Com’è andato Verratti trequartista nel primo PSG di Pochettino
Senza gli infortunati Neymar, Icardi e Florenzi, Pochettino ha solo pareggiato la sua prima partita alla guida del PSG contro il Saint Etienne (1-1). È stato salvato dall’ottavo gol stagionale di Kean su assist di Verratti, al quale l’allenatore argentino ha intenzione di cambiare ruolo. Non più solo regista, ma un ritorno alla sua prima natura di trequartista.
Damien Degorre su l’Équipe ha scritto che “non bisognava aspettarsi che Mauricio Pochettino portasse il PSG dal pavimento al soffitto dopo tre sessioni di allenamento e con nove assenti. Ma era difficile immaginare che dovesse lottare così tanto in una serata frizzante e gelida. Di questo nuovo 4-3-3 – scrive l’Équipe – ricorderemo il ruolo ibrido di Verratti, al quale sono state date le chiavi del gioco. Nel primo tempo ha toccato 66 palloni, quanto Icardi nella sua stagione (ok, stiamo esagerando) e ha cercato, quasi sistematicamente, di giocare in verticale. Molto più presente del solito negli ultimi venticinque metri, ha servito l’assist a Kean per il pareggio parigino. All’intervallo era il giocatore del PSG che aveva percorso la maggiore distanza (6 km). Questo potrebbe spiegare il suo calo successivo: meno palloni giocati (53 comunque), meno influenza sul gioco e molti sprechi. Il problema è che pochi intorno a lui sono stati in grado di sostenerlo”.
Fatto sta che in testa rimane il Lione di Rudi Garcia, imbattuto da settembre, e con l’ex milanista Paquetà che ha preso 8 da l’Équipe nel 3-2 al Lens. “Un recital di tecnica”.
Domenech ha esordito con uno 0-0 contro il Rennes. Accoglienza: mmm, così così. «Il malumore dei tifosi – ha detto – non è un mio problema. A parlare saranno i risultati. Ci sono sempre persone che avranno qualcosa da dire, raramente ho visto un allenatore unanimemente accettato da qualche parte».
la classifica Lione 39, PSG e Lille 36, Rennes 32, Marsiglia 31
in tv sabato ore 21 DAZN: PSG-Brest
Inghilterra | I falletti di mano non si fischiano più
I rigori fischiati per fallo di mani in area in Inghilterra erano stati 6 in tutto nel 2017-18. In pratica uno ogni 63 partite. Quando è arrivata la VAR in Premier, gli inglesi sono come impazziti dietro le linee del fuorigioco e per la chiamata al video che invitava a riguardare l’handball. Nel 2018-19 i rigori sono saliti a 14 e nel 2019-20 a 19, cioè uno ogni 20 partite. Con malcelata soddisfazione, stamattina sul Times Martyn Ziegler scrive che il numero sta tornando ai livelli pre-VAR. È successo che nelle prime 28 partite della stagione se ne fossero fischiati sei, tanti quanti nell’intero 2017-18 e l’equivalente di uno ogni 5.2 partite. A quel punto, ricostruisce il Times, “dopo le proteste di giocatori, manager e esperti, Mike Riley, amministratore delegato del Professional Game Match Officials Limited, l’organo arbitrale, si è rivolto alla Ifab chiedendo il permesso di ammorbidire tale approccio e ricominciare a fischiare tenendo conto del contesto. In sostanza, restituendo all’arbitro il potere della discrezionalità.
“C’è stato un solo rigore per fallo di mani in Premier a ottobre, tre a novembre e due nelle 70 partite giocate dall’inizio di dicembre”. La media è scesa a uno ogni 35 partite.
Tutto questo per spiegare perché al Liverpool non sia stato fischiato il rigore che Klopp chiedeva a Southampton, per mani di Jack Stephens. Maggiore flessibilità, sottolinea il Times, secondo il quale la FIFA potrebbe tornare a stabilire che c’è fuorigioco solo in presenza di luce tra l’attaccante e l’ultimo difensore.
