi dell’Olimpo con una memorabile Nemesi e una memorabile caduta alla corsa successiva.
Credendo che “l’americano si sarebbe lasciato divorare in silenzio”, i tre Visma se lo sono portato al traguardo, anziché sfiancarlo con una serie di attacchi consecutivi, “probabilmente – scrive L’Équipe – hanno optato per la terapia delle coccole per offrire il successo a Van aert, da 740 giorni senza una classica. Ma il suo morale ora non è affatto migliorato e alla fine della corsa era anzi prostrato, appoggiato a una ringhiera”.
Van Aert si è assunto la responsabilità di questo naufragio collettivo: «Quando sei davanti in una fuga a quattro con tre uomini, commetti sempre un errore se non vinci. Ho fatto la scelta di puntare tutto sullo sprint, ho chiesto alla squadra di portarmi là e di controllare il finale della gara. Ero convinto che avrei vinto. Ma poi ho avuto i crampi e Powless è stato più forte. Sono stato egoista, desideravo tanto vincere. Soprattutto dopo tutte le critiche che ho ricevuto e la sfortuna dell’anno scorso qui, per la caduta. Ho pensato solo a me stesso. È stato un errore enorme».
LA CORSA FEMMINILE
Non ha sbagliato niente Elisa Longo Borghini che si è fatta da sola gli ultimi 26 km. È la sua terza vittoria in fuga senza compagne più lunga in carriera, dopo i 33 km della Roubaix 2022 e i 28 km del Fiandre 2015. Non è la vittoria solinga più lunga della stagione perché Daniek Hengeveld se n’è fatti 49,8 alla prima tappa del Tour Down Under. Alla media di 40 km orari, Longo Borghini ha dato 29 secondi di distacco alla campionessa del mondo Lotte Kopecky [prima-e-seconda come al Giro 2024 e alla Roubaix 2022]: nel gruppetto inseguitore c’erano pure Elisa Balsamo e Maria Giulia Confalonieri. All’età di 33 anni e 113 giorni Longo Borghini è la terza ciclista più anziana a vincere la corsa dopo Annemiek Van Vleuten nel 2021 e Marianne Vos nel 2024, una 38enne e l’altra 36enne.