[S] week-end
Io sono Zlatan
Bisogna prendere un giorno alla volta
e godersela
Zlatan Ibrahimovic
Ritratto. Unico centravanti paragonabile a Van Basten per classe e struttura fisica, Ibra ha vinto dovunque grazie alle sue qualità di goleador e alla capacità di convogliare i compagni – specie quelli meno dotati – verso l’obiettivo. Ha raccolto più di chiunque altro nei campionati nazionali, quasi nulla nelle coppe, il suo grande cruccio.
Ah, quella volta Mido al culmine di una discussione tirò a Zlatan un paio di forbici che si piantarono nel muro a un palmo dalla sua testa. Lui allora lo prese a schiaffi, ma dopo un po’ di trambusto i due erano di nuovo amici. “Mido? È un tipo come me – spiegò una volta Ibra – però peggio.” . | Paolo Condò. La storia del calcio in 50 ritratti (Centauria, 2019)
Van Basten e le videocassette di Capello. “Ibra, vieni qui!”. L’angoscia di essere convocato non mi passerà mai, e cominciai a chiedermi: “Ho rubato di nuovo una bicicletta? Oppure tirato una testata al tipo sbagliato?”. … Quando entrai, trovai Capello con addosso solo un asciugamano. Aveva fatto la doccia. Gli occhiali erano appannati, e gli spogliatoi erano malandati come al solito. … “Siediti” disse. Di fronte a me c’era un vecchio televisore con un videoregistratore ancora più vecchio, e Capello v’infilò dentro una cassetta VHS. “Mi ricordi Van Basten … ma lui si muoveva meglio di te in area. Qui ho raccolto le sue reti. Studia i movimenti”. Capello uscì e io cominciai a guardare. … Dopo dieci minuti iniziai a chiedermi quando sarei potuto andare via. Capello aveva qualcuno che controllava fuori della porta? Non era impossibile. | Zlatan Ibrahimovic (con David Lagercrantz). Io, Ibra (Rizzoli)
Il capitano di ventura. Arrivare, partire. È la dialettica tipica del capitano di ventura eternamente in viaggio al servizio di una causa che non sarà mai la sua, ma per la quale lotterà come se lo fosse, garantendo sempre il massimo della propria efficienza. Come il soldato di ventura curava meticolosamente la propria armatura e il proprio archibugio, così Ibra coltiva maniacalmente i propri muscoli e la propria forma atletica: non c’è un solo allenatore che si sia lamentato dell’intensità degli allenamenti di Zlatan, che si grava di carichi supplementari nella palestra di casa, esercita le arti marziali e s’impone cimenti, tipo nuotare in laghi ghiacciati.
Ibrahimovic chiede tanto in termini di soldo, ma garantisce sempre il massimo delle sue potenzialità. Eppure la reputazione di Zlatan è sinistra, il suo essere soldato di ventura viene interpretato in modo esclusivamente negativo. Ibra? Un mercenario senza cuore, un baciamaglie a tradimento. È proprio così? Davvero sono più virtuose le antiche bandiere che, in cambio della fedeltà a una maglia sola, pretendono poi l’eternità di campo, creano problemi al club e si fanno forti dell’affetto popolare per imporsi al mister? | Luigi Garlando, Sportweek, 21 maggio 2016
Sua moglie (che poi non è sua moglie). Zlatan è stato accusato di essere maschilista ma io, che l’ho incontrato e intervistato tante volte in questi tredici anni, non lo penso affatto. Anzi, Ibrahimovic stima le donne forti, abbiamo anche discusso qualche volta in passato, e gli piacciono le persone che non gli dicono sempre di sì. E infatti come compagna di vita Zlatan ha scelto una donna non solo bella ma intelligente, forte e di undici anni più grande. Spesso si legge «la moglie Helena», ma non sono sposati. «Non voglio sposarmi, ho bisogno di essere indipendente», ha detto più volte Helena. Che si arrabbia quando legge che ha lavorato come modella. «Ma quando mai? Non è vero! Ridicolo! Invece ho avuto lavori importanti per varie aziende, anche come dirigente», ha dichiarato. Andata via di casa, da una famiglia medio-borghese, a 17 anni, Helena ha lavorato subito per pagarsi gli studi. La parola Seger significa «vittoria» … L’importanza di Helena Seger per la stabilità della vita di Zlatan è fondamentale. Ma chi dice che comanda lei in famiglia sbaglia. A tutti e due piace vivere in grandi città, hanno sempre avuto casa nel centro di Milano e Parigi. | Jennifer Wegerup, la Gazzetta dello sport, 15 marzo 2016