La Coppa di Lega | Le molte evoluzioni di Guardiola
0-2 ▻ La finale? Mourinho vs Guardiola. Tanto per cambiare. Il Manchester City ha vinto il derby con lo United e giocherà per il titolo per il quarto anno di fila, il 25 aprile contro il Tottenham. Stones, autore del secondo gol dopo Fernandinho, non segnava dal novembre del 2017. È la quarta semifinale consecutiva persa da Solskajer nel 2020: Coppa di Lega, Coppa d’Inghilterra, Europa League e di nuovo Coppa di Lega.
Nel pieno di un irrefrenabile loop – non si sa più quanto per innovazione e quanto per nevrosi – Guardiola si è inventato Mahrez falso centravanti, effettivamente di là non se lo aspettavano. Non se l’aspettava manco Mahrez, che per mezz’ora non ci ha capito niente.
In una lunga analisi che indaga nelle mutazioni di stile in Guardiola, Barney Ronay sul Guardian scrive che in questo derby di Coppa sono state evidenti tutte. “L’evoluzione va verso una maggiore densità difensiva, per proteggersi dalla vulnerabilità al contropiede con un centrocampo a due, e meno cariche di cavalleria. Nel corso dei quattro anni di Pep Guardiola al Manchester City, un discreto livello di energie è stato speso a discutere su quanto il grande feticista del centrocampo, il signore del possesso palla, avesse cambiato il calcio inglese. Chi poteva immaginare che il calcio inglese avrebbe finito per cambiare lui?”.
in tv domani ore 20.45 DAZN: Aston Villa-Liverpool (Coppa d’Inghilterra) | sabato 18.30 DAZN: Arsenal-Newcastle (Coppa d’Inghilterra) | 21 DAZN: Manchester United-Watford (Coppa d’Inghilterra)
Spagna | L’Atlético eliminato in Coppa da una squadra di serie C
L’Atlético Madrid ci è ricascato. Si è fatto eliminare dalla Coppa di Spagna da una squadra di serie C. L’anno scorso fu la Cultural Leonesa, stavolta è il Cornellà, settimo nel suo girone da 11 squadre, squadra della provincia di Barcellona, con uno stadietto da duemila posti scarsi. “Cornellazo” titola in prima pagina Diario AS.
È guidato da un tipo che molti indicano come il più preparato allenatore della serie C, si chiama Guillermo Fernández Romo, un maniaco, un fissato per il calcio, un madrileno del barrio Aluche, non distante dal vecchio stadio Calderòn e covo tradizionale del tifo colchonero. Lui stesso da ragazzo una simpatia l’aveva. Ha due maglie dell’Atlético in casa: una di Juanito e l’altra di Miranda, che si fece portare dal massaggiatore del Betis.
Si è raccontato così alla rivista Panenka: «La mia non è la storia del giovane allenatore la cui carriera da calciatore è stata troncata da un infortunio al ginocchio. Io ho voluto sempre allenare. Mi sono iscritto al corso a 18 anni solo perché non potevo farlo prima. Ho studiato Geografia perché non potevo confessare a mio padre che volevo diventare un allenatore. Sono andato via di casa prestissimo».
Ha lavorato in molti settori giovanili ma quattro anni fa si è dimesso dal ruolo di direttore del vivaio del Racing Santander perché si era aperta l’opportunità di fare quel che desidera. Allenare. Gli offrirono il piccolissimo Ejea, dove mancavano pure le porte mobili per gli allenamenti. È stato al Sabadell, al Jumilla, l’anno scorso è arrivato a 90 minuti dalla promozione in B con il Cornellà. Adesso lo scalpo di Simeone. Che a fine partita ha buttato là una frase: «Cercheremo delle soluzioni l’anno prossimo, se l’anno prossimo saremo ancora qua». Boom.
