Mamma, butta la pasta
Dan Peterson
Dopo le sei partite della giornata inaugurale, agli Europei di pallacanestro debutta stasera la Nazionale italiana contro l’Estonia. Rispetto alla squadra che seppe qualificarsi per i Giochi andando a vincere in Serbia e che si qualificò per i quarti a Tokyo, il CT Pozzecco ha preso il posto di Sacchetti, non c’è Gallinari infortunato, rientra Datome.
▻ Un grande paradosso aspetta di essere sanato, sempre che si faccia ancora in tempo. La migliore generazione di giocatori italiani non ha vinto niente, dove per migliore generazione si intende quella più apprezzata in ambito internazionale, per esempio in NBA, il campionato nel quale non erano mai arrivati tanti azzurri, e spesso tutti insieme.
Ettore Messina e Sergio Scariolo hanno messo teste italiane dentro le vittorie del CSKA Mosca uno; di Real Madrid, Baskonia, Nazionale spagnola e Toronto Raptors l’altro. In campo c’è stata la soddisfazione individuale dell’anello di Marco Belinelli con le stelle di San Antonio, ma la Coppa dei Campioni sfugge a un nostro club da 21 anni [ci pensò la Virtus Bologna] e l’ultimo titolo europeo della Nazionale è del 1999.
Arrivò a sedici anni di distanza da quello storico, il primo, conquistato tra Limoges a Nantes nel 1983, dove la Nazionale si presentò con una ambizione da podio subito da verificare, alla prima partita contro la Spagna. “Sapremo se il cammino degli azzurri potrà ragionevolmente evolversi verso una medaglia, oppure se gli italiani verranno destinati a una posizione di comprimari”, scriveva Zelio Zucchi in quella vigilia sul Corriere della sera.
Era alla sua prima grande manifestazione internazionale un 21enne della Brianza, protagonista da quattro stagioni con la Ford Cantù, uno scudetto e due Coppe dei Campioni, Antonello Riva, quasi matricola all’Europeo.
«Temevo peggio – rispondeva il giovane Riva alla domanda sulla tempesta di emozioni da tenere sotto chiave – soprattutto pensavo che in nazionale avrei dovuto fare un noviziato più lungo. Invece debutto contro la Spagna cioè in una partita che può decidere anche il mio piccolo destino sportivo. Tiro più tranquillo in nazionale, perché qui ho più alternative. Voglio dire che, se non ci prendo io, possono tirare Villalta o Meneghin, mentre nella mia squadra non ci sono molti altri tiratori. L’unica vera differenza è che, con la mia squadra di club, gioco un incontro ogni tre giorni, qui dovrò giocare cinque giorni consecutivi. Sotto questo aspetto il fatto di poter riposare è un grosso vantaggio».
◉ REWIND – Una buona chiave di lettura, vale anche oggi, e chiama in causa la gestione dei minuti, delle forze e delle energie, le scelte da operare, dopo quelle già alle spalle, alcune forse rischiose, come puntare molto su Spissu, lasciando a casa la maggiore fisicità del giovane Spagnolo.
Si era diversamente giovani, quarant’anni fa. Quel 21enne Riva era sposato da un mese e sua moglie aspettava un bambino. «Questi Europei – diceva al Corriere della sera – sarebbero anche potuti capitare in un momento più tranquillo della mia vita, ma so che a mia moglie non è dispiaciuto di vedermi partire con la nazionale. Fa parte del gioco, cioè della mia professione, credo che il fatto di essere capofamiglia mi darà maggior tranquillità».
Con il suo metro e 93 era già ai tempi un piccolo, ma diceva «ci sono guardie più piccole e poi una squadra nazionale, compresa l’Italia, per sua natura può offrire soluzioni tattiche diverse. Se ci sarà bisogno di giocare con un “piccolo” e quattro “lunghi” io starò in panchina, mi pare normale. Il problema non sono io, il problema è la squadra. Un giocatore da solo non vince le partite, se io sarò in tiro, vorrà dire che la squadra avrà giocato per liberarmi e dunque sarà la squadra intera a marciare bene. Tirare ha un senso se sotto il canestro i rimbalzisti recuperano i palloni, se la difesa sa chiudere, se il contropiede stronca le gambe agli avversari. Voglio dire che far bella figura non dipenderà da me, i meriti o le colpe non saranno soprattutto miei».
Finì in gloria, con la foto più famosa della storia del nostro basket, il bacio di Caglieris alla palla all’ultimo secondo della finale, di nuovo contro la Spagna, battuta due volte, in principio di torneo [75-74] e in chiusura [105-96].