Il marketing di Ibra. C’è una terra, per noi utopica, in cui in una settimana puoi guadagnare 76 milioni di sterline (90 in euro) vendendo la maglietta di un calciatore. Purtroppo per Erick Thohir e i suoi colleghi di serie A, questa terra è Manchester, provincia United, nel regno di Premier League. È lassù, racconta il Sun, che il ManUtd ha incassato questo tesoro da quando ha messo in commercio la maglia numero 9 di Zlatan Ibrahimovic, il nuovo grande acquisto per la stagione 2016/17. La casacca è acquistabile a 90 sterline (100 nella versione con manica lunga), cioè 106,5 o 118 euro. Aggiunti a questa somma i costi per la personalizzazione con il nome, si stima che, maglia più maglia meno, ne siano già state vendute tra le 750 e le 800 mila in sette giorni. Il dato è clamoroso e dimostra, a parte la nota forza commerciale di Ibrahimovic, che un grande club, acquistando un giocatore simile, effettua un investimento economico persino più alto di quello tecnico. | Alessandro Pasini, Corriere della sera, 31 luglio 2016
Un limite. Tutto questo non è ancora bastato per definire Ibrahimovic un fuoriclasse, cioè uno che non può rientrare nelle comuni graduatorie, pur non avendo vinto, finora, un Pallone d’oro per la terribile concomitanza e concorrenza di Ronaldo e Messi. Per il resto è il fattore Z, è veramente l’uomo che fa la differenza, per i suoi compagni e per l’avversario, è capitano anche senza fascia al braccio, è trascinatore a meno che non entri in quelle serate nelle quali altri sono le vedettes e allora, improvvisamente, soffre il confronto. | Tony Damascelli, il Giornale, 19 novembre 2015
Il suo post scriptum. Poteva scegliere. È, inevitabilmente, andato dove lo portava Raiola. Il Bologna sarebbe stata un’opzione sentimentale, un regalo di amicizia tra uomini duri e impuri fatto a Sinisa Mihajlovic. Ma in questa stagione nessuna storia può essere superiore a quella dell’allenatore che combatte la malattia e Ibra è troppo monumentale per l’ombra, Bologna non abbastanza grande per due guerrieri. Il Monza sarebbe stata una scelta romantica e cinematografica, l’ultimo omaggio a Berlusconi e Galliani, un magico momento Goodfellas: De Niro che torna, si siede al tavolo con Joe Pesci, Ray Liotta e rimettono insieme la banda.
Il Milan è invece la cover di un vecchio successo, reinterpretata dallo stesso che l’aveva cantato dieci anni prima. Raiola dice che sarà l’ultima tournée dei Queen e può darsi, ma il futuro prossimo è sempre un bivio e sull’ altra strada c’è Adriano Pappalardo, rilanciato dall’Isola dei Famosi, che prenota un palasport per il concerto del ritorno, ma trova tribune vuote e si eclissa litigando con Antonio Zequila (Ibra in allenamento venne alle mani con Oguchi Onyewu). In effetti saremmo tutti meravigliati ed entusiasti se il nonno risorgesse, ma se non ci portasse un bel regalo dall’aldilà, dopo un paio di cene insieme ci (e forse gli) chiederemmo se era proprio il caso di rifarsi vivo. | Gabriele Romagnoli, la Repubblica, oggi
Zlatanate. Ibrahimovic che dice cose