Anche il Celta è stato eliminato da una squadra di serie C, quell’Ibiza Eivissa nel quale era andato a giocare qualche anno fa Marco Borriello.
2-3 ▻ È più facile vivere un anno buio quando hai i campioni. Così, il peggior Barcellona del decennio è salito per la prima volta al terzo posto in classifica dopo la vittoria a Bilbao. Due gol di Messi, arrivato a 900 tra reti e assisti (644 + 256) con il Barcellona, un altro annullato e due pali. Un gol e un assist di suola per Pedri, il ragazzino che almeno in campo gli ha restituito l’entusiasmo e la voglia di correre ad abbracciare qualcuno. “Era tempo che non si vedeva un Messi tanto brillante” sottolinea Filippo Maria Ricci sulla Gazzetta dello sport.
Alfonso Herrán su AS ha scritto che l’argentino ha giocato con il pallone dei Re Magi e Santi Nolla su Mundo Deportivo parla di dottorato conseguito a San Mamés per Pedri. Nei titoli tira aria di Pedri Potter, ecco, ve l’ho detto.
la pippa del giorno Unai Simón ➔ Ma grosse responsabilità si porta dietro il portiere dell’Athletic Bilbao, sul quale è caduta la maledizione dell’eredità di Casillas. Appena indicato come il titolare futuro per la Nazionale – considerata la sciaguratezza ripetuta dei De Gea e dei Kepa – è cascato pure lui dentro un imbuto di fesserie. Ieri ha preso un gol perché se ne stava letteralmente andando a spasso per l’area mentre gli altri giocavano.
la classifica Atlético Madrid 38, Real Madrid 36, Barcellona 31, Real Sociedad 30, Villarreal 29, Siviglia 27, Granada 24
in tv domani ore 21 DAZN: Celta-Villarreal | sabato 16.15 DAZN: Atlético Madrid-Athletic Bilbao | 18.30 DAZN: Granada-Barcellona | 21 Osasuna-Real Madrid | domenica ore 21 DAZN e DAZN1: Valladolid-Valencia
Sudamerica | Le semifinali di Libertadores
0-0 ▻ È finita senza gol perché, scrive Pagina 12, le due squadre si sono molto studiate e hanno dimenticato che dovevano giocare. Il Santos in verità è furibondo per un rigore che avrebbe voluto sentirsi fischiare e scriverà una lettera di fuoco e fiamme alla federazione per il mancato uso della VAR. Non solo. La squadra che fu di Pelé ha pure denunciato un lancio di sassi contro il loro pullman lungo il tragitto che andava dall’hotel alla Bombonera. Il ritorno è in programma mercoledì, la finale il 30 al Maracanã di Rio de Janeiro.
El Gráfico è tornato sulla sconfitta casalinga del River di Marcelo Gallardo contro il Palmeiras, la più netta della sua gestione e scrive che non rimane da fare una cosa, tirare fuori una delle frasi più ripetute dal suo allenatore: «Alla gente chiedo che ci creda».
Abel Ferreira, l’allenatore portoghese dei brasiliani, viene presentato in un dettaglio come un fine teorico e studioso di calcio. Il terzo gol su punizione è definito un copia-incolla dello schema con cui il Borussia Dortmund segnò in Bundesliga il 18 dicembre 2018 contro il Werder Brema. Insomma: un plagio. Come Michael Jackson con Al Bano.
Facundo Amado sul quotidiano sportivo argentino Olé ha scritto: “È stata una partita di un’altra epoca. Duelli personali perduti, giocatori nervosi, un secondo tempo molto sfocato. Una partita che ci ha sorpreso completamente perché non vedevamo un River come questo dal 2014. Il sogno di arrivare alla finale sembra finito. Questa squadra conosce l’arte dei miracoli, ma stavolta sembra più difficile di una scalata all’Everest senza ossigeno e solo con una maglietta addosso”.