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C’è un filo partito da Johannesburg e arrivato ieri mattina a Sydney, un filo allacciato alla scarpetta di Iniesta da una parte al piede di Olga Carmona dall’altro. Ha viaggiato per 11mila km, un aereo impiega 14 ore e 14 minuti, il pallone ci ha messo tredici anni. La Spagna è la quinta nazione campione del mondo in nove edizioni, nel nuovo campo largo del fútbol feminino. I confini si allargano e si allarga pure questo paese che ha inventato il tiki taka. Le donne di Spagna avevano vinto finora un Mondiale solo nella pallanuoto.
Adesso, dice Inma Lidón su El Mundo, si fa festa intorno a “un piede mancino diabolico. Se Olga Carmona voleva scappare dai paragoni con Andrés Iniesta, questo gol ha reso tutto più difficile”.
Ha deciso la finale questa sivigliana di 23 anni, laterale del Real Madrid, intenzionata a dedicare qualcosa alla madre della sua migliore amica appena morta, con una maglia rossa dove si poteva leggere Merchi. Così, non si è ricordata di rispettare il solito rito che osserva quando fa gol, un bacio al tatuaggio del polso che condivide con sua madre, la donna che all’inizio si ostinava a contrastarla nel passare dalle lezioni di flamenco al calcio, dai tacchi ai tacchetti, ecco, per dirla in modo facile e imparabile. Olga voleva fare quel che facevano suo fratello Fran e il gemello Tomás, tutt’e due in tribuna in Australia. È cresciuta nel Siviglia, ha seguito la trafila delle nazionali giovanili, l’adattamento a Madrid non è stato facile. El Mundo racconta che la vita nella capitale è stata aiutata da sua madre per alcuni mesi, mentre lei imparava a gestire le emozioni con una psicologa, altra figura centrale dell’ultimo periodo.
Così, come titola El Periodico, la Spagna è passata “dall’impossibile all’impensabile”.
| MEDUSE IL BACIO DEL PRESIDENTE ► Impensabile era pure che al presidente della federazione venisse in mente di piantare un bacio sulla bocca a Jenni Hermoso, nel cuore dei festeggiamenti. È la foto più commentata del giorno, nel Mondiale con maggior seguito della storia. Durante le prime due settimane del torneo, la piattaforma di FIFA+ ha raccolto in media due milioni e mezzo di visitatori al giorno. Cina-Inghilterra è stata vista da 50 milioni di spettatori solo in Asia. Il bilancio finale ci dirà nelle prossime ore che questo Mondiale è l’evento sportivo femminile più seguito della storia.
Al Mondiale francese di quattro anni fa, solo dieci partite ebbero piu di 25mila spettatori dentro lo stadio. Qui erano trenta già prima delle battute finali, con un Nuova Zelanda-Norvegia da 42mila, un Australia-Irlanda da 75mila.
È un’onda travolgente che mette fine “alle barzellette, alla derisione, alle porte che sono troppo grandi, ai corpi che sono troppo piccoli, alla storia che le donne si stancano prima, a chi è sposata, chi no, i pettegolezzi da alcova, un’immagine sempre sessualizzata, il paternalismo, le molestie, gli insulti, soprattutto il disprezzo”, come scrive El Periodico. “Essere una donna fa male, anche nel calcio”.
Orfeo Suárez su El Mundo esclama allora: “Fate strada alla Spagna di Salma, una Spagna moderna, ottimista, coraggiosa e meticcia”.

| ARTEFICI AITANA LA RIBELLE ► Salma sta per Salma Paralluelo, decisiva nell’entrare dalla panchina e fare gol anche in semifinale. “Vorrei che fosse il simbolo dell Spagna che verrà – scrive Suarez – capace di trasformare una squadra in un collettivo, come modello per un paese e per la politica. Non è la prima volta che succede. I Giochi di Barcellona, nel 1992, hanno presentato al mondo una Spagna che aveva consumato la transizione dalla dittatura. Il titolo mondiale maschile in Sudafrica, nel 2010, ha dimostrato come il basket prima, che possiamo capirci più di quanto ci odiamo, se troviamo un obiettivo comune. Nessuno sa vincere più della Spagna, se facciamo squadra Ne prendano nota al Congresso”.
