Il ribaltone di Sergio Conceiçao

Dalla Supercoppa al capolinea in un mese

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Adesso Sergio Conceiçao è sul filo. Il calcio scrive sempre le sue verità sulla sabbia. Un mese fa aveva scosso il Milan e lo aveva guidato alla Supercoppa. Incrociava per avversario suo figlio Francisco e diceva che in campo sono tutti nemici. Incrociava il suo amico Simone Inzaghi e diceva che in campo sono tutti nemici. Fumava il sigaro, alzava la Coppa e diceva che non puoi lavorare al Milan se hai la pancia piena. Voleva essere un duro. Marco Bucciantini su Sky Sport Insider ha scritto che in circa 50 giorni ha consumato più retorica d’un romanzo avariato, ha cavalcato tutte le battaglie più facili, quelle più suggestive per un tifo deluso, esaltato dalla miracolosa tournée araba, con le due avversarie più importanti e aspre battute in rimonta, e il conseguente trofeo, venduto con impeto western. Un imprudente racconto della vittoria che s’è logicamente ribaltato. Troppo in fretta ha voluto marcare il successo, così da essersi costretto da subito ad additare altri per le sconfitte o le sofferenze, rincorrendo giocatori per il campo, punendo e assolvendo e punendo ancora e perdonando ancora ma non troppo: un disorientamento che deve aver minato la credibilità del tecnico. Nell’agire è stata troppo ostentata la posa

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Stamattina, dopo la sconfitta con il Torino, Alessandro Bocci sul Corriere della sera dice che il Milan è distratto e poco equilibrato, la scelta di puntare sui «Fab Four» ancora una volta non paga. Subisce due gol senza senso e sbaglia un rigore. Mancano attenzione e qualità. Manca soprattutto il feeling tra la squadra e Conceicao. Sergio è sul filo: per adesso resterà al suo posto, ma la sensazione è che il suo regno, appena cominciato, sia già arrivato al capolinea

L’Équipe ha dedicato nel frattempo un servizio alla nuova esperienza di Paulo Fonseca all’Olympique Lione, con il racconto delle sue prime settimane di lavoro, definendolo “l’allenatore che non delega nulla e dorme sul lavoro”. Cioè: non è che dorme durante il lavoro. Nel senso che Paulo Fonseca ha trascorso i suoi primi venti giorni in isolamento, “tra il suo hotel vicino allo stadio e il centro di allenamento. Dove martella i suoi giocatori con il lavoro tattico durante le sessioni”.

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Stasera per il Lione arriva la partita più attesa dell’anno, arriva il PSG per quella che Vincent Duluc sul giornale francese chiama la serata in cui il tiranno farà visita al cowboy. È un riferimento alle proprietà dei due club che ultimamente si scontrano, “aggressioni verbali” vengono definite quelle tra il presidente del Lione John Textor e Nasser al-Khelaïfi. Ma NAK pare che non si presenti. È rimasto al torneo di tennis di Doha. Venerdì Textor ha dato un’intervista esplosiva rimproverando ad Al-Khelaïfi un conflitto di interessi permanente, mezzo presidente di club e mezzo imprenditore tv. Gli ha rimproverato le false promesse fatte alla Ligue1 e a Vincent Labrune, accusato di essere al soldo del gran capo parigino, come un buon numero di presidenti di altri club. Al quotidiano spagnolo As, Textor ha aggiunto altri temi parlando di distorsione della concorrenza e denunciando l’uso illimitato del denaro, ribadendo la sua convinzione che il modello PSG sia illegale. Ma per il resto è una partita tranquilla. 

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