Una carezza per Vialli dalle sue squadre
Torino ieri sera, oggi tocca a Genova e Londra, domani sarà Cremona. Le città e le squadre di Vialli gli stanno mandando una carezza. La Cremonese sarà l’ultima a scendere in campo, domani, contro il Verona, nel giorno in cui a Londra verranno celebrati i funerali con una cerimonia privata voluta dalla famiglia. Il sindaco Gianluca Galimberti ha proclamato il lutto cittadino e le bandiere a mezz’asta sugli edifici pubblici, con un minuto di silenzio a mezzogiorno, una messa alle sei di sera nella chiesa di Cristo Re.
Ieri l’omaggio nello stadio della Juventus. Lodovico Poletto su la Stampa: “Settanta secondi di applausi. Di telefonini con le luci accese. Di commozione che ognuno declina con ciò che ha nel cuore. Che sia ricordo oppure tifo, o quel qualcosa in più che fa dire ad una intabarrata Adele: «la sua sofferenza è anche la mia». Il perché e il percome non contano, e neppure se accettare il destino sia proprio cosa sua, oppure di qualcuno che le sta accanto. Lo Stadium silenzioso è qualcosa che non ti immagini fino a che Gianluca Pessotto non entra in campo e legge la lettera aperta per ricordare il suo compagno di squadra Gianluca Vialli. «Siamo sicuri che stasera sei qui, da qualche parte, in mezzo a noi» dice. «Siamo venuti in tanti per farti sapere che non ti dimenticheremo mai e non smetteremo mai di volerti bene come dal primo minuto». Niente cori. Nessuna sbavatura”
Maurizio Crosetti su Repubblica parla di una “strana malinconia che assomiglia a un dolore quasi felice, a una perdita che è la più intensa delle presenze. Il nome di Vialli è stato scandito dalla gente per tutto il pomeriggio, ha riempito lo stadio, ha gonfiato striscioni e bandiere, ha dato il ritmo all’antico coro (“Ohi ohi ohi/Luca Vialli segna per noi”) che era il sottofondo di un lontano tempo felice. Ma qualcosa, cioè tantissimo, rimane”.
Guido Vaciago, direttore di Tuttosport, ha visto e vissuto una “serata da magone orgoglioso, finita con un urlo liberatorio. L’immenso amore del popolo bianconero con epicentro a Torino, ma percepibile ovunque, ha dimostrato quanto Vialli è stato amato, è amato e verrà amato per sempre”.
Il Chelsea gioca a Manchester una partita di Coppa d’Inghilterra. Ci sarà un minuto di applausi per Vialli, la squadra di Potter metterà una fascia nera al braccio e indosserà la maglia “9 Vialli” nel riscaldamento. Lo stesso accadrà contro il Crystal Palace domenica prossima, racconta Antonello Guerrera su Repubblica.
Niccolò Zancan racconta da Londra per la Stampa: “Sui mattoni rossi della facciata c’è una meridiana con la scritta in latino: «Senza sole taccio». È la casa del campione. Piove di stravento, non una voce per strada. Quartiere di Chelsea, fra lo stadio di Stamford Bridge e l’ospedale Royal Marsden, fra la scuola delle figlie e l’aeroporto di Heathrow. Una candela è accesa in ingresso. Alla porta si affaccia Martina Vian: «Sono l’assistente di Gianluca Vialli. La moglie Cathryn non se la sente di parlare in un momento tanto doloroso, ma vi ringrazia per essere venuti fino a qui. Così vi consegno un biglietto da parte sua, da parte di Cathryn Vialli. Grazie ancora». Dentro la busta, su un foglio ripiegato con cura, le parole sono scritte in inglese e ricopiate in italiano: «Luca era uno sportivo di grande talento e soprattutto il marito e il padre più affettuoso. Siamo devastati. Grazie per tutto il vostro sincero amore e supporto».
Una vita all’insegna della gentilezza non poteva produrre che questo risultato: far fiorire altra gentilezza ancora. Sono le case più belle di Londra. Sono le case da film. Dove passano le nuvole e i ragazzi e le ragazze vanno di corsa in maglietta anche a gennaio, le piccole strade di Chelsea, i negozi di lusso, i parchi, gli indirizzi dove hanno residenza Frank Lampard e Eric Clapton. Qui abitava il campione. Quello con il sorriso dolce”.
Paolo Tomaselli sul Corriere della sera spiega che “la clinica dove Vialli è morto nella notte di giovedì è a cinque minuti a piedi da qui. Rimosso in fretta lo striscione dei tifosi sampdoriani comparso venerdì, c’è solo un mazzo di fiori con una vecchia maglia della Juventus arrotolata alla cancellata. Stamford Bridge, la casa del Chelsea, è a un quarto d’ora di passeggiata: lì il memoriale si riempie di fiori, biglietti, occhi arrossati al pensiero dei giorni belli, quando Luca al debutto da giocatore-allenatore prima della partita con l’Arsenal brindò con i suoi calciatori facendo bere loro champagne: «Sono inglese – c’è scritto su un cartoncino bagnato dalla pioggia – ma mio padre mi ha battezzato Gianluca come il suo giocatore del Chelsea preferito. Più cresco e più sono orgoglioso di questo privilegio, perché sei stato un gentleman della vita. Riposa in pace». Vialli, grazie al suo carisma, alla filosofia di vita che lo ha sempre accompagnato e grazie anche al suo inglese perfetto, è stato davvero il bomber dei due mondi”.
LETTURE NOI, IL MERCATO, IL LUTTO ► Nella sua rubrica domenicale per Repubblica, lo scrittore Gabriele Romagnoli ragiona sul lutto nello sport e gli pare che “a differenza di Elettra” non gli si addica.
Dice: “Anche al netto delle semplificazioni di Infantile, il fanciullesco presidente della Fifa per cui partite o funerali, tutto è un’occasione per distrarsi e sorridere, resta che si ricorre allo sport per esaltare la vita. Lo si fa per celebrare la gioventù, il talento, la sfida al limite. Ci volgiamo allo stadio per bisogno di consolazione. C’è chi si occupa di calciomercato per vivere e chi lo fa per non morire: dentro il cilindro della risonanza magnetica, mentre una macchina ne interpreta il destino, fugge con la mente rifacendo la rosa del Genoa. Stanchi di guerra, molti cronisti si sono rifugiati nella tregua di un incontro di pallacanestro o nella biografia di un tennista”.
E dinanzi a questa catena di perdite, “l’idolo di un popolo – sono di nuovo parole di Romagnoli – e quello di una curva, il vecchio e il troppo giovane, il duro e il cortese, chi è stato sul campo e chi in tribuna stampa”, dinanzi alla morte di personaggi e narratori, “resta la trama, con i suoi buchi e le sue profezie respinte. Possiamo non pensarci, per tutto il tempo in cui riusciremo a concentrarci sul futuro valore di Carnesecchi”.
| L’ho salutato la settimana scorsa a Londra. Abbiamo riso e scherzato, era di buon umore come al solito. Mi ha fatto piacere vederlo così. Mi sono sentito risollevato. Quell’allegria mi ha fatto pensare che sarebbe potuto accadere qualcosa, un miracolo | Roberto Mancini sul sito della Federcalcio