Oggi cominciano le consultazioni per dare un nuovo governo al paese, dopo le elezioni di luglio. Dalle urne non è venuta fuori una maggioranza. Sia i conservatori di Feijóo, prima forza percentuale, sia i socialisti di Pedro Sánchez hanno bisogno di alleati, mentre sullo sfondo sale la stella di Ayuso, la sindaca di Madrid che spera di essere candidata premier del centrodestra al prossimo giro. El Mundo, giornale d’area, ammicca. Fa notare che le donne hanno conquistato più medaglie degli uomini sia ai Giochi di Londra sia a Rio. “Oggi – si legge – il calcio riesce a far sapere quello che sapevamo, in molte case si sente il grido: – Mamma, voglio essere come Salma”.
È nata a Saragozza, da padre spagnolo e madre africana. “È come l’atleta Ana Peleteiro – continua El Mundo – con il suo stesso colore della pelle e il suo stesso swing: spagnola, nera e senza complessi. Sulla strada di questo successo, il calcio femminile è stato spinto dalla politica, con iniezioni economiche provenienti dai fondi europei, per intraprendere il professionismo. Una generazione di campionesse del mondo non si costruisce in un anno”.
Dentro questa crescita si incontrano guerre interne, con il clamoroso caso dell’ammutinamento di quindici calciatrici un anno fa contro il Ct Jorge Vilda. Chiesero la sua testa, la federazione non la tagliò, loro si sono defilate. Quando Vilda ha fatto le convocazioni, ne ha richiamate solo tre: Aitana Bonmatí, Ona Batlle e Mariona Caldentey. La squadra nata dalla ribellione è un esempio di convivenza tra veterane e novità. I giornali spagnoli dicono stamattina che Vilda esce rafforzato da questo Mondiale, con lui tutto il movimento. Aitana Bonmatí, votata come miglior giocatrice del torneo, aspira ora al Pallone d’oro di Alexia Putellas, il suo modello. “È tornata dalla ribellione non per chiedere perdono. È tornata per vincere”.
Sono innamorato di Aitana. Dal modo in cui gioca, direi che è come l’Iniesta nel calcio femminile | Pep Guardiola
Marca racconta che Aitana era tra le ribelli perché non ha mai esitato a dire quello che pensa, a chiedere il cambiamento. L’ha imparato in famiglia. I suoi genitori volevano registrarla con il cognome di sua madre prima di quello del padre, la legge non lo permetteva. Era una decisione legata al passato dell’uomo, Vicent Conca, arrestato nel 1992 alla vigilia dei Giochi di Barcellona per la sua relazione con il movimento indipendista e per una presunta appartenenza a Terra Lliure. Vicent ha raccontato che durante quel periodo fu torturato. Ha sporto denuncia alla Corte dei diritti umani di Strasburgo. Per tutta la durata della detenzione, quasi quattro giorni, rimase in isolamento, senza alcuna possibilità di contattare parenti o un avvocato. «Questo permise alla Guardia Civil – parole sue – di agire impunemente e di sottopormi a tutti i tipi di minacce, pressioni e umiliazioni». Dodici anni più tardi è riuscito a vedere riconosciute le sue ragioni in un tribunale: gli agenti sono stati condannati per tortura. Aitana non era ancora nata, non si è mai pronunciata su questo tema, ma ha sempre fatto riferimento ai suoi genitori come a dei combattenti, «persone che hanno sempre voluto cambiare il mondo e la disuguaglianza che esiste tra uomini e donne». Quando aveva ormai compiuto 16 mesi, la legge che le impediva di essere Bonmatí anziché Conca cambiò, e con la legge è cambiato un cognome che stamattina è nello storia dello sport spagnolo.
| PANORAMI IL MOVIMENTO ► Non sarebbe stato possibile rinunciare a dodici ragazze della nazionale, se dietro questa squadra non eisstesse un movimento. Laia Cervelló Herrera su The Athletic racconta che la Spagna ha un campionato completamente professionistico solo dal 2021. Le giocatrici hanno dovuto scioperare una volta nel 2019 e hanno dovuto minacciare di rifarlo, per ottenere un accordo di contrattazione collettiva, raggiunto con molto ritardo. Volevano un salario minimo che impedisse alle calciatrici di avere un altro lavoro per permettersi di pagare l’affitto. Volevano diritti per diventare madri senza rinunciare alla loro professione. Il testo ha impiegato 18 mesi per essere scritto. È stato concordato uno stipendio base di 16mila euro lordi all’anno. Sono considerate calciatrici le donne che dedicano al calcio il 100 per cento del loro tempo, non più il 75 per cento come avveniva prima. Una decisione che ha portato alcuni club a stipulare anche contratti part-time, anche se la verità era che dovevano badare a se stessi ogni giorno a tutte le ore per poter giocare a calcio.
