Nainggolan volontario alla Caritas

 

l’emergenza sanitaria
Nainggolan volontario alla Caritas

 

  Avercene, di Raja – Lui è quello degli eccessi. Lui, quello degli “audio shock”. Lui, quello del fumo, l’alcol, le bestemmie, le giocate al casinò. Lui così rock eppure così pop, così divo eppure così poco distante, così poco etereo e irraggiungibile. Se dovesse servire un testimonial per restituire al calcio umanità, se dovesse essere necessario un volto a cui affidare una campagna di riavvicinamento con l’opinione pubblica, Radja Nainggolan può candidarsi. Perché è uno vero. L’ex romanista che oggi gioca nel Cagliari si è presentato volontario alla Fiera per consegnare alle famiglie in difficoltà i 200 pacchi viveri che la Caritas distribuisce ogni giorno. Se il calcio davvero vuole tornare nella vita delle persone, deve prima tornarci così. Mostrandosi. 
Nella sua rubrica settimanale su la Stampa Marco Tardelli scrive che “è il momento di pensare a un calcio diverso, più equo, più solidale, forse più povero, ma sicuramente più onesto con se stesso. Un calcio che dia sicurezze a tutti i partecipanti e che rispetti tutte le sue componenti. Il calcio per pochi non è un calcio che ci rende orgogliosi”. Marco Tardelli si è candidato alla guida del sindacato calciatori. 

 

  Fatih Terim allenatore del Galatasaray appena dimesso dall’ospedale ha parlato con Luca Bianchin per la Gazzetta dello sport da Istanbul, dove sarebbe in programma la finale di questa Champions. «La parola paura non basterebbe nemmeno a spiegare quello che ho sentito. Penso che i miei amici italiani sopravvissuti al virus mi capiscano. Il virus ci mette sotto esame, alcuni con la pazienza, altri con l’intelligenza, altri ancora con la comprensione. Io, dopo la quarantena, spenderò più tempo con la famiglia e con la gente a cui voglio bene. Farò in modo che quello che faccio mi dia più pace. Perdonerò di più e cercherò di stare meno male per quello che mi accade. Abbiamo delle vite che consumiamo troppo velocemente. Questo virus ha detto “stop!” a tutto il mondo e Istanbul non è diversa. Anche se c’è il sole, si sentono tristezza e incertezza. Ma sapere che tutto passerà ci dà speranza».

 

  Lo stato d’emergenza in Giappone – Il Paese che non si rassegnava a rinviare le Olimpiadi ha dichiarato lo stato d’emergenza. Il premier Shinzo Abe ha dovuto estendere all’intero territorio nazionale i provvedimenti presi il 7 aprile per Tokyo e altre sei regioni, a ridosso della settimana di feste primaverili previste dal 29 aprile al 5 maggio. L’agenzia Kyodo riferisce che secondo il governo vanno ridotti dell’80% i contatti fra le persone. I cittadini riceveranno un bonus da 100.000 yen (850 euro circa). «È urgente l’adozione di misure per mantenere al minimo il flusso di persone prima delle vacanze», ha detto il ministro Yasutoshi Nishimura delegato alla gestione dell’emergenza. I contagiati in Giappone sono 9mila e i decessi 182.

 

  L’isolamento della famiglia Iniesta – Dal Giappone ha parlato Andrés Iniesta: con Sid Lowe del Guardian in occasione del documentario a lui dedicato, in uscita il 23 aprile su Rakuten TV. Iniesta, 36 anni tra poco, gioca nel Vissel Kobe. Ha vinto a gennaio la Coppa dell’Imperatore, il campionato è partito il 21 febbraio e quattro giorni dopo si è fermato. Tutte le date per la ripresa sono saltate: 15 marzo, 29 marzo, 6 maggio, ora c’è il 9 maggio come obiettivo.
«Ogni volta che vedo la foto di una partita o di uno stadio pieno, mi sento disperato e voglio tornare a giocare. Le scuole sono state chiuse, gli assembramenti cancellati. Alcune delle misure igieniche, come portare mascherine, qui sono normali qui e questo ha contribuito a ridurre la diffusione. I miei figli fanno lezione online e sanno che in giro c’è un virus pericoloso. Qui le persone gestiscono tutto in modo naturale, forse noi siamo più influenzati da quel che vediamo e leggiamo sulla Spagna. Qui si può perfino fare una passeggiata, volendo, ma noi restiamo a casa perché siamo condizionati dalle notizie che arrivano dalla Spagna e ci domandiamo se sia la cosa giusta da fare. Può essere sconcertante».
Iniesta ha un contratto fino al 2021 ma dice di sentirsi ancora fisicamente in grado di reggere. «Ho sempre detto che quando smetterò, mi piacerebbe tornare al Barcellona. Dipende da come. In quale ruolo? Quale situazione? Chi sarà alla guida del club? È tutto lontano. Non so se allenerò o no. Xavi è più grande di me di quattro anni. Non so dove sarà quando smetterò di giocare».

 

  All’ospedale Gómez Ulla di Madrid è stato ricoverato José Legrá Utría, pugile cubano naturalizzato spagnolo, due volte campione del mondo dei pesi piuma (1968-1969 e 1972-1973), una delle leggende della boxe iberica. Soprannominato il “puma di Baracoa”, è stato anche campione europeo sette volte. 

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