Ribellione e pentimento, anche Salvatore Bagni al Napoli

 

L’ESTATE CHE DIEGO

14 LUGLIO 1984

È il giorno in cui si chiude il grande caso del calciomercato. Non ancora appagato da un tormentone di una cinquantina di giorni per portare Maradona in città, il Napoli si è infilato suo malgrado in un secondo polverone. Tutto è scoppiato l’11 luglio, quando nel ritiro della Nazionale olimpica al Ciocco, Salvatore Bagni dice che non vuole più andare al Napoli. Era stato ingaggiato nel giorno della presentazione di Diego al popolo, al San Paolo. Fino a due ore prima della retromarcia, Bagni si era detto felice. «Non si tratta di problemi economici e so anche di non avere più possibilità di tornare all’Inter». A Napoli pensano che ci sia qualche altro club dietro, si sospetta la Roma, qualcuno scrive la Juve.

Nell’estate del 1984 diventa un caso nazionale esploso sotto il naso del cittì Bearzot, monumento, campione del mondo in carica. È lui che siede sulla panchina dell’Italia che sta preparando la missione ai Giochi di Los Angeles. Lo scandalo Bagni, lo chiama la Gazzetta il giorno dopo. Un voltafaccia. Il Napoli presenta un esposto alla presidenza federale. L’Inter stessa è indignata e il suo presidente Pellegrini minaccia: «Posso bloccare Bagni per un anno». Bagni accenna a una giustificazione: «Napoli è troppo lontana da Cesenatico». Candido Cannavò, direttore della Gazzetta, parla di pastrocchio e scrive “non possiamo pensare che Roma e Juve siano disposte a squalificarsi a tal punto. Un giocatore ha diritto di opporsi a un trasferimento, ha diritto di battersi per un contratto migliore; ma non ha il diritto di esprimere un «sì» inequivocabile e poi, a mercato chiuso, di rendersi artefice di un clamoroso voltafaccia”. In realtà Mino Mulinacci spiegherà che il regolamento gli consente di assumere questa posizione, la faccenda è di natura morale. 

I giornali del 13 luglio hanno invece riferito che Carraro e Sordillo, presidenti del CONI e della federcalcio, hanno fatto scattare di comune accordo un provvedimento con carattere d’urgenza: Bagni è espulso dalla Nazionale. «Non possiamo portare ai Giochi un calciatore che si è rimesso sul mercato e il cui comportamento è al centro di una grossa polemica». “Doveroso e inevitabile” ha scritto ancora Cannavò.

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Il 14 luglio tutto si placa. Gli altri azzurri erano decisi a non partire per Los Angeles senza il loro compagno. Il CONI aveva replicato: «Potete tornare a casa». Così Bagni nel pomeriggio ha dato l’annuncio del ripensamento e ha riavuto il posto in Nazionale. Cannavò scrive: “Chi si ravvede in tempo merita qualcosa in più della solidarietà: una lode sincera, non di comodo. Bagni ha capito che stava clamorosamente sbagliando. Il suo gesto di umiltà non equivale a una resa ma a una vittoria. Questo giocatore riottoso ed emotivo, col suo gesto di ieri, ha difeso assai meglio di Campana – capo del suo sindacato – quel diritto alla libera scelta che, se correttamente esercitato, resta un caposaldo della dignità professionale dei calciatori. Per assurdo che possa apparire, Campana è stato scavalcato da Bagni sul piano del realismo e della ragionevolezza. C’è un’altra vittoria da segnalare nell’epilogo felice di questa squallida vicenda. È quello del rigore e della fermezza. Vivaddio, in questo Paese che sembra talvolta una fabbrica di cedimenti e di compromessi, c’è chi sa prendere il toro per le corna”. 

Quello stesso giorno la Gazzetta la notizia che “la campagna abbonamenti del Napoli si è aperta con risultati clamorosi. La società aveva fissato in partenza un tetto di 50.000 abbonamenti: i tifosi al termine della prima giornata di prenotazioni avevano già toccato, con le loro richieste, quota 40.000 per un importo totale di circa dodici miliardi (i prezzi variano da 150.000 a 660.000 mila lire, per cui il costo medio di un blocchetto è di trecentomila lire). È quindi più che probabile un ritocco del tetto fissato”.

Il Napoli era una squadra reduce dalla lotta per la salvezza. Eppure, anche questa notizia appariva sulla prima pagina della Gazzetta diretta da Cannavò, quel giorno senza un richiamo né per il Milan né per la Juventus, ma con una fotona di Messner e Moser, uno spazio per il Verona di Elkjaer e Italia-Australia di Coppa Davis. 

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