Settima vittoria consecutiva per Max Verstappen in Ungheria, la nona su undici al Mondiale. Sul podio con lui Lando Norris e Sergio Pérez terzo. Lewis Hamilton, partito dalla pole, ha perso le sue chance dopo lo scatto al semaforo. Ha chiuso al quarto posto davanti all’altra McLaren di Oscar Piastri e alla Mercedes di George Russell. Le Ferrari di Charles Leclerc e di Carlos Sainz malinconicamente al settimo e ottavo posto.
SETTE CILINDRI | Max lascia solo il 7 percento dei punti
di roberto liberale
① ARTEFICI L’inavvicinabile Max
Ormai nessuno pensa più che sia possibile battere Verstappen e la sua Red Bull, a meno di imprevisti. Ma per 22 ore, tra la fine delle qualifiche di sabato e l’inizio del Gran Premio, Max è sembrato stranamente avvicinabile. La sua prudenza in Q3 dopo la cancellazione del suo tempo in Q2 per superamento dei track limits, qualche difficoltà dovuta al nuovo format delle qualifiche, l’inattesa pole di Hamilton, il distacco contenuto in appena mezzo secondo dei primi 10 in griglia di partenza, avevano alimentato la speranza di assistere a una gara quantomeno combattuta. Invece il dittatore Max ci ha messo giusto qualche giro per far capire chi comanda nella Formula Uno del 2023. Il segnale definitivo della sua superiorità è arrivato a 17 giri dalla fine, quando ha dato un’acceleratina alla sua astronave, forse per la fretta di tornare a casa, facendo segnare un tempo sul giro di quasi due secondi più veloce dei suoi migliori avversari. Che piano non stavano andando.
Nel frattempo Pérez ha ritrovato quel podio che secondo Chris Horner è la migliore medicina per ritornare a essere un pilota sicuro di sé. Il problema è che, leggendo i risultati ufficiali, Horner e Marko si saranno sicuramente accorti che Checo ha finito la gara a 38 secondi da Max, una media di mezzo secondo al giro più lento. E che Max ha fatto il suo giro più veloce in 1’20”504, mentre Perez è riuscito a girare al massimo in 1’22”295, ovvero quasi due secondi più piano. Sulla stessa macchina.
② TRACCE Ricciardo ha già cambiato la Alpha Tauri
Il ritorno di Daniel Ricciardo in un Gran Premio non è stata una sorpresa. La scelta della Red Bull di tenerlo in caldo con il suo ruolo di terzo pilota è stato il modo migliore per avere una carta di riserva pronta in caso di cattivi risultati di qualcuno dei tre piloti osservati speciali legati alla multinazionale austriaca. Per ora ne ha fatto le spese Nick De Vries, ma non è da escludere una ulteriore promozione di Daniel, tutto dipenderà da cosa farà Pérez nei prossimi GP. Pur senza portare punti, nonostante il tamponamento subito da Zhou al primo giro, la gara di Ricciardo è stata solida e adeguata al mezzo che guidava, precedendo di due posizioni il compagno di squadra Tsunoda. In nove occasioni su dieci De Vries aveva fatto peggio del 13esimo posto di Daniel. Quello di Ricciardo resta il miglior risultato dell’Alpha Tauri negli ultimi quattro Gran Premi. Bentornato Daniel.
③ FRONTIERE Il vaso frantumato da Norris
La McLaren è ormai una realtà consolidata. Ha superato con uno scatto bruciante tutte le scuderie rivali, diventando nel giro di tre Gran Premi la seconda forza del campionato dietro la Red Bull, anche se la classifica la vede ancora al quinto posto. È sicuramente merito degli aggiornamenti tecnici, ma anche di una vitalità ritrovata sia nella scuderia che nei piloti. In Ungheria è stato Piastri a provare un impossibile inseguimento a Verstappen, dopo una splendida partenza. È rimasto 18 giri dietro la Red Bull, poi ancora una volta non è riuscito a restare fra i primi tre. Ci ha pensato Norris a regalare a Zak Brown il secondo podio consecutivo. Una bella domenica per la storica scuderia di Woking, proprio nel giorno in cui la Red Bull gli ha tolto il record delle vittorie consecutive, detenuto dal 1988, un anno ricordato anche per le dieci doppiette di Senna e Prost. Forse proprio per questo motivo Lando Norris ha ben pensato di stappare il suo spumante dando un colpo violento con il fondo del bottiglione magnum sul gradino del podio su cui era appoggiato il trofeo destinato a Max Verstappen. Trofeo che è caduto, frantumandosi. Un vaso di porcellana del valore di circa 40.000 euro, pare. Forse era proprio per questo che un tempo le coppe le facevano di metallo.
