Akii-Bua annuncia l’arrivo dell’Africa

       2 settembre 1972 Settimo giorno alle Olimpiadi di München. In copertina l’ugandese Akii-Bua, vincitore nei 400 ostacoli con il primato del mondo. Il primo oro olimpico per la sua nazione e l’annuncio di una tendenza che negli anni successivi sarà evidente: l’atletica leggera diventa globale, uscendo dai blocchi USA-Europa.

 

Una famiglia con 27 figli

di bruno perucca, La Stampa

 

L‘uomo del giorno è John Akii-Bua, gigante africano che ha portato avanti il nome dell’Uganda in una delle specialità più difficili dell’atletica, i 400 ad ostacoli, che richiedono velocità e notevoli capacità tecniche. Una gara che è tutta un susseguirsi di movimenti coordinati, di passi contati — tredici per il vincitore — fra ostacolo ed ostacolo. Finito anche il mito dell’atleta africano istintivo, nipote, figlio, o lui stesso corridore della savana. Non è cosa nuova, ma l’occasione è valida per ricordare che dal Kenya all’Uganda, dal Sudan alla Costa d’Avorio, sono anni che lo sport ha trovato una dimensione europea, con allenatori per lo più inglesi che hanno fatto scuola nella scia di quel John Velzian che ha insegnato l’atletica a Keino, anche se ora il fiero keniota dice: «Non ho coach, mai avuto. Faccio tutto da solo». Akii-Bua non è così superbo. Il suo trainer è il britannico Malcolm Arnold; ha cercato, prima di tutti, lui sulle gradinate, per gridargli il suo grazie alzando le mani strette, alte sul capo, come i pugili. Ha 24 anni questo nuovo «mostro» della atletica, che ha portato oggi il record del mondo, nei 400 ad ostacoli, a 47″8, quattro decimi in meno del precedente di Hemery, il quale ha difeso, da campione qual è, il titolo olimpico del Messico, finendo terzo, superato di un soffio anche dall’americano Ralph Mann. La famiglia patriarcale da cui nasce Akii-Bua conta 27 figli. Il padre ha avuto sei mogli. «Undici fratelli sono più bravi di me» ha detto scherzando poco tempo fa ad Oslo, quando si rivelò in anticipo campione da Olimpiade battendo gli americani. Oggi pareva impazzire per la gioia: ha vinto con una progressione lenta ma costante, le lunghe gambe a compasso sugli ostacoli, sul ginocchio sinistro un piccolo cerotto a ricordo di un incidente in batteria. Dopo il traguardo Akii-Bua ha continuato a correre mandando baci al pubblico, saltando ancora gli ostacoli, improvvisando scenette per i fotografi. È salito sul podio con attorno al capo un nastrino con i colori del suo Paese — giallo, rosso e nero —, ha baciato la medaglia d’oro, la prima dell’Uganda nella storia dello sport.

 

Un serbatoio per l’atletica del futuro

di gianni romeo, Tuttosport

 

Gli uomini dell’antichità si chinavano a baciare la terra, per ringraziamento; Akii-Bua, statuario negro dell’Uganda, bacia il rekortan perchè siamo vicini agli anni duemila, ma bacia e piange come mille anni fa, dopo aver compiuto un giro d’onore e salutato riso e ringraziato. Akii-Bua ha firmato il primo record del mondo di questi Giochi Olimpici correndo i 400 metri ad ostacoli in 47″82, tre decimi meglio dell’Hemery messicano, ma alla considerazione tecnica ed al riscontro del cronometro si deve dare per una volta il secondo posto.

Bisogna prima di tutto parlare di quest’Africa che aveva scoperto l’atletica più facile ed istintiva, cioè la corsa in libertà, ed oggi scopre e firma l’atletica tecnica, dove oltre alla forza ed al cervello occorre conoscere altri fondamenti. Akii-Bua è africano che a lungo soggiornò in America, sarebbe facile trovare l’inghippo e dire che la tecnica l’ha imparata da coloro che oggi ha battuto. Può anche essere così, ma Akii-Bua insegnerà agli altri africani il modo corretto di superare gli ostacoli. Alle prossime Olimpiadi avremo uomini del Kenia o dell’Etiopia o di chissà quale altro paese, oltre che della Uganda, nelle finali degli ostacoli, come ne avremo forse nell’asta o nell’alto; così come s’è già visto un etiope per la prima volta nella storia delle Olimpiadi fare la marcia giovedì scorso, sui venti chilometri. Quell’immenso serbatoio umano che è l’Africa ha scoperto l’atletica, e l’Olimpiade sta diventando sempre più stretta per l’uomo bianco

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.