Anche sedici anni dopo, la prima partita avrebbe dovuto indirizzare il torneo della Nazionale, come scrisse Walter Fuochi su Repubblica alla vigilia. “Pare intoccabile, in cima al pronostico, la Jugoslavia campione di tutto in carica (Europa e mondo): e oltretutto delegata, dalla patria sfasciata dalla guerra, a mostrare al pianeta che un segno di energia può partire anche da un campo di basket. La seguono, nei favori, Lituania e Croazia, nonché la Francia che gioca in casa e ha un gruppo serio, e pure l’Italia: in fondo, ancora spillata sul petto, c’è la medaglia d’argento di Barcellona ’97. Tutte queste squadre, tranne gli azzurri, hanno almeno un omone della Nba: Divac (più Stojakovic) i serbi, Sabonis i baltici, Kukoc i croati, Wahad i francesi. L’Italia può farcela – scriveva Fuochi – sia per il podio che per Sydney, forse il vero obiettivo, visto che il basket non va ai Giochi dall’84. Ma deve girarle tutto bene, fin dal girone d’avvio, e fin da stasera, quando troverà la Croazia. Tanjevic giura che questa squadra vale più di quella di Atene, eppure la vigilia è striata dai gravi silenzi di Myers, il capobranco cui la Fortitudo ha proposto di dimezzare lo stipendio, notizia che avvilirebbe un cassiere, figuriamoci una bandiera; ed è pure afflitta da un guaio muscolare di Meneghin, che solo stamane saprà se è abile e arruolato”.
L’Italia avrebbe perso con la Croazia, ma una volta giunta lo stesso all’eliminazione diretta, batté la Russia ai quarti, la Jugoslavia in semifinale, la solita Spagna in finale.
◉ PANORAMI Che squadra è l’Italia
Oggi, rispetto alle due avventure gloriose, il debutto si presenta più morbido, contro l’Estonia. Ma i rebus non mancano. Marco Munno per la Giornata Tipo ha scritto che “la Nazionale azzurra vista negli ultimi tempi della preparazione a questo Europeo non è facile da decifrare: si presenta con due anime opposte al suo interno. Da un lato, un gruppo sostanzialmente confermato; dall’altro, un coach in carica da poco tempo, che nelle ultime tappe di avvicinamento è andato alla ricerca della rotazione migliore rispetto ai suoi dettami tattici. Questo doppio volto si è palesato lungo il percorso di fronte allo stesso avversario (come nelle due prove con la Francia, una buonissima e l’altra molto meno) e anche all’interno delle singole partite, con molti parziali positivi e negativi a susseguirsi. Spesso, a fare la differenza alla fine è stata la somma della qualità individuale di molti dei ragazzi di coach Poz: più verranno diminuite le battute a vuoto fra i break piazzati grazie al tanto talento puro, più si alzeranno le possibilità di fare strada nel torneo”.
La Giornata Tipo sottolinea che “il ritorno alle Olimpiadi ha certificato il valore della generazione successiva a quella dei “4 NBA”, con l’esplosione di Simone Fontecchio insieme all’affermazione al più alto livello europeo giunta per Achille Polonara. Sommando l’immenso Nik Melli e altri ragazzi in forte ascesa come Tonut, Pajola, Spissu, si ottiene un gruppo dalle tante risorse e che, puntando sulle proprie qualità, riesce a piazzare delle fiammate grazie al tiro da fuori, e alla versatilità data da quintetti atipici (vista la sovrabbondanza tra le ali) ma efficienti. Molto positiva la forma finalmente ritrovata da Nico Mannion che è il giocatore che più di tutti può creare vantaggi dall’1 contro 1 e dal pick and roll”.
Su questo bisogna puntare per sopperire alla mancanza di lunghi dominanti, un settore nel quale è venuta meno anche la possibilità di Gallinari falso pivot – diciamo così. Luigi Datome, allora, si candida a figura chiave. Lui è il terzo anello della catena d’amici composta da Paltrinieri e Tamberi, non può tirarsi indietro. Non si fa brutta figura con gli amici.
◉ ANTAGONISTI Che sappiamo di questa Estonia
È al suo quarto Europeo dopo l’indipendenza dall’URSS. Fu sesta in Germania nel 1993, è stata terza nel girone di qualificazione con Italia e Russia, la nazionale esclusa per i noti motivi. Nel febbraio 2021 batté gli azzurri per 105-101 dopo un supplementare. In avvicinamento ha sempre perso contro squadre più forti e vinto con avversarie alla pari. Il suo coach è un finlandese, Jukka Toijala. Hanno una rosa giovane e – ahia – sono una squadra di stazza grossa.
“L’assenza di un vero “capo branco” – è l’analisi sempre di Giornata Tipo – potrebbe renderli più imprevedibili”. Il giocatore chiave è indicato in Maik Kotsar, fresco di sbarco al Baskonia, l’emergente è Kerr Kriisa, dopo due stagioni alla Arizona University.
