Ieri pomeriggio Pedro Rocha è entrato nella sede del Consiglio superiore dello sport con la consapevolezza che dovesse far qualcosa con urgenza. Marca, al mattino, sapeva pure cosa. Il cammino di Jorge Vilda alla guida della nazionale campione del mondo era al capolinea. L’ultimo gesto da Ct dopo la Coppa del mondo vinta in Oceania è stato l’applauso al presidente Rubiales che parlava del falso femminismo come una piaga. Il suo licenziamento è un effetto collaterale, scrive il giornale sportivo di Madrid. L’uomo che sta gestendo la federcalcio spagnola al posto di Rubiales, il suo delfino, aveva allora appuntamento con Víctor Francos alle cinque e mezza del pomeriggio. El Pais racconta stamattina che il segretario di stato per lo sport lo aspettava con trepidazione, per sapere come intenda realizzare il profondo cambiamento strutturale annunciato il 28 agosto. Rocha sta guidando il calcio spagnolo ad interim sotto l’occhio sospettoso del governo. Francos lo ha ricevuto per ribadire che cambiamenti facciata non saranno sufficienti. Rocha ha portato la testa di Vilda su un vassoio e ora dal ministero assicurano che esiste davvero una tabella di marcia, esiste davvero un impegno per realizzare una profonda riorganizzazione della struttura. Rocha ha promesso di non candidarsi alle elezioni, ma il governo di Pedro Sánchez nel frattempo s’aspetta pure il licenziamento del segretario generale Andreu Camps, uno dei dirigenti più vicini al presidente del bacio. «Nessuno ride della Spagna e degli spagnoli» è la frase che dal governo socialista fanno trapelare.
Il quotidiano conservatore Abc esce stamattina con un commento di José Miguelez abbastanza critico sulla manovra e dal chiaro sapore politico. Abc scrive Vilda doveva andarsene ora, o sì o sì, perché “la logica schiacciante dello tsunami lo ha divorato e ha saziato una vecchia ossessione del calcio femminile: dare a qualcuno la colpa di tutto, a lui non sappiamo ancora di cosa. Nessuno dei suoi crimini è stato raccontato, non a voce alta”.
Vilda è il Ct contro il quale si era ammutinata la squadra un anno fa. La vittoria al Mondiale aveva enfatizzato il suo lavoro di ricostruzione, il lancio di Salma Paralluelo, l’esclusione di dodici delle quindici che avevano rinunciato a tornare in nazionale. L’applauso a Rubiales ha spinto la vicepresidente ad interim, Yolanda Díaz, a chiedere le sue dimissioni e quella dell’allenatore maschile, Luis de la Fuente. Il sindacato Futpro, nel frattempo, ha emesso una nota con ottanta firme, tra cui quelle delle 23 campionesse in carica, con l’annuncio che nessuna sarebbero tornata in Nazionale con gli attuali dirigenti. La fine. Rubiales aveva appena prolungato il contratto a Vilda, portando il suo stipendio da 170.000 a 500.000 euro.
È una storia macchiata di ipocrisia anche vista da sinistra, come scrive Albert Ortega su El Confidencial. “La cascata di cambiamenti promessi da Pedro Rocha è iniziata. L’obiettivo non è altro che cercare di ripulire l’immagine di un’organizzazione impegnata a organizzare i Mondiali del 2030”. Salta Vilda ma gli uomini vicini a Rubiales sono tutti là, compreso “lo stesso team di comunicazione che ha firmato alcune delle dichiarazioni più deplorevoli del calcio spagnolo negli ultimi tempi. È possibile credere nella ristrutturazione e nella pulizia di un’istituzione che da cinque anni subisce lo scandalo Rubiales? Un’organizzazione che, per la maggior parte, non ha battuto ciglio quando Rubiales ha fatto affari con un giocatore in attività come Piqué, in evidente conflitto di interessi? Oppure hanno cominciato a tagliare teste e bruciare trucioli per restare al potere? Cambiare in modo che nulla cambi”.