Linguacciuto. La sua propensione alla battuta, merce oggi rara, ricorda – facendo i dovuti paragoni – Muhammad Ali. Lo sa anche lui. “Mi sento spesso come Ali. Prima di combattere, lui diceva che al quarto round l’avversario sarebbe andato giù. E l’avversario, al quarto round, andava giù. Anch’io sono così”. Tante le sue battute. Dopo una partita, un giornalista chiede: “Ehi, Zlatan, hai dei graffi sul viso, cosa è successo?”. Lui: “Ah, questi? Beh… non lo so. Forse lo dovresti chiedere a tua moglie”. “Zlatan, è vero che hai comprato una Porsche?”. “No, ho ordinato un aeroplano. È molto più veloce”. “C’è qualcosa che può impedirti di diventare il più forte del mondo?”. “A parte un infortunio, nulla”. “Chi è la donna più bella del mondo?”. “Non l’ho ancora incontrata. Quando lo farò, forse le concederò un appuntamento”. “Carew dice che non sei un granché”. “Quello che Carew fa con un pallone, io lo faccio con un’arancia”. Al suo allenatore del Malmoe, dopo una critica: “Ehi chi ti credi di essere, mia madre?”. Il giorno che arrivò all’Ajax, presentandosi ai compagni: “Ciao ragazzi, io sono Zlatan, voi chi cazzo siete?”. Memorabile la spiegazione che Ibra fornì alla stampa, dopo un dribbling che ridicolizzò Henchoz (Liverpool). “Come ho fatto a dribblarlo? È molto semplice. Prima sono andato a sinistra, e lui pure. Poi sono andato a destra, e lui pure. Poi sono andato ancora a sinistra. E lui è andato a comprarsi un hot dog”». | Andrea Scanzi, il Manifesto, 20 giugno 2004
La madre. «Mia mamma non vuole sentirne di smettere di lavorare. Continua a pulire le scale dei locali pubblici. “Altrimenti mi annoio”, mi ha detto. E penso abbia ragione».
Le donne. «Le ragazze italiane? Belle, ma ricordatevi che arrivo da un Paese dove le donne non sono mica male»
I compagni. «Tra le tante cose che hanno detto di me, c’è anche questa: che sarei un giocatore egoista. Lo chiedano ai miei compagni di squadra. Io sono un innamorato del collettivo. In allenamento mi arrabbio se i miei compagni non ce la mettono tutta. Io voglio vincere, ma so che non si vince da soli»
L’età. «Il fatto è che io sono nato vecchio, e morirò giovane. Il segreto è tutto lì»
Il carattere. «Sono una persona normale. So che la gente mi dice che sono un “bad boy”, ma sono un padre di famiglia che si prende cura dei suoi cari. Quando scendo in campo sono un leone. Io arrogante? Non credo di rivolgermi alle persone in modo arrogante. Credo in me stesso, questo non vuol dire essere arroganti»
Cristiano. «La rovesciata di Ronaldo? Sì, un bel gol. Ma dovrebbe provare a farla da 40 metri».
Cantona. «Dice che sarà sempre lui il re di Manchester? L’ho sentito e mi congratulo con lui perché l’ho sempre ammirato, ma dovrebbe sapere che io non voglio la sua corona. Io sarò il Dio di Manchester».
LeBron James. «Un dio e un re: ci sarà spazio abbastanza nella città degli angeli per due personaggi del genere?».
Ecco un vademecum dello Zlatan pensiero: «Una Coppa del mondo senza di me non ha niente di interessante da vedere». «Che regalo ho fatto a mia moglie per il suo compleanno? Niente, lei ha già Zlatan». «Stiamo cercando casa a Parigi, se non troveremo nulla che ci piace probabilmente compreremo un albergo» | Alessandra Bocci, Sportweek 5 novembre 2016
I suoi bersagli