④ MEDUSE La coda di paglia di Leclerc per Vasseur
La Ferrari ripete più o meno quanto fatto due settimane fa a Silverstone, con la magrissima consolazione di aver guadagnato due posizioni a macchina. In più, tra muretto e piloti, ogni occasione è buona per commettere errori. Prima tocca alla squadra dei meccanici di Leclerc perdere 7 secondi al primo cambio gomme. Poi è il turno di Charles, che non rallenta a sufficienza nel suo secondo ingresso ai box, beccandosi 5 secondi di penalità. Senza questi inconvenienti le cose non sarebbero comunque cambiate del tutto, con un eventuale quinto posto per Leclerc, invece che settimo. Francamente anche in questo caso sarebbe stato il minimo sindacale per una scuderia come la Ferrari, che appena 14 mesi fa era in testa in entrambe le classifiche mondiali. Purtroppo sentire Vasseur che individua solo nei singoli errori i motivi per i pessimi risultati, stride con l’effettiva situazione della Rossa. Al medesimo punto della stagione scorsa, Binotto era già stato dato abbondantemente in pasto agli appassionati, alla stampa e persino ai comici televisivi, nonostante le quattro vittorie e il doppio dei punti rispetto ad oggi. In tv si sono complimentati con l’atteggiamento paziente e per niente demoralizzato di Leclerc dopo una gara del genere, rispetto alle frequenti lamentele del passato. Sorge il sospetto che Charles non possa fare altrimenti, almeno pubblicamente. Che lui abbia spinto tantissimo per avere Vasseur al posto di Binotto non è un mistero. E visto che in Ferrari dicono tutti di essere pazienti, ottimisti, e con il morale alto, inizino a commettere meno errori, piloti compresi.
⑤ PASSAGGI I lampi di Hamilton e Russell
Le scuderie subito dietro la Red Bull, ormai più che doppiate in classifica costruttori, si stanno stabilizzando nelle loro posizioni di rincalzo, anche se la McLaren sta arrivando alle loro spalle, dopo aver rosicchiato 45 punti alla Ferrari e ben 49 alla Aston Martin, la scuderia che sembra aver maggiormente rallentato nell’ultimo mese. Come se tutto il team, piloti compresi, si fosse addormentato sui sei podi conquistati. Nove punti nelle ultime due gare sono un risultato insoddisfacente, soprattutto alla luce di un inizio scoppiettante.
La Mercedes continua invece il suo lento percorso di risalita. La pole di Hamilton è il fiore all’occhiello dell’intero weekend, anche se resta il rammarico della partenza sbagliata, che è forse costata il podio al campionissimo di Stevenage. Lewis ha però dimostrato che la sua classe cristallina è intatta, sicuramente lo è sul giro secco. Quando nessuno se lo aspettava, ha fatto un capolavoro di guida, restando sempre nella traiettoria ideale e trovando il compromesso perfetto tra velocità e precisione. Toto Wolff ha sicuramente buoni motivi per essere ottimista, visto il secondo posto in classifica costruttori, con 17 punti guadagnati alla Aston Martin e 22 alla Ferrari. Anche la rimonta di Russell, che 12 posizioni non le aveva mai recuperate in carriera, è un ulteriore motivo per andare via da Budapest con il sorriso.
⑥ ATTESE I record di Hamilton che ballano
Qualche statistica significativa: Verstappen ha incamerato in questa stagione il 93,05% dei punti disponibili. È al suo trentesimo GP consecutivo in zona punti, terzo assoluto nella speciale classifica e a soli 3 Gran Premi dal secondo miglior filotto, che appartiene a Hamilton. Anche il primato assoluto è di Lewis, con 48 gare consecutive a punti tra Gran Bretagna 2018 e Bahrain 2020. Con la gara in Ungheria è arrivato l’ottavo podio per Lando Norris, che ha raggiunto Villoresi all’ottavo posto nella scomoda statistica dei piloti a podio senza mai aver vinto una gara. Depailler, Alesi, Hakkinen e Irvine dovettero salire per ben 15 volte sui gradini più bassi del podio prima di stappare lo spumante del vincitore. Invece Nick Heidfeld di podi ne mise insieme 13, senza però riuscire mai a salirci su quel benedetto gradino più alto.
