La morte di Bobby Knight. Che fu un eroe o una vergogna

Controverso, stanno dicendo in tanti dal momento in cui è arrivata la notizia della morte di Bobby Knight, allenatore leggendario del basket americano di college, tre titoli NCAA vinti con Indiana. Era ricoverato dallo scorso aprile e ha formato una generazione di coach. Il Washington Post gli ha dedicato un ritratto senza nascondere neppure uno dei suoi spigoli, a cominciare dall’aneddoto relativo alla prima partita in cui era in panchina, quando perse la pazienza e sfasciò il blocco degli appunti. Era solo una partita di High School a Cuyahoga Falls, in Ohio. Stava mandando un messaggio al mondo. 

Utilizzava l’intimidazione come strumento di coachingscrive il giornale della capitale americana, raccontando che Knight ha strangolato almeno uno dei suoi giocatori in allenamento, ha dato una testata a un altro e una volta durante una partita ha preso a calci un membro della sua squadra: suo figlio. 

«I miei giocatori mi sopportano», disse in una intervista al Washington Post nel 1985, «perché sanno che quando faccio delle cose, anche cose che considero sgradevoli, sto cercando di aiutarli a essere i migliori. Ho abbastanza ego per pensare di sapere meglio di chiunque altro – professori e fidanzate – cosa sia meglio per loro».

Tre anni più tardi si spinse a dire a una giornalista della NBC, Connie Chung, che se uno stupro è inevitabile, «rilassati e goditelo». Dovette scusarsi, per questa e per altre uscite del tutto fuori luogo, «ma la sua rabbia e il suo minaccioso senso di sfida – ha scritto Matt Schudel – non si placarono mai.  Il suo più grande nemico è sempre stato se stesso». 

«Non vedo alcun motivo per cambiare il mio modo di fare», è una sua frase del marzo 2000. Alcune settimane dopo, venne fuori un video nel quale afferrava per la gola uno dei suoi giocatori, Neil Reed.  «Per alcuni è stato un eroe – dice il Washington Post – per altri, una vergogna. Anche da giovane la sua personalità truculenta era evidente. Quando un suo allenatore lo sostituì in una partita del liceo, Knight si rifiutò di lasciare il campo e fu sospeso dalla squadra».

Jason Gay sul Wall Street Journal sta sottolineando come la gentile macchina degli eufemismi sta andando in tilt con lui, l’allenatore di basket universitario lancia-sedie generosamente raccontato ora come focoso, controverso e, naturalmente, la madre di tutti i signorilismi postumi, un uomo complicato. Knight sarebbe stato molto divertito da tale moderazione. Si trattava di un uomo che una volta chiese pubblicamente di essere sepolto a testa in giù, affinché i suoi numerosi critici potessero baciargli il sedere. Solo che non disse sedere, usò il termine più conciso, di quattro lettere. [In realtà Gay dice tre lettere, in inglese]. 

Complicato è proprio la parola usata da Jay Bilas, analista di basket universitario per Espn. Dice che ha lasciato un segno indelebile nel basket e nella cultura sportiva americana, lo ha sempre fatto alle sue condizioni, a modo suo, senza dar spiegazioni o cercare scuse. A me piaceva il Bob Knight che conoscevo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.