La Francia. Fa un certo effetto comprare il Monde e vedere Zlatan Ibrahimovic campeggiare sulla une appena sotto il fascione che parla di una bozza d’accordo tra la Sncf, le ferrovie francesi, e i sindacati, dopo sette giorni di scioperi e manif contro la riforma del lavoro difesa dalla ministra El Khomri. Ma così hanno deciso i giornalisti di boulevard Auguste Blanqui, e al centro del Monde c’è l’attaccante svedese che ha fatto sognare i parigini per quattro anni indossando la maglia del Paris Saint-Germain e non ha ancora sciolto la riserva sul suo futuro (voci insistenti lo vogliono al Manchester United di José Mourinho). Zlatan ha deciso per una volta di lasciare il calcio sullo sfondo e in un’intervista scorrettissima e “zlatanesque”, come scrive il Monde, ha detto tutto ciò che pensa sulla politica, il terrorismo, la vita, i soldi, il Qatar, Parigi, la Francia, e soprattutto François Hollande. “Posso renderlo popolare se voglio. Ma non so se ne ho voglia”, dice Ibra al Monde, quando gli intervistatori gli fanno notare che è più popolare del presidente della Repubblica, in caduta nei sondaggi di opinione. “O si è popolari o non lo si è. L’importante è essere se stessi e io lo sono. Ma non posso parlare per lui perché non lo conosco”. E se si presentasse per un secondo mandato? “Onestamente, non credo abbia fatto un buon lavoro. Sta a voi francesi giudicarlo”. | Mauro Zanon, il Foglio, 8 giugno 2016
Cosa rispondere ai francesi. Ecco una breve traccia di quello che Zlatan Ibrahimovic, se non fosse un furbo mercante balcanico, potrebbe rispondere ai ranocchioni, ai francesi di paese e di città. Cari frogs, che zompettate nel vostro paese di palta, io sono straniero e con un Dna più complicato della Tour Eiffel. Ma sto qui, stella del vostro showbitz e mi pagano 15 milioni all’anno. Mi pagano gli sceicchi del Qatar, non voi. Quegli stessi sceicchi del Qatar che si stanno comprando pezzo a pezzo la vostra orgogliosa nazione. Il Psg e Vivendi, gli Champs-Elysees e i quartieri della finanza. E intanto, dei soldi che gli avanzano quando hanno finito di pagare me (le vie del denaro sono contraddittorie e infinite), è probabile che qualche rivolo arrivi pure ai Kulibaly che ammazzano i vostri sacri vignettisti. Chi se ne deve andare, da questo paese di merda, tra voi e me, tra noi e il vostro popolo di già sottomessi, come scrive il migliore dei vostri scrittori? | Maurizio Crippa, il Foglio, 21 marzo 2015
Pep Guardiola. «Bisognava seguire i suoi ordini alla lettera e credo che questo limitasse i giocatori come individui. Avrebbero potuto dare di più. Appena arrivato, Guardiola mi disse: “Devi capire una cosa: i nostri giocatori non vengono agli allenamenti guidando Porsche e Ferrari”. Subito pensai: cosa sta cercando di dirmi? Cosa intende? Vero, mi piacciono le belle macchine, ma non le compro per mettermi in vista. Odiavo questa storia. Dopo quell’episodio non avevo nemmeno il coraggio di mostrarmi con un bell’orologio al polso». | Zlatan Ibrahimovic. Io sono il calcio (Rizzoli)
Non potevano capirsi. Il suo libro autobiografico, “Io, Ibra” (Rizzoli, pp. 389, € 18.50), comincia infatti con la scena madre in cui Pep Guardiola lo avvicina nello spogliatoio ad occhi bassi e gli insinua qualcosa con un imbarazzo che ha la meglio sull’ipocrisia. Del resto la loro immagine non potrebbe essere più antipode: Pep è un ragazzo beneducato, l’erede elettivo di una ideologia, il barcellonismo, che prevede un lungo addestramento ed impone ai suoi iniziati sia una etichetta inderogabile (sussiego liberale, fair play caritativo) sia l’accettazione della metafisica per cui la Catalogna è un posto speciale e Barcellona il centro del mondo, ovvero il luogo di una incorrotta purezza culturale e politica come se Francisco Franco fosse ancora vivo e, con lui, Isabella la Cattolica: d’altro lato, il barcellonismo non può dirsi uguale alla xenofobia che governa un Athletic Bilbao ma sconta ipoteche identitarie così vistose da ridimensionare il cosmopolitismo con cui si annuncia al mondo. Di fronte a sciocchezze del tipo “més que un club”, che vorrebbero alludere a una specificità antropologica, è probabile che Ibra rida per non piangere. | Massimo Raffaeli, Alias, il Manifesto