Le tesserate erano 33.755 nel 2010. Secondo i dati del ministero della Cultura e dello Sport, nel 2022 la cifra è salita a 87.827, un numero triplicato in 12 anni.
Nell’editoriale che appare su El Pais nella pagina delle opinioni, non firmato, riconducibile dunque alla direzione di Pepa Bueno, si legge: “Nessuno pensi che sia stato facile arrivare dove siamo arrivate a Sydney. Pochi ricordano che questo sport non è stato sempre visto con favore quando lo praticavano le donne. Il compito delle giocatrici è stato colossale: non solo hanno prevalso sul campo, ma hanno trascinato chi le guardava con scetticismo ad arrendersi alle loro qualità. Pochi aggettivi possono definire l’impresa. Se c’è stato un tempo in cui le donne venivano derise e disprezzate quando giocavano con un pallone, quel tempo è storia, anche se gli artigli del maschilismo sono ancora lì. È ora di chiudere la ferita. I titoli dell’impresa indicano un cambiamento storico, questa nazionale è immortale. Tuttavia c’è qualcosa che è della massima importanza. Qualcosa di banale come il riconoscimento, di cui le donne che giocano a calcio sono state sistematicamente private. Oggi possono dire di esistere, di aver superato tutte le difficoltà. Non c’è coppa che premi quella vittoria”.
Zira Box, docente alla facoltà di Scienze sociali dell’università di Valencia, cita ancora su El Pais le parole della scrittrice franco-marocchina Leila Slimani nel libro Regardez-nous danser, nel quale il commissario Omar ripete: ciò che non si vede, non esiste. Perché non si può immaginare né desiderare. Box capovolge l’affermazione. In questa nuova incarnazione di referenti e modelli, il calcio femminile esiste in Spagna e apre delle possibilità.
“Il fatto che delle ragazze possano praticare uno sport fino a poco tempo fa negato rappresenta un’ispirazione. Non solo perché consente di immaginarsi un giorno professioniste, ma anche perché delle bambine al parco potranno sentirsi meno strane, in mezzo alle compagne di classe che continueranno a fare pattinaggio, pallacanestro o pallavolo. Avremo la possibilità di fare la collezione di figurine del campionato femminile o di comprare la maglia di Alexia con la stessa facilità di una maglia di Pedro; scegliere se mettere quella di Salma Paralluelo o di Aitana Bonmatí allo stesso modo in cui si può decidere di indossare quella di Lewandowski o di Mbappé. Il prezzo delle maglie rimarrà esorbitante, ma nessuna sarà più costretta a indossare la maglia con il nome di Gavi dietro la schiena per andare a guardare Jenni Hermoso”.
Insomma, in modo più essenziale, Santi Nolla su Mundo Deportivo scrive che ci saranno un prima e un dopo questa Coppa del mondo. Il Ct Vilda ha dato spazio a 22 giocatrici su 23, solo la terza portiera è rimasta sempre in panchina. Come accadde a Meret agli Europei di Wembley con Mancini. “Lo sport femminile ha fatto un altro grande salto ieri in Spagna. Molte barriere sono state infrante”.
Inizia una nuova era, dice Melanie Serrano su La Vanguardia di Barcellona, la città che ha dato lo stile di gioco del proprio club alla Roja. “Questo risultato appartiene a tutte le donne che hanno contribuito con il loro granello di sabbia per molti anni e che hanno ingoiato molta merda affinché la nostra squadra potesse essere campione del mondo oggi. È motivo di orgoglio da spagnola vedere cosa sta succedendo. Otto anni fa ero tra le convocate per giocare il primo Mondiale del nostro paese. Non avrei mai immaginato che poco tempo dopo avremmo vissuto un’altra data indimenticabile”.
È bello credere stamattina che si tratti davvero delll’alba di un giorno nuovo. Maria José Hostalrich su Abc si domanda che “sarà tra qualche mese? È solo un’ipotesi, ma ho l’impressione che lo slancio di questa Coppa del Mondo sarà misurato. Non mi aspetto miracoli, ma voglio il rock and roll. In un paese come l’Inghilterra l’attuale ct Sarina Wiegman è presa in considerazione come sostituta del suo omologo maschile, qui da noi non si va oltre le lamentele perché il giorno prima della finale c’era la foto di Jorge Vilda sulle prime pagine, non una delle calciatrici. Proprio come in Inghilterra, sì. Ma se invece di pensare a ciò che non è stato fatto o a ciò che è stato fatto male, pensassimo a ciò che resta da fare e lasciassimo le riparazioni storiche a un’altra volta?”.