Flavio Vanetti sul Corriere della sera scrive che “l’Italia prova a procedere a fari spenti per attenuare l’inevitabile pressione che l’aspetta, ma già contro i baltici – nei quali giocano Vene, ex di Varese, e Drell, già visto a Pesaro e ora nella Lega di sviluppo della Nba per conto dei Chicago Bulls – manderà al collaudo la sua particolare identità: è una squadra che, non essendo tanto fisica, dovrà aggredire, correre, tirare bene e difendere in modo deciso”
voci Il grande vecchio Datome
➣ In carriera ha attraversato tante Italie. Quella di oggi cosa ha di diverso dalle altre?
«Le aspettative sono minori rispetto alle Nazionali del passato. Ma questa squadra ha un vissuto importante dopo quello si è conquistata nell’estate 2021. Nove giocatori su 12 sono gli stessi dell’impresa al Preolimpico. Ha dimostrato che con coraggio, altruismo e consapevolezza può fare grandi risultati. Sarà importante la tenuta mentale ed emotiva, non dobbiamo abbatterci quando subiamo dei break negativi. Io sono fiducioso anche se non partiamo tra le favorite».
➣ Se chiude gli occhi e prova a sognare cosa vede a fine Europeo?
«Una medaglia. La inseguo da 15 anni. Il sogno è salire sul podio». – intervista di andrea tosi, La Gazzetta dello sport
Come se fosse il Festival di Berlino
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L’ORSO DEL GIORNO Luka Doncic
Il più atteso. Giustamente. Dietro il suo totem, i campioni in carica della Slovenia hanno battuto la Lituania all’esordio per 92-85, con il tifo contro di 14.465 spettatori, risalendo da cinque punti di svantaggio a cinque minuti dalla fine. Cinque pure i giocatori in doppia cifra, mentre doppia doppia per Doncic, con 14 punti e 10 assist, la maggior parte dei quali geniali o meravigliosi – fate voi – con l’aggiunta di 6 rimbalzi e 3 palle rubate. La Slovenia ha chiuso con il 36% da tre e il 63% da due.
L’AMICO AMERICANO Shane Larkin
Mancavano 24 secondi alla fine di Turchia-Montenegro, quando Furkan Korkmaz ha chiuso a canestro il possesso che ha indirizzato il risultato [72-68]. Fino a quel momento il vantaggio era passato di mano in mano tra le due squadre per sedici volte. Il Montenegro ha segnato 40 dei suoi 68 punti dall’interno dell’area, la Turchia ha sfruttato le triple di Shane Larkin, fenomenale realizzatore venuto dall’Ohio e naturalizzato sotto la mezza luna, perché da quattro anni fa il fenomeno in Eurolega con l’Efes. Ne ha segnate cinque su sei tentativi, per un totale di 18 punti e 7 assist.
AMERICAN BEAUTY Lorenzo Brown
Eccone un altro. Lorenzo Brown viene da Roswell, Georgia, un posto sorto drammaticamente a metà Ottocento intorno a un mulino che filava cotone, con il lavoro di 42 schiavi comprati a Savannah più altri 36 che portava con sé il fondatore, l’uomo dal quale la città prende il proprio nome: Roswell King.
La naturalizzazione di Brown per la Spagna è ancora più controversa di quella di Larkin per la Turchia. Non ha legami col Paese, non vi ha neppure mai giocato. L’operazione è stata molto criticata. Forse inconsapevole, di certo indifferente, Lorenzo Brown ha debuttato da europeo segnando 17 punti, con 5 assist e 3 palle rubate [6 su 10 al tiro], nella vittoria contro la Bulgaria [114-87].
Sette giocatori spagnoli in doppia cifra di punti, la Spagna era arrivata a 100 quasi sei minuti prima della fine della partita. Tutta la squadra ha concluso con almeno un assist. El Pais scrive che a Scariolo serve più aggressività per sopperire al minor livello fisico della squadra”.
TI RICORDI DI DOLLY BELL? La Bosnia-Erzegovina
E ti ricordi dell’ultima vittoria della Bosnia-Erzegovina a un Europeo? Serve buona memoria. È vecchia di sette anni, ai supplementari contro Israele. La lunga attesa è finita ieri con i 10 punti di scarto all’Ungheria [95-85]. Le mani che hanno aperto la strada sono state quelle di Dzanan Musa e Jusuf Nurkic, con 19 punti ciascuno. I napoletani biondi [gli ungheresi secondo Gianni Brera] sono stati in vantaggio per la maggior parte del primo tempo e fino a 6 minuti dalla fine erano attaccati alla partita, c’erano due punti di distanza. Musa ha aggiunto 6 assist e 5 ai suoi 29 minuti. Era ispirato [bella battuta].