Una giornalista tv. Sempre quando era al Milan litigò negli spogliatoi con Allegri dopo una partita-thrilling contro l’Arsenal. Del litigio si parlò per giorni, ciascuno a modo suo, con versioni discordanti (succede anche con le più pregiate opere storiche). Ibrahimovic mise un punto fermo intimando alla giornalista tv che chiedeva ancora conto dell’episodio: «Vai a casa a cucinare». Arrivò poi un mazzo di rose alla signorina. Pare che lo abbia pagato Adriano Galliani e che all’a.d. del Milan Zlatan abbia detto: «Se lo fai non ti parlo più, non ho niente di cui scusarmi». Ma aveva già pagato a casa con le rimostranze della moglie, abituata alla correttezza della politica svedese. «Come ti è saltato in testa di dire quella frase?». «Ho detto la prima cosa che mi è venuta in mente». | Alessandra Bocci, Sportweek 5 novembre 2016
Dicono di Ibra
«Ibrahimovic è Newton per la sua abilità nel colpire la palla in acrobazia». | David Sumpter, insegnante di matematica applicata all’università di Uppsala, in Svezia
«Ibra? Ha costi come il Monopoli, quindi impossibili».| Silvio Berlusconi, 2016
«Ibrahimovic? Mi piacerebbe rivederlo in Italia, ma forse ci spero più di quanto ci credo». | Walter Zenga, 2016
«Era speciale, strano, aveva questo atteggiamento da cantante lirica. Si presentava in modo particolare, faceva finta di disprezzare gli altri ma in fondo era un trascinatore. Era simpatico, con me si è sempre comportato molto bene». | Massimo Moratti
«Non ricordo quando ci incontrammo la prima volta, ma ricordo che il suo atteggiamento mi piacque e mi andò subito a genio. Dal primo istante capii che era uno stronzo arrogante. Esattamente come me». | Mino Raiola
«Un calciatore di peso, ma con quelli che per me sono quattro difetti: individualismo, protagonismo, egocentrismo, avidità». | Arrigo Sacchi
«Questo ragazzo è un fottuto idiota. Non mi piace, è un mucchio di merda. È come mio fratello, parla molto, ma non tiene fede alle parole. Tatuaggi fighi e lingua lunga». | Noel Gallagher
«Ibra non è mai entrato in sintonia con la squadra. C’erano pressioni enormi perché lo prendessi, ma il calcio è un gioco collettivo e il Barça è il più solidale tra i collettivi. Fu un errore. Per di più non in linea col nostro spirito: meno spese, più vivaio…». | Joan Laporta. Intervista di Concita De Gregorio, la Repubblica, 26 marzo 2012
«Per la Svezia è stato più importante di Borg. È popolare in Cina, in America, è il simbolo di chi combatte contro le persone che non credono in te. La sua psicologia è semplice. Si lega a chi lo rispetta. Capello sì, Guardiola no. Il calcio gli ha permesso di restare se stesso, in altri contesti avrebbero provato a normalizzarlo. Non ci sono molti altri motivi di orgoglio per Malmoe. Ma Zlatan appartiene al mondo. Troppo grande per essere ancora soltanto nostro. A lui piacciono le sfide: dimostrare che non esiste paese in cui non possa eccellere». | Fredrik Gertten, regista del documentario “Becoming Zlatan”.
Sinisa Mihajlovic
➣ Ti dispiace che Ibra abbia scelto il Milan invece del Bologna?
«Sì, perché penso che si sarebbe divertito più qui e sarebbe stato bello per lui, per la città, per la società. La squadra avrebbe giocato al suo servizio. Ma non ho nulla da rimproverargli. Mi aveva detto che se avesse scelto Bologna lo avrebbe fatto per me. Ma poi contano anche le scelte familiari e altre componenti. Ibra mi ha chiamato prima di decidere, è stato di parola e resta un caro amico a cui voglio molto bene. Vorrà dire che mi toccherà batterlo sul campo…». | Intervista di Andrea Di Caro, Sportweek
Gianni Rivera
➣ Ibrahimovic, cosa ne pensa?