⑦ ORIZZONTI Come sono le nuove qualifiche
Il nuovo format delle qualifiche, chiamato Alternative Tyre Allocation prevede l’obbligo per tutti di usare gomme con mescole a scalare, dalle più dure alle più morbide nei tre turni. È sembrato tanto interessante quanto spettacolare. Una regola nata per motivi di sostenibilità, con l’uso di un numero minore di pneumatici, ma al tempo stesso molto più diretta per gli spettatori, che non devono perdersi per capire con quali pneumatici stanno girando le monoposto.
Nelle qualifiche del GP di Ungheria c’è stata l’impressione che il nuovo format sia anche più democratico, dando a tutte le scuderie pari opportunità. Non a caso tra la Q1 e la Q2 sono saltati nomi importanti, in primis Russell e Sainz. Forse le nuove regole hanno finito per mettere in difficoltà anche i più bravi, che non si sono subito adattati. Non tutte le scuderie hanno trovato il giusto compromesso in termini di assetto per tre mescole diverse, fino al precedente Gran Premio si ricorreva quasi sempre alla più morbida per passare il taglio della Q1 e della Q2. Ce l’hanno fatta Alfa Romeo e Haas, che raramente arrivavano in Q3. La gara della domenica ha ristabilito le gerarchie, con le solite prime cinque scuderie a punti, vanificando quanto di interessante si era visto in qualifica, anche per demerito di alcuni piloti che non hanno saputo sfruttare appieno l’opportunità di partire più avanti. Resta un compito di Liberty Media rendere le gare più sostenibili. Sarebbe al tempo stesso auspicabile che le pari opportunità e l’equilibrio visti il sabato in qualifica arrivassero anche nella gara della domenica.

PUZZLE Che cosa si dice in giro
◇ Massimo Calandri, Repubblica: “La Red Bull si è presa il primato di vittorie consecutive, 12. Era della McLaren, resisteva da 35 anni. Nella classifica costruttori hanno più del doppio dei punti della Mercedes, seconda. Al box, i meccanici del team austriaco (con base a Milton Keynes) hanno impiegato un secondo e 9 decimi, meno di uno starnuto, per cambiare tutti e quattro gli pneumatici: altro primato. Basta, ci arrendiamo”.
◇ Umberto Zapelloni, il Giornale: “Non si vede che cosa possa impedire alla Red Bull di vincere tutte le gare quest’anno. Il gran premio d’Ungheria si è deciso in un lampo, al via, quando Max ha bruciato Hamilton addormentatosi sul più bello e crollato dalla pole al quarto posto in due curve. Lewis, che poi ha chiesto scusa al suo box per la brutta partenza, ha sbagliato, ma Max ci ha messo molto di suo con una staccata imperiale. Sapeva chi aveva di fianco. Ha voluto lasciare il segno. La corsa per la vittoria in pratica è finita lì”.
◇ Stefano Mancini, la Stampa: “Il copione è immutato: vince SuperMax e quasi sempre dalla pole position, a volte senza fare un solo sorpasso. Formula noia, appunto. Eppure è diventato un format: qualche brividino di incertezza alla partenza, le prime curve per scrollarsi di dosso gli inseguitori e via fino al traguardo. A volte, mentre guida in solitudine, Verstappen chiama via radio il suo ingegnere per segnalargli problemi inesistenti. Ieri si è preoccupato per la presenza dei marbles che a suo dire disturbavano le manovre di doppiaggio. I marbles sono biglie di gomma usata che si accumulano a bordo pista. Altre volte chiede informazioni su Perez, il compagno di squadra, tanto per sentirsi dire che ha un minuto di distacco”.
◇ Giorgio Ursicino, il Messaggero: “Max, quando si è fermato la seconda volta ai box a montare un treno di gialle medie come quello con cui era partito, ha stampato al rientro tre “fucsia” abbassando il giro più veloce di due secondi e mezzo. Una scena irreale che lascia immaginare come la sorte del quinto, arrivato al oltre un minuto di ritardo, sarebbe potuta capitare anche al secondo o, forse, tutti gli avversari potevano finire doppiati”.
◇ Luigi Perna, La Gazzetta dello sport: “L’ex “bad boy”, protagonista di tanti incidenti a inizio carriera, ora è un pilota che non sbaglia mai e sa dosare a piacimento aggressività e intelligenza tattica. E chissà che cosa potrà ancora riservargli il futuro, considerato che ha 25 anni, se solo avrà voglia di continuare a correre e a vincere”
◇ Roberto Chinchero, Motorsport: “Verstappen è l’unico che guida una F1 in un campionato di F2. Toto Wolff ha sintetizzato bene qual è la differenza fra l’olandese e tutti gli altri. Nel paddock si fanno già i calcoli su quando Max potrebbe diventare campione del mondo per la terza volta: c’è chi scommette su Suzuka”.