meduse LA SPALLATA FINALE DELLA SQUADRA ► Come scrive El Pais il suo licenziamento resterebbe incomprensibile, senza il racconto dello scontro con lo spogliatoio. L’incomprensione con le giocatrice è l’elemento che ha pesato più in questa storia, dopo due Europei under 17 vinti, un Europeo under 19 e il Mondiale. Le fonti di El Pais in federazione dicono che Jorge è stato un facile capro espiatorio per Rocha, per un gesto che le calciatrici potessero apprezzare. «Ora dobbiamo spingere» era la frase che girava tra le calciatrici del Barcellona quando la FIFA ha sospeso provvisoriamente Rubiales. In quel momento la posizione di Vilda ha cominciato a vacillare, “messo alle strette – scrive El Pais – per aver applaudito il discorso dell’ex presidente, nonostante avesse rettificato la sua posizione il giorno dopo”. Una ex calciatrice catalana che rimane anonima dice che lui è fatto così: sia l’applauso al presidente sia la lettera di scuse del giorno dopo erano due mosse per non perdere il lavoro. «Fa di tutto per salvarsi» è la frase che le viene attribuita.
La calma che si respirava in ritiro durante i Mondiali, spiega allora El Pais, era falsa, era inr ealtà più una tregua. Ora, tra le voci di dentro che parlano con il giornale spagnolo, c’è chi accusa Vilda di sapere poco di calcio, di occuparsi poco soprattutto delle questioni extra-campo del movimento femminile.
“Le nuove generazioni non hanno mai amato Vilda”. Raccontano di aver dovuto fingere di dormire quando lui di sera tardi passava nelle stanze a controllare. Di lui parlano stamattina come di una «tipica persona insicura e manipolatrice che vuole controllare tutto e si circonda di persone mediocri» [lo dice un ex membro del suo staff senza comparire]. «Prepariamo le partite da sole» confida una delle campionesse del mondo a El Pais. Solo un mese fa lo stavano lanciando in in aria per festeggiare la vittoria. La sorpresa a questo punto è che lo abbiano afferrato. In sostanza Vilda è rimasto solo. Senza più il sostegno del suo staff tecnico né delle giocatrici. È rimasto solo quando è saltato Luis Rubiales.
In panchina arriva Montse Tomé, 41 anni, la sua seconda. Sarà la prima donna a ricoprire l’incarico da quando esiste la nazionale. «La nomina di Tomé risponde alle misure di rigenerazione annunciate dal presidente Pedro Rocha» si legge nel comunicato ufficiale della federazione. È una ex giocatrice di Oviedo, Levante e Barça, anche lei nazionale. Ha seguito il corso per allenatori e un giorno dopo il diploma è stata chiamata da Vilda. Sebbene il rapporto tra loro sia sempre stato buono, dice El Pais, dopo il bacio di Rubiales ha guidato le dimissioni in massa dello staff tecnico. Per la Vanguardia una scelta nel solco della continuità, quanto basta perché Abc lo giudichi un paradosso, una beffa. Debutta il 22 settembre in Nations League contro la Svezia. Con quali calciatrici disposte a rientrare, si vedrà.
È stato ingiusto. Non me lo aspettavo | Jorge Vilda
parole Álvaro Morata
Il capitano della nazionale maschile, Álvaro Morata, accanto ai vice Rodrigo, Azpilicueta e Asensio, nel ritiro della nazionale aveva letto l’altro giorno un comunicato con cui tutta la squadra si congratula con le colleghe per la vittoria al Mondiale, attaccando il presidente della federcalcio Luis Rubiales. Stamattina Morata ne parla in una lunga intervista con El Pais.
➣ Come è nata l’idea della dichiarazione?
«Ci siamo riuniti tutti per parlarne, si trattava di un parere che ritenevamo necessario rendere pubblico. Siamo in nazionale e rappresentiamo la federazione. Noi siamo i suoi volti visibili e credevamo di dover apparire. Ognuno nel suo club è libero di esprimere i propri sentimenti personali e di dire o non dire le cose».
➣ Perché ci avete messo così tanto tempo a denunciare?
«Ci sono persone a cui piace manifestare pubblicamente, ad altre no. Ci sono molti giocatori qui e ognuno ha la sua opinione e bisognava raggiungere un punto d’accordo. Chi voleva fare prima una dichiarazione personale poteva farlo, ci sono stati giocatori che lo hanno fatto».
➣ Avete mai pensato di inserire nella richiesta le dimissioni di Luis Rubiales?
«È una questione che non è nelle nostre mani, non siamo dei giudici. È un argomento molto complicato, noi che siamo qui dovevamo metterci la faccia, soprattutto non lasciare che un argomento così delicato passasse inosservato. Non possiamo fare giustizia, dobbiamo dedicarci a giocare a calcio, ma era una questione importante che dovevamo almeno affrontare»