«Se viene al Milan bisogna vedere in che condizioni fisiche è. Ha giocato in America e ha 38 anni, i ritorni sono sempre complicati. Io a 36 anni ho smesso di giocare». | Intervista di Massimo M. Veronese, il Giornale, 15 dicembre
Perarnau racconta quello che Zlatan Ibrahimovic ha sintetizzato con una frase che ha fatto scoppiare il caos: “Guardiola non è umano”. Non era soltanto una critica che testimoniava la difficoltà nei rapporti tra i due. C’era un sottinteso legato alla mania, all’ossessione per la preparazione delle partite, al modo totalizzante di vivere il calcio che s’è perso a vantaggio della polemica di Ibra contro Guardiola, ma che nel libro di Perarnau viene fuori per quella che è: un modo di approcciare il lavoro, di viverlo, di trasferirlo. | Beppe Di Corrado, Il Goglio, 10 settembre 2016
Il suo mondo
Malmoe. Non fosse andata com’è andata, Zlatan sarebbe una delle sentinelle che se ne stanno sedute con gli occhiali scuri e lo stereo acceso dentro macchine di lusso all’imbocco di Rosengard, il quartiere anni ’60 diventato una bomba di tensioni sociali. L’indirizzo è Cronmans vaeg 5a. Due camere e cucina a 400 euro al mese. Anna Bencic indica il balcone al quinto piano. «Era là che abitavano. Quando la madre usciva, mi chiedeva di tenere d’occhio Zlatan. Se ne stava sempre da solo ma non era difficile scoprire dove si rifugiasse ».
Toernrosen, lo chiamavano il campetto degli zingari. «Un’altalena, un’area giochi, un palo da bandiera e un campo da calcio», così lo descrive Ibra nella sua autobiografia. È diventato lo Zlatan Court. Pure su Google Maps. Ibra lo ha sistemato a spese sue. All’ingresso c’è una stella con l’impronta dei suoi piedi, i ragazzini si spingono per infilarci le scarpe dentro. Non ci sono scuole calcio a Rosengard. C’è la strada, c’è l’asfalto di Zlatan. Ogni tanto passa un osservatore. Figlio di un bosniaco e di una croata, Ibrahimovic ha tracciato una via che la Svezia del calcio batte convinta. Mentre il tennis si dispera perché non affascina i sobborghi, senza un giocatore fra i primi cento dopo gli anni di Borg Edberg e Wilander, l’Under 21 ha vinto gli Europei con Isak Ssali Ssewankambo di radici ugandesi, Erdal Rakip d’origini macedoni, Kerim Mrabti di padre tunisino e Amin Affane marocchino, Ferhad Ayaz turco, Dino Islamovic bosniaco. Senza Ibra non ci sarebbe tutto questo. Il 31% dei residenti a Malmoe è nato all’estero, sei immigrati su dieci hanno passaporto svedese. In prevalenza iracheni, slavi, polacchi; negli ultimi anni molti siriani e turchi. Una città con un’età media di 36 anni. Gli immigrati fanno i tassisti perché le licenze sono gratuite. | la Repubblica, 16 giugno 2016
La droga della sorella, l’arresto della madre. Era l’autunno del 1990. Anche se tutti cercavano di tenermi fuori da queste cose, io intuivo. In casa c’era molta agitazione, anche se non era la prima volta: mia sorella maggiore faceva uso di droghe, roba pesante, nascondeva tutto in casa e c’era spesso casino intorno a lei, personaggi loschi che telefonavano e una gran paura che succedesse qualcosa di grave. Un’altra volta la mamma era stata fermata per ricettazione. Qualche conoscente le aveva detto: “Puoi tenermi questa collana?” e lei lo aveva fatto, ovviamente in buona fede. Ma poi venne fuori che si trattava di merce rubata, un giorno la polizia fece irruzione da noi e arrestò la mamma. Ho un ricordo vago, come una strana sensazione, tipo: “Dov’è la mamma? Perché non c’è più?”. … Ma avevo il calcio. Era roba mia e giocavo tutto il tempo, in cortile e a scuola.” | Zlatan Ibrahimovic (con David Lagercrantz). Io, Ibra (Rizzoli)