L’AEREO PIU PAZZO DEL MONDO La Nazionale francese
“Un aereo senza pilota”, così stamattina l’Équipe definisce la Nazionale francese argento olimpico battuta all’esordio europeo dalla Germania a Colonia, nel palazzetto in fiamme dopo l’omaggio a Dirk Nowitzki e la sua maglia numero 14 ritirata. I signori del basket fanno la loro conoscenza con le implacabili pagelle del giornale francese. Si salva solo Guerschon Yabusele, al suo record di punti in Nazionale [18], l’uomo che ha dato ai suoi il loro unico vantaggio nel secondo tempo [38-39, 24esimo] segnando due volte di fila una tripla. C’è invece un 4 per Rudy Gobert [“finisce in doppia doppia (11 punti e 12 rimbalzi) ma al di là dei numeri il suo impatto è troppo misurato. In difesa ha fatto il suo dovere, ma i tedeschi hanno cercato continuamente di evitarlo facendo girare la palla all’esterno”] e addirittura un 3 sia per Evan Fournier [“non ha avuto l’impatto sperato (7 punti in 27 minuti)”] sia per Elie Okobo [“Ha fallito nella sua missione, non riuscendo a segnare per la prima volta dal novembre 2017”].
Davanti a 18.017 spettatori, la Germania ha ribaltato il pronostico con Maodo Lo, per impatto sulla partita superiore pure al molto atteso Dennis Schröder – con 13 punti, 5 assist, 2 palle rubate e nessuna persa. La Germania in tutto ne ha regalate nove, ha segnato tutti i suoi liberi e ha tirato con il 58% da due.
TWINS Gli israeliani venuti dalla Under
È dal 2017 che Israele domina gli Europei Under20. Ne ha vinti due, ha perso una finale e all’ultimo si è piazzata al quarto posto. Questo è il momento di veder crescere la sua Next Gen – c’è sempre una Next Gen da qualche parte. Le colonne sono due, si chiamano Yam Madar e Deni Avdija. Sarebbero considerati i gemelli del gol, se nel basket esistesse il gol, invece sono chiamati Yin e Yang, come ricorda il sito del torneo. Uno è cresciuto nell’Hapoel Tel Aviv l’altro nel Maccabi Tel Aviv. Uno gioca per il Partizan Belgrado, l’altro ha la Stella Rossa nel suo background. Uno non smette di parlare, l’altro non parla mai. Uno è ghiaccio, l’altro è fuoco. Sono compagno di stanza da sempre. Adesso li hanno divisi, così devono fare amicizia pure con qualcun altro. Tornano insieme in stanza se Israele passa il girone di Praga e vola a Berlino. Il via oggi. Contro la Finlandia.
FREAKS Giannis Antetokounmpo
Nessuno è più Freak del Greek Freak, come in America chiamano Giannis Antetokounmpo, due volte MVP in NBA e una storia da immigrato clandestino di successo, dai braccialetti venduti sulle bancarelle con la famiglia tra le vie di Atene alla fama planetaria di asso della pallacanestro. È tornato in Nazionale piazzando il nuovo record di punti, quaranta, nelle qualificazioni europee ai Mondiali. La Croazia gli oppone il suo trio chiave: Dario Saric, Ivica Zubac e Bojan Bogdanovic.
Se alle cinque oggi pomeriggio state facendo altro, siete delle brutte persone.
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Slalom 30 agosto 2022
VINTAGE Quando c’erano loro
Il quotidiano spagnolo Sport si è dedicato ai dominatori degli Europei, quei sovietici che negli Anni Sessanta – scrive – sono stati il corrispettivo nel continente dei Boston Celtics. Gennadi Volnov ha vinto sei volte gli Europei. Ha trascorso gran parte della sua carriera nel CSKA Mosca, in Nazionale ha vinto l’oro olimpico 1972 ed è stato campione del mondo 1967, oltre a tre Coppe dei Campioni e 10 campionati sovietici. Ma non ha mai giocato in NBA e “forse per questo – scrive Sport – gli manca il riconoscimento di un posto nella Hall of Fame”. Dopo Volnov, viene il suo connazionale Sergei Belov, con quattro titoli tra gli anni 60 e i 70 e sette medaglie complessive, con Krešimir Ćosić e Pau Gasol. Anche i suoi compagni di squadra come Modestas Paulauskas, Zurab Sakandelidze, Armenak Alachachian e Aleksandr Petrov sono a quattro ori, e allo stesso modo Predrag Danilović, con due Nazionali diverse tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, prima con la Jugoslavia e poi con la formazione di Serbia-Montenegro.
bella questa L’NBA ha tagliato del 56 percento i prezzi di League Pass, il suo servizio di streaming, per la stagione 2022-23, secondo gli avvisi di rinnovo inviati agli abbonati. Il pacchetto standard è calato da 230 a 100 dollari, il prezzo del pacchetto premium senza pubblicità scenderà da 280 a 130 dollari.