◇ Daniele Sparisci, Corriere della sera: “È la prima volta, nel debriefing post gara, che Fred Vasseur ride pochissimo di fronte a una stagione che sta prendendo una piega simile a quelle del 2020 e 2021, anni di cocenti umiliazioni. Impegnato nel costruire il futuro (Loic Serra, tecnico Mercedes, è un ottimo colpo, era stato cercato anche da Binotto), non può trascurare il presente quando mancano 11 Gp alla fine. Per quanto sia scadente questa macchina, si deve trovare un modo per limitare i danni, per non ricadere sempre nella stessa spirale negativa, la Ferrari non è la Sauber e non può permettersi di tirare in remi in barca”.
◇ Leo Turrini, Resto del Carlino: “Un anno fa, luglio 2022, cadeva il governo Draghi. Nello stesso periodo, la Ferrari vinceva due Gran Premi di seguito, fra Inghilterra e Austria, uno con Sainz e uno con Leclerc. Sembrava l’inizio di un’era Rossa. Sono passati dodici mesi. Sul nuovo governo libero ognuno di pensarla come meglio crede. Ma sulla Ferrari proprio non c’è discussione: il salto all’indietro è clamorosamente plateale. Tutti gli indici sono negativi. La macchina del Cavallino, semplicemente, è troppo lenta. Ieri ho addirittura avuto l’impressione che dall’abitacolo l’olandese seguisse sul display la diretta televisiva dell’ultima tappa del Tour de France, tanto distanti erano i presunti concorrenti”
◇ Fulvio Solms, Corriere dello Sport-Stadio: “La Ferrari aveva lasciato Silverstone col morale friabile, un po’ come un tennista cui non funziona più il dritto. Poi ieri all’Hungaroring, senza freddo né curvoni veloci, s’è accorta che neanche il rovescio va bene. Ma sì, siamo alla sopraffazione”.
◇ Michele Mazzeo, Fanpage: “Il lentissimo primo pit-stop, dovuto ad una pistola idraulica non perfettamente funzionante, ha infatti compromesso la gara del monegasco che dal quinto posto è scivolato momentaneamente fuori dalla zona punti. come se non bastasse, nei 70 giri del GP d’Ungheria ha dovuto fare i conti anche con un problema alla radio che non gli permetteva di comunicare con il muretto della Ferrari”.
◇ Giorgio Pasini, Tuttosport: “Com’è che si dice? Già, sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Ecco, ora possiamo davvero dire che il Rosso Ferrari sia il colore dell’inferno e che a Maranello sbagliano tutto quello che c’è e si può sbagliare: macchina, uomini, strategie, sviluppi e loro gestione e di nuovo pure i pit-stop. Il tutto corredato da un capo che predica bene ma intorno nessuno gli viene dietro e piloti che litigano tra loro, accendendosi in pista solo per stare uno davanti l’altro, e col muretto, contestando ogni scelta e proposta. Imbarazzante”.
◇ Giorgio Terruzzi, Corriere della sera: “A furia di ascoltare pronostici in arrivo da Maranello, regolarmente smentiti dalla Scuderia di Maranello, viene il sospetto di avere a che fare con una tendenza al masochismo incomprensibile quanto il carattere della SF-23. Ma sì, a Budapest, dietro sempre ad almeno tre altre squadre, abbiamo avuto errori occasionali al pit-stop, penalità, una strategia inutilmente sfavorevole a Sainz. Sono pene accessorie perché i veri guai stanno altrove. Dove, esattamente, a quanto pare e a sentir loro, nessuno sa dirlo”.
◇ Pablo de Villota, El Confidencial: “Il nono posto di Fernando Alonso in Ungheria: una sconfitta che ha tanti padri Non è un caso che da quando è stato introdotto l’ultimo pacchetto di evoluzione di Aston Martin, le auto verdi non siano migliorate molto. È chiaro che le evoluzioni introdotte dal resto dei team hanno funzionato molto meglio”.
◇ El Mundo: “75 secondi in 70 giri: come ha fatto l’Aston Martin di Alonso a perdere così tanto ritmo?”
TITOLI
Tuttosport: “Rovanpera stravince, il secondo Mondiale è vicino” – Rally in Estonia, domina il finlandese della Toyota: conquista 15 prove speciali eguagliando il record di Loeb. Neuville (Hyundai) si piazza alle spalle dell’iridato, staccato di 52”