Passatempi. Zlatan è Zlatan da quando, giovanissimo, con un amico fermò un tizio fingendo di essere della polizia. Erano in una strada di Malmö nota per il passeggio delle prostitute e Zlatan e l’amico inscenarono un arresto. Peccato che il tizio fermato fosse in realtà un filantropo che lavorava con le signorine e non un protettore o un cliente. L’episodio finì su tutti i giornali e il mondo, come direbbe lui, capì subito chi era Zlatan. Un giocatore geniale, un ragazzo maleducato, uno che dice «che cazzo guardi?» in diretta tv ai giornalisti, che si comporta da misogino anche se a casa ha una moglie non proprio accondiscendente. Uno che ti dice «non sono arrogante, so quanto valgo». Uno che ti dice, ritirandosi dalla nazionale, «Io sono la Svezia». E questo chiude l’argomento.| Alessandra Bocci, Sportweek 5 novembre 2016
Le bici rubate. Il campo d’allenamento del Malmö era a 7 km da casa e spesso dovevo farmela a piedi: qualche volta la tentazione era troppo grande, soprattutto se mi capitava di vedere una bella bici. Una volta ne adocchiai una gialla con su un sacco di scatole e pensai: “Perché no?”. Così la presi. Ma dopo un po’ cominciai a farmi delle domande, tipo c’è qualcosa di strano in queste scatole, e allora capii: era la bicicletta di un postino, stavo andando in giro con la posta del quartiere! … Un’altra volta mi portarono via l’ultima bicicletta che avevo rubato, chi la fa l’aspetti, e io stavo impalato lì fuori dal campo a pensare al da farsi: fregai una bici nuova che era lì fuori dagli spogliatoi. … Tre giorni più tardi tutta la squadra fu convocata per una riunione sul furto della bicicletta dell’allenatore in seconda…”. | Zlatan Ibrahimovic (con David Lagercrantz). Io, Ibra (Rizzoli)
Quando tornò a Malmoe da avversario. La stella del Psg infatti ha affittato la piazza centrale della città e fatto montare un grande schermo perché tutti i suoi fan possano godersi in diretta lo show. Anche quelli rimasti senza biglietto, il cui prezzo è schizzato alle stelle: oltre 2100 euro sul mercato nero. Il costo per vivere il ritorno dello svedese che lasciò Malmoe 14 anni fa, per spiccare il volo nel calcio internazionale: «L’ideale – dice Ibra – sarebbe segnare una tripletta e sentire tutti i tifosi scandire il mio nome». Nel blindatissimo Clarion hotel del Psg, c’è pure la suite Zlatan: mille euro a notte con vista dominante su tutta la città. | Alessandro Grandesso, la Gazzetta dello sport, 25 novembre 2015
Il letto Ikea. Quando acquistammo un nuovo letto per me, all’Ikea, papà non poteva permettersi le spese di trasporto. La consegna a domicilio costava 500 corone extra o qualcosa del genere, perciò che cosa dovevamo fare? Semplice. Papà si trasformò in Superman: portò il letto sulla schiena per tutta la strada dall’Ikea a casa, un’autentica follia, chilometro dopo chilometro, e io lo seguivo con le testate. Non pesavano niente al confronto. Eppure non riuscivo a stargli dietro. “Fai con calma, papà. Fermati, ogni tanto”. Ma lui procedeva come un carro armato. Aveva quello stile macho, e dovevate vederlo quando compariva con il suo fare da cowboy alle riunioni dei genitori a scuola. … Gli insegnanti di sicuro non osavano lamentarsi di me tanto quanto avrebbero voluto: “Con quel tipo dobbiamo andarci un po’ cauti!”. | Zlatan Ibrahimovic (con David Lagercrantz). Io, Ibra (Rizzoli)
Altre cose fatte da Zlatan Ibrahimovic nella vita. Ha comprato un jet privato: un Cessna Citation Longitudine dal valore di 23 milioni. Ha detto a Frank Marano di portargli sua sorella. Ha girato uno spot in cui paga il conto a due ragazzi al pub con una carta di credito. Ha ispirato un neologismo accettato dalla Sprakradet, la Crusca svedese: zlatanare, dominare. In Svezia ha comprato un’isola tutta per sé per andare a caccia. Nel Nord del paese, nella zona di Jämtland, ha due case, una grande ad Åre, a circa 70 chilometri a est del confine norvegese, per andare a sciare, e un’altra in mezzo al nulla per restare da solo e andare a caccia di alci. Ha pagato decine di multe per eccesso di velocità.
*
Epilogo
➣ È felice della sua vita?
«Sì, ma non mi accontento mai. Il giorno in cui dirò che sono contento sarà quando avrò smesso di giocare a calcio, perché vorrà dire che non avrò più obiettivi da raggiungere. E allora vi inviterò nel mio museo». | Intervista di Jennifer Wegerup, la Gazzetta dello sport, 10